“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

28 dicembre 2008

Meditazione, Medicina e Oncologia Integrata

di Ivano Ferri

Nella pratica medica quotidiana assistiamo ad un fenomeno dilagante a livello mondiale che in Italia ha assunto dimensioni notevoli: la ricerca di percorsi alternativi alla medicina convenzionale. Circa il 50% dei nostri connazionali si affida a pratiche di tipo alternativo, un numero decisamente inferiore sceglie percorsi di tipo complementare. 


Nasce così’ una industria di “consulenti sanitari”, spesso non medici, muniti di una “farmacopea collaterale”, i cui protocolli e prodotti non sono riconosciuti dalla medicina convenzionale. Un giro d’affari milionario che sfugge alla nostra legislazione, immettendo in commercio pratiche e prodotti che possono elargire beneficio, ma anche procurare grave danno al paziente. 

La diffusione di questo fenomeno ha contribuito ad indirizzare il mondo scientifico verso una presa di posizione nei confronti di tale “trend” sociale, fino a sviluppare la nascita di nuove correnti di pensiero ed investigazione scientifica. 

Spinti da ferma convinzione che il paziente abbia indiscutibilmente bisogno d’indirizzo medico, è nato il bisogno di approfondire la conoscenza delle tecniche alternative e complementari onde cercare di comprendere l’eventuale utilità delle stesse e per salvaguardare il paziente da pratiche potenzialmente rischiose o dannose se non consone al suo percorso terapeutico. È nata un nuova branca scientifica : la medicina integrata. 

L’obiettivo principale di questa nuova concezione della medicina è quello di combinare percorsi convenzionali con pratiche, in prima istanza, complementari a volte alternative. Di particolare interesse il campo della oncologia poiché i pazienti oncologici si dimostrano, ovunque nel mondo, grandi fruitori di percorsi non convenzionali. Nasce così l’oncologia integrata e con essa il SIO : “Society for integrate oncology”, un organismo internazionale di oncologi professionisti che studiano ed integrano terapie complementari nella cura del cancro, costituendo un forum per la presentazione e discussione di dati scientifici, e che promuovono l’importanza di creare strutture che sviluppino e offrano la medicina integrata e l’applicazione dei suoi principi. 

Gli sforzi sono volti a sviluppare una competenza specialistica che sia in grado di applicare una conoscenza multidisciplinare, frutto della integrazione tra terapie convenzionali e complementari. L’oncologia integrata è una nuova scienza basata sulla evidenza scientifica, che concerta percorso convenzionale con il complementare allo scopo di intensificare l’efficacia del trattamento, migliorare il controllo dei sintomi, alleviare il percorso di malattia del paziente e ridurre la sofferenza.

LA RICERCA: VANTAGGI, LIMITI E PROSPETTIVE FUTURE

Nel nord america si è precocemente dato inizio a percorsi di ricerca con fondi governativi e incorporazione delle terapie complementari nel corso di studi di medicina motivati dalla immediata dimostrazione di efficacia e dalla grande richiesta dei pazienti. L’oncologia integrata studia gli effetti di fitoterapici, nutrizione, vitamine e sali minerali e altresì della meditazione, agopuntura, musicoterapica, toccoterapia ed altre. 

Si stanno approfondendo le conoscenze di interazione tra radioterapia ed antiossidanti come di interazione tra fitofarmaci e chemioterapici. Gli studi, trials randomizzati controllati, volgono soprattutto alla ricerca di approcci basati su evidenza scientifica di efficacia relativa e di validità di rapporto costo beneficio, nella ottica di delineare linee guida di pratica terapeutica. La mira finale della oncologia integrata è una medicina basata su evidenza scientifica, integrata, non alternativa, a misura di paziente, che provveda la migliore cura per il cancro, prevenzione, controllo dei sintomi e qualità di vita. 

I primi studi in tal senso dimostrano in generale grande percentuale di successo nonché di gradimento da parte dei fruitori. Semplici questionari di gradimento, anonimi, associati a valutazione dello stato di stress con appositi questionari, permetteva ai pazienti di descrivere riduzione importante di sintomatologia ansiosa, depressiva, dello stress, angoscia, insonnia, senso di disperazione, dolore e nausea. 

I programmi complementari venivano scelti in associazione da medici oncologi con infermieri e operatori sociali, le discipline più praticate la meditazione, il massaggio, qigong, ma anche molto popolari l’agopuntura, il training autogeno ed altri approcci mente-corpo. 

