“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

28 dicembre 2008

Avicenna – Il Principe dei medici


Dal centro della terra, attraverso la settima porta,

Mi alzai e mi sedetti sul trono di Saturno,

E molti nodi sciolsi per via;

Ma non il nodo principale del destino umano.
Uno dei più celebri medici di tutti i tempi è stato Avicenna, nome attribuitogli dagli scrittori e traduttori del Medio Evo. Abu Ali al Husayn Abd Allah ibn Ali ibn Sina conosciuto come Avicenna fu da tanti definito “ Scheikh Reyes “ ovvero "Il Principe dei Medici”, è stato un genio creativo paragonabile al genio di Leonardo da Vinci in Italia e di Goethe in Germania. Amato e odiato dai suoi contemporanei, con un bilancio in pareggio tra i suoi detrattori e i suoi estimatori, fu sicuramente una persona geniale, una prestigiosa figura di intellettuale con conoscenze che spaziavano in ogni campo dello scibile umano. 

Per secoli è stato considerato “ Il fiore più prezioso che sia mai sbocciato nel giardino rigoglioso della scienza e della cultura araba della sua epoca”. Per secoli le sue opere furono destinate a fare da ponte tra le due culture Occidentali e Orientali.


Egli fu medico illustre, eminente scienziato, astronomo, filosofo, statista e poeta. La storia della sua vita sembra quella di un mitico eroe circondato da un alone misterioso e leggendario. Suo padre, musulmano, era originario di Balkh si era trasferito nel paese di Bokhara ai tempi di Nouh figlio di Mansur; viveva nel borgo di Karmeitan , nei pressi della città di Bokhara, dove esercitava la professione di esattore delle tasse. Sposò una donna di Afshana, probabilmente di religione ebraica (su questo però manca la certezza storica). Da questo matrimonio nacquero due figli, di questi il nostro medico-filosofo era il figlio maggiore.. 

Nacque nel mese di Safar dell'anno 370 dell'Egira (980 d.C.). Subito dopo la sua nascita, la sua famiglia si trasferì a Bokhara. Avicenna seppure molto giovane, fu affidato ad un maestro per apprendere il Corano e gli elementi delle belle lettere. Il suo genio precoce si rivelò già all'età di dieci anni, quando imparò a memoria il Corano da suscitare l'ammirazione di tutti, compreso il suo maestro. Nella prima parte della sua adolescenza, scoprì nella filosofia il suo grande amore. L'occasione fu la visita nella sua città di alcuni missionari egiziani di religione ismaeliana. Costoro riuscirono a conquistare con le loro teorie il cuore e la mente del padre di Avicenna, che ben presto si convertì alla loro religione, in quanto ad Avicenna disse loro:“che comprendeva perfettamente e capiva quanto dicevano ma che la sua anima non ne era toccata in profondità”. 

Questi missionari gli insegnarono così la loro scienza profana, la filosofia greca, la geometria e il calcolo. Un mercante di erbaggi, fu invece il suo primo maestro di matematica. Studia con successo la giurisprudenza e l'oratoria sotto la guida di un asceta di nome Ibrahim. In seguito giunse a Bokhara un individuo di nome Natili; la cui fama di sapiente filosofo era giunta fino alle orecchie del padre di Avicenna, che volle prenderlo in casa per farne l'istitutore di suo figlio. Avicenna studia sotto la sua guida i principi della logica; ma quando si entrava nel dettaglio di certe scienze, quest'uomo non aveva delle conoscenze abbastanza approfondite, e tutte le volte che si presentava una questione, era l'allievo che la risolveva prontamente. Decise da quel momento in poi di continuare gli studi da solo. Legge i trattati di logica ed esamina attentamente tutti i commentari. Aveva studiato, sotto la guida di Natili le prime cinque o sei proposizioni della geometria di Euclide, e decide di completare il libro da solo. Passa in seguito allo studio dell'Almagesto che egli disse di aver compreso con una facilità estrema. Natili resosi conto che ormai il suo allievo aveva superato il maestro lo lasciò per trasferirsi a Korkandj. Avicenna lotta con gli Aforismi della filosofia, con i commentari e la metafisica di Aristotele, i cui problemi esposti lo turbavano fortemente. 

