“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

6 novembre 2009

I segreti dei movimenti sufi


A cura di Haji Muzaffar Usmanov, è continuatore della linea Naqshabandiyya presso l’Accademia dell’Ontosufismo (Russia). È specializzato in medicina e psicologia.
Perché non possiamo vedere il vento?
Per non spaventare qualcuno.
I Sufi credono che vi siano persone dotate di ragione, anima e spirito, ma che vi siano anche degli individui incapaci di pensare autonomamente e di ascoltarsi amando la vita in ogni parte dell’organismo.

La natura ha concesso all’uomo il dono della parola. Anche il pappagallo può parlare, ed è persino possibile che il corvo imperiale possa imparare ad esprimersi. La scimmia può bere una tazza di tè, sbucciare la banana, può persino fumare e disegnare delle semplici immagini. Questo non significa che siano pari all’uomo!

Gli animali non hanno le stesse percezioni umane! L’uomo è capace di avvertire delle sensazioni definite e di sperimentarle, ripeterle, trasformarle, rafforzarle ed indebolirle. Potenzialmente, egli n’è consapevole e lucido.

Nell’uomo c’è tutto, perché somiglia a Dio. Rappresenta la sostanza energetica: può accumulare l'energia, custodirla e aumentarne l'intensità. Le malattie sono provocate da energia impropria. È necessario distribuire l'energia regolarmente ed imparare a raccoglierla in sé stessi. Sta in ciò il senso d’alcuni esercizi come il “Nab”, le “Ali dell’Angelo”, il “Giardiniere”, la “Forbice” ed il “Funambolo”.

Com’è stato più volte indicato nelle pagine della nostra opera, il trattamento Sufi delle molteplici malattie si basa su di un approccio olistico alla persona: noi non trattiamo qualche “infezione” in particolare, ma armonizziamo tutti i processi vitali dell'organismo.

In ogni movimento c’è un segreto, il cui significato è nascosto, e lo si può indovinare solo osservandolo attentamente, operando e riflettendo. I Sufi hanno cifrato la significazione occulta dei movimenti nei simboli della scrittura araba. Perché? Perché in questo modo non era possibile cambiare i movimenti stessi nei vari trasferimenti da una persona all’altra.

Questi movimenti potevano essere eseguiti per tre motivi: per il rilassamento, per la terapia e nel combattimento singolo. Le differenze stanno nella loro velocità d’esecuzione. Quando li feci vedere a mio fratello (è secondo dan di karaté), disse: “possono essere usati effettivamente per difendersi!”


Ma all’onorevole lettore, probabilmente, interesseranno i primi due scopi. Ecco perché è necessario eseguirli a ritmo lento (per il rilassamento) o medio (per il trattamento terapeutico). Se volete cagionare degli effetti salutari eseguendo determinati movimenti, concentrate l'attenzione sull’organo malato e trasmettetegli delle sensazioni gradevoli.

Il Movimento Adamo

Si raccomanda l’esecuzione di una serie di movimenti ADAMO prima dell’esercitazione completa.

“A” 
La posa diretta in piedi.

È la postura iniziale, la prima. Il suo significato è 1, “Io sono”, “A”, “ADAMO”, ed è rappresentato nel modo seguente:



In posizione eretta, le mani sono lungo il corpo. Poi, entriamo nello stato mukashafa. Gli occhi sono leggermente socchiusi. Concentrandoci sulle sensazioni corporali, sperimentiamo un senso di completezza.
Le percezioni dobbiamo farle salire dai piedi all’organo malato. Il tempo d’esecuzione è di circa 6-7 secondi.

Possiamo osservare liberamente i cambiamenti sensoriali che avvengono nel corpo (fig. 60). 

“D” 

La postura della sottomissione. Ricorda la lettera latina D (fig. 61). Dalla posizione di partenza A pieghiamo il corpo in avanti. La schiena dritta, le mani poggiano sulle ginocchia. Lo sguardo è diretto alla punta dei piedi. La respirazione è lenta, tranquilla, il pensiero è diretto all’area dell’organo malato. Sentirete come cambia la circolazione del sangue.

