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17 novembre 2009

Spanda: La Risonanza Divina



Spanda, la suprema risonanza divina

Conformemente alla dottrina dello Shivaismo del Kashmir (shivagama), la Coscienza Suprema di Dio non è solo una coscienza "testimone", distante, "fredda" e completamente distaccata dal carattere effimero del mondo.

Di conseguenza, essa (la Coscienza Assoluta) non è solo conoscenza, ma rappresenta altrettanto l'aspetto di attività, che in questo caso è suggerito dall'esistenza di una vibrazione (risonanza) infinita, di una pulsazione eternamente creatrice che emana, sostiene e riassorbe in ogni momento tutti i mondi nella Manifestazione.

In questa prospettiva, l'elemento fondamentale è rappresentato dalla vibrazione.

Inoltre, il sistema filosofico, e allo stesso tempo pratico, della vibrazione nel quadro dello shivaismo del Kashmir, sorprende con un aspetto essenziale che si riferisce - così come possiamo intuire facilmente - al fenomeno della risonanza. Nei testi e nelle opere di quest’autentica dottrina della vibrazione, il termine risonanza non è menzionato in modo esplicito, ma la realtà e la comprensione profonda delle nozioni di un sistema simile impongono evidentemente questo termine, per una migliore e completa comprensione dei fenomeni che la Manifestazione nel suo insieme implica.

Questa filosofia ricerca il raggiungimento dello scopo ultimo nella vita di un essere umano, scopo che consiste nella liberazione spirituale attraverso la rivelazione, spontanea e totale, dell'identità del Sé Supremo Individuale con Shiva stesso (Dio Padre). D'altra parte, la scuola o dottrina della vibrazione, nel quadro dello shivaismo cashmiriano, mette l'accento soprattutto sulla sperimentazione totale della vibrazione o "pulsazione" della Coscienza

Così, l'essenza di questa scuola consiste nell'esperienza profonda, mistica e contemplativa che lo yogi illuminato vive in modo estatico, esperienza in cui la sua coscienza individuale si identifica ineffabilmente con la Coscienza Universale, Onnipotente e Vibrante di Dio Padre. 

Ogni tipo di attività nel Macrocosmo, così come ogni percezione, nozione, sensazione o emozione che nasce nel microcosmo dell'essere umano, e che ha origine e si sviluppa come una parte o una modalità di espressione del ritmo universale della Realtà Suprema, è proprio Shiva stesso (Dio Padre), il quale rappresenta, allo stesso tempo, sia il Puro Agente Cosciente (colui che agisce), sia Colui che Percepisce (l'osservatore) a livello dell'intera creazione.

In altre parole, la dottrina della vibrazione afferma che l'essere umano può rivelare che la sua vera natura è Shiva stesso, attraverso l'identificazione estatica con ciò che i saggi liberati dello Shivaismo chiamano Spanda. In un’espressione sintetica, Spanda si riferisce all'attività creatrice, pulsante e piena di dinamismo della coscienza assoluta di Dio Padre.

Attraverso di essa si manifesta il Supremo



I significati profondi di questo termine sono così importanti che devono essere analizzati con la più grande attenzione. Dal punto di vista letterario, Spanda significa "movimento" o "pulsazione" e spandana significa "una specie di movimento".



Tuttavia, sappiamo che ogni movimento ha luogo sempre in un ambito spazio-temporale, che è l’ambito finito della Creazione. D'altra parte, il Supremo Assoluto (Shiva o ParamashivaSpanda, nel caso del Supremo, non rappresenta nessun movimento di tipo fisico, nessuna attività psichica (come ad esempio il dolore o il piacere) e nessuna attività pranica (ad esempio la fame o la sete).



Essa (Spanda) è la stessa pulsazione dell'estasi infinita della Coscienza Divina (vimarsha), e la pulsazione della Creazione Divina e della sua Libertà assoluta (svatantrya). Commentando quest'aspetto, il grande saggio e liberato Abhinavagupta afferma: "Spanda Spanda è interpretata come "una specie di movimento" (kincit)". nell'accezione dello shivaismo del Kashmir) trascende tutte le nozioni di spazio e di tempo.