Giunto all'età di sedici anni inizia a studiare medicina che egli trovò non difficile. Anche in questo campo fa dei rapidi progressi e dopo aver appreso la medicina dai libri, inizia subito a praticarla, girando di casa in casa per visitare gli ammalati, unendo la pratica alla teoria che egli aveva appreso studiando gli scritti dei medici greci, Erasistrato prima e Galeno poi, due tra i più grandi medici dell'antichità vissuti settecento anni prima. Molti medici favorevolmente impressionati dalla scienza di questo medico chiedono di diventare suoi allievi; non aveva allora che sedici anni.

La Scuola medica salernitana in una miniatura del Canone di Avicenna
Giunto a questo punto della sua vita, decide di dedicare un anno e mezzo alla lettura, impegnandosi nella lettura e rilettura dei libri di logica e di filosofia. “Tutte le volte che mi trovavo in imbarazzo davanti ad una questione, racconta, per non essere riuscito a trovare i termini per interpretare un sillogismo, mi recavo a pregare alla moschea e supplicavo il Creatore di ogni cosa di farmi scoprire il senso difficile e recondito della frase. La notte rientravo a casa; alla luce della candela, mi mettevo a leggere e a scrivere. Quando mi sentivo vinto dal sonno o indebolito dalla stanchezza, bevevo un bicchiere di vino che mi restituiva forza e vigore per ricominciare a leggere. 

Quando infine sopraffatto dalla stanchezza, cadevo addormentato, rivedevo nel sonno le medesime questioni che mi avevano tormentato durante la veglia, e trovavo la soluzione mentre ero ancora addormentato”. Il giovane filosofo approfondì in questo modo la logica, la fisica, la matematica, arrivando a comprendere tutto quello che era stato scritto a proposito di queste scienze. Ma nonostante la sua grande capacità di apprendimento, si scontra contro un ostacolo insormontabile, la “ Metafisica “ di Aristotele che gli resterà per lungo tempo inaccessibile. “ Lessi questo libro, ma non lo compresi, alcuni punti mi rimasero oscuri anche dopo averlo riletto quaranta volte. L'avevo imparato a memoria e ancora non lo comprendevo. Disperato dissi a me stesso: Questo libro è incomprensibile. 

Finché un giorno mi recai da un libraio, qui incontrai un intermediario che aveva in mano un volume di cui stava parlando in termini elogiativi che mi mostrò e che io comprai per pochi soldi. Era un'opera di Abou Nasr el-Farabi sull'interpretazione del pensiero di Aristotele così come era stato scritto nel suo libro sulla metafisica. Rientrai a casa e inizia a leggere. Tutto quello che c'era di oscuro in quel libro, divenne improvvisamente chiaro. Provai una grande gioia, e l'indomani, distribuì ai poveri abbondanti elemosine per rendere grazie a Dio”. Qualche tempo dopo, il sultano Nuh ibn Mansur, si ammalò. Al suo capezzale fu chiamato Avicenna che riuscì a guarirlo. Il sultano per gratitudine, oltre alla nomina di medico di palazzo, gli accordò il permesso di frequentare la sua ricca biblioteca Era una biblioteca grandissima stracolma di cofani sovrapposti, ciascuno riempito di libri rari e preziosi. In una stanza c'erano libri di diritto, in un'altra libri di poesia e così di seguito.