Questa postura fa ricordare alla persona che per apprendere e capire deve sottomettere umilmente il proprio Io alla potenza dell’Altissimo, perché la verità gli è necessaria. Così, questo simbolo è caratterizzato dall’inchino a Dio. 

“A”



Dopo 6-7 secondi ritorniamo nella posizione di partenza A. Piacevolmente, inspirate ed espirate. Osservate il vostro stato. Mentalmente, rilocalizzatevi sull’organo disturbato (fig. 62).

“M”

Il movimento finale della serie ADAM (fig. 63). C’inginocchiamo e ci prosterniamo in avanti. Il peso poggia sui gomiti. La distanza dalle ginocchia ai gomiti è approssimativamente di 80 centimetri per gli uomini e di 20 centimetri per le donne.

Questo movimento è uno dei più antichi, e rappresenta uno dei primi tentativi per ripristinare la salute.

Sentiamo uno sforzo gradevole nella regione dei reni. È la sensazione di piacevole sottomissione ad una forza salutare. I tempi d’esecuzione sono ugualmente di 6-7 secondi. Perché quest’intervallo? È precisamente il tempo impiegato per l’osservanza della preghiera (Salat).

Per assimilare i metodi Sufi è necessaria una forte volontà. Non sempre è possibile suscitarla: per questo motivo nella nostra tradizione si elaborarono delle posture speciali, le quali permettono in pochi minuti di entrare nello stato necessario atto a percepire pienamente l’informazione proposta, per l’adempimento preciso di specifiche azioni.

La postura imposta la direzione del pensiero. Per esempio, noi tutti conosciamo l’atteggiamento che assume uno studente impreparato, il cosiddetto scaldabanco quando nasconde le mani dietro la schiena o allungandosi le maniche, insulsamente china il capo ed ha lo sguardo perso. Adottate una simile postura e vedrete che vi sarà difficile ricordare anche ciò che conoscete molto bene.

A scuola, osserviamo che quando gli studenti si trovano in difficoltà a rispondere alle domande, socchiudono gli occhi, o guardano in alto, o cercano qualcosa sul pavimento davanti a loro.

Nessuno glielo ha insegnato, lo fanno naturalmente. Gli antichi Sufi, hanno rivolto la loro attenzione a questi comportamenti giungendo alla conclusione che quando la testa è sollevata all’indietro e poi ridiscende in avanti, si rafforza la pulsazione nel cervello, e di conseguenza, migliora il lavoro del cervello. I movimenti indicano che quell’uomo sta molto riflettendo: incrocia le mani sul petto, porta la testa all’indietro, sembra aggranchito - ma aiuta i suoi organi interni al lavoro del pensiero. Se osserviamo la statua del "Pensatore" scolpita da Rodin, comprenderemo lo sforzo intellettuale spinto al suo estremo.

È come se fosse unitamente raccolto, attivato.

“Il Giardiniere”
Questo è uno dei più antichi e dinamici esercizi Sufi.

Schiena dritta. Le spalle sono perpendicolari ai piedi. La mano sinistra è dietro la schiena (come il cavaliere nella danza del valzer). Immaginiamo di raccogliere colla mano destra una mela dall'alto (o una pera, o un taglio da cento dollari). Non dovete salterellare. Così, dalla punta del piede destro ci stiriamo verso l'alto contando ad alta voce: uno, due, tre, quattro... otto. Per ogni unità di questa numerazione, inspiriamo e tentiamo di avvicinarci al frutto proibito o immaginario. L'espirazione è fatta con sentimento d’amore e di piacere. L’altra mano “aiuta” anche il corpo ad innalzarsi. Il torace deve essere leggermente ruotato per sentire questo sforzo completo che comprende tutti i muscoli del corpo.



Se noi stiriamo semplicemente una mano pensando nel frattempo che ciò sia fine a sé stesso, ogni sforzo sarà vano, e tutta l’energia si disperderà. Dobbiamo sentire le sensazioni del corpo e dire: com’è piacevole la vita! O Signore, com’è gradevole quando schiocca qualcosa (o scricchiola o si stira) a livello della 7° vertebra toracica! (fig. 64)

Il “Giardiniere” risolve i problemi renali, della spina dorsale e contribuisce al trattamento della radicolite.

