“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

28 dicembre 2008

Le Parole del Disagio

Continuamente, in campo specialistico, viene usato un linguaggio da "addetti ai lavori" che assume e mantiene uno specifico significato per chi opera nel medesimo campo ma può risultare incomprensibile, o addirittura fuorviante, per chi invece vive ed opera in un campo diverso o non specifico.

Spesso i termini risultano sovrapporsi nel loro manifestarsi esteriore ma assumono un significato diverso che può portare, e spesso porta, ad equivoci ed incomprensioni fra persone che magari tendono allo stesso obiettivo finale, come accade fra psicologo, psicoterapeuta e paziente.

Per facilitare la comprensione del linguaggio usato dagli "specialisti" psicologi e dai loro affini (psichiatri, neurologi, etc.) Psiconline.it ha pensato di realizzare questo breve glossario dei termini di uso più frequente così che chiunque possa consultarlo e "capire" di cosa stiamo parlando.

Naturalmente il campo è vastissimo e perciò introdurremo inizialmente i termini di uso più comune per poi passare a quelli più specifici e specialistici. Quindi questa sezione del sito di Psiconline.it sarà in continuo divenire e chiediamo aiuto a tutti i nostri amici per conoscere i loro bisogni ed, eventualmente, accontentarli.

Contemporaneamente chiediamo aiuto ai nostri Colleghi perchè vogliano contribuire con loro materiale allo sviluppo de "Le parole per dirlo..."

Attacchi di panico

Improvvisa comparsa di stati d'ansia incontrollabile, che può raggiungere intensità notevole, accompagnati da vissuti emotivi a connotazione angosciosa e sensazione di impotenza e di perdita delle proprie capacità di reazione. Gli adp insorgono solitamente in ambienti e situazioni con specifica valenza emotiva per il soggetto o con un certo potenziale stressogeno (p.es. luoghi affollati, traffico, etc.).

Dissociazione

processo per cui determinati pensieri, atteggiamenti o altre attività psicologiche perdono la loro normale relazione con altre attività o con la restante personalità, si scindono e funzionano in modo più o meno autonomo. In tal modo pensieri, sentimenti ed atteggiamenti incompatibili dal punto di vista della coscienza possono convivere senza che si produca un conflitto tra di essi.

Uno stato dissociativo cronico è da considerarsi patologico: p.es. la dissociazione sistematica tra affetto e pensiero, quale quella che si incontra nei gravi disturbi schizofreniformi, è indice di una alterata modalità di funzionamento psichico che si riflette negativamente nel rapporto con sè stessi e con gli altri.

Depersonalizzazione

Stato di alterazione della percezione di sè stessi e del riconoscimento della propria identità; sensazione di estraneità a sè stessi nell'ambito di un vissuto a connotazione angosciante che può presentare, nei casi più severi, correlate sensazioni di dispercezione corporea ed alterata percezione del tempo e/o dello spazio.

Disturbo bipolare

Un tipo di disturbo psichico ad andamento fasico con manifestazioni di natura alterna maniacale e depressiva (anche "psicosi maniaco-depressiva).

Psicastenia

Disturbo della sfera nevrotica letteralmente traducibile come "mancanza di energia psichica"; caratterizzato da un abbassamento complessivo delle funzioni mentali di origine non organica ma collegato a problematiche di natura essenzialmente psicoaffettiva ed accompagnato da atteggiamenti di eccessiva dubbiosità ed indecisione.

Rimozione

Termine utilizzato in ambito psicoanalitico che individua uno dei meccanismi di difesa intrapsichici diretti solitamente al controllo della propria vita affettiva nel rapporto con le esigenze della realtà esterna. Il concetto classico di rimozione implica una visione dinamica della struttura di personalità di tipo conflittuale, e presuppone una istanza rimovente ed un contenuto rimosso sulla base di determinati valori, convinzioni, credenze del soggetto, collegati comunque all'aspetto pulsionale (p. es.; la difesa dell'Io da pulsioni "disturbanti" per l'assetto di personalità che vengono respinte e fissate nella sfera inconscia).