avicenna ibn sina

Avicenna scoprì qui molti libri e manoscritti rari che non aveva mai visto prima e che non ritroverà mai più, infatti la preziosa biblioteca qualche tempo dopo bruciò con tutto il suo prezioso contenuto. Cortigiani invidiosi, dissero che era stato il filosofo ad incendiarla per poter essere l'unico depositario delle conoscenze che aveva acquisito frequentando quella biblioteca. Non aveva compiuto ancora i diciotto anni che aveva completato il cammino sulla strada della scienza che egli conosceva a memoria. All'età di ventuno anni comincia a scrivere i primi libri. Libri che di volta in volta gli vengono commissionati da vari personaggi molti dei quali rimasti sconosciuti. Un suo vicino, Abu-Hussein el-Aroudi gli commissiona un libro generale sulle scienze intitolato “ La Filosofia di Aroundi”; un altro, Abu Bekr el- Barki, gli chiede un commentario filosofico, egli scrive il trattato “ Delle Risultanti e dei Risultati “ e un trattato sui “ Costumi “. 


Con la morte del padre, avvenuta quando lui aveva ventidue anni, la sua vita e quella della sua famiglia, subì un drastico quanto improvviso mutamento. Spinto dalla necessità, lascia Bokhara e si trasferisce a Korkandj. Qui ritrova un suo compagno di studi Abu-Hussein es-Sabli, che ricopre l'incarico di visir dell'emiro Ali ibn Mamou, il quale gli offre un posto di giureconsulto. Poi spinto dalla necessità, come dirà egli stesso, è costretto a lasciare Korkandj. Inizia il suo peregrinare di città in città,soggiorna a Nasa, Bawerd,Tous e altre ancora, per fermarsi infine a Djordjan, con l'intenzione di mettersi sotto la protezione dell'emiro Kabous; mai come in quel momento la sua visita fu così intempestiva, arrivò infatti che l'emiro era stato fatto prigioniero e morto in prigione. Si porta allora a Dibistan dove si ammala di una grave malattia gastroenterica, malattia che lo lascerà comunque sofferente fino alla fine dei suoi giorni. Ritorna a Djordjan dove fa la conoscenza di Addou Obeid el-Djudjani e si lega lui con un forte legame di amicizia;tutto quello che sappiamo della vita e delle vicissitudini di questo grande uomo dalla vita tormentata proviene da una fonte eccellente,la sua biografia infatti fu scritta da lui ma raccolta e sviluppata proprio da Djudjani che oltre che amico fraterno fu anche il suo discepolo più fedele.

Ma la situazione per gli uomini di scienza in quegli anni era piuttosto difficile, e questo lo spiega in alcuni versi che egli stesso scrisse forse spinto dal suo amico, che fu anche l'ultimo testimone della sua vita errabonda: “ Io non sono il più grande, ma non c'è città che mi possa contenere; io non sono il più caro, ma manco dell'acquirente.” A Djordjan, c'era un uomo di nome Mohammed el-Chirazi, amante della scienza. Costui acquista una casa per Avicenna, nei pressi della sua abitazione, e tutti i giorni si reca da lui per prendere lezioni di astronomia e di logica. Fu in questa casa che Avicenna compose molte delle sue opere. Si trasferisce a Rey al servizio di una nobildonna del luogo che aveva il figlio gravemente ammalato, Avicenna scopre la causa all'origine della malattia del giovane Madjd el-Daonlah, una grave forma di malinconia causata da un amore non corrisposto; riconobbe questa malattia indagando con uno stratagemma su quale fosse la causa del suo malessere.