Finché non cambiamo le mani, c’esercitiamo in quest’esercizio.

La spremitura del succo Sufi
(il proseguimento del “Giardiniere”)

Il giardiniere ha raccolto l'uva. Adesso bisogna fare il succo (proprio così, il succo - per questo motivo i Sufi non lo bevono). In piedi, le mani sono lungo i fianchi. La schiena è dritta. I piedi sono più vicini della larghezza delle spalle. I

palmi delle mani sono paralleli al pavimento (le punte delle dita sono rivolte in avanti). La mano destra adesso spinge verso il basso. La gamba sinistra spinge sulla punta del piede, i piedi non si sollevano dal pavimento, ogni volta in modo

crescente radicandosi sempre più profondamente. Il corpo è mantenuto in piano, non c’incurviamo né in avanti, né all'indietro! Quando la mano

destra spinge verso il basso inspiriamo, espiriamo quando risale. Sentiamo la contrazione dei muscoli della spina dorsale.


Sorridiamo - perché quello che sta per accadere è davvero meraviglioso. Proverete la gioia nell'anima. 

Contiamo ad alta voce:
uno, due, tre... sette, e all'otto impegnamoci a tutto spiano a trattenere la respirazione. Poi, sorridendo espiriamo raddrizzandoci.
Siamo consapevoli che il lavoro mira all'armonico funzionamento del rene, poiché sono sollecitati i muscoli della regione lombare. Nella zona renale si accumulano una marea di paure e d’infondate emozioni. È nel corpo che annidiamo questi problemi. I sogni terrificanti, gli incubi “si posano” nei reni. Eseguendo correttamente questi due esercizi, noi risaniamo il loro funzionamento.

Cambiamo la posizione delle braccia e compiamo il “Giardiniere” con l'altra mano.

I Sufi ritengono che non bisogna lavarsi la faccia con la mano sinistra. Perché? Perché reputano che la mano destra spetti all'elevato e la mano sinistra al basso. Eseguendo questi esercizi, il caro lettore potrà armonizzare lo scambio energetico tra la parte destra e sinistra dell'organismo. Questo è il massaggio peculiare dei reni e della spina dorsale (fig. 65).

“La Forbice”
  • In posizione eretta, i piedi sono un po' più larghi delle spalle. Le mani sono all'altezza delle spalle, paralleli al pavimento. Adesso, lentamente ruotiamo a sinistra e all'indietro di 180 gradi, mentre i piedi restano negli stessi punti (non
  • nella stessa posizione). Cioè, adesso i piedi formano la lettera X, le mani altrettanto - lungo i lati.
Ci chiniamo e arriviamo con la mano destra al piede destro, mentre la mano sinistra è eretta verso l’alto al massimo. Facciamo in modo che il piede destro, la mano destra e la mano sinistra formino una linea comune. Ricordate ciò che Lenin disse: “Meglio meno, ma meglio”, ecco perché cerchiamo di fare il più possibile la Forbice - mica siamo stacanovisti del tè.

Lo facciamo con coscienza.


Ci pieghiamo e ad alta voce contiamo. Teniamo i muscoli in tensione durante l'inspirazione, e profondamente diventiamo consapevoli delle proprie sensazioni. Tiriamo i tendini sorridendo con grazia, armonia, sentimento, efficienza e ordine

Mentre espiriamo ci raddrizziamo ritornando nella posizione di partenza, e con un'espressione di gioia serena facciamo la "Forbice" dall'altra parte, cioè ruotiamo la spalla destra e con la mano sinistra ci stiriamo verso il piede sinistro, mentre il braccio destro è raddrizzato: uno, due, tre, quattro, cinque, … otto! Oplà!

Quest’esercizio mira all'armonizzazione delle zone di Makad (questa zona si estende da sotto l'ombelico fino al ginocchio. E' responsabile della potenza dell'area inguinale. Psicologicamente, vi è in essa un rispetto per l'organismo. Quest'area ha un suo zikr) e di Markab (la zona Markab corrisponde alla caviglia o all’articolazione tibio-tarsica responsabile del movimento. Le micosi e i dolori ai piedi appaiono in quest'area. 