Il messaggio che si evince in generale, da una percentuale di pazienti che in alcuni studi raggiunge il 90% di successo nel raggiungere lo scopo, è che la sola medicina convenzionale non può da sola rispondere a tutte le esigenze della persona malata, potendo l’oncologia integrata garantire una maggiore soddisfazione del paziente, associata ad una netta percezione di miglioramento della qualità di vita. Minore è il numero di studi applicati a pazienti oncologici in fase molto avanzata, ma anche in questi i risultati sono decisamente incoraggianti per una prosecuzione dei lavori. Il limite dei lavori prodotti finora è legato alla esiguità delle popolazioni studiate ed alla disomogeneità di metodologia. Necessita un contributo ancora vasto in senso scientifico e per ora le linee guida sono lontane dall’essere definibili, per cui la valutazione di applicazione e utilità di terapie complementari nel percorso del paziente oncologico in fase avanzata è ancora da valutare di caso in caso. 

Nell’ottica di cercare sempre più efficaci e complete risposte alle esigenze e ai bisogni dei pazienti, dei loro familiari, caregivers e non, e del personale professionale, l’ADO ha istituito un nuovo organismo di lavoro: il modulo di oncologia palliativa integrata. Finalità della suddetta unità, la costituzione di equipe di studio, ricerca e formazione, per la strutturazione di percorsi complementari integrativi alla pratica terapeutica quotidiana del paziente e di sostegno e sollievo per i familiari. Obiettivo finale del modulo, portare nella pratica clinica quotidiana l’oncologia palliativa integrata, tramite equipe di professionisti formati alla multidisciplinarietà che tale approccio richiede.

MEDITAZIONE

Il termina deriva dalla radice indoeuropea “med”, la stessa che ritroviamo in medicina, con il significato comune di “cura”. Meditare, a differenza di quanto si possa immaginare non vuol dire pensare, ma portare l’attenzione dentro di noi, rallentando i pensieri, soffermandoci nello spazio che esiste tra un pensiero ed il successivo, testimoni di un graduale rallentare degli stessi, fino al raggiungimento della consapevolezza senza pensieri e di lì oltre, lo stato di Yoga. 

Questa condizione viene definita dalla scienza come “stato alterato di coscienza”, in realtà corrisponde ad una condizione di espansione e dilatazione della coscienza, verso dimensioni trascendentali supermentali. Lo scopo principale della meditazione sta nel raggiungere lo Yoga, l’unione. Il tramite, un percorso individuale che inizia, spontaneamente, con la realizzazione del Sè e che prosegue con la graduale conoscenza del proprio spirito, per terminare con l’unione di esso all’energia onnipervadente, manifestazione del Divino Creatore. 

Il riflesso, il dono che consegue a questa ricerca èil ripristino degli alterati equilibri nel nostro corpo cui conseguono salute, benessere e crescita. Una interpretazione scientifica appare complessa, ma è in realtà abbastanza semplice: ad ogni stato di coscienza corrispondono delle modifiche biochimiche nel nostro corpo e ogni molecola chimica, ha un effetto sulla nostra psiche e sullo stato di coscienza. Il concetto può essere sintetizzato come “chimica delle emozioni” e coinvolge le tre parti di cui siamo costituiti: mente, corpo e spirito. In questa ottica interpretativa il sistema nevoso, il sistema immune ed il sistema endocrino costituiscono una complessa rete e perdono le semplici accezioni meccaniche attribuite loro in passato, divenendo entità profondamente connesse e legate in modo indelebile, intervenendo in particolare il sistema immunitario, in ogni sistema biologico. 

Un grande limite del nostro tempo è il continuo abuso del pensiero razionale, proiettato freneticamente, in modo ossessivo, su preoccupazioni e problemi, associato ad un inappropriato uso e gestione della risorsa costituita dal nostro corpo, che ci precipita gradualmente in una condizione di ansia, stress, angoscia, non salute. Tutto ciò accentra continuamente la nostra attenzione ed i nostri pensieri, condizionando le nostre azioni. Le Maitry Upanishad citano in un verso: “si diventa ciò che si pensa, questo è l’eterno mistero”.
San Francesco una volta disse di stare attenti a parlare di disgrazie e disperazione perché avrebbero potuto divenire il nostro destino. Diverse culture ci propongono in modo sottile, ma esplicito, una conoscenza profonda, intima ed innata in ciascun individuo, indipendente da origine, cultura e razza di appartenenza.

