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17 novembre 2009

Risonanza & Sincronicità


La parola “RISONANZA” deriva dal latino RESONARE, che significa RISUONARE, cioè ripetere un suono o, in altre parole, una vibrazione. Nella fisica, la risonanza è definita come il processo che facilita un trasferimento d’energia tra due sistemi vibratori (il sistema sorgente e il sistema risonatore) che oscillano con una frequenza di vibrazione uguale o vicina, e che ha come effetto l’aumento dell’ampiezza delle vibrazioni del sistema risonatore.

Nel caso in cui il sistema risonatore abbia una frequenza di vibrazione perfettamente uguale a quella del sistema sorgente, l’ampiezza delle vibrazioni del sistema risonatore aumenta considerevolmente verso un valore massimo caratteristico. In assenza di fenomeni d’inerzia, l’ampiezza delle vibrazioni del sistema risonatore diventerebbe infinita.

Ma la risonanza non è un fenomeno specifico del campo della fisica. Infatti,tutto quello che esiste nell’universo vibra ad una certa frequenza specifica (o a più frequenze nel caso di sistemi complessi, come nel caso dell’uomo) e dunque tutto entra in interazione con tutto in funzione del livello di vibrazione specifico e in una misura più o meno importante.

La modifica della frequenza di vibrazione del sistema risonatore (in questo caso un essere umano) permette la connessione ai diversi sistemi sorgente esistenti nel macrocosmo. 

Grazie alla legge di risonanza è possibile spiegare come mai due oggetti o fenomeni apparentemente completamente indipendenti possono entrare in interazione in modo selettivo, venendo cosi inglobati o integrati nel grande “TUTTO”. 

Un’illustrazione dello stesso principio di risonanza lo possiamo ritrovare nell’opera esoterica “La tavola di smeraldo” di Hermes Trismegisto: 
“Tutto ciò che si trova in basso è identico a ciò che si trova in alto, e tutto ciò che si trova in alto è identico a tutto ciò che si trova in basso per rifare il miracolo dell’intero”.
In altre parole, questo testo ci rivela questo mistero fondamentale dell’Universo, dove la parte si riflette nel tutto e il tutto nella parte. Questa antica conoscenza è stata recentemente confermata dalla teoria olistica. Secondo questa teoria, l’Universo è definito come un gigantesco ologramma – un ologramma nel quale ogni parte, anche la più piccola, contiene la stessa informazione di tutto l’Universo. 

Di conseguenza, i legami che uniscono tutti gli oggetti, i fenomeni, gli esseri, i processi psichici e mentali (ossia tutto quello che esiste nella manifestazione) avvengono sulla base del processo di risonanza.
Ritornando alla fisica, lo spettro delle frequenze esistenti nell’universo si divide in questo modo:
  • tra 0,00001 Hz e 20 Hz le onde specifiche della Terra;
  • tra 20 Hz e 20.000 Hz le onde sonore (udibili per l'uomo);
  • tra 20.000 Hz e 300 Ghz le onde radio;
  • oltre i 300 Ghz ci sono gli infrarossi, la luce visibile, gli ultravioletti, i raggi X e gamma
Secondo l’opinione dei ricercatori europei, la totalità delle frequenze di vibrazione del mondo fisico si sviluppano tra quasi zero e 10 miliardi di Terahertz; le frequenze del mondo astrale sono comprese tra 12X1032 Hz e 96X1039 Hz, e il piano causale è caratterizzato da frequenze ancora più grandi!

Risonanza è il nome dato al fenomeno di "comunione", vale a dire al trasferimento energetico ed informativo che compare tra due entità (esseri, fenomeni, cose, etc.) che hanno una vibrazione simile. Le connessioni che uniscono e sostengono aspetti diversi dell'universo hanno alla base il fenomeno della risonanza. Grazie a questa somiglianza, i fenomeni, gli oggetti o le energie sottili vibrano all'unisono, interagendo a distanza come apparati radio. Si sa che l'intensità e la chiarezza del suono della radio crescono in funzione della regolazione dell'apparecchio sulla frequenza più vicina a quella della stazione emittente.

La risonanza è un processo selettivo e reversibile, dinamico (nel senso che la risonanza è prodotta dal e al contempo produce il movimento); manifestandosi a distanza nel tempo e nello spazio. La risonanza è immateriale ed energetica (invisibile) e crea quello che noi chiamiamo un campo di risonanza. Non esiste un solo processo o fenomeno nella creazione che non sia sottoposto alla legge della risonanza.