Quest'area ha un suo zikr) e alla risoluzione dei loro problemi (fig. 66).

“Le Ali dell'Angelo”

Incrociamo le mani davanti a noi stessi facendo in modo che i palmi siano appoggiati sulle spalle e che il punto d’incrocio delle braccia si trovi sul plesso solare. (fig. 67). Il braccio destro è sul braccio sinistro. Il piano delle due braccia è parallelo al piano del corpo. La schiena e le spalle sono dritte, i piedi hanno la larghezza delle spalle.









Inspirando, i gomiti sono agevolmente sollevati finché gli avambracci sono paralleli al pavimento, cioè assumiamo la forma di uno scheletro. Sentite l'aderenza delle scapole! Le mani sono tese. I palmi delle mani li portiamo gradualmente all’altezza della testa, poi c’espandiamo, tendiamo le braccia in alto. I palmi sono rivolti al cielo. Sperimentiamo un sentimento di venerazione... Inspiriamo e tratteniamo la respirazione. Dai lati facciamo scendere le braccia e simultaneamente chiniamo il corpo, ma non eseguiamo la genuflessione. Espirando torciamo i tendini delle mani (la mano sinistra in senso orario, la mano destra in senso antiorario). Percepiamo la tensione nei muscoli delle mani. Inspirando "torciamo" le mani, mentre espirando ci raddrizziamo ritornando nella posizione di partenza.

Quest'esercizio è rivolto al rafforzamento del sistema immunitario. L'esecuzione regolare delle "Ali dell'angelo" permetterà di evitare le antipatiche infezioni virali e le malattie reumatiche. È raccomandato di includerli tra gli esercizi mattutini e di eseguirli per 8 giorni di fila.

Ricordiamoci del nostro stato d'animo. Riempiamo con un sentimento di piacere l'area del corpo in cui sentiamo una tensione.

Chiniamoci più in basso possibile. Ogni volta cerchiamo di perfezionare i movimenti delle “Ali dell'Angelo” nettamente.

Commento

Si può eseguire una prima volta quest'esercizio respirando liberamente. Poi, si dovrebbe fare una pausa tra i movimenti principali della durata approssimativa d’otto secondi. Inspiriamo e tratteniamo il respiro.

L'esecuzione per scopi terapeutici di quest'esercizio è raccomandata ogni giorno o per un certo numero di giorni, o per qualche anno, ma la sua profilassi è d’otto giorni. Le persone con la pressione arteriosa alta non dovrebbero piegarsi. Per il resto, tutto è valido.

È necessario ricordare l'importanza dell'esecuzione di questo movimento nello stato mukashafa.

Il movimento nascosto della “Mano Invisibile”: l'attivazione del “Sesto Senso”

Quest'esercizio si riferisce ai movimenti cosiddetti nascosti e permette di conseguire salutari e piacevoli sensazioni di benessere. È buona cosa compierlo prima di dormire.

In piedi o seduti (come vi è più comodo), flettete un braccio all'altezza del gomito. L'articolazione ulnare è parallela al pavimento, a livello della cintola. Il palmo è sollevato dalla punta delle dita rivolte in alto e dirette in avanti. Le dita sono separate. Gli occhi sono aperti.

Piano piano facciamo scivolare la mano in avanti. La mano in posizione eretta si trova a livello della spalla, il palmo è

rivolto in avanti (come se respingessimo qualcosa). Le sensazioni sono acuite al massimo, le percepiamo come un flusso d'aria passante tra le dita. Abbassiamo la mano.

Chiudiamo gli occhi ed immaginiamo il movimento della mano oltre la distanza effettiva esistente dalla spalla al palmo.

Immaginiamo questo movimento, lo sentiamo in ogni punto della mano, nel centro del palmo, nelle dita. Proviamo a tendere la mano "invisibile" il più lontano possibile, tastando gli oggetti, il muro, la gente circostante.

Proviamo ad eseguire l'esercizio con la mano sinistra e destra alternativamente, definendone le differenti sensazioni tra l'una e l'altra.