Per questo è una pulsazione divina, un’ascensione debordante della beatitudine spirituale nella chiara natura intima, essenziale del Divino, che include così tutte le successioni. Tuttavia, per permettere una visione concettuale più vicina a una possibile comprensione umana,


Dobbiamo però sottolineare che il termine "movimento" è impropriamente applicato nel caso del Supremo Divino, poiché Shiva non si "muove", ad esempio, né più in là né più in qua. In realtà, da questa prospettiva suprema trascendente, il movimento non significa nulla. Per questo motivo possiamo giustamente chiederci come possa essere applicato correttamente questo termine ("movimento") nel caso dell'attività del Supremo, poiché, com’è stato spiegato prima, Spanda significa "una specie di movimento".

Abhinavagupta precisa che l'espressione "una specie di movimento" si riferisce al fatto che "anche l'immobilità ci appare, di fatto, come un movimento", poiché, sebbene la luce divina della coscienza suprema non cambi mai, tuttavia (diciamo così) essa sembra mutare".

La conclusione è che l'immobilità stessa ci appare, di fatto, come una varietà della manifestazione nella Creazione. Spanda rappresenta quindi, essenzialmente, il dinamismo della coscienza spirituale, senza determinare in se stessa (nella coscienza) un qualsiasi movimento o modificazione, ma servendo tuttavia come causa sine qua non per tutti i tipi di manifestazione.

E’ la pulsazione dell'Estasi Divina.

La coscienza Divina Assoluta, che è Infinita e Perfetta, ha sempre la piena conoscenza di sé (vimarsha); questa conoscenza di sé è completa ed eterna, e rappresenta in un certo senso un'attività estremamente sottile, che significa lo stesso dinamismo della più alta spiritualità, dinamismo che non si riferisce (qui, a questo livello supremo) a nessun aspetto fisico, psichico o mentale.

Il Divino Assoluto viene chiamato allora anche Maheshvara, poiché rappresenta l'onnipresenza e l'immutabile conoscenza di sé (vimarsha), che è assolutamente libera e incondizionata, perfettamente pura, onnisciente e pienamente efficiente (attiva). Così, il termine "spanda" ci appare solo come un altro nome attribuito a questa divina e perfetta conoscenza di sé (vimarsha). Inoltre, nei testi della tradizione shivaita del Nord dell'India (Kashmir), sono menzionati molti sinonimi che si riferiscono allo stesso aspetto della conoscenza di sé del Divino Assoluto:
svatantrya (la libertà assoluta), vimarsha (la presa di coscienza sintetica ed estremamente efficiente), parashakti (l'energia Divina Suprema), sara (la natura essenziale immutabile), hridaya (l'anima spirituale del Divino Assoluto), spanda (la suprema risonanza divina creatrice) ecc.
In qualità di dottrina della scuola pratyabhijna, la dottrina del sistema spanda è apparsa e si è sviluppata nella regione del Kashmir, grazie ai testi e alle opere di autori (grandi saggi liberati) noti. In altre parole, i concetti dottrinali del sistema non sono apparsi in diversi testi tantrici anonimi, ma sono stati esposti e poi commentati in modo preciso e sistematico dai rappresentanti a capo dello Shivaismo del Kashmir. Il più profondo ed attivo in questo senso è stato il grande saggio liberato Kshemaraja, il quale ha manifestato un interesse speciale per lo studio, l'analisi dello sviluppo del sistema spanda nel quadro dello Shivaismo non-dualista del Kashmir.

E’ possibile affermare che le origini della dottrina spanda abbiano marcato praticamente l'inizio metodico del più elevato sistema spirituale esistente (lo shivaismo non-dualista del Kashmir), sistema che si è imposto tanto per la straordinaria complessità e profondità delle nozioni che esprime, quanto per il modo di trattare estremamente rilevante, raffinato ed astratto dei più alti aspetti riguardanti l'Assoluto Divino.