MEDITAZIONE E CANCRO

La documentazione internazionale ufficiale riporta attualmente 1270 titoli inerenti studi sulla meditazione e sua applicazione nelle più varie branche della medicina. Novantuno i titoli relativi al cancro e ventitre le review. La più recente, pubblicata nel numero di ottobre-novembre su Cancer J, riporta lo stato dell’arte sulla meditazione e le sue applicazioni in oncologia. 

È interessante notare come una percentuale variabile dal 7% al 54% dei paz. Oncologici negli Usa faccia uso di terapie alternative e complementari “CAM”. Molto variano le diagnosi e lo stadio della patologia dei fruitori, la maggioranza ha in comune tale scelta con uno scopo di tipo palliativo, inteso ad ad una riduzione dei sintomi, effetti collaterali dei trattamenti ed una eventuale stimolazione del sistema immune. Pochissimi praticano tale scelta con finalità curativa. 

Per noi che siamo palliativisti, questa ricerca è incoraggiante e gratificante visto il conseguente arricchirsi del bagaglio disponibile per l’aiuto di questi pazienti, ma ci deve fare riflettere la posizione intrapresa da questi malati, che riflette una conoscenza solo superficiale del potenziale anche guaritivo che diverse terapie complementari posseggono, specie se applicate, appunto, complementariamente, a protocolli curativi convenzionali. 

Secondo un elenco che raccoglie le varie tecniche, l’agopuntura dell’orecchio, il tocco terapeutico, e l’ipnosi aiutano la gestione del dolore da cancro. La musicoterapica, il massaggio e l’ipnosi possono essere efficaci sull’ansia, mentre sia l’agopuntura che il massaggio si rivelano utili nella gestione della astenia. L’agopuntura e alcuni fitofarmaci possono ridurre nausea e vomito da chemioterapia mentre l’ipnosi e le tecniche di visualizzazione guidata possono prevenire l’insorgenza degli stessi sintomi. Le tecniche basate sul rapporto mente-corpo come la meditazione sono efficaci nella gestione della depressione e dell’ansia. 

Studi futuri dimostreranno come in realtà la meditazione abbia potenzialità molto vaste, essendo il limite della ricerca attuale, la valutazione di pochi sintomi. 

Si evince inoltre dallo studio che la maggior parte delle terapie “CAM” sono sicure quando applicate da un conoscitore, che sia esperto nel trattamento e cura dei pazienti affetti da cancro. Un’altra review molto interessante pubblicata in giugno, quest’anno, su “Integr. Cancer Ther.” incentra l’attenzione sui consistenti benefici ricavati dai pazienti, che riassume come miglioramento delle funzioni psicologiche, riduzione dei sintomi da stress, aumento del benessere e migliore capacità di affrontare le situazioni anche in fase di malattia avanzata. 

Dunque si pone la necessità di proseguire la ricerca con studi randomizzati controllati, con metodologia rigorosa, e adattamento dei trattamenti a differenti malattie e stadi, allargando le finalità al miglioramento della qualità di vita, le cure fisiche, e inerenti la salute fisica, esplorando fattori coinvolti e delineando rapporto dose-effetto e durata e frequenza ottimali, nella pratica al domicilio. 

In particolare viene sottolineata come la pratica meditativa abbia implicazioni cliniche di rilievo nell’alleviare la sofferenza fisica e psichica delle persone che vivono con il cancro. A tal proposito non si specifica se siano intesi i soli pazienti, ma ci piace pensare che siano coinvolti da tale riflessione anche tutti coloro che con il paziente vivono e condividono quotidianamente un percorso difficile.

Meditazione SAHAJA YOGA

Trattasi di una antichissima pratica meditativa descritta nei testi sacri indiani. Recentemente riproposta da Shri Mataji Nirmala Devi, due volte candidata al Nobel per la pace, premiata con innumerevoli tributi per il suo lavoro umanitario tra cui la “Mention of Honour” del Congresso degli USA, “Membership of Honour” dell’Accademia di scienza di S.Pietroburgo (Russia), PhD in Cognitive sciences della Università di Bucarest, Romania, che instancabilmente e gratuitamente insegna tale percorso da trentacinque anni.


