“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

8 dicembre 2009

Ayurveda e Samkhya





Aspetti filosofici e cosmologici

Corpo, mente e anima, questi tre sono come un tripode; il mondo si regge sul loro insieme; in loro prende dimora ogni cosa.Questo insieme esiste per il Purusha, l'essere conscio.Questo è il soggetto dell'Ayurveda, è per questo che gli insegnamenti dell'Ayurveda sono stati rivelati.
Charaka Samhita, Sutrasthana I.46-47

Per avere una chiara comprensione dei concetti di base dell'Ayurveda, è necessario vedere quali sono i principi filosofici da cui essi originano e quale è la visione cosmologica, cioè come si intende il processo della creazione. 


L'impianto filosofico e cosmologico dell'Ayurveda si fonda a sulla filosofia Samkhya, uno dei sei sistemi della filosofia vedica. I sei sistemi della filosofia indiana sono:

1. Nyaya - Scuola della logica,
2. Vaisheshika - Scuola dell'atomismo,
3. Samkhya - Scuola dei principi cosmici,
4. Yoga - Scuola dello Yoga,
5. Karma Mimamsa - Scuola dei rituali,
6. Vedanta - Scuola teologica o metafisica.
Il Samkhya venne esposto in origine dal saggio Kapila in un'epoca molto remota e tratta soprattutto dei principi cosmici, in esso troviamo le intuizioni fondamentali dei Veda e delle Upanishad. Sia lo Yoga classico descritto da Patanjali negli Yoga Sutra, che l'Ayurveda classico di Charaka e Sushruta si basano sulla scuola di pensiero del Samkhya.

Il concetto di Dharma o Legge Naturale

Nell'Ayurveda si parla dei quattro principali obbiettivi della vita di cui il Dharma è il primo (gli altri tre sono Artha , ricchezza; Kama appagamento dei desideri; e Moksha , liberazione).

Il Dharma si riferisce alle leggi di natura che governano l'intero universo, Dharma è il principio fondamentale che sostiene tutta la creazione, ciò che mantiene l'armonia e sostiene lo sviluppo di ogni cosa favorendone la crescita fino alla massima espressione. I principi "dharmici", come per esempio le leggi della fisica, sono gli stessi per tutti gli esseri, il Dharma indica le leggi fondamentali universali su cui bisogna basare le proprie azioni per avere il sostegno dell'universo.

L'Ayurveda rappresenta un approccio dharmico alla salute e al vivere quotidiano, la vita vissuta secondo il Dharma è la base di tutti i trattamenti ayurvedici, dei regimi e stili di vita ayurvedici.



L'azione dharmica dà pace e felicità interiori e permette di seguire la pratica spirituale, l'azione contraria al Dharma , anche se può dare dei vantaggi esteriori momentanei, restringe la coscienza e produce uno stato di offuscamento e di agitazione della mente. Tutti nella vita cercano la pace e la felicità, e alla fine questa ricerca riconduce l'individuo sulla strada del Dharma e dei benefici che essa comporta.

Una delle le leggi dharmiche più importanti è la legge del Karma che si può sintetizzare con la famosa massima "ciò che semini raccoglierai", nel senso che nella vita prima o poi bisogna sperimentare il frutto delle proprie azioni. Un altro principio dharmico molto importante che riguarda la sfera dell'etica è Ahimsa o "non-violenza" più precisamente significa avere un atteggiamento per cui non si desidera nuocere ad alcuna creatura.

Ahimsa riguarda l'azione, la parola e il pensiero, l'insegnamento di Gandhi e il modo in cui ha operato per liberare l'India dalla dominazione britannica è forse l'esempio più noto dell'applicazione di questo principio. 



Ahimsa è alla base del consiglio ayurvedico di preferire una dieta vegetariana; il cibo, così come il lavoro o la professione che scegliamo nella vita, dovrebbero seguire un'energia d'amore e non provocare danno ad altre creature e all'ambiente.

In un modo in cui tutto si sta globalizzando - problemi economici, ambientali, cultura, sviluppo compatibile, ecc. - risulta sempre più evidente che non è possibile avere successo nella vita o raggiungere la saggezza a spese degli altri e dell'ambiente in cui viviamo.



L'Ayurveda, così come lo Yoga, raccomandano la pratica giornaliera di canti e preghiere universali per invocare la pace e trasmettere la forza della non-violenza e la sua grande energia curativa. Uno di questi canti dice:
Sarve bhavantu sukhinah sarve santu niramayah sarve bhadrani pasyantuma kascit duhkhabhak bhavet. Om, Shanti, Shanti, Shanti.
Che tutti siano felici che tutti siano liberi dal male che tutti desiderino il bene altrui che nessuno debba soffrire. OM, pace (per noi), pace (per il mondo), pace (per l'universo). Visione dell'universo e dell'essere umano basata sulla filosofia Samkhya.

Per spiegare tutti i processi della creazione che avvengono nell'universo, il Samkhya presuppone l'esistenza di 24 principi cosmici primari (Tattva) con un venticinquesimo rappresentato dalla Pura Coscienza che trascende ogni cosa manifesta.



Purusha - Pura Coscienza

Il principio fondamentale all'origine dell'universo è la coscienza, l'ordine meraviglioso dell'universo riflette l'opera di una intelligenza suprema che viene chiamata Purusha. La Pura Coscienza è l'origine della soggettività, del senso del sé, grazie al quale ci sentiamo individui capaci di agire indipendentemente.

Tutti noi ci consideriamo dotati di coscienza, questo avviene perché esiste una connessione con il Purusha all'interno di noi, sinonimo di Purusha è anche Atman o Sé superiore. Essendo il Purusha di natura immateriale, ha bisogno del mondo materiale per avere la possibilità di fare esperienza.


Il Purusha è la base cosciente di tutte le manifestazioni, su questo concetto si basa l'insegnamento del Vedanta che vede il Purusha come unica realtà e considera la creazione materiale una realtà illusoria che brilla della sua luce riflessa.

Advaita Vedānta



L'Advaita Vedanta è probabilmente la più conosciuta fra tutte le scuole Vedānta della religione Induista. Letteralmente il termine Advaita significa "non duale", ma viene anche utilizzato per indicare il sistema monistico su cui si fonda il principio dell'indivisibilità del Se o Ātman dall'Unità (Brahman). I testi fondamentali da cui derivano i Vedānta sono le Upaniṣad, o commenti ai Veda, e i Brahma Sutra, anche conosciuti come Vedānta Sutra
, nei quali si concentra la discussione sulla natura intima delle Upanişad.