Tastando il polso del suo paziente percepiva una specie di intermittenza quando si nominava davanti al malato il nome del suo amore; a proposito del mal d'amore si esprime così: “...L'amore è un pensiero assiduo, di natura melanconica, che nasce dal pensare e dal ripensare le fattezze, i gesti, i costumi di una donna; esso non nasce come malattia, ma diviene malattia quando, non essendo soddisfatto diventa pensiero ossessivo....” Se su questo aneddoto c'è una base di verità, possiamo considerare Avicenna come lo scopritore della sfigmologia, escludendo naturalmente i medici cinesi che si servivano del esame dal polso da tempi ancora più remoti. Durante il suo soggiorno a Rey, gli giunge la notizia della disfatta dell'armata di Bagdad, decide di passare allora a Kazwin e da lì ad Hamadan dove lavora al servizio di Kadbanawesh con la funzione di intendente. Nel frattempo l'emiro di Hamadan, Chems, cade ammalato, venuto a conoscenza della fama di questo medico venuto da chissà dove, lo fa chiamare presso il suo capezzale. Dopo quaranta giorni di cure assidue Chems si ristabilisce perfettamente e gli dimostra la sua gratitudine conferendogli un prestigioso incarico a palazzo oltre che magnifici doni. 

Qualche tempo dopo, il grande medico-filosofo, prende parte ad una piccola spedizione condotta da Chems ed-Daulab lungo le coste del Kirmissin, tornano sconfitti ad Hamadan. Chems gli offre allora di ricoprire il ruolo di visir che egli accetta. Ma i soldati provocano un insubordinazione, e nel timore di un suo castigo, assalgono la sua casa lo fanno prigioniero e lo gettano in prigione. Contemporaneamente si impossessano di tutti i suoi beni cercando di farlo condannare a morte da Chems ed-Dulah, che rifiuta di eseguire la sentenza, ma per compensarli accetta di privarlo di ogni potere. Avicenna si rifugia nella casa di un suo amico Adu Sad e resta suo ospite per quaranta giorni. L'emiro cade di nuovo ammalato, lo fa cercare e gli affida per la seconda volta l'incarico di visir. Il suo amico nonché suo mecenate Djuzdjani, sceglie proprio questo momento per chiedergli di scrivere un commentario generale sui libri di Aristotele. 

Avicenna gli rispose che non ne aveva il tempo, ma se lo avesse desiderato, avrebbe scritto egli stesso un libro, esprimendo quello che era il suo pensiero, senza le influenze del pensiero altrui. Fu così che iniziò a scrivere la fisica dello Chifà, lavorando contemporaneamente al Canone, del quale aveva già scritto il primo libro. Tutte le sera, riuniva nella sua casa un gruppo di eruditi e studenti, a turno leggevano un passo del Chifa o del Canone, quando tutti avevano completato la lettura, iniziava un altro giro, quello delle abbondanti bevute. Scriveva di notte perché di giorno era occupato al servizio dell'emiro. Così trascorreva la sua vita ad Hamadan, fino alla morte del suo protettore Chems ed-Daulah, partito per una spedizione militare contro un emirato vicino e morto durante il viaggio. Dopo la sua morte, rifiutò l'incarico di visir che gli aveva conferito il figlio di Chems, e si trasferì a casa di un droghiere Abon Galib, dove continuò il suo lavoro, compose in questa casa tutti i capitoli della fisica e della metafisica dello Chifa, esclusi due capitoli che parlavano di botanica e di animali. 

Ad Hamadan, dove le sue idee gli avevano procurato delle inimicizie, non si sentiva più al sicuro. In gran segreto scrisse all'Emiro di Ispahan chiedendogli protezione. La sua lettera fu intercettata dalle spie di Tadj el-Melik, l'uomo più potente della città e nemico giurato di Avicenna, che lo fece catturare e rinchiudere nella fortezza di Ferdadjan dove rimane prigioniero per quattro mesi. Dopo una sortita non andata a buon fine di Ala ed-Daulah per liberarlo, Tadj el-Melik lo riporta ad Hamadan, dove in compagnia di suo fratello, Djuzdjani e due domestici riescono a fuggire e trovare rifugio presso la corte dell'emiro Ala ed-Daoulah. Qui finalmente trova l'accoglienza degna della sua persona, viene ricevuto con tutti gli onori e presto si rimette a lavorare di notte, tenendo contemporaneamente lezioni di filosofia alle quali partecipava il giorno di venerdì anche l'emiro.