Meccanismo di difesa

Procedimento psicologico di natura solitamente inconscia cui l'individuo ricorre per proteggersi da ansia, angoscia, conflitti emotivi, stress psicofisici e fattori ambientali. I m.d.d. sono molteplici (p.es.:rimozione, soppressione, negazione, proiezione, scissione, etc..) ma ognuno di essi -se utilizzato troppo frequentemente ed in modo rigido- risulta disadattativo, poichè viene impedito un più adeguato contatto con la realtà. Alcuni m.d.d. (negazione, proiezione,scissione..) sono costantemente presenti in maniera massiccia nelle psicopatologie di entità più grave (disturbi paranoidei, forme schizofreniche, psicosi di vario tipo).

Fobia

Timore abnorme di natura solitamente irrazionale nei confronti di uno specifico oggetto, situazione o attività che spinge il soggetto ad evitarli in maniera drastica; qualora l'evitamento non riuscisse si produrrebbe uno stato ansioso intenso o un disturbo panico. Alcune forme comuni sono la claustrofobia, l'agorafobia, la zoofobia, etc..

Sintomo di conversione

Perdita o alterazione non simulata della motricità volontaria e del sistema sensoriale, la cui genesi risiede in motivazioni psicologiche ed in problematiche di natura affettiva; trasformazione di un conflitto psichico in sintomo fisico che interessa il sistema motorio e sensoriale.

Inibizione sociale

Indica la mancanza o la debole presenza di determinati tipi di comportamento rispetto ai propri simili, in genere aggressivi.

Introspezione

(Anche autosservazione, osservazione dell'esperienza).
Un metodo di osservazione in cui l'osservatore volge coscientemente l'attenzione ai propri processi psichici.

Introverso

Natura lenta, riflessiva, ritirata, che evita gli oggetti, si pone facilmente sulla difensiva, guarda con sospetto.

Proiezione

E' un meccanismo interno di difesa. Questa (falsa) percezione aiuta in genere a diminuire l'angoscia per le notevoli possibilità di soddisfazione del motivo non più appagabile o vietato, oppure a conseguire una rinunzia alla soddisfazione di questo motivo proprio in modo più efficace di quanto non sarebbe possibile senza proiezione.

Psicofarmaci

Sostanze chimiche di diverse specie, naturali o sintetiche, che nei loro effetti principali sono psicotrope, cioè agiscono sul SNC, producendo mutamenti del comportamnto e delle esperienze interiori, attualmente in prevalenza reversibili. Neurofisiologicamente essi agiscono in gran parte selettivamente nelle diverse zone del Sistema Nervoso Centrale ( p.es. sistema limbico, sistema reticolare, talamo, corteccia cerebrale;) e interagiscono con diverse sostanze neuroumorali.

Psicologicamente ne sono interessati soprattutto gli aspetti motivazionali ed emozionali dell'apprendimento e della memoria, nonchè quelli integrativi del comportamento. Gli psicofarmaci vengono suddivisi grosso modo,in base a criteri psicologici e clinico-terapeutici, in : ipnotici, stimolanti, neurolettici, antidepressivi, tranquillanti e psicotomimetici.

Socievolezza

Anche istinto gregario. E' il desiderio di rimanere in rapporti amichevoli con gli altri, o di partecipare con essi ad attività comuni.

Aggressività

Comportamento volutamente ostile con l'intenzione di danneggiare, offendere o sminuire altri (in casi particolari sè stessi) in modo tale da raggiungere obiettivi egoistici sopravvalutati.