Adi Shankaracharya: i fondamenti dell'Advaita I tre principali stati di consapevolezza (veglia, sogno e sonno profondo), infatti, sono espressione di un quarto stato trascendentale, conosciuto nelle Upaniṣad come 'turiya', coincidente con la Realtà assoluta o Brahman

La molteplice natura dei fenomeni e la loro ultima essenza è simboleggiata dal suono Aum, il più sacro fra i mantra induisti. Brahman è al tempo stesso immanente e trascendente, e non solo un concetto panteistico. Inoltre, oltre ad essere la causa materiale ed efficiente dell'intero universo, Brahman stesso non è limitato dalla sua auto-proiezione ed effettivamente trascende tutti gli opposti, tutte le dualità, soprattutto aspetti, quali la forma e l'essere; da sempre è incomprensibile alla mente umana.

Il primo grande codificatore dell'Advaita Vedānta fu Adi Shankara (788-820). La filosofia che propose fu potente e capitalizzò negli anni il monismo dormiente, e la conoscenza mistica dell'esistenza: proseguendo la linea di pensiero di alcuni rishi espressa nelle Upaniṣad e in particolare la testimonianza di Gaudapada, esposta nell'opera principale (la karika di commento alla Mandukya Upaniṣad), Shankara espose la dottrina dell'Advaita, che afferma la Realtà assoluta come unica realtà e la realtà fenomenica come continuo divenire. 

Quindi l'unica realtà possibile è quella non duale, mentre il mondo, soggetto al continuo divenire, ha una natura illusoria, in quanto impermanente. Egli definì meglio quanto già espresso nelle Upaniṣad: la Realtà assoluta o Brahman e la pura Realtà Ātmandell'essere individuato jivatman o anima individuale, sono la stessa e unica. Questa realtà è non duale, pertanto realizzabile solo rinunciando ai vincoli del contingente.

Molte testimonianze di queste esperienze sono stati esaurientemente descritte in parecchie Upaniṣad. Tra il 1000 e il 1600 d.C., nella Brihadaranyaka, troviamo un dialogo tra Prajapati e Indra in cui si discute del Sé e dei diversi stati di consapevolezza; fu tuttavia Adi Shankaracharya che diffuse e sistematizzò il concetto di non dualismo come pratica religiosa in un lavoro coerente chiamatoVivekacūḍāmaṇi, o Il gran gioiello della discriminazione.

L'influsso di Adi Shankaracharya si fece non solo sentire nella meditazione Advaita, ma anche nella pratica e nella conoscenza Induista. I suoi lavori principali sono le Brahma Bhashyas, che rappresentano dei commentari alle Vedānta Sutra e alla Bhagavad Gita realizzate nello sforzo continuo di ricerca dello stato non-duale, ed infine il trattato sull'Advaita, il Vivekacūḍāmaṇi. Inoltre questo maestro è più conosciuto come l'iniziatore della Bhakti o devozione altruistica, che nel sistema filosofico Advaita si può realizzare soprattutto mediante i bhajan, o canti devozionali, i più famosi dei quali sono il Bhaja Govindam, il Soundaryalahari e Sivanandalhari.

Maestro di meditazione

I trattati sulle Upaniṣad, la Bhagavad Gita e i Vedānta Sutra, sono i testamenti di una mente acuta e intuitiva che non ammetteva dogmi; Adi Shankara affermava che un devoto, solo attraverso l'altruismo disinteressato e l'amore, governati dalla discriminazione (viveka) sia in grado di andare verso la liberazione (moksha) e di realizzare il Sé interiore, mentre il solo discernimento e l'astratto filosofeggiare non avrebbero portato a nessun risultato.

L'accusa secondo la quale questa filosofia sia stata influenzata dal Buddhismo era infondata, dato che Shankara si oppose con veemenza alla negazione dell'essere Īśvara, affermando che il non-manifesto Brahman manifestava sé stesso come Īśvara, l'amante, l'essere perfetto, il divino, identificato poi come Vishnu o Shiva o qualunque cosa dettasse il cuore. Shankara inoltre sosteneva di aver viaggiato attraverso l'India, da sud a nord fino al Kashmir, pregando per la popolazione locale, dibattendo di filosofia con monaci e scolari, apparentemente con successo, anche se non esiste documentazione in proposito.

La filosofia che proponeva Shankara era potente, in grado di risvegliare il monismo mistico dormiente dell'allievo, attraverso la conoscenza e la consapevolezza intima dell'esistenza. Inoltre affermava che, sia l'universo fenomenico, sia la nostra coscienza, sia il corpo, che le nostre esperienze, sono realtà illusoria anche se questo non significava negarle. In realtà la Verità Ultima era rappresentata da Brahman, situato al di là del tempo, dello spazio, al di là della causa e dell'effetto. Brahman è immanente e trascendente, non solo come concetto panteistico e pur essendo Brahman la causa materiale del cosmo, esso non è limitato dalla sua proiezione, ma trascende la dualità e gli opposti, soprattutto nella forma e nell'essere, essendo la sua natura intima incomprensibile dalla mente umana.

Il compito supremo dell'essere umano è quello di penetrare il velo illusorio della realtà (Maya
) per rivelare la vera natura, che non è perenne cambiamento tra vita e morte, ma perfezione assoluta e gioia eterna. Se noi conoscessimo i veri motivi che stanno dietro le nostre azioni e i nostri pensieri, diverremmo consapevoli della fondamentale unità dell'essere. Ma come può una mente limitata comprendere l'illimitatezza del Sé? In realtà non può, ma tuttavia è in grado di trascendere la mente e unirsi all'Assoluto.

Macrocosmo e Microcosmo

La filosofia Advaita considera la natura e tutto il fenomeno dell'universo come una sovrapposizione che vela il suo immutevole, trascendente e intelligente Substrato.

L'universo è in continuo divenire, è incostante ed impermanente, mentre l'Assoluto che è il substrato che lo sottende, non diviene, è costante e permanente. Secondo la sapienza upaniṣadica, l'errore di considerare reale ciò che è solo una sovrapposizione al Reale è simile allo scambiare la corda per il serpente, è l'illusione (Maya) determinata dall'ignoranza metafisica (avidya) da cui deriva il dolore dell'essere umano.

Nella Tradizione Vedānta, questa illusoria percezione del divenire è attribuita all'identificazione con le forme manifeste che rende inconsapevoli e separati dal Reale e dalla sua serena immutabile stabilità.