“La mano Invisibile” è consacrata all'aumento della sensibilità dell'organismo. I Sufi eseguono quest'esercizio alle due di notte per l'obiettivo specificato.

Commento

Poiché non è eseguibile subito in maniera corretta, è necessario compiere una preparazione. Prendete un qualsiasi oggetto, percepitene il peso, la temperatura, la dimensione e così via. Riponete l'oggetto al suo posto e poi ripercepite nuovamente queste sensazioni, solamente con la mano invisibile.

Lo sviluppo della sensibilità aiuta ad interpretare meglio i sogni. Ecco perché i Sufi lo eseguono durante la notte.

Una volta un mio cliente, un alto funzionario di stanza in Uzbekistan (frequentò un mio corso di massaggio Sufi), dopo aver praticato quest'esercizio fu in grado di spiegare esattamente il sogno. Si vide in sogno mentre andava in automobile, ma al posto del vetro frontale c'era un armadio. Disse: “Questo sogno rivela la mia nomina a dirigente dell'industria del legno” (divenne ministro dell'economia forestale). Quindi andò via. Questo è solo un aspetto delle proprietà oniriche.

L'aumento della sensibilità contribuisce allo sviluppo delle facoltà premonitorie, cioè a sentire gli eventi.

È raccomandato di esercitarsi alla “mano Invisibile” nel settimo giorno della serie settimanale.

“Il Ginn che esce dalla bottiglia”

La preparazione.

Prima dell'esecuzione di quest'esercizio, è necessario massaggiare un po' le mani ed i piedi riscaldandoli.


Levarsi in piedi, raddrizzare le spalle. Immaginiamo di avere qualche fardello nelle due mani. Sentiremo la tensione, tratteniamola. Non dimentichiamo che la schiena deve essere dritta.

Aumentiamo gradualmente il carico. “Avvertiamo” l'aumento del peso su tutta la spina dorsale. La colonna vertebrale è come se fosse “compressa”, le mani ed i piedi si sforzano sempre più.

Perveniamo allo sforzo massimo - il “carico” è molto pesante! È il peso limite sopportabile dalla colonna vertebrale, dalle mani e dai piedi! Piano piano, abbassiamo lentamente il fardello, le spalle sono all'insù.


La fase principale
In posizione eretta, le mani sono lungo il busto, cerchiamo di raddrizzare il corpo per quanto sia possibile. Stiriamo la schiena verso l'alto completamente, ma non solleviamo le punte dei piedi, le quali poggiano a terra.

Cominciamo ad alzarci gradualmente sulle punte e stiriamo tutto il corpo più in alto possibile.

Dopo aver raggiunto il punto d’allungamento massimo, discendiamo bruscamente coi talloni sul pavimento. Di colpo, sentiamo la vibrazione salire lungo la spina dorsale. Indi, ci rialziamo prima sul piede sinistro e poi sul destro, alternativamente. Quando siamo sulla punta di un piede, l'altro poggia sulla superficie del pavimento.

Focalizziamo l'attenzione sulle vibrazioni. Questa sensazione deve essere naturale, spontanea.

Ogni fase è eseguita almeno tre volte - finché raggiungiamo e sperimentiamo facilmente la sensazione della vibrazione.

Adesso tenteremo "di produrre il “Ginn”. Ma prima leggete attentamente la discrezione di quest'esercizio, esercitatevi in ogni movimento singolo, prima di compierlo con sicurezza e scioltezza. Ed infine eseguite tutta la pratica in extenso.

Alzarsi in piedi, le spalle sono dritte. Mantenendo un portamento ritto, sposteremo il peso corporeo su di un lato del piede destro e sulla parte interna del piede sinistro. La pianta del piede destro è rivolta verso il piede sinistro, mentre la pianta del piede sinistro è rivolta all'esterno. Piegare al massimo le caviglie (articolazione tibio-tarsica).










Per qualche secondo teniamo in tensione le caviglie. Poi, la posizione dei piedi è messa al contrario - la pianta del piede sinistro è rivolta verso il piede destro, mentre la pianta del piede destro è sollevata verso l'esterno.

Molte volte, dondolandosi, si cambia la posizione del corpo. Avvertiamo lo spostamento di tutto l'organismo.