Sahaja Yoga presenta numerose caratteristiche per cui ben si presta allo studio e alla applicazione in protocolli integrati che qui di seguito elenco:

ELEMENTI GENERICI 

Per quanto tutte le discipline yoga contemplino una componente spirituale, SY è abbracciato e praticato attualmente in 88 paesi nel mondo di diversa cultura, credo e tradizione, poiché esso non richiede adesioni di tipo religioso.
1) Non contempla contenuti di tipo politico.
2) Viene insegnato gratuitamente.
ELEMENTI SPECIFICI 
1) È una disciplina che non richiede una attività fisica per cui ben si presta all’uso in pazienti con severe limitazioni di qualsivoglia natura funzionale e/o organica.2) non richiede per la sua pratica un ambiente specifico ma può essere eseguito in qualunque ambito di cura, compreso il domicilio.
3) non richiede attrezzature specifiche.
4) Per quanto utile conoscere i fondamenti su cui si basa è un percorso in realtà applicabile nell’immediato per la semplicità di apprensione.
5) È una forma di meditazione in cui l’avvenimento dello yoga è associato ad una autonoma valutazione di esperienza sensoriale riproducibile ad ogni evento.
6) Poiché si tratta di un percorso di facile applicazione permette di ottenere risultati in tempi relativamente brevi.
7) Non è una pratica di tipo passivo in quanto la meditazione è volontaria, attiva e a cura del paziente, per cui lo rende partecipe e responsabile del proprio percorso
L'esperienza del risveglio della Kundalini avviene in modo semplice e spontaneo. 

Qui di seguito un semplice esercizio di meditazione (dura circa 5 minuti) che aiuta a risvegliare la Kundalini.  


Tenendo la mano sinistra sul ginocchio, con il palmo rivolto verso l'alto, portare la mano destra in corrispondenza dei chakras(sempre sul lato sinistro) ripetendo quanto segue:


1. Sul cuore (Anahata chackra) domandare 3 volte:
MADRE, SONO IO LO SPIRITO? 


2. Sul lato sinistro dello stomaco (nabhi chackra) domandare 3 volte:
MADRE, SONO IO MAESTRO DI ME STESSO? 


3. A sinistra, all'altezza dell'inguine (Swadistana chackra) affermare 6 volte:
MADRE, DESIDERO LA PURA CONOSCENZA. 


4. Sul lato sinistro dello stomaco, affermare 10 volte:
MADRE, IO SONO MAESTRO DI ME STESSO 


5. Sul cuore, affermare 12 volte:
MADRE, IO SONO LO SPIRITO 


6. Base sinistra del collo (Vishuddhi chackra), affermare 16 volte:
MADRE, IO NON SONO COLPEVOLE. 


7. Sulla fronte (Agnya chackra), affermare
(non importa il numero di volte):
MADRE, IO PERDONO TUTTI. 


8. Sulla nuca (Agnya chackra di dietro), domandare:
MADRE, PER FAVORE, PERDONAMI. 


9. Sopra la testa, iniziare un massaggio in senso orario in corrispondenza dell'osso della fontanella 
(sahasrara chackra) e per 7 volte chiedere:

MADRE, TI PREGO, 
DAMMI LA REALIZZAZIONE DEL SE', DAMMI LO YOGA 

Alzare la mano destra di circa 10 cm. mantenendo l'attenzione sul centro del palmo della mano. Appoggiare anche la mano destra sulle ginocchia e rimanere per qualche minuto in meditazione e piena consapevolezza senza pensieri.

Sentite come una lieve brezza che esce dalla vostra testa ?

Potete anche provare a sentire la Kundalini mettendo la mano sinistra o destra sopra la vostra testa mentre tenete l'altra mano verso la foto (potete provare con tutte e due le mani, alternandole).

Questo è l'inizio di Sahaja Yoga. E' una porta aperta su una nuova dimensione della vostra consapevolezza, che potete aprire ed esplorare. Sahaja Yoga è un'esperienza, non è una teoria o un altro sistema di concetti, ma qualcosa che potete sperimentare e verificare.

Se dopo la Realizzazione la vostra Kundalini è sostenuta dalla semplice pratica della meditazione presto potrete sentire nel vostro sistema nervoso centrale (come una sensazione sulle dita), sempre maggiori e precise informazioni riguardo il vostro essere sottile e sulla vostra ascesa interiore e inoltre potrete sviluppare il potere di correggere tutti i problemi dei vostri centri usando l'energia della Kundalini.