Nel Macrocosmo esistono enormi sorgenti di energia, che emettono continuamente energia su una frequenza appropriata alle frequenze dell'universo interiore dell'essere umano. Per questa ragione troviamo nell'essere umano dei Centri energetici (Chakra) che sono dei veri ricevitori, in grado di entrare in vibrazione secondo la Legge della risonanza, stimolati dall'energia cosmica che sempre ci circonda. Questa risonanza ci arricchisce sotto gli aspetti energetico ed informativo e rende concreto il fatto che ognuno di noi è in contatto permanente con le fonti cosmiche di infinita energia.

Questo principio di risonanza può essere percepito e amplificato se si mantiene concentrata l'attenzione per poter percepire quanto più fedelmente possibile e mettere in risonanza il proprio focolaio energetico con la corrispondente fonte energetica del Macrocosmo. La continuità del processo di risonanza nel nostro essere può avvenire con una intensità massima soltanto nei momenti di concentrazione continua. L'ampiezza delle vibrazioni energetiche indotte e percepite in quel momento è l'onda che apporta l' armonia e le informazioni. La conoscenza è possibile grazie al fenomeno della risonanza.

Esplorando e dominando queste frequenze vibrazionali l'uomo può ottenere uno stato di esemplare armonia, riuscendo così ad essere il guaritore di sé stesso. Grazie a questo, l'essere umano può raggiungere un stato inalterato di salute e, ancor più, può giungere a conoscere molto bene sé stesso. Gli effetti più importanti della conoscenza di sé sono espressi in una celebre massima: "Conosci te stesso e conoscerai in questo modo l'universo con tutte le sue forze segrete".

Le tradizioni orientale e occidentale sono concordi sul fatto che la risonanza costituisce la base della conoscenza e del pensiero.

Da quanto fino ad ora presentato possiamo concludere che il fenomeno di risonanza è un processo selettivo e reversibile, dinamico (nel senso che la risonanza è prodotta dal movimento ed allo stesso tempo produce movimento), che si manifesta a distanza, nel tempo e nello spazio ed avviene in modo automatico. La risonanza è immateriale, energetica e crea quello che noi chiamiamo un campo di risonanza. Possiamo così affermare che non vi è neppure un solo fenomeno nella creazione che non sia sottoposto al principio individuale della risonanza.

Se una persona è aggressiva e piena di odio, al tempo stesso non è sensibile all'amore. Ognuno può percepire soltanto la realtà con cui si trova in risonanza.

L'ambiente a noi circostante ci comunica sempre quello che noi emettiamo. Se mentiremo, ci mentiranno. Se ci poniamo in risonanza con l'amore, parteciperemo a molto amore. Se viviamo con gioia, troveremo sempre qualcosa che ci dia gioia. Se risuoniamo con l'infelicità, per quanto possiamo essere molto ricchi, belli e sani, la nostra esistenza si rivelerà un susseguirsi di eventi infelici, che attiriamo per risonanza.

Cambiando il nostro modo di vedere le cose, l'ambiente che ci circonda ci restituirà la nostra immagine come uno specchio. Se cerchiamo di essere e rimanere sempre in risonanza con pensieri di amore, gioia, contentezza, forza interiore ed armonia, la nostra esistenza si trasformerà in maniera miracolosa.

Risonanza


La risonanza è quanto accade a fra questi metronomi:





Come si può osservare i metronomi sono disposti su di un piano "sos-tenuto" da due lattine. Le lattine si comportano da "amplificatori" e dopo poco tempo i metronomi tendono a sincronizzarsi, le onde entrano in risonanza, ovvero vibrano in sincronicità.


La risonanza è il fenomeno di amplificazione delle onde sonore che caratterizza i risuonatori: tale amplificazione è indotta da un impulso esterno trasmesso al risuonatore attraverso vincoli meccanici oppure attraverso l'aria, ed è tanto maggiore quanto la frequenza dello stimolo è vicina alla frequenza di risonanza naturale del risuonatore.

La risonanza acustica è, di fatto, un caso particolare di risonanza meccanica, ed è un principio su cui si basa il funzionamento di quasi tutti gli strumenti musicali.

Ogni sistema fisico che sia caratterizzato da frequenze proprie di oscillazione (si comporta cioè come un oscillatore armonico o come una sovrapposizione di più oscillatori armonici) può risuonare con una sorgente esterna.