Molti dei suoi libri furono composti in compagnia di Ala ed-Daulah. Rimase sotto la protezione di quest'ultimo fino alla sua morte, in suo omaggio compose Hikmet el-Alai un'opera filosofica scritta in persiano, con la quale intendeva esprimere la sua riconoscenza al suo amico e protettore. Morì ad Hamadan nell'anno 428 dell'Egira,all'età di 58 anni;secondo quanto riporta la sua biografia, fu a causa di una perforazione addominale, causata da un'errata autoprescrizione di purganti fortemente acidi e oppio, fatti con lo scopo di accelerare la guarigione dopo una colica addominale, si dice che in un solo giorno si sottopose ad otto clisteri evacuativi. Dalla storia della sua vita sembra impossibile che un uomo dotato di questa educazione e raffinatezza si sia potuto abbandonare ad ogni sorta di eccessi, sensuali e politici. Si lasciò così trasportare dalle sue passioni che divenne un detto comune che “ la sua fisica non aveva salvato il suo corpo né la metafisica la sua anima”. Gli ortodossi lo ebbero in sospetto per il suo modo di concepire la religione, anche se passò l'ultimo periodo della sua vita, quello che coincise con la lunga malattia che lo condusse alla morte, leggendo il Corano. Liberò i suoi schiavi e lasciò ai poveri tutto quello che possedeva e volle come tomba un semplice recinto di pietra, ora sostituito da un mausoleo.

Gli scritti filosofici di Avicenna, fanno di lui uno dei capisaldi della filosofia araba,comparabile forse solo ad Averroè. La sua filosofia si avvicinava forse troppo alle vedute di Aristotele, di Plotino e dei Neoplatonici, adattate al mondo Musulmano; la ragione è la manifestazione obbiettiva del proprio Dio, è per suo mezzo che ci chiama a ricercare la perfezione. Molti dei suoi poemi sono stati considerati sempre con termini elogiativi, a differenza delle opere scientifiche, i poemi sono sempre stati scritti nella sua lingua natale, il persiano. Un'eminente studioso di letteratura persiana, Brown afferma che molte quartine attribuite ad Omar Khayyam siano state scritte in realtà da Avicenna, in particolar modo la quartina XXXI del Rubayat:
Up from Earth's Centre throught the Seventh Gate
rose, and the trone of Saturn sate
and mani a Knot unravel'd by the Road;
But not the Master-Knot of Human Fate.
Scrisse moltissimi libri di matematica, fece degli studi approfonditi sul moto, sulla propagazione del suono e della luce,esprimendo l'idea che la velocità della luce potesse essere misurata;sulla trasmissione del calore. Rifiutò il concetto caro agli alchimisti sulla trasformabilità dei metalli, ammettendo che ogni metallo possedeva caratteristiche sue proprie, e si dedicò alla fisica dei toni musicali e dell'armonia. 

Scrisse molti trattati di medicina, uno dei quali in aperto contrasto con il pensiero dominante, si presentava come un'aspra invettiva contro l'astrologia riconosciuta come agente eziologico di molte malattie, il cui titolo era già un programma, “Della inutilità dell'astrologia”. Ma la fama di tutte le sue opere fu oscurata dal “Canone” al-Quanum uno dei testi medici più conosciuti, “ la Bibbia medica per un periodo più lungo in confronto ad ogni altra opera” così si espresse Osler al riguardo. Dopo cinquecento anni che era stato scritto era ancora uno dei testi ufficiali di medicina dell'Università di Vienna.