Se dopo la Realizzazione la vostra Kundalini è sostenuta dalla semplice pratica della meditazione presto potrete sentire nel vostro sistema nervoso centrale (come una sensazione sulle dita), sempre maggiori e precise informazioni riguardo il vostro essere sottile e sulla vostra ascesa interiore e inoltre potrete sviluppare il potere di correggere tutti i problemi dei vostri centri usando l'energia della Kundalini.


In questa disciplina ci viene presentato un grafico del corpo umano antico di varie migliaia di anni in cui ci viene proposto un modello del corpo umano di tipo energetico. 

In esso è rappresentato un sistema noto come corpo sottile che consta di tre canali corrispondenti al simpatico di sx di dx e parasimpatico e sette chakra principali che corrispondono a sette plessi del nostro sistema nervoso. 

La traduzione del termine chakra dal sanscrito è letteralmente “ruota” e indica un campo elettromagnetico. 

L’esistenza di tali campi elettromagnetici è dovuta alla attività elettrochimica di conduzione del sistema nervoso e illustrata dalla fisica, che spiega come il passaggio di una corrente attraverso un conduttore generi dei campi elettromagnetici, che nel caso del nostro corpo si generano attorno ai plessi nervosi distribuendosi sul piano orizzontale corrispondente al plesso e stratificandosi uno sull’altro. 

Fondamentale il SNA (vegetativo) come elemento di raccordo tra i vari campi ed il SNC (sistema nervoso centrale). 

Interessanti studi hanno pubblicato modifiche di varia natura in varie aree del cervello durante l’attività meditativa dell’essere umano. La riduzione di attività del SRA, una riduzione di attività corticale temporale, parietale e frontale, nell’insula, nel talamo, nell’amigdala e nella corteccia del cingolo quindi con un particolare interessamento del sistema limbico, sono solo alcuni dei fenomeni registrati. 

Modifiche EEGrafiche (comparsa di onde alfa in una prima fase e theta nella meditazione più profonda) dimostranti una attività basale diversa da quella onirica, definita in SY come “consapevolezza senza pensieri”, ma almeno paritetica, in senso di rilassamento e ritmo di funzioni basali regolate da asse ipotalamo-ipofisario ed aree associate. 

Modifica di release di neuro mediatori ed ormoni come melatonina, serotonina e betaendorfine le cui concentrazioni variano e di cortisolo, adrenalina e noradrenalina che invece si riducono. 

Durante la meditazione è stato misurato un release di betaendorfine fino al 70% superiore alle concentrazioni raggiunte durante attività sportiva agonistica con notevoli conseguenze su diverse sfere. Il rilascio di tali molecole in così elevata concentrazione nell’area limbica, comporta una modulazione ed una moderazione della attività emotiva dell’individuo conferendo allo stesso una stato descritto come di maggiore lucidità e distacco, maggiore fiducia in se stessi, minore sensibilità all’ansia, allo stress e la comparsa graduale di una atteggiamento più ottimista. 

L’attività endorfinica modula il dolore e la componente psichica dello stesso. Inoltre tali molecole hanno dimostrato capacità di stimolazione delle cellule NK in senso proliferativo e di attivazione nei confronti di target quali agenti infettivi e cellule tumorali. Altro parametro rilevato e confrontato con gruppi controllo l’aumento dei linfociti Te B. 

Altra molecola di enorme importanza la melatonina. Studi dimostrano come la concentrazione plasmatici della MLT sia aumentata in coloro che regolarmente praticano la meditazione ed in particolar modo, come la meditazione del mattino sia in grado di ridurre la concentrazione, mentre la meditazione serale contribuisca ad aumentarla. 

Ciò evidenzia come la meditazione rappresenti una via di potenziamento di ruolo del ciclo circadiano, le cui funzioni sono di primaria importanza per il mantenimento di una miriade di fini equilibri da cui deriva lo stato di salute. Sintetizzata e secreta dai pinealociti a seguito di una stimolazione notturna, esercitata dalla noradrenalina, raggiunge di notte concentrazioni fino a tre volte superiore a quelle diurne. Importante a tal proposito comprendere come la variazione della secrezione della MLT, dipendente dal ritmo luce-buio, determini assieme ad alcune altre molecole indoliche di secrezione pinealica il variare del rapporto corpo-coscienza, nelle diverse ore del giorno e della notte La produzione della MLT è anche regolata da una serie di altri mediatori di natura varia: neuropeptidi, neurotrasmettitori, citochine, ormoni cardiaci, steroidi e ormoni ipofisari. 