Dal punto di vista fisico l'onda sonora viene assorbita dal risuonatore: ad alcune frequenze caratteristiche (che dipendono dal tipo e dalla conformazione del risuonatore, cioè essenzialmente dalla sua massa, rigidità ed elasticità ) l'energia non viene esaurita, ma si accumula ad ogni impulso, causando l'aumento di intensità sonora.

Un risuonatore acustico funge da amplificatore in quanto si creerà al suo interno una serie di vibrazioni caratterizzate da frequenze tipiche delle caratteristiche geometriche e meccaniche del risuonatore.

Il fenomeno della risonanza coinvolge sia l'elemento vibrante che il risuonatore, in maniera più o meno complessa a seconda della conformazione dello strumento.



Sincronicità


La sincronicità è un termine introdotto da Carl Jung nel 1950 per descrivere una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato.

La sincronicità è relativa quindi alle "coincidenze significative".


L'ipotesi del principio di sincronicità


Fenomeni di "coincidenze significative" avevano da sempre affascinato Jung. Già nel 1916, a pochi anni di distanza dalla sua defezione dal gruppo dei psicoanalisti fedeli al metodo scientifico-oggettivante e a Sigmund Freud, scriveva dell'opportunità di affiancare al principio di causalità quello finalistico:


« La causalità è solo un principio, e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito (la psiche) vive ugualmente di fini. »


Tali prime formulazioni di Jung sulla questione della sincronicità vennero in seguito approfondite attraverso il contatto con il pensiero filosofico orientale, oltre che con la riflessione su sorprendenti avvenimenti della sua stessa vita, sfuggenti ad ogni interpretazione razionale.


Jung distingue la sincronicità vera e propria dal mero "sincronismo" degli eventi che accadono simultaneamente, ma senza alcuna connessione di significato.


La vita di tutti i giorni ci propone spesso il tipo comune di sincronicità. Per esempio: pensiamo ad un amico, e lui improvvisamente ci telefona. Tuttavia accanto a queste ci sono anche misteriose sincronicità precognitive e chiaroveggenti.

Una prima teorizzazione: il tempo qualitativo


Per tentare di spiegare questi fenomeni di sincronicità, Jung dapprima elaborò il concetto di "tempo qualitativo". Il tempo qualitativo sembrava "spiegare" perché l'astrologia e altre forme di divinazione funzionavano. Jung tuttavia gradualmente abbandonò l'idea del tempo qualitativo.


La nuova fisica


Negli anni trenta del Novecento la fisica fu scossa e rivoluzionata da nuove idee, il Principio di indeterminazione di Heisenberg postulava l'impossibilità di una conoscenza perfetta delle quantità fisiche inerenti ad un oggetto. Fino allora si concepiva che esistessero dei limiti pratici, dovuti alla naturale imprecisione degli strumenti di misura ma Werner Karl Heisenberg postulava un principio ideale.

L'ipotesi era talmente rivoluzionaria ed inaccettabile da far pronunciare ad Albert Einstein la famosa affermazione che «Dio non gioca a dadi con l'Universo». Nella elaborazione epistemologica e teoretica successiva si è evidenziato che esiste un ambito, estremamente piccolo, indicativamente della dimensione di una particella elementare, in cui non sono valide le leggi della fisica classica, tale da far venir meno il principio di causa-effetto, almeno in questo ambito piccolissimo.

La casualità dei fenomeni radioattivi dipende da questo principio e consente idealmente di portare il paradosso della causalità dall'ambito infinitamente piccolo delle particelle all'ambito macroscopico del nostro mondo. Erwin Schrödinger elaborò un esperimento ideale, il Paradosso del gatto di Schrödinger, che divenne famoso ben oltre l'ambito della ricerca fisica. Queste rivoluzioni scardinarono il mondo della scienza più rigorosa e diedero origine alla fisica quantistica.

Alla fine del 1934 iniziò un interessante scambio epistolare con il fisico quantistico futuro premio nobel Wolfgang Pauli e con Ernst Pascual Jordan, insigne fisico tedesco. Queste comunicazioni tra i tre scienziati testimoniano il fervore di Jung nell'indagine sul parallelismo tra fisica e psicologia del profondo e in particolare sulla relatività delle categorie di spazio e tempo.

Alla fine del XX secolo, con lo svilupparsi delle teorie e delle formule matematiche legate alla teoria delle superstringhe e della possibilità di definire in termini matematicamente chiari l'universo conosciuto come multiverso, si sono sviluppate in alcuni studiosi nuovi filoni di indagine fisica e meta-fisica sulla sincronicità di particolari eventi non spiegabili in termini psicologici o fisici naturali, che sono stati catalogati come "fenomeni di isocronicità nello spazio degli eventi".