Con questo libro Avicenna aveva tentato di codificare e armonizzare tutto quello che abbracciasse la medicina fino ad allora; seguendo le regole della logica, tentò di sistemare ogni cognizione di anatomia, fisiologia, diagnosi e cura che rimasero comunque imperfette a causa delle scarse conoscenze anatomiche di base, ricordando che per gli arabi lo studio dell'anatomia era basato solo su osservazioni e speculazioni soggettive, essendo vietata la dissezione dei cadaveri. Si basò molto sugli scritti dei Greci, Erasistatro e Galeno in primo luogo, ma si dice che conoscesse e che fosse stato influenzato notevolmente anche dagli Indiani, con lo studio del “Susruta Samitha”. Il Canone fu tradotto in latino da Gherardo da Cremona e negli ultimi trentanni del XV sec. fu stampato in quindici edizioni latine e una in ebraico e che fu stampata ancora venti volte durante il XVI sec. Nel Canone le descrizioni anatomiche si scostano di poco da quelle presentate da Galeno. Ammette l'ipotesi di Aristotele sopra i tre ventricoli del cuore, rifiutata da Galeno, considera il nervo ottico come il responsabile del meccanismo della visione, contro l'opinione diffusa dei suoi predecessori arabi che facevano risiedere questa facoltà nel cristallino. 

Da una prima lettura risulta evidente la carenza di nozioni sopra la sensibilità, da qui parte tutta la molteplicità e varietà di funzioni attribuite non solo agli organi interni ma anche agli organi della sensibilità che lui chiama di volta in volta organi di facoltà, di forza, di principio, di spirito e via dicendo. Esistono sette facoltà naturali e sette animali, tra queste cinque corrispondono ai sensi. Avicenna ammette inoltre una facoltà che mette in movimento tutti i muscoli e tutte le membra; un'altra che presiede all'immaginazione, alla memoria e al raziocinio; tre classi di spiriti emanati dal sangue, lo spirito naturale, quello vitale e quello animale; due forze vitali, di queste la prima è quella che favorisce la distensione e la contrazione del cuore e delle arterie, l'altra è il principio delle passioni e dell'affetto: l'amore, l'odio,l'allegria e la tristezza. Crede che il cervello, il fegato, il cuore e i testicoli siano organi di prima categoria, incaricati delle principali funzioni degli esseri animati: il cervello preserva il cuore dal calore, impedendogli di infiammarsi. Il fegato è il principale agente della nutrizione.

Questa si effettua con il concorso delle forze attrattive, assimilatrici e espulsive. La nutrizione si distingue in tre fasi, nella prima si ingerisce la sostanza nutritiva che viene segregata all'interno, nella seconda si riunisce e aderisce alle parti che debbono essere nutrite, nella terza fase queste sostanze si omogenizzano e vengono assimilate da queste parti. Facendo un parallelo con le nostre conoscenze attuali, possiamo quasi identificare questi processi con l'assorbimento, la secrezione e l'assimilazione. Per quello che riguarda la patologia, assistiamo a vere esagerazioni ed eccessive sottigliezze: la febbre, dice, è sempre accompagnata da pleurite per la vicinanza con il cuore. Divide le palpitazioni cardiache in calde e fredde. Quando parla dell'apoplessia, dice che questo male nonostante la sua gravità è suscettibile alle cure. Quando parla di quelle che oggi chiamiamo sindromi ostruttive e che Galeno attribuisce alla tenacità e alla degenerazione glutinosa degli umori, Avicenna include solo il surplus di questi ultimi dividendo gli itteri ostruttivi da quelli originati da altre cause come distruzione dei globuli rossi o provocate da veleni di insetti o serpenti. Attribuisce un tipo di cefalea, alla penetrazione nel cervello di un verme e stabilisce una relazione tra le malattie infiammatorie del cervello e la schizofrenia. Ogni fenomeno è comunque influenzato da una delle quattro qualità elementari, sangue,flemma, bile gialla,bile nera; non fu il primo ad introdurre questa ipotesi nella medicina però fu colui che enfatizzò questo concetto con una esagerazione eccessiva. 