Stando in piedi sul lato esterno del piede destro e sulla parte interna del piede sinistro, sentiamo la tensione nelle giunture delle caviglie (articolazione tibio-tarsica) e nelle ginocchia (un maggiore sforzo si dovrebbe sentire nel compartimento femoro-tibiale stando sul lato esterno del piede), mentre il busto flette leggermente verso il piede che appoggia sul lato interno.

Si cambia posizione dei piedi e, di conseguenza, cambiamo i punti d’applicazione del carico. Dondoliamo leggermente, creando con tutto il corpo un moto ondulatorio.

Il piede poggia sul lato esterno che fa da appoggio. La tensione è mantenuta nella caviglia, nel ginocchio e nell'articolazione coxofemorale. Il busto flette dal lato opposto.

Dondolandosi da parte a parte, si sente la vibrazione salire dai piedi alla testa - come se da voialtri uscisse il Ginn! (fig. 68).

Commento

Generalmente, l'inerzia è diretta in basso. Il senso di questi movimenti consiste nel dirigerla verso l'alto: si parte dai piedi ed attraverso l'articolazione coxofemorale sale lungo la spina dorsale. La vibrazione è sentita simile a quella prodotta da un arco che scocca una freccia.

Esercizio “Nab”




In posizione eretta, la schiena è dritta, il mento è un po' sollevato, le mani pendono liberamente. I piedi sono leggermente più larghi delle spalle (fig. 69-70). Il tronco è un po' spostato in basso, la gamba sinistra è piegata, le braccia sono tese e parallele, i palmi sono rivolti l'uno verso l'altro. Disegnare con le mani un arco partendo dal piede sinistro e passando lungo la linea del corpo si arriva a sollevarsi in punta di piedi; le braccia alzate sono parallele alla spina dorsale. Dopo, “disegniamo un codino in basso” dalla parte sinistra. Le mani ripetono la linea della lettera spostandosi un po' a sinistra; il busto flette rispetto all'asse del corpo e la gamba sinistra è piegata, mentre la gamba destra è dritta. Il palmo della mano sinistra è rivolto a sinistra, invece il palmo della mano destra è rivolto verso l’alto.









Ritorniamo nella posizione di partenza, le braccia sono piegate; le mani si trovano pressapoco a livello della cintura, i palmi sono leggermente rivolti verso di sé e all'insù.

Il busto è eretto, lo flettiamo a destra, e le braccia sono tese obliquamente fino al loro limite massimo. Questa posizione è resa stabile dallo sforzo del ginocchio destro e della gamba sinistra tesa e dritta. Da questa postura, iniziamo un movimento di braccia che tracciano un arco.

Nel processo di movimento delle mani, il centro di gravità trovandosi nel ginocchio destro è trasferito nel ginocchio sinistro, mentre la gamba destra si raddrizza. La plasticità di questi movimenti delle mani e dei piedi deve essere fluida. Questa fluidità avviene con armonia e completa coscienza.









Ritorniamo nella posizione di partenza (le braccia piegate, le mani sono davanti). Dalla posa iniziale il tronco è girato a destra, le mani le allarghiamo sui fianchi, i palmi sono rivolti all'esterno come se ci disgiungessimo dall'aria. La gamba destra è un po' piegata ed è in tensione nel ginocchio, mentre la gamba sinistra è dritta e tesa. Questa posizione è una specifica mossa della prima parte dell'esercizio “Nab”.

Ritorniamo alla posizione di partenza.

Dal punto finale della prima fase si passa alla posizione di partenza (con le braccia piegate all’altezza dei gomiti).


Poi, lentamente, alziamo le braccia all'altezza delle spalle e facciamo simultaneamente un passo indietro colla gamba sinistra di 90 gradi, finché i piedi siano in linea; il tallone sinistro è rivolto verso il tallone destro, le punte dei piedi all'esterno. Stando in questa posizione, dondoliamo il busto in avanti e all'indietro. Nello stesso tempo, quando il tronco è flesso all'indietro, le mani sono spostate in avanti; e viceversa, quando il busto è mosso in avanti, le mani sono rimandate un po' all'indietro (fig. 71).