L'interpretazione delle cause varia in base alla teoria adottata. Esse possono essere:

    1. Endogene: si assume l'esistenza di una pulsione evolutiva aggressiva;
    2. Condizionali: apprendimento dal successo di comportamento aggressivi;
    3. Differenziali: supporto di determinate caratteristiche, ad esempio
      affettività o autoaffermazione o attribuzione di colpe ad altri;
    4. Psicoanalitiche: ad esempio: aggressione come conseguenza della
      frustrazione;
    5. Socioteoritiche: come esercizio strumentale del potere;
    6. Cognitive: come stato di crisi in situazioni decisionali ambivalenti;
    7. Motivazionali: come combinazione emozionale insieme a ira, ansia, rabbia, etc., oppure aggressione su comando;
    8. Teoria dell'azione: in seguito all'intensificazione di interazioni.

Per eliminare o ridurre l'aggressione vengono proposti metodi sia di smantellamento (ad esempio, condizionamento avversativo di segnali di aggressione) che si ricostruzione (ad esempio: distensione. controllo dell'ira).

Angoscia

Sensazione di eccitazione che opprime e fa rabbrividire, dal senso passeggero di oppressione a forme di apprensione, sgomento, senso di paralisi, fino alla disperazione cronica ed al panico. Da un punto di vista psicologico si distingue l'angoscia come stato (State anxiety, tensione legata ad una forte minaccia) e come proprietà (Trait anxiety, disposizione all'angoscia indipendentemente dalla presenza di minacce).

Le teorie sull'angoscia sono state sviluppate soprattutto dalla psicoanalisi, dalla teoria dell'apprendimento e dalla psicologia cognitivista.

In psicoanalisi (Freud), l'Io è considerato un "luogo d'angoscia" al quale, attraverso segnali d'angoscia provenienti dall'esterno ("angoscia reale"), affluiscono sensazioni d'angoscia, le pulsioni dell'Es ("angoscia nevrotica") e le minacce del Super-Io ("angoscia della coscienza"). Con la rimozione di avvenimenti traumatici i segnali d'angoscia possono ampliarsi in una angoscia liberamente fluttuante.

Le teorie dell'apprendimento sull'angoscia si basano sia sui rapporti con un sistema nervoso debole (I.P.Pavlov) che sui legami tra riflesso condizionato e costellazioni ansiogene, fattori che in seguito possono accrescere quantitativamente le reazioni d'angoscia.

Nella teoria cognitivista dell'angoscia si evidenziano in particolare lòe conseguenze emozionali dell'elaborazione individuale delle informazioni in rapporto alla percezione dell'angoscia.

Questi meccanismi cognitivi si possono interpretare come una caduta del controllo interno (J.B.Rotter), come incapacità appresa (E.P.Seligman), o come conseguenza di perdite di controllo dovute a estraneità, ostacoli del movimento, incertezza, perdita del senso di protezione, abbandono, anticipazioni di pericoli, incertezza del futuro, disperazione, etc.

Oltre agli stati cronici d'angoscia esiste anche una mancanza patologica d'angoscia, che fa ignorare i momenti di pericolo, ad esempio a causa di aggressività latente. Esiste inoltre il desiderio di angoscia come "giocare col fuoco", in cui il rischio può avere un effetto vitalizzante.

L'eliminazione dell'angoscia patologica è un obiettivo di tutti gli importanti orientamenti psicoterapeutici. Si tenta inoltre di ottenere una autoregolazione dell'angoscia fondata soprattutto sull'abitudine ai segnali d'angoscia.

Disturbi di personalità

Forme di disadattamento della condotta profondamente radicate generalmente riconoscibili sin dall'adolescenza o anche prima, e che persistono per la maggior parte della vita adulta, sebbene diventino spesso meno evidenti nell'età media o avanzata.

La personalità è anormale sia nell'equilibrio o nella qualità ed espressione delle sue componenti sia nelle sue caratteristiche globali.
A causa di questa deviazione o psicopatia la persona soffre e vi sono effetti sfavorevoli per l'individuo o per la società.

Comprende quella che spesso è chiamata personalità psicopatica, ma se questa è determinata primariamente da una alterazione cerebrale, dovrebbe essere classificata come sindrome cerebrale organica non psicotica.