Tale identificazione, producendo l'illusione del mondo relativo, rende l'essere umano come il prigioniero della caverna del mito platonico, lontano dalla luce e immerso nelle ombre mutevoli ed ottenebranti di una pseudo realtà, separato dal suo Principio. Obiettivo dell'Advaita Vedānta è la disidentificazione dal relativo e la realizzazione dell'Assoluto. Questa Realtà sottesa ad ogni aspetto delmondo delle forme è, a livello microcosmico, l'Ātman o Sé individuale.

Da un punto di vista macrocosmico, invece, abbiamo una triade: 
  • Virat rappresenta la totalità degli esseri animati oggettivi, compreso il corpo umano.
  • Hiranyagarbha, la totalità delle anime manifestate, comprende il mentale cosmico.
  • Īśvara è il Dio personale universale e comprende la manifestazione intera, l'aspetto grossolano come quello causale, l'individuale e l'universale. Da questo punto di vista il jīva è un momento coscienziale di Īśvara che è il Jiva universale.

Di là da queste triplicità esiste il sostrato di tutto chiamato Brahman.

Saguna Brahman e Nirguna Brahman

Un altro argomento di discussione nei Veda è se la realtà di Brahman sia "saguna" (con attributi) o "nirguna" (senza attributi). La fede nel concetto di Saguna Brahman portava ad una sviluppo delle facoltà devozionali e a una diffusa devozione per Vishnu e Shiva. Tuttavia dobbiamo ricordare che l'Advaita Vedānta non nega Saguna Brahman. In realtà, Shankara consigliava l'adorazione di Dio nella sua forma più pura e autentica, e lo affermava in diversi lavori nei quali disapprovava l'utilizzo dell'intelletto e della ragione, affermando che solo attraverso l'apertura del cuore si sarebbe trovato l'amore del Signore.

Advaita Vedānta è comunemente scambiata come una filosofia intellettuale, data la sua funzionale praticità, nel quale un insegnamento è in grado di "forgiare" il corpo e la mente in puro stato dell'essere.

Sia Saguna Brahman che Nirguna Brahman sono comunque forme valide; dalla Coscienza Assoluta deriva sia il principio divino che la creazione. Nirguna Brahman (senza attributi) è la radice metafisica del Saguna Brahman (con attributi), così come lo Zero lo è dell'Uno. Quel Supremo Principio è inclusivo di tutti gli attributi degli esseri, e persino di quelli di Dio.

Dal nucleo della vita indifferenziata originano l'Uno ed il molteplice, il creatore e l'esistenza differenziata. In altre parole, il Principio Divino, i mondi celesti ed umani che comprendono l'universo, esistono sulla base di tale Assoluto onnipervadente che li contiene. 

Nella gerarchia dell'Esistenza, l'Assoluto precede l'universalità del Divino. Nello Spirito Supremo, Uno ed indivisibile, sono impliciti come propri riflessi il Padre e la Madre dell'Universo, l'energia vitale che alimenta le forme e le forme stesse. 

Questa è la spiegazione filosofica e metafisica del mistero dell'esistenza e dà misura della non-dualità della vita e dell'inscindibilità di tutte le sue dimensioni. In questa cosmogonia sacra, lo Spirito Assoluto, Dio, l'universo, il Sé dell'essere umano appaiono come un continuum, come parti di un sistema unitario dove ogni aspetto non può essere scisso o compreso senza l'altro.

Può darsi che l'Advaita sia stato insegnato meglio a partire dal XIX secolo da Shri Ramakrishna. Questo maestro ha paragonato l'infinito senza forma Nirguna Brahman ad un vasto oceano che, attraverso la fresca brezza dell'amore devoto, condensa la forma nella manifestazione. Ma poi, attraverso il calore della conoscenza del sole, il ghiaccio si dovrebbe sciogliere e il devoto realizzare sé stesso in una indifferenziata e perfetta beatitudine.

La scuola Vishistadvaita e Dvaita credono nel Saguna Brahman, ossia in un Dio con attributi. Entrambe come l'Advaita sono scuole monistiche e panteistiche, ma differiscono nella definizione dell'ultima forma di Dio.

È bene tenere a mente che quando si parla del Brahman si allude al Nirguna Brahman altrimenti noto come Parabrahman, Sat-Cit-Ananda, Uno senza secondo, Zero senza attributi, etc.

Quando invece si parla di Brahma si intende il Saguna Brahman, ovvero Īśvara: l'Uno qualificato, con attributi.

Alcuni insegnamenti dell'Advaita Vedānta

Vi sono altri testi, molto conosciuti, che hanno influenzato la scuola Vedānta l'Ashtavakra Gita e l'Avadhuta Gita, scritti inizialmente da Ashtavakra e più tardi da Dattatreya.

Il venticinquesimo verso dell'Avadhuta Gita dice:

Da tale sentenza "ciò che tu sei", il nostro Sé si afferma. Di ciò che è falso e composto di cinque elementi – le Sruti, le scritture dicono, "non questo, non quello, ( Neti, Neti )"
Questo è un potente e coerente riassunto del sentiero dello Jñāna Yoga, di viveka o discriminazione. Eliminando la prospettiva di maya o dell'illusione, del mondo finito, discriminando tra ciò che è Brahman e ciò che non lo è, si giunge alla Verità. Brahman non è il corpo, non è la mente. 

Attraverso questo processo, l'aspirante o yogi, "presto" realizza che Brahman è il tutto, infinito Satcitananda(Assoluta Verità-Consapevolezza-Perfetta Beatitudine), e ottiene la moksha, la liberazione.
L'impatto dell'Advaita

La filosofia dell'Advaita Vedānta ha avuto una straordinario impatto sulla dottrina tantrica e ha fornito un valido appoggio alle considerazione del Sé ultimo sviluppate dagli Yogi, come Brahman, Ātman, l'essere Uno.

L'Advaita ha rinnovato il pensiero Indù stimolando il dibattito sul Vishista Advaita, o non dualismo qualificato, e del Dvaita, o dualismo. Grazie all'Advaita la filosofia indù/Vedica ha avuto un forte impulso, il cui seme può essere riconosciuto nell'espressione: La Verità è Una, tuttavia il saggio la osserva come una moltitudine.