Tramite le mani percepiamo la sensazione del flusso, ma le dita non devono essere tese.

Dondoliamoci tre-quattro volte.

In seguito, col piede destro facciamo un passo a sinistra, le parti interne dei piedi sono rivolte l'una verso l'altra, i talloni sono in linea. Il corpo ritorna al suo punto di partenza, ma rigirato di 180 gradi.

Commento

“Nab” è un esercizio mirato ad armonizzare lo scorrimento dell’energia nell’organismo. Questo movimento è compiuto sequenzialmente dalla parte destra e sinistra.

Il funambolo – 1

Quest'esercizio è una verifica speciale di come abbiamo imparato gli esercizi precedenti di riattivazione dell’organismo. Se non possiamo eseguirli completamente, significa, che non abbiamo raggiunto l’armonia corporale e che bisogna lavorare ulteriormente. È raccomandato di fare il funambolo dopo tutti gli esercizi di autodiagnosi. Aiuta anche nella prevenzione dell'anemia.



Un’esecuzione ben riuscita di quest'esercizio è legata direttamente alla nostra capacità di “disattivare la testa”. È in qualche modo, l'obiettivo di questa pratica. Compiendo il “Funambolo”, sviluppiamo l'intuito e raggiungiamo l'autocontrollo. Usando la terminologia Sufi, si può sostenere che lo scopo del “Funambulo” – è di creare amicizia tra il Sultano ed il popolo.

Immaginiamo davanti a noi sul pavimento una linea bianca. I due piedi sulla stessa linea, uno davanti all'altro. La distanza tra i due piedi è grosso modo di mezzo piede (o un palmo). Teniamo il centro di gravità strettamente al centro. Le mani sono tese davanti e parallele al pavimento, i palmi sono rivolti verso il basso. La testa è rovesciata all'indietro. Manteniamo l'equilibrio. Le braccia sono alzate in alto (la testa continuiamo a tenerla rovesciata). Controlliamo i piedi, osserviamo l'equilibrio. Chiudiamo gli occhi. Riusciamo a stare in equilibrio? Ecco.

Cambiamo la posizione dei piedi (quello che si trovava davanti, passa dietro). Le braccia sono in alto, la testa è sollevata all'indietro, gli occhi sono chiusi. Lentamente abbassiamo di lato le due braccia fino all’altezza delle spalle. I palmi devono essere assolutamente rivolti in alto. Avete dimenticato il sorriso? (Si, noi siamo dei tiranni, ma dei tiranni buoni...) La respirazione è regolare, tranquilla. Gli occhi sono chiusi.

Quest'esercizio è un tesoruccio per coloro che soffrono d’insonnia. Eseguiamolo per 10-15 minuti prima di addormentarsi (più gli altri esercizi) e vedrete come dormirete... sul pavimento (fig. 72). Talvolta, quest'antico esercizio Sufi è chiamato dalla gente moderna l'Antistress.

Il funambolo – 2

La seconda variante è compiuta come nel caso precedente, cambiamo solamente la posizione delle mani. Le mani sono tese direttamente davanti a noi, ad angolo retto rispetto al tronco. La testa è rovesciata all'indietro. In pochi secondi siamo nella posa e dopo alziamo lentamente le braccia in alto. Chiudiamo gli occhi. Manteniamo l'equilibrio sulle due gambe!

L’inchino Sufi






Si testimonia riconoscenza e gratitudine all'Altissimo per i minuti trascorsi nell'esecuzione dei vari esercizi di lavoro interiore, effettuando un inchino Sufi (fig. 73). Pieghiamo le braccia a crocifisso - formando il punto d'intersezione davanti al plesso solare. Collochiamo il polso destro su quello sinistro. Le braccia sono parallele al torace. Con una sensazione interiore colma di tranquillo raccoglimento c’inchiniamo in avanti, la spina dorsale è dritta. Inclinati, le braccia sono gradualmente allargate ai due lati. Lo sguardo è concentrato sulla punta dei piedi.

Eseguiamo l'inchino Sufi ogni volta dopo un gruppo d’esercizi.

I Sufi si salutano e si congedano l'un l'altro compiendo quest'inchino.






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