Tutto ciò ci indica meccanismi di interazione fini e complessi, ma anche il delicato ruolo di integrazione che la ghiandola pineale realizza in se tra quelli che sono i principali sistemi biologici, il nervoso, l’immunitario, l’endocrino, l’ematologico ed il cardiovascolare. 

La MLT agisce regolando la sensibilità recettoriale di molte molecole tra cui serotonina, dopamina, GABA e oppioidi. La infintà di azioni svolte nell’organismo a volte anche di tipo opposto, a seconda dei casi è legata alla attività principale della MLT che agisce nel controllo di espressione dei geni relati alla differenziazione e proliferazione cellulare potendo sia inibire i meccanismi apoptotici nel caso di una loro esaltazione che reindurli laddove l’apoptosi sia andata persa, come nel caso della crescita neoplastica maligna.

Possiamo sintetizzare alcune funzioni biologiche:

- attività antiossidante: la più potente nota in natura
- neurotrofica: è in grado di ridurre il danno neurologico di tipo chimico, fisico e biologico
- psicomimetica: rientra nel controllo degli stati di coscienza, dei ritmi sonno-veglia e del tono dell’umore- antistress: il più potente antistress endogeno
- trombopoietica - endocrina: inibendo o stimolando, a seconda delle condizioni sperimentali, GH, PRL e gonadotropine- antiepilettica, anticefalalgica e antidolorifica, ipnoinducente, ansiolitica, antidepressiva- antiinfiammatoria: per inibizione della secrezione citochimica- anticachettica: per inibizione della secrezione del TNF
- azione immunomodulante- azione antitumorale: possibile azione citostatica diretta su cellule maligne esprimenti recettori per la MLT. 
Inibizione della secrezione di vari fattori di crescita (PRL, IGF-1, EGF). Azione citodifferenziante (stimolazione della espressione di recettori endocrini). Stimolazione dell’immunità antitumorale.

L’attività immunomodulante è di certo il meccanismo di azione più noto della MLT e può essere schematizzata come segue:

EFFETTI SULLE CELLULE IMMUNITARIE 
- stimolo dell NK e della loro evoluzione in LAK
-stimolazione dei linfociti TH1, tramite specifici recettori-inibizione di eventi immunosoppressivi macrofago mediati- possibile stimolazione dell’attività delle DC, confermato da una aumentata risposta immunitaria primaria nei confronti di un determinato antigene, essendo le DC le più potenti APC.
EFFETTI SULLA SECREZIONE CITOCHINICA 
- stimolazione della produzione della IL 2 da parte dei TH1
- stimolo della secrezione di IL 12, che suggerisce una azione stimolante la crescita delle DC- inibizione della produzione del TNF, con effetto anticachettico- inibizione della produzione della IL 6, che spiegherebbe l’effetto protettivo della MLT nei processi settici-inibizione della produzione della IL 10
- possibile stimolo della produzione di IL 5.
Questi ed altri effetti, ancora in fase di studio e non completamente compresi, suggeriscono un evidente ruolo di mediatore della secrezione citochimica. In sintesi si può ritenere che la MLT agisca con effetto attivante il sistema TH1-DC, con conseguente aumentata produzione di IL 2 e IL 12, e inibente del sistema TH2. 

A tal proposito ricordiamo alcune nozioni di immunologia. Sinteticamente possiamo identificare due sistemi principali coinvolti nella distruzione immunomediata delle cellule neoplastiche: 
- un sistema aspecifico costituito da cellule TH1, NK e LAK. I TH1 agiscono producendo IL2 che stimola l’evoluzione delle NK in LAK, ove le NK hanno capacità di espletare attività citotossica solo su linee cellulari di laboratorio mentre le LAK sono in grado di distruggere cellule neoplastiche prelevate da tumori umani indipendentemente dalla loro diversità antigenica- un sistema specifico costituito da cellule dendritiche DC e linfociti citotossici. Le DC rappresentano le più potenti APC, producono IL 12, che a sua volta stimola i linfociti citotossici. La IL 12 rappresenta inoltre il punto di unione dei due sistemi, in quanto è quella che stimola la differenziazione dei linfociti TH 0, cioè naiv, in TH1 con conseguente aumentata produzione di IL2 e attivazione dell’altro sistema.
Esistono anche due sistemi cellulari medianti la immunosoppressione della immunità antitumorale:
- sistema macrofagico: immunosopprime tramite la liberazione di IL 6, IL 10, PGE2, TGF-beta etc.
- sistema TH2: immunosopprime tramite la liberazione di IL 10 e IL 4. La IL 6 immunosopprime bloccando la generazione delle LAK per opera della IL2. La IL 10 immunosopprime inibendo la secrezione e la attività della IL 2 e la produzione della IL 12.
La valenza antitumorale o immunosoppressiva dei vari sistemi cellulari è anche dimostrata dal fatto che la infiltrazione della massa tumorale da parte di DC o dei linfociti si associa ad una prognosi migliore, la infiltrazione macrofagica comportta invece una prognosi sfavorevole. La Il 4 pur avendo effetti antitumorali ha effetto immunosoppressivo in quanto favorisce la differenziazione dei TH0 in TH2 con conseguente aumentata produzione di IL10. 