L'Advaita e la scienza

Diversi seguaci dell'Advaita ritengono che questa filosofia potrebbe rappresentare un punto di incontro tra la scienza e il mondo spirituale. Per giustificare questa ipotesi, essi fanno riferimento alle relazioni tra la massa, la frequenza e l'energia stabilite dalla fisica del XX secolo

Credono che queste relazioni, formalizzate in equazioni da Planck e Einstein, suggeriscano che tutta la struttura di questo Universo appaia come un'Unità che esibisca sé stessa come una moltitudine (energia, massa, onde eccetera) e che questo sia coerente con la visione Advaita in cui ogni cosa esiste ma è il risultato della manifestazione dell'"Unità", che è onnipresente, onnisciente e onnipotente. Inoltre correlano le onde materiali di De Broglie della meccanica ondulatoria al mantra Aum della dottrina indù.

Fondatori e testi chiave 

Adi Shankaracharya - scrive Viveka Chudamani, il Vedānta Sutra Bhashya (commenti su Vedānta Sutra) e Bhagavad Gita Bhashya.
Upaniṣad
Vedānta Sutra
Veda
Bhagavad Gita

I maestri più recenti

Shri Ramakrishna - fu il primo moderno sostenitore dell'Advaita; il suo primo libro fu: "Il Vangelo di Shri Ramakrishna" (Shri Ramarkrishna Katjamrita), fu scritto da un devoto testimone 'M'. Documenta i suoi ultimi anni di vita e le conversazioni con i discepoli e devoti, e serve come chiave di riferimento per gli insegnamenti filosofici.
Swami Vivekananda - discepolo di Shri Ramakrishna – scrisse libri su quattro tecniche Yoga Indù: Bhakti Yoga, Jñāna Yoga, Karma Yoga e Raja Yoga. Vedi anche il "Lavoro completo di Swami Vivekananda".
Shri Shirdi Sai Baba - Un filosofo mistico del Maharashtra, seguito devotamente sia da Indù, che Musulmani che mescolano l'Induismo Veda con il Sufismo Islamico.
Shri Ramana Maharshi, un saggio silenzioso del sud dell'India che ha intensamente seguito la realizzazione della filosofia non duale.
Karl Renz, pittore e musicista tedesco che ha avuto un'esperienza molto simile a quella di Ramana Maharshi
Swami Tapovan Maharaj, - Il guru di Swami Chinmayananda che risiede a Uttarkashi.
Swami Dayananda Saraswati - un Advaita contemporaneo fondatore della Hindu Dharma Acharya Sabha, divenuta il massimo organismo rappresentativo dell'Induismo in India.
Swami Chinmayananda
Sathya Sai Baba – il cui insegnamento universale di unità delle religioni influì sia sulla filosofia Indù, che sulla conoscenza di altri credi religiosi.

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Shiva Sutra


The Shiva SutrasTruth is the appearance of the Supreme Brahman; Truth is the most excellent of all Tapas; every act is rooted in Truth. Than Truth there is nothing more excellent. Therefore has it been said by Me that when the sinful Kali Age is dominant, Kaula ways should be practised truthfully and without concealment - Mahanirvanatantra IV, 77-78, Woodroffe translation

Shiva Sutra is a central text for Kashmir Shaivism. I first translated these mysterious verses in 1978, said to have been revealed to a sage Vasugupta in a dream. Waking, he went to the summit of a nearby mountain, and found a rock inscribed with the verses.

In 1979, Jaideva Singh produced a translation of the sutras, together with a long commentary and explanatory material. (Shiva Sutras, Motilal Banarsidas, 1979). I recommend this work to any student. The translation is probably far better too; but as my translation was written with the Shri Vidya in mind, I have decided to let it stand or fall on its own.

Shiva Sutra is divided into three sections and gives the core of the inner yoga practice and philosophy not only of Kashmir Shaivism but also of many other tantrik traditions.

First section


1. Consciousness is the being.
2. Knowledge the fetters.
3. The yoni divisions are the body of time.
4. The matrikas are the seat of knowledge.
5. Endeavour is Bhairava.
6. In the union of the circle of the Shaktis is the dissolution of the universe.
7. The fourth enjoys and is contained in the states of waking, dreaming and
deep sleeping.
8. Knowledge is the waking state.
9. False imagining is the dream state.
10. Want of awareness is Maya, deep sleep.
11. The triad eaten by a Lord Hero.
12. Surprise-wonderment is the place of yoga.
13. Iccha Shakti is Uma, the Virgin.
14. All things the body.
15. When the collective-observation-shock is in the heart, dream vision
disappears.
16. From being aware of the pure essence comes the shakti of non-duality.
17. Deliberation-pondering is being-wisdom.
18. World bliss is samadhi happiness.
19. In the abode of Shakti is creation of the body.
20. The collective abode of the elements is the universe, the elements
separately are the shocks.
21. From the appearance of pure knowledge come the many Shaktis of the lord of the circle (of the Shaktis).
22. By concentrating on the transcendent lake of female energy, mantra life is obtained.

Second section

1. Consciousness the mantra.
2. Endeavour the method.
3. The science-body-being the secret of mantra.
4. In the womb state of consciousness expansion the inferior science of the dream state.
5. In the arising of vidya, spontaneously, one may move in the void, like Shiva.
6. By means of the guru.
7. Awakened knowledge is the circle of the letters of the alphabet.
8. The body is the sacrifical ladle.
9. Knowledge is the food.
10. From the heap of knowledge arising from seeing in the dream state.