Le scoperte della fisica del ventesimo secolo hanno profondamente cambiato la visione della realtà naturale.

La teoria della relatività di Einstein ha dimostrato che la materia è una forma di energia e la meccanica quantistica ne ha evidenziato la natura "ondulatoria".

Per esempio l'atomo può essere descritto come un sistema formato da onde recanti energia ed "informazione": a questo livello la natura rivela la sua intima intelligenza.

Oggi sappiamo che l'attività mentale è dovuta a processi chimici e fisici che avvengono nel cervello e nel sistema nervoso, a livello molecolare, atomico e forse anche subatomico, cioè a livelli descritti dalla meccanica quantistica.

Le teorie più recenti della fisica intendono dimostrare che le quattro forze fondamentali (gravitazionale, elettromagnetica, nucleare forte e nucleare debole) sono aspetti di un solo "campo unificato", come era già stato ipotizzato da Einstein. Quindi è ragionevole cercare la relazione tra la mente dell'uomo ed il campo unificato, che è l'ambito fondamentale in cui avvengono i fenomeni quantistici..

Il corpo umano - inteso in senso olistico come un tutt'uno costituito da corpo e mente - è raffigurabile - e comprensibile - come un insieme di energie con frequenze vibrazionali ben precise e “funziona” in maniera normale e fisiologica fino a quando l'interscambio di informazioni tra le diverse frequenze vibrazionali resta invariato nel suo contesto naturale.

Il Campo Unificato e la Coscienza

L’indagine teorica ed empirica rivela che il campo unificato è fondamentalmente un campo di coscienza. Le qualità fondamentali del campo unificato - che sono intelligenza, dinamismo e consapevolezza - sono le caratteristiche che definiscono la coscienza.

Fisica e psicoanalisi


Jung non era nuovo alla tesi di un parallelismo tra scienza fisica e psicoanalisi: già nel 1928 in "Energetica psichica" aveva esaminato a fondo la contiguità tra fisica e psicologia postulando una stretta contiguità tra la nozione di energia nell'uno e nell'altro ramo del sapere. Le ricerche che Jung, al proposito, condusse negli anni a venire, rafforzarono in lui e non smentirono questo suo postulato ch'egli in quegli anni aveva intuito.

Negli anni trenta Jung incontra Wolfgang Pauli, un fisico austriaco premio Nobel nel 1945. Pauli è reduce dal fallimento del matrimonio e trasferitosi in Svizzera cerca un aiuto terapeutico. La terapia non avrà grande successo e Pauli l'abbandona ma i due si stimano ed iniziano una amicizia scientifica.

L'incontro tra Jung e Pauli generò il quarto escluso dalla triade della fisica classica: tempo, spazio e causalità, a questo quarto escluso è stato dato il nome di sincronicità. In analogia alla causalità che agisce in direzione della progressione del tempo e mette in connessione due fenomeni che accadono nello stesso spazio in tempi diversi, viene ipotizzata l'esistenza di un principio che mette in connessione due fenomeni che accadono nello stesso tempo ma in spazi diversi.

Nel 1952 Jung e Pauli pubblicarono due saggi nel un volume Naturerklärung und Psyche: il saggio di Pauli applicava il concetto di archetipo alla costruzione delle teorie scientifiche di Keplero; il saggio di Jung era intitolato "Sincronicità come principio di nessi acausali", dove per la prima volta lo psicologo definisce la parola.

Per sue stesse parole, si era limitato per venti anni fino allora ad accennarne solamente il concetto, perché riteneva di essere scientificamente impreparato. Nel saggio si tenta una analisi statistica di eventi acausali ma senza grande successo.

Lo stesso Jung è imbarazzato verso la comunità scientifica dell'indefinitezza del suo studio, ma tuttavia si sente pressato e giustificato dalle proprie esperienze personali che per lui sono da considerare evidenze empiriche, fenomenologie su cui lavorare con metodo scientifico.

Nella prefazione del saggio dice:

« [la sincronicità è ] ... un tentativo di porre i termini del problema in modo che, se non tutti, almeno molti dei suoi aspetti e rapporti diventino visibili e, almeno spero, si apra una strada verso una regione ancora oscura, ma di grande importanza per quanto riguarda la nostra concezione del mondo.