In conclusione il disequilibrio TH1/TH2 con ipofunzione dei TH1 ed iperfunzione TH2 rappresenta uno dei marker che più definisce il danno immunitario presente nelle malattie neoplastiche avanzate.
Di qui il consolidarsi dell’ipotesi che tramite l’asse neuro endocrino si ottenga una stimolazione e riequilibrio del sistema immunitario dell’individuo praticante meditazione. Modifiche dell’organismo interessano l’apparato cardiocircolatorio con riduzione della frequenza del battito cardiaco, della pressione arteriosa, miglioramento del flusso linfatico e conseguente migliore perfusione di tessuti ed organi. Riduzione della frequenza degli atti respiratori con conseguente riduzione del consumo di ossigeno e quindi riduzione del fabbisogno energetico, riduzione della tensione muscolare. Accelerazione dei processi di guarigione postoperatoria, riduzione della percezione del dolore fisico, possibile scomparsa di sintomi da stress, tensione nervosa, insonnia ed emicrania e ridotta dipendenza da sostanze tossiche (abuso di farmaci, alcool, tabacco e droghe). 

Le recenti scoperte inerenti la complessa natura del sistema nervoso enterico, comparso ai nostri occhi con la complessità funzionale ed organizzativa di un secondo cervello per i numerosi tipi di neuroni attivi (14 tipi diversi rilevati finora) ed almeno 26 neuro trasmettitori diversi, riportano l’attenzione agli effetti della meditazione sulle patologie cosiddette psicosomatiche ed in particolare manifeste a livello gastroenterico, inteso come controllo e guarigione. 

Si associano altri effetti riportati di grande interesse quali: sviluppo della creatività, rafforzamento della volontà e della determinazione, maggiore lucidità mentale, aumento della memoria e della intelligenza, intesa come QI e come intelligenza emotiva, superamento di paure e fobie, la comprensione del ruolo della sofferenza nel proprio vissuto e quindi del Karma, lo sviluppo della intuizione, il contatto profondo con il proprio Sè e l’Unione, infine la gioia di vivere una vita ricca e appagante. 

È importante ricordare come l’esperienza meditativa sia assolutamente soggettiva. È in via di comprensione l’alchimia della meditazione, si può addirittura obiettivare lo stato meditativo con diverse tecniche d’indagine, EEG ad esempio, ma allo stesso tempo, imparato il percorso, il lavoro è individuale e la sola pratica regolare porta alla scoperta interiore e alla via della conoscenza. Molteplici osservazioni ci indicano un sistema molto complesso di meccanismi che sottintende ad un corretto o patologico funzionamento del nostro organismo che richiede continui approfondimenti, ma ci indica anche come la introduzione di una così antica disciplina sia in grado di modernizzare e completare le nostre conoscenze arricchendoci anche di mezzi per controllare l’attività apparentemente anarchica di un sistema nervoso centrale ed infine autonomo che in realtà così autonomo non è! 

Le caratteristiche sopra elencate, associate ad osservazioni inerenti la efficacia di SY nei pazienti oncologici, riportate in letteratura quindici anni orsono dal Prof Rai, eminente fisiologo, hanno motivato la introduzione di Sahaja yoga nel percorso di studio e ricerca scientifica promossa dal modulo di oncologia palliativa integrata dell’ADO di Ferrara.

Dicembre 2006-12-12

Dr Ivano Hammarberg Ferri
medico chirurgo
spec. oncologia medica
omotossicologo
esperto medicine integrate
consulente CEL