Third section

1. The being is consciousness.
2. Knowledge the fetters.
3. From the kalas, the thing called in non discrimination, Maya.
4. In the body the dissolution of the kalas.
5. The nadi dissolution is the victory over the elements, freedom from the elements, separation of the elements.
6. Siddhi from the appearance of delusion.
7. The victory over delusion is the victory of spontaneous knowledge, which is of endless extent.
8. From the waking state, the world is a ray.
9. The essence is the dancer.
10. The inner essence is the theatre stage.
11. The sense organs are the audience.
12. Insight from will is the pure siddhi.
13. Accomplishment means transformation into independence.
14. As there, so elsewhere.
15. Attention is the bija.
16. Asana is the happiness of immersion in Shakti.
17. One's own measure is the measure suitable for measuring, giving guidance.
18. Imperishable knowledge means destruction of births.
19. In the Ka-series are Maheshvari and so forth, the beast-mothers.
20. Pour the fourth in the three like oil diffusing in water.
21. One should enter, immersed, by one's own consciousness.
22. Equally the practice of breath produces a similar sight.
23. In the centre, emanating the lower.
24. In the measure of one's own trust in the abode is this prevented again from appearing.
25. One knows equality with Shiva.
26. The existence of the body becomes a religious vow.
27. Conversation is mantra recitation.
28. The act of offering is being-wisdom.
29. Whosoever is in this state is the means of knowledge.
30. The universe becomes an aggregate of his Shaktis.
31. Both maintenance and dissolution.
32. Though subject to the cyclic law, one is not excluded from self experience.
33. Happiness and sadness become external.
34. Set free from that, one is complete.
35. The being of action is a heap of delusion.
36. Sundering the internal stream proceeding from action.
37. The creative Shakti from one's own spirit-perception-feeling.
38. The primordial animating one with three parts.
39. Observation remaining, the body creates action externally.
40. From wanting external actions arises the collective being.
41. When really reaching that, through its destruction, the embodied being is destroyed.
42. When the element-sheaths are released, at that time one becomes supreme and equal to the lord.
43. The inherent union of breath.
44. What is meant by restraint in the centre of the brow? The left and right in the central channel.
45. Again and again comes all encompassing awareness.

Notes1. The Fourth, i.e. Shiva, without attributes is pure Consciousness. The three, that is Shakti is with attributes, which are produced from the play of the three gunas. These three gunas manifest in a human as moon, sun, and fire chakras -- the three areas of light which constitute the central nervous system.

2. Because Shiva wishes to know, He being one with Shakti is bound by knowledge, which is the very self of the three gunas.

3. The yoni-divisions are the kalas, there being 16 of the Moon. The 15 represent the modifications of the Moon in her waxing and waning, whilst the 16th which is Lalita- Tripurasundari herself is the Consciousness-Shakti.

4. The letters of the alphabet -- 36 consonants and 15 vowels -- constitute the Goddess in the form of Time. The Matrika Chakra Viveka propounds the following doctrine in relation to the Shri Yantra:


(After a table in the introduction to Matrika Chakra Viveka). The letters of the alphabet are evolutes, and placed in the different parts of the Shri Yantra, which is within the Wheel of Time itself. (As it represents the human body).

5. Effort or endeavour is Bhairava himself.

6. The Shakti circle is composed of the three gunas, which form Her body. Every Shakti there is, emanates from Her. Thus, in the Prayoga to the Bhavanopanishad, compiled by Bhaskararaya Machin, Her Body as manifested through the different Nityas **, Kalas, Grahas, Yoginis, mudras, Vashinis, tattvas are separately enumerated. As She creates and maintains, She also dissolves.

7. The Fourth, the Turiya, Shiva Himself enjoys = eats, through the three states of wake, dream, and deep sleep -- these three being subsequently developed in the next three sutras.

8. Knowledge, i.e. ordinary knowledge is the waking state. It is the Fourth alone who is the eternal omnipresent witness, the atma, the essence. And all these three states here enumerated are based on the three gunas, and therefore one is inseparable from the other. So that in the waking state there is dream and deep sleep, and so on.

9. The dream state is false notion, that is to say imagination, which causes us to mislead a rope for a snake etc.

10. Want of discrimination is declared to be deep sleep, which is Maya, that is to say Kulakundalini herself, the great artificer, She who plays, conceals, hides, reveals.

11. These three are eaten, consumed, by Shiva, that is to say He enjoys them, and is inseparable from them. As he is one with the triple Shakti, He is therefore in them all.

The Fifteen Nityas Yantra


"The chakra of the letters of the alphabet is based upon time and so is identical with the sidereal zodiac." - 
The Nityas or Eternities of Lalita represent the fifteen lunar days or tithis of the waxing Moon. Each has her own yantra, mantra, tantra and prayogas or ritual applications. The full circle of the Nityas also represents the 21,600 breaths a human being takes in a full day and night. As such, the Nityas are the Kalachakra, or Wheel of Time.

The information in this section is drawn from a number of tantras including the Tantraraja, the Dakshinamurti Samhita and the Jnanarnava Tantra, as well as the Kalpasutra, which seems to be the primary source.

Fifteen phases of the Moon drawn by Mark Bostel
Readers will also find it useful to refer to Sir John Woodroffe's digest of the Tantraraja (Ganesh & Co, 1971), although here he fails to give sufficient idea of the number of prayogas (magical rites) associated with the Nityas. Yantras and mantras, where given, are drawn from Tantraraja, although it is necessary to point out that the Dakshinamurti Samhita gives somewhat different versions.

You can find larger versions of the yantras according to the Tantrarajatantraon this page.

The 15 Nityas are modifications of Lalita as red goddess with her three gunas and her five elements of aether, air, fire, water and earth. As the moon remains itself, though appearing differently according to phase, so too does Lalita. Each Nitya has her own vidya (that is mantra), yantra and group of energies (Shaktis). Their names appear in the first chapter of Vamakeshvara Tantra.

Gopinath Kaviraj, a renowned scholar of tantra in the first half of this century, describes the Kalachakra and the Nityas succinctly in the introduction to the Sanskrit edition of Yogini Hridaya. (Sarasvati Bhavana Granthamala, 1963):

"What the Bhavanopanishad says implies that the Human Body is to be conceived as the Sri Cakra, being the expression of one's own self. (Svatma). 

This means that while on the one hand the Body is to be regarded as non-different from the atma, the entire cosmic system associated with the body should also be viewed in the same light. 

This outer system in its manifestation rests on Time (kala), Space (deha) and a combination of the two. The exponents of the School hold that the well known fifteen Kalas of the Moon, representing the 15 lunar tithis, are to be regarded as identical with the fifteen Nityas (Kameshvari to Citra). 

The sixteenth Kala called Sadakhya should be viewed as one with Lalita or the Supreme Deity Herself. In other words, one has to feel that what appears in Kalacakra is nothing but an expression of what exists eternally as Nityas in the supreme Sri Cakra itself. 

The tithicakra or the wheel of time is constantly revolving and the Sri Cakra is within it and not without. It should also be remembered that from the standpoint of an esoteric yogin the tithis are in the last analysis to be identified with the 21600 shvasas supposed to be the average number of breaths per day of a normal human being."