In questo contesto, consideriamo necessario presentare, in modo sintetico, l’insieme storico in cui le diverse correnti spirituali dello shivaismo hanno avuto nascita nella zona del Kashmir, riunendosi poi in quelle poche scuole fondamentali che definiscono questa prospettiva sulla spiritualità. Il nostro interesse riguarda però soprattutto la comparsa e lo sviluppo della scuola spanda, in modo da comprendere meglio le risonanze dottrinali che essa ha con le altre scuole dello scintoismo del Kashmir.

Insegnamenti scritti su una roccia





Secondo la tradizione shivaita (secondo le affermazioni di Kshemaraja), dagli anni 800-850 d.c. il grande saggio e liberato Vasugupta ha avuto una rivelazione divina in sogno. Durante questa rivelazione, lo stesso Shiva gli ha rivelato che su una delle rocce del monte Mahadeva del Kashmir egli (Vasugupta) avrebbe trovato inciso un messaggio spirituale, estremamente importante per l'intera umanità.


Vasugupta ha trovato facilmente il luogo indicato, ossia un’enorme roccia sulla cui facciata si trovava inciso un testo in sanscrito, testo che ha preso il nome di Shiva Sutra (gli aforismi di Shiva). Lo Shiva Sutra contiene 77 aforismi estremamente sintetici ed astratti, che condensano l'essenza dello shivaismo non-dualista.

Lo Shiva Sutra è considerato il primo testo del sistema shivaita del Kashmir. Per l’estrema concisione con cui viene presentato e per la comprensione molto ermetica degli aforismi che lo compongono, il testo Shiva Sutra è stato commentato da molti saggi; purtroppo, ai nostri giorni si sono conservati solo quattro di questi commenti, che sono essenziali.

La più ampia analisi dello Shiva Sutra è quella di Kshemaraja. Egli è stato il più eminente discepolo, nonché cugino, del grande liberato Abhinavagupta, e il suo commento sullo Shiva Sutra porta il nome di Vimarshini; l'analisi di Varadajara (uno dei figli di Kshemaraja) si basa moltissimo sul commentario del padre (Kshemaraja), però, anche se privo di una certa originalità, contiene tuttavia alcune idee innovatrici. Il terzo commentario è di un autore sconosciuto e non rappresenta altro che un riassunto dello Shiva Sutra-Vimarshini di Kshemaraja.

                           
Infine, il quarto commentario viene attribuito a Bhaskara, e gli orientali affermano che differisce in molti punti dal commentario di Kshemaraja. Questo testo è antecedente a Vimarshini, e non è stato ancora tradotto in nessuna lingua europea.

Arriviamo così al testo fondamentale della filosofia Spanda. Il discepolo di Vasugupta più degno di nota è stato Kallabhatta (o, più semplicemente, kallata), che secondo la tradizione pare sia vissuto tra gli anni 855-883 d.C..

Dopo la scoperta dello Shiva Sutra da parte del suo maestro, Kallata ha scritto a sua volta un testo di straordinaria profondità spirituale, che ha chiamato SpandaKarika [“Aforismi sulla Suprema Vibrazione (risonanza) Divina"], con l'idea di riassumere nel miglior modo possibile gli insegnamenti dello Shiva Sutra.

Il termine Karika significa "collezione di aforismi (o versi) su soggetti di carattere grammaticale, filosofico e scientifico". Il termine spanda, come abbiamo spiegato precedentemente, significa (essenzialmente) "vibrazione" o "pulsazione", cosa che può essere immediatamente correlata con il termine di "risonanza" e con il suo significato.

In questo modo, implica l'aspetto dinamico della divinità o della pulsazione divina creatrice. Spanda Karika rappresenta quindi "una collezione di aforismi che trattano il soggetto della pulsazione (risonanza) divina suprema creatrice".

Esistono comunque dubbi riguardo al vero autore dello Spanda Karika che, secondo Kshemaraja è, di fatto, lo stesso grande liberato Vasugupta, il maestro di Kallata.