Quando si presenta una anomalia della personalità direttamente correlata ad una nevrosi o ad una psicosi, per esempio personalità schizoide e schizofrenia o personalità anancastica e nevrosi ossessivo-compulsiva, dovrebbe essere diagnosticata anche la nevrosi o la psicosi correlata che appare in evidenza.

Nevrosi

Disturbo psichico di media gravità. E' in relazione con il disturbo comportamentale, di entità più lieve, con la psicosi (più grave) ed è distinta dalle sindromi borderline poste fra nevrosi e psicosi.

Il concetto venne introdotto alla fine del 1700 per indicare disturbi per i quali era impossibile indicare cause organiche e nel corso del tempo subì diverse trasformazioni. S. Freud, sulla cui teoria delle nevrosi si basa ancora oggi la scuola psicoanalitica, distinse quattro tipi di nevrosi: le nevrosi d'angoscia, le fobie, le nevrosi ossessive e l'isteria.

Nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichici (DSM IV), largamente usato, sono elencate isteria, fobie, disturbi anancastici, nevrastenici e ipocondriaci, depressioni distimiche, sindromi d'angoscia generalizzate, disturbi dissociativi e sindromi dolorose psicogeniche.

Il disturbo nevrotico è un disturbo mentale senza base organica dimostrabile, nel quale il paziente pùo avere una considerevole introspezione e ha un contatto con la realtà non alterato, in quanto in genere non confonde le proprie esperienze e fantasie patologiche soggettive con la realtà esterna.

Il comportamento può essere notevolmente alterato, per quanto in genere rimanga entro limiti sociali accettabili. La personalità non è disorganizzata. Le principali manifestazioni comprendono eccessiva ansia, sintomi isterici, fobie, sintomi ossessivi e compulsivi e depressione.

Nonostante la definizione di nevrosi sia vaga e la sua spiegazione sia tanto complessa, questo concetto comprende un gruppo osservabile di stati psichici dolorosi che non vengono coperti da altre definizioni.

Paranoide

Termine descrittivo che indica o idee dominanti patologiche o idee deliranti di autoriferimento che riguardano uno o più temi diversi, sopratutto persecuzione, amore, odio, invidia, gelosia, onore, litigio, grandezza e soprannaturale.
Può essere associato con una psicosi organica; una reazione tossica; una condizione schizofrenica; una sindrome indipendente; una reazione ad uno stress emotivo o a un disturbo della personalità .

Psicosi

Termine usato per un gruppo eterogeneo di condizioni che hanno in comune una grave alterazione delle funzioni mentali (escluso il ritardo mentale) associata ad un disturbo del contatto psicologico con la realtà ed in genere a comportamento sociale aberrante.

I disturbi della coscienza, della memoria, dell'umore, della percezione, del pensiero o del comportamento psicomotorio sono manifestazioni cliniche preminenti che dipendono dalla natura della psicosi e l'introspezione è spesso notevolmente carente.

La forma aggettivale "psicotico" è spesso usata in senso puramente descrittivo per indicare la presenza di certi sintomi come idee paranoidi, allucinazioni e disturbi del pensiero.

Da un punto di vista etiologico le psicosi sono generalmente suddivise in forme con malattia fisica evidente che interessa le funzioni cerebrali (psicosi organiche) e forme con patologia strutturale o metabolica indeterminata (psicosi funzionali o endogene).

Stress

Un termine introdotto nella fisiologia umana da Cannon all'inizio degli anni 20 per indicare tutti gli stimoli fisici, chimici, emozionali che superano una certa soglia critica e interrompono un equilibrio interno dell'organismo.

Nella "sindrome generale di adattamento" descritta da Selye (1950) il termine ha modificato il suo significato ed è diventato un denominatore comune per le risposte non specifiche dell'organismo a tali stimoli.

Nell'uso corrente viene utilizzato in modo intercambiabile per descrivere vari stimoli avversi di intensità eccessiva; le risposte fisiologiche, comportamentali e soggettive ad essi; il contesto che media l'incontro tra l'individuo e gli stimoli stressanti; o tutti questi concetti insieme. Il termine è chiaramente abusato e dovrebbe essere utilizzato più cautamente.