Hence Lalita or Tripurasundari is the 16th day or full moon, with her 15 digits. 
Each of the Nityas has a certain number of arms, the totality of arms (= rays) of the whole circle being 108. 
Because any unit of time is taken as a microcosm or parallel of any other valid unit, each of the fifteen Nityas thus has 1,440 breaths (see Bhavanopanishad). 
This identity between space, time, Tripurasundari and the individual is elaborated at great length and with considerable sophistication by the author of the Tantraraja.
According to that text, the Nityas are the vowels of the Sanskrit alphabet and are identical with both time and space. For example, if the number of tattvas or consonants (36) are multiplied by the 16 Nityas the number of letters is 576. The multiples of this number provide the number of years in the different Yugas. So the circle of the matrikas and the Nityas is identical with the sidereal zodiac as well as mantra.

This theme is further elaborated in the 28th chapter of the same tantra, where Shiva says that in the centre of the world is the Meru, outside of this being the seven oceans and beyond this the Kalachakra or wheel of time which moves in a clockwise direction by the power of Iccha (Will) Shakti. The circle is divided by 12 spokes and the planets or grahas are within this. Lalita, says the tantra, is in the Meru, while 14 Nityas from Kameshvari to Jvalamalini reside in the seven islands and seven oceans. Chitra, who is the 16th Nitya, occupies supreme Space or Paramavyoma.

In the Dakshinamurti Samhita, the Nityas are identified with kalas or parts of the different stages of deep sleep, dreaming, waking, and full consciousness or Turiya. Here it is said that the Nityas, including Lalita, are the 16 parts of the continuum of consciousness, while the 17th Kala is beyond all of this. Each of the Nityas has the respective vowel letter associated with her mantra vidya.



VowelsMoonDeep Sleep14 spokesPrameya
ConsonantsSunWakingTwo 10sPramana
Ya etc.FireDreamEight spokesPramata
Sha etcFireFourthFour lines
16 PetalsFireWakingPramata
Eight petalsFireDreamPramana
Three linesFireDeep SleepPrameya
VisargaTrikonaBlossoming universal place, Kriya
BinduBinduNon blossoming place, Jnana
VisargabinduMahabinduPlace of Samarasa
Similar ideas are found in the Matrikachakra Viveka, as in the table above, drawn from the Sanskrit introduction to the 1934 Government Sanskrit College of Benares edition, which classifies the nine mandalas of the Shri Yantra according to Pramana - means of knowledge, Pramata - the subject, and Prameya - the object and relates the different states of consciousness to the yantra.

See Tattvas on this site.

lalita image
According to theTantraraja, the 15 Nityas are limbs or rays of Lalita, who is herself pure consciousness without additions. Varahi and Kurukulla bear the relationship of father and mother respectively.

The Nityas themselves can be meditated upon and worshipped in different forms and colours for the attainment of different ends. In daily worship (puja) of the Nityas, each has her own nyasa and ritual sequence and they are to receive puja on the lunar days associated with them.

The vidya mantras of the different Nityas below are prefaced by Aim Hrim Shrim bija mantras and suffixed with Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah, that is Hail. I worship and libate the auspicious lotus feet [of the appropriate Nitya]. The yantras used below are those from the Tantraraja while the Sanskrit syllables are the vowel letters associated with each Nitya and day of the Moon.

The images embedded in the text above are taken from a sadhaka's manuscript of the 1,000 names of Lalita.



 Kameshvari Nitya

The first Nitya in the cycle is Kameshvari, a name which means Lady of Desire. Her vidya (mantra) according to the Tantrarajatantra, is Aim Hrim Shrim Am Aim Sa Ka La Hrim Nityaklinne Madadrave Sauh Am Kameshvari Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah.

The same tantra gives her dhyana or meditation image as red like 10 million dawn suns, having a diadem of rubies, wearing throat ornaments, necklaces, waistchains and rings. She is red, has six arms and three eyes, and bears a crescent Moon, smiling softly.

She holds a bow of sugar cane, flowering arrows, noose, goad, and a nectar-filled begemmed cup, showing the mudra of bestowing boons. The five arrows of desire (Kama) in the five petals are Longing, Maddening, Kindling, Enchanting and Wasting. These five Kamas are five forms of Kamadeva, Lalita as Krishna, who are Kamaraja (Hrim), Manmatha (Klim), Kandarpa (Aim), Makara (Blum) and Manobhava (Strim) with the colours yellow, white, red, purple and blue. Each of the Kamadevas has two eyes and two arms, the hands holding sugar cane bow and flowering arrows, the very form of the five elements.




Bhagamalini Nitya

Nitya Bhagamalini, whose name refers to the flowering yoni, is the second of the cycle of the waxing Moon and has a remarkable and very long vidya (mantra) which runs: Aim Hrim Shrim Am Aim Bhagabuge Bhagini Bhagodari Bhagamale Bhagavahe Bhagaguhye Bhagayoni Bhaganipatini Sarvabhagavashankari Bhagarupe Nityaklinne Bhagasvarupe Sarvani Bhagani Me Hyanaya Varade Rete Surete Bhagaklinne Klinnadrave Kledaya Dravaya Amoghe Bhagavicce Kshubha Kshobhaya Sarvasatvan Bhagodari Aim Blum Jem Blum Bhem Blum Mom Blum Hem Blum Hem Klinne Sarvani Bhagani Me Vashamanaya Strim Hara Blem Hrim Am Bhagamalini Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah.

She has six arms, three eyes, sits on a lotus and holds in her left hands a night water lily, a noose and a sugar cane bow and in her right a lotus, a goad and flowering arrows. Around her is a host of Shaktis all of whom look like her, according to the Tantrarajatantra.

The Dakshinamurti Samhita has a different image (dhyana). Here (chapter 41), she is described as dwelling in the middle of a flowery forest, adorned with various gems, holding noose, goad, book, scales, nail (?) and writing implement, showing the mudras or hand gestures of allaying fears and bestowing boons. Her yantra is described differently, too, as triangle, hexagon, 16 petals, eight petals, then the bhupura or fence.



Nityaklinna Nitya

Her name means Wet Nitya, or Always Wet. The third Nitya's mantra is Aim Hrim Shrim Nityaklinne Madadrave Svaha im Nityaklinna Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah.

She is surrounded by 19 Shaktis, according to the Tantraraja, who are Kshobhini, Mohini, Lila, Nitya, Niranjana, Klinna, Kledini, Madanatura, Madadrava, Dravini, Vidhana, Madavila, Mangala, Manmatharta, Manashvini, Moha, Amoda, Manomayi, Maya, Manda and Manovati. The Nityaklinna herself, the same tantra says, is restless with desire, smeared with red sandal paste, wears red clothes, smiles, has a half moon on her head, and holds noose, goad, cup and makes the mudra dispelling fear.