Classifica con sottigliezza quindici tipologie di dolore, e ci ha lasciato molte descrizioni sopra le malattie da trattare chirurgicamente, in particolare quelle delle palpebre, le fratture e le lussazioni. Il modo come spiega la lussazione della mandibola inferiore e del mezzo per ridurla è degno di un medico che possiede le conoscenze di oggi. In campo ostetrico, descrisse il parto difficile e dice “se non si riesce, si deve applicare il forcipe per estrarre il bambino” questo lascia pensare che i medici arabi conoscessero l'impiego del forcipe e lo applicassero non solo per estrarre un bambino morto. Entra nel dettaglio quando distingue la meningite dal meningismo e dalle altre malattie infiammatorie, descrive la stenosi pilorica e alcuni tipi di cancro e si sofferma sui rimedi, prescrivendo ai soggetti tisici zucchero e latte. Considera il sublimato corrosivo come un potente veleno e ne sconsiglia l'uso interno, l'oppio è di natura fredda di quarto grado, debilita lo stomaco e porta alla morte per esaurimento del calore naturale. Il Canone è generalmente diviso in XIV libri, solo in alcune edizioni fu suddiviso in V soltanto. 

Ciascuno di questi libri si dividono in molti fen o sezioni, queste sezioni in trattati ed infine questi ultimi in capitoli. Nei primi due libri si discorre dell'anatomia e fisiologia, sfiorando in maniera generale la patologia, argomentando sulle malattie,sui sintomi delle malattie e sulle cause delle malattie. Si passa poi alla terapeutica generale, in base alle teorie delle malattie si classificano i rimedi, rimedi di natura dietetica, evacuativi ed eventuali rimedi chirurgici. Nel secondo libro, prima di dilungarsi sul trattato delle malattie specialistiche, si nota un mix di speculazioni galeniche e di vera poesia medica araba. Il II, III, IV libro contengono diffusamente tutta la patologia speciale, con una lunghissima lista di malattie, di gran lunga superiori a quelle che conosciamo attualmente.

Che dire degli altri suoi libri di medicina? Nessuno di loro può competere minimamente con l'importanza e la portata storica che ebbe il Canone, ricordiamo il “ De viribus cordis “, “ De Syrupo acetoso” e “ De removendis nocumentis quae accendut in regimine sanitatis”.Nonostante la sua vita errabonda, circondato dal mito indissolubile di genio e sregolatezza, il pensiero e le opere di questo grande sono state le pietre miliari della scienza e della filosofia dell'intero Medioevo destinate ad influenzare i più grandi geni di tutti i tempi, nel bene e nel male.

Il canone della medicina
Il canone della medicina Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il canone della medicina (titolo originale Kitab al-Qanun fi al-Tibb - arabo القانون في الطب - , tradotto in latino col titolo Liber canonis medicinae) è un trattato scritto da Avicenna (Ibn Sina), medico, fisico, filosofo e scienziato musulmano vissuto nell'antica Persia nel X secolo.

Il canone della medicina è rimasto una fonte medica attendibile per secoli. È anche conosciuto come Qanun, che significa la legge sia in arabo che in persiano.

Quest'opera ha fissato gli standard per la medicina in Europa per i secoli seguenti e rappresenta l'opera più importante scritta da Avicenna. Grazie ad essa Avicenna viene riconosciuto da molti come "il padre della medicina moderna". I principi descritti dieci secoli fa in questo libro sono ancora insegnati in varie università, tra cui UCLA e Yale, come parte della storia della medicina. Il Canone è una guida medica scientifica per l'insegnamento clinico, basata sugli scritti di Galeno in cui è infusa l'erudizione medica araba e l'esperienza personale dell'autore. Nel suo trattato determinò le cause della salute e delle malattie. Avicenna credeva che non fosse possibile ristabilire la salute in un corpo umano se prima non fossero determinate sia le cause della salute che della malattia. Inizia dichiarando che la medicina (tibb) è la scienza da cui impariamo i vari stati del corpo umano quando è in salute e quando non è in salute, le modalità per mezzo delle quali la salute può essere persa e, una volta persa, come può essere ripristinata. In altre parole, la medicina è la scienza per cui la salute si conserva e l'arte per ristabilirla dopo averla persa.