Distimia

Stato depressivo dell'umore associato a sintomi spesso neurastenici, ipocondriaci. Originariamente il termine si riferiva ad una condizione protratta di malinconia. Più recentemente è stato utilizzato per indicare quelle forme di nevrosi che sono contemporaneamente caratterizzate da una accresciuta forma di introversione (depressioni reattive, fobie, nevrosi ossessive).

Ipocondria

Distrubo nevrotico in cui la caratteristica principale è l'eccessiva preoccupazione per la propria salute in generale o per l'integrità e la funzionalità di qualche parte del proprio corpo, meno frequentemente, per la propria mente.

Isteria

Malattia mentale nella quale si manifesta sia un restringimento del campo di coscienza sia un disturbo delle funzioni motorie e sensoriali e che sembrano poter comportare un vantaggio psicologico o un valore simbolico. L'isteria tende ad essere caratterizzata da fenomeni di conversione e la sintomatologia tende spesso a caratterizzarsi come risposta all'ambiente o a reazioni emozionali opprimenti ed apparentemente inaffrontabili dal soggetto.
Il confine con la simulazione è spesso molto labile.

Conversione

Si indica con tale termine la trasformazione di un conflitto psichico in sintomo fisico delegato a rappresentare un conflitto simbolico intrapsichico o l'appagamento di un desiderio.

Narcisismo

Con questo termine si indica la tendenza ad ammirare le proprie azioni ed i propri attributi corporei. Il narcisismo non viene considerata una forma di perversione, in quanto non si riferisce ad una soddisfazione sessuale ma può, anche in un normale sviluppo, far di se stesso l'oggetto d'amore.

Perversione

Con tale termine viene indicato un comportamento sessuale aberrante ed illeggittimo. Fra le perversioni si annoverano la bestialità, l'esibizionismo, il feticismo, il sadismo, il masochismo mentre ne sono esclusi la violenza carnale, l'incesto e la promiscuità.

La teoria psicoanalitica ritiene che la perversione sia presente nel bambino ("perverso polimorfo") come una una normale tappa dello sviluppo sessuale mentre la presenza di tali patologie nell'adulto indica un'arresto dello sviluppo della personalità e della sessualità e la sua fissazione ad uno stadio pregenitale. Le perversioni sono, in ogni caso, un costante fattore di disturbo della normale energia sessuale (libido).

Libido

Secondo la teoria psicoanalitica la libido è l'energia sessuale dalla quale l'uomo viene attivato a trarre piacere dalle zone erogene del corpo.
In psichiatria la libido viene intesa, invece, in senso più generale ed identifica la totalità ed il grado dell'interesse amoroso o genitale dell'individuo.

Complesso di inferiorità

L'espressione "complesso di inferiorità" evidenzia le debolezze presenti in ogni individuo, siano esse reali o immaginarie, fisiche, psichiche o sociali, e mette inoltre in rilievo la forte tendenza alla ricerca della perfezione e della totalità.

Deprivazione

In psicologia clinica questa definizione indica una delle cause principali dei disturbi psichici. Si suppone che esista un meccanismo per cui una carenza di cure o di stimoli da parte dell'ambiente condurrebbero a uno sviluppo psichico insufficiente, che non può venire recuperato o riequilibrato in seguito.
Vi si contrappongono esperienze di autostimolazione che non permettono uno stato psichico carente. Perciò attualmente il concetto teorico di deprivazione è ancora poco chiaro. Non tutte le forme di ritiro dalla vita sociale portano all'insorgenza di disturbi psichici.

Una serie di situazioni di deprivazione sono considerate particolarmente pericolose: mancanza della madre, isolamento, ospedalizzazione, perdita del partner, disoccupazione, autoalienazione, frustrazione di bisogni centrali, perdita del retroterra culturale, retrocessione di status, danni alla socializzazione, isolamento nella vecchiaia.