The Dakshinamurti Samhita (chapter 42) gives her root mantra as being of 11 syllables, Hrim Nityaklinna Madadrave Svaha. The image is similar except that she holds a noose, a goad, a skull and dispels fears. Her face is bathed in sweat and her eyes move with desire. Here the yantra is described as trikona, eight petals, and earth square (bhupura). She bestows enjoyment and liberation and subdues the three worlds for one siddha (successful) in her vidya (mantra).




 Bherunda Nitya

Bherunda, the fourth Nitya, has three eyes and eight arms, with her body the colour of molten gold, wearing beautiful ornaments on her hands, feet, arms and around her waist. She smiles sweetly with her hands holding noose, goad, shield, sword, mace, thunderbolt (vajra), bow and arrow.

The vidya mantra is: Aim Hrim Shrim Im Om Krom Bhrom Kraum Jhmraum Cchraum Jraum Svaha Im Bherunda Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah, says Tantraraja. Using her mantra destroys poison.

The DS describes her yantra as being triangle, eight petals and bhupura. In the triangle are Shikhini, Nilakanthi and Raudri. Bherunda, according to this source, rules the Vetalas. The vidya mantra also differs.



 Vahnivasini Nitya

Vahnivasini is the sixth Nitya (Eternity) in the cycle, her name meaning the dweller in fire. Her mantra is Om Hrim Vahnivasiniyai Namah. The Shaktis in the eight trikonas are Jvalini, Visphulingini, Mangala, Sumanohara, Kanaka, Ankita, Vishva and Vividha. In the 12 petals are the 12 signs of the Hindu (sidereal)zodiac. 

Her description in the Tantraraja Tantrais as a beautiful young woman, the colour of gold, with eight arms, dressed in yellow silk garments, adorned with rubies. She holds a red lotus, a conch, a bow of red sugarcane and the full moon in her left hands; in her right a white water lily, golden horn, flowery arrows and a citron. Around her are numberless Shaktis who look like her. She is the dweller in fire who devours the universe.


Mahavajreshvari Nitya

Her vidya-mantra is Um Hrim Klinne Aim Krom Nityamadadrave Hrim Um Mahavajreshvari Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah.

She is described in the Tantraraja as having four arms, three eyes, garmented in red, red in colour, wearing red jewels and strewn with red flowers, wearing a crown of rubies. She sits on a throne on a golden boat which floats on an ocean of blood, and holds noose, goad, sugar cane bow and flowering arrows. She is surrounded by a host of Shaktis similar to her and sways while she smiles mercifully.

The description in the DS differs. Here, she is described as resembling the china rose, wearing red clothes, and holding noose, goad, skull and dispelling fear. She is swaying from having drunk pure wine. The yantra here is described as having a triangle, four petals, eight petals and a bhupura.



Duti Nitya

According to Nityotsava, an expansion of theKalpasutras, the vidya-mantra of Shivaduti Nitya is Aim Hrim Shrim Shivadutyai Namah Shivadutinitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah. She is called Shivaduti because she makes Shiva her messenger (Duti).

The Tantraraja describes her as being dressed in red, with nine jewels in her crown, surrounded by Rishis singing her praises and having eight arms and three eyes. She looks as bright as the summer sun at midday and smiles sweetly. Her hands hold horn, shield, mace, cup, goad, cleaver, axe and lotus.


Tvarita Nitya

Tvarita is the ninth Nitya (Eternity) in the cycle. Also called Totala Devi. She is called Tvarita ("Swift") as She grants fruit to the sadhaka quickly. She is of auspicious form, in the first flush of youth, and dark in colour. She has 3 eyes and 4 hands and Her beautiful lotus- like face smiles gently. She is clad in new leaves. She is adorned with 8 fierce and great serpents of 4 kinds, and with waist chains and anklets. 

On Her head is a crystal crown with a crest of peacock feathers. Her arms are adorned with bangles made of beautiful peacock feathers. She has an umbrella and a banner made of peacock feathers. She wears strings of (red) gunja berries around Her throat, and Her breasts are smeared with red sandal and kumkum. She holds noose, goad, dispels fear, and grants boons.

In front of this Goddess is a black servant carrying a mace, who is worshipped for the attainment of the desired fruit. On either side of Her are Her two Shaktis Jaya (conquering) and Vijaya (Victorious) who are like Her and who carry and swing gold canes.

The 8 Serpents are: Ananta & Kulika, fiery in colour, each with 1000 hoods, Her ear ornaments. Vasuki & Shankhapala, yellow in colour, each with 700 hoods, Her upper arm bangles. Takshaka & Mahapadma, blue in colour, each with 500 hoods, Her girdle. Padma & Kartataka, white, each with 300 hoods, Her toe ornaments. Her Shaktis are Humkari, Khechari, Chandi, Chedini, Kahepani, Strikari, Dumkari, Kahemakari -- these are similar to the Lokapalas, and the Shaktis in the 8 petals of the yantra. Her mantra is Om Hrim Hum Khe Ca Che Ksah Strim Hum Kse Hrim Phat.


Tvarita Puja

Taking up a position facing East, and having done three pranayamas, one should do the following Nyasa: Hail to the Rishi Saura on the head: Hail to the Metre Virat on the mouth: Hail to the Devi Tvarita Nitya in the heart: Hail to the Bija Om in the genitals: Hail to the Shakti Hum on the feet: Hail to the Linchpin Kse on the navel. Then making the anjali gesture near the heart one should do the following Nyasa: Cm Khe Ca to the heart Namah: Ca Cche to the head Svaha: Cche Ksah to the peak Vasat: Ksah Stri to the armour Hum: Stri Hum to the 3 eyes Vaushad: Hum Kse to the Missile Phat.

Then one should do the Tvarita Nyasa: (Head) Hrim Om Hrim Namah: (Forehead) Hrum Hum Hrim Namah: (Throat) Hrim Khe Hrim Namah: (Heart) Hrim Ca Hrim Namah: (Navel) Hrim Cche Hrim Namah: (Muladhara) Hrim Ksah Hrim Namah: (Thighs) Hrim Stri Hrim Namah: (Knees) Hrim Hum Hrim Namah: (Legs) Hrim Kse Hrim Namah: (Feet) Hrim Phat Hrim Namah: End with a diffusion.

