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19 gennaio 2009

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Meditazione &Autoindagine



L’autoindagine è una pratica capace di facilitare la consapevolezza del Sé che fu raccomandata da Sri Ramana Maharshi, uno tra i più grandi Maestri Spirituali apparsi in India nella prima metà del ‘900.

“Egli suggerì diversi metodi e per favorire questo processo di osservazione ed analisi del Sé ci si poteva chiedere: "Chi sono io?", oppure: "Da dove viene questo io?" ma lo scopo ultimo era di essere continuamente consapevoli dell"'io" che presume di essere responsabile di tutte le attività del corpo e della mente.

Nei primi stadi della pratica, l'attenzione al sentimento "io" è un'attività mentale che prende la forma di un pensiero o una percezione.

Man mano che la pratica si sviluppa il pensiero "io" lascia spazio ad un sentimento dell'"io" sperimentato soggettivamente e quando questo sentimento cessa di collegarsi e identificarsi con i pensieri e gli oggetti, svanisce completamente”.

(Tratto da “Sii ciò che sei” –Ramana Maharshi ed il suo insegnamento, Ed. Il Punto)

CAPITOLO VII. L’autoindagine

1 Il settimo capitolo registra l’eccellente conversazione tra Karshni della discendenza di Bharadvaja e l’Acharya Ramana

2 In che cosa consiste l’autoindagine? Quale il suo effetto? Possono ottenersi risultati migliori con altri metodi?

3 Il pensiero "io sono" si dice essere l’essenza di tutti i pensieri. Ricerca la sorgente di questo pensiero.

4 Questa è l’autoindagine e non lo studio critico delle scritture. Quando si insegue la sorgente l’ego si fonde con essa.
5 Solo il Sé rimane in tutta la sua perfezione e pienezza quando l’ego, che è un suo riflesso, si fonde in esso.

6 Il risultato dell’autoindagine è la cura di tutte le sofferenze. Non c’è nulla di più grande di questo.

7 Con pratiche differenti dall’autoindagine sono possibili meravigliosi poteri occulti. Ma anche se uno raggiunge tali poteri, in fine è solo l’autoindagine che conduce alla liberazione.

8 Chi può considerarsi adatto per l’autoindagine? E’ possibile riconoscere la propria predisposizione?

9 Colui la cui mente è stata purificata dalle pratiche spirituali o da meriti accumulati
in vite passate, colui che ha disinteresse per il corpo e per gli oggetti dei sensi, è adatto a questa ricerca.

10 Colui il quale prova disgusto quando la mente si deve muovere tra gli oggetti dei sensi ed è consapevole della transitorietà del corpo, è detto competente per l’autoindagine.

11 Si può riconoscere la propria predisposizione attraverso questi segni: sensazione della transitorietà del corpo e distacco dagli oggetti dei sensi.

12-13 Per chi è maturo per l’autoindagine attraverso la discriminazione ed il non
attaccamento, sono utili le preghiere, i lavacri ad ore stabilite, il mantenere un fuoco sacro, il servizio devozionale a Dio, i canti, i pellegrinaggi e i sacrifici, la carità, le austerità?

14 Per i principianti competenti con leggeri attaccamenti tutte queste azioni rendono la mente progressivamente pura.

15 Azioni virtuose del corpo, della parola e del pensiero distruggono le opposte attività del corpo, della parola e del pensieri

16 L’attività dei maestri maturi che hanno mente assolutamente pura, è benefica per il mondo.

17 I maestri realizzati non si fanno coinvolgere dalle attività devozionali per paura o per seguire ingiunzioni spirituali. Le loro azioni sono per il bene e per l’istruzione degli altri.

18 Azioni meritevoli, fatte senza attaccamento e senza senso di differenza, non ostacolano l’autoindagine.

19 Non svolgere le azioni prescritte non è un peccato per il saggio. Perché l’autoindagine stessa è la più meritevole e più purificante delle azioni.

20 I saggi paiono cadere in due categorie, quelli che rinunciano all’azione per una comunione solitaria e quelli attivi per il benessere degli altri.

21 Signore dimmi se ci sono altri sentieri per la liberazione differenti dall’autoindagine? Questi sentieri sono diversi o la stessa cosa?

22 Altri sentieri si sforzano di raggiungere qualcosa, l’autoindagine cerca colui che fa lo sforzo. I primi ci mettono più tempo, ma alla fine portano alla conoscenza del Sé.


23 La meditazione su di un solo pensiero porta alla stabilità della mente e tale stabilità porta al Sé

24 Chi medita giunge al Sé senza rendersene conto. Colui che indaga si perde nel Sé coscientemente.

25 I più eccelsi oggetti di meditazione, siano Dio o qualcosa di sacro, si fondono alla fine nel grande fuoco del Sé.

26 Lo scopo della meditazione e dell’autoindagine sono uno. Il primo raggiunge l’immobilità attraverso la contemplazione, il secondo attraverso la conoscenza.

http://www.vidya.org/newsletter/05febbraio/ramanagita_04_07.htm