Per Avicenna le cause della buona salute e della malattia sono:
le cause materiali
gli elementi
gli umori
la variabilità degli umori
il temperamento
le facoltà psichiche
la forza vitale
gli organi
le cause efficienti
le cause formali
le cause convenzionali
le facoltà vitali
le cause finali 
(vi sono varie fonti che spiegano i suoi concetti in modo approfondito e sono accessibili tramite internet nei siti web medici ed islamici)

Il Qanun distingue il mediastinite dalla pleurite e riconosce la natura contagiosa della tisi (tubercolosi del polmone) e la diffusione delle malattie tramite l'acqua ed il terreno. Fornisce una diagnosi scientifica dell'anchilostomiasi e stabilisce le condizioni per la formazione dei vermi intestinali.

Il Qanun precisa anche l'importanza della dietetica, l'influenza del clima e dell'ambiente sulla salute e l'uso chirurgico degli anestetici orali. Ibn Sina ha raccomandato i chirurghi di trattare il cancro nelle sue fasi iniziali, accertandosi della rimozione di tutto il tessuto malato. Vengono considerate nel Qanun circa 760 sostanze medicinali, con le osservazioni sul loro utilizzo ed efficacia.

Raccomanda l'esecuzione di test, per ogni nuova sostanza medicinale, all'inizio sugli animali e poi sull'uomo, prima di iniziare ad usarla come medicina. Avicenna notò la stretta relazione fra le emozioni e lo stato fisico e per questo considerò che la musica ha un ben definito effetto sullo stato fisico e psicologico di un paziente.


Dei molti disordini psicologici che sono descritti nel Qanun uno è di interesse insolito: la malattia d'amore! Ibn Sina è reputato di aver diagnosticato questo sintomo in un principe Jurjan che giaceva malato e con la sua malattia aveva tratto in inganno i medici locali. Avicenna notò un'agitazione nel polso del principe ogni qual volta l'indirizzo o il nome della sua amata veniva menzionato. Il grande medico ebbe un semplice rimedio: congiungere il sofferente con l'amata. Il canone della medicina in Europa [modifica] La Scuola medica salernitana in una miniatura del Canone di Avicenna Il testo arabo del Qanun è stato tradotto in latino come Canon medicinae da Gerardo da Cremona o da Gerardo da Sabbioneta (non si conosce con certezza chi dei due effettuò la traduzione, ma sembra più probabile sia stato il secondo) nel XII secolo ed in ebraico nel 1279. Da allora il Qanun è stato usato come guida principale per la scienza medica nell'occidente e si dice che abbia influenzato Leonardo da Vinci.

Il suo contenuto enciclopedico, la sua disposizione sistematica e il suo schema filosofico lo hanno portato molto presto in una posizione di primaria importanza nella letteratura europea, sostituendosi ai lavori di Galeno e diventando il manuale per l'educazione medica nelle scuole europee. Il testo è stato letto nelle scuole mediche a Montpellier e a Lovanio nel 1650 e Arnold C. Klebs lo descrisse come "uno dei fenomeni intellettuali più significativi di tutti i tempi". Il dottor William Osler disse che il Qanun è rimasto "una bibbia medica per un tempo più lungo che qualsiasi altro lavoro". I primi tre libri della traduzione in latino vennero stampati nel 1472 e ne venne pubblicata un'edizione completa l'anno seguente. L'edizione in ebraico del 1491 è stata la prima apparizione di un trattato medico in tale lingua e l'unica prodotta durante il XV secolo. Negli ultimi trent'anni del XV secolo vennero pubblicate 15 ristampe dell'edizione latina. In anni recenti è stata fatta anche una parziale traduzione in inglese.

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