After placing the yantra in front of you, visualise Devi Tvarita in the heart. Take Her to the head, resolve to do Her puja, place the flower on the yantra centre. Worship the triple Guru line first, as being in the three circles, then Devi's servitor who is in the west of the Yantra. Worship Jaya and Vijaya on both sides of the door. Worship Humkari, Khecari, Canda, Cchedini, Ksepini, Strikari, Dumkari, Ksemakari in the eight petals. Tvarita Devi in the centre.



Kulasundari Nitya

Her vidya-mantra is given as Aim Hrim Shrim Aim Klim Sauh Kulasundari Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah.

She has twelve arms and six faces, says the Tantraraja. In her right hands she holds coral mala (rosary), lotus, a gem-studded pitcher, drinking cip, lemon and displays the exposition mudra. Her left hands hold book, red lotus, golden pen, garland of gems, conch shell with the last showing the boon mudra, according to the same tantra. Around her are hostes of Kinnaras, Yakshas, Devas and Gandharvas.

The letters of the vidya Aim Klim Sauh comprise the Tripura bulb which is the united state of knower, knowledge and object of knowledge; the three humours of Vata, Kapha and Sleshma; and Fire, Sun and the Moon. According to the DS (chapter 48), Kulasundari is identical with Bala and placed in the Eastern lion-seat.



Nitya Nitya

The Kalpasutra's version of Nitya Nitya's mantra runs Ha Sa Ka La Ra Daim Ha Sa Ka La Ra Dim Ha Sa Ka La Ra Dauh Nitya Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah.

The Tantraraja describes her as like the dawn sun, ruling the Shaktis of the bodily dhatus (Dakini, Shakini, Rakini &c), dressed in red clothes and wearing rubies. She has three eyes and 12 arms and holds in her hands noose, white lotus, sugar cane bow, shield, trident, and favour mudra, goad, book, flowering arrows, sword, skull, mudra dispelling fear.



Nilapataka Nitya

Her name means Sapphire Banner and her mantra is Aim Hrim Shrim Phrem Strum Krom Am Klim Aim Blum Nityamadadrave Hum Phrem Hrim Em Nilapataka Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah.

The Tantraraja says that she is nila (sapphire) in hue with five faces and ten arms, wearing red clothes and beautiful gems. Her left hands show noose, banner, shield, horn bow, and the mudra granting gifts. Her right hands show goad, dart, sword, arrows and the mudra banishing fear. She sits on a lotus surrounded by hordes of Shaktis like her.

She rules the Yakshinis and the 64 Chetakas and has an uncanny collection of siddhis or magical powers to grant to her sadhaka or sadhika including a sword unbeatable in battle (Khadga siddhi), Treasure, the power to see through walls (Anjana), the ability to travel miles in an instant (Paduka Siddhi) and lots, lots more.



Vijaya Nitya

She brings victory in battle and success in buying and selling, hence her name, Victorious.According to Nityotsava, her vidya mantra is Aim Hrim Shrim Bha Ma Ra Ya Aum Aim Vijaya Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah. According to the DS she has one head and 10 arms and wears a garland of human skulls but the dhyana or meditation image in theTantraraja differs from this. There she has five heads and 10 arms which hold conch, noose, shield, bow, white lily, discus, goad, arrows and lemon.



Sarvamangala Nitya

Her name means "all auspicious" and her vidya mantra is Aim Hrim Shrim Svaum Om Sarvamangala Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah. She has two arms and one head, sits on her lotus yantra and has eyes which represent the sun and the moon, while she smiles sweetly. In her right hand she holds a citron and with the left shows the boon-giving mudra. All her 76 attendants surround her, they are solar, lunar and fiery.She rules over the kalas (parts or digits) of the sun (12), the moon (16) and fire (10). This numbers 38 and her attendants are doubled because each is with her consort.



Jvalamalini Nitya

Her name means "garlanded with flames" and her mantra, according to Tantrarajatantra, is Om namo bhagavati Jvalamalini devadevi sarvabhutasamharakarike jatavedasi jvalanti jvala jvala prajvala prajvala Hrim Hrim Hum Ram Ram Ram Ram Ram Ram Ram Jvalamalini Hum Phat Svaha.As the Nitya of flame, she is surrounded by Shaktis, each of whom resembles her and she herself has a body of flaming fire, with six faces and 12 arms. Each of her faces, each with three eyes, smile sweetly.
Her 12 hands hold noose, goad, arrow, mace, tortoise, spear, flame and she shows two mudras - granting boons and dispelling fear.
The DS gives a different yantra to the Tantraraja, with one of the mandalas having forty rather than 32 petals.
The Shaktis and her description also show variants. She is described as sitting on a lion-seat, and holds different weapons which include the damaru drum and a jar of wine.


Chitra Nitya

The last Nitya in the cycle is Chitra, whose mantra is Aim Hrim Shrim Ckaum Am Chitra Nitya Shri Padukam Pujayami Tarpayami Namah. Her name means variegated and she wears a silk garment of different colours, has four arms, one head and holds noose, goad, and shows the gestures granting boons and dispelling fears.


Artwork is © Jan Bailey, 1996-2006. Translations are © Mike Magee 1996-2006. Questions or comments to mike.magee@btinternet.com

Shiva & Shakti






La coppia cosmica

Lo SHIVA PURANA afferma che "l'intero universo è stato creato da SHIVA e SHAKTI". Essi simboleggiano due polarità opposte, due principi assoluti ed eterni: il Maschile ed il Femminile, che attraverso la loro unione danno vita all'intera manifestazione.

Il Pantheon induista è popolato di divinità; quasi tutte hanno una controparte, poiché si crede che ogni principio superiore può esistere solo attraverso una combinazione di maschile e femminile. Di conseguenza, ogni divinità maschile è concepita come inseparabile da un'Energia contraria femminile o SHAKTI.

"SHIVA è L'Esistenza Pura, il Principio Divino immortale. SHIVA è pura Coscienza, incondizionata e trascendente. SHIVA è la divinità della mente, il Signore dello Yoga, il Maestro dei tre mondi e il vincitore sulla morte". (SHIVA PURANA)

SHIVA è il principio della forza centrifuga per mezzo della quale ogni vita, ogni forma, ogni sistema cosmico si dissolve nell'infinita immensità del divino.




Tutto ha origine in Lui.

Egli è la forza di espansione del mondo, è la fonte energetica dell'esistenza, il principio della vita, ma anche il principio della dissoluzione e della trasformazione.

La forza trascendentale di SHIVA è una porta d'ingresso che conduce al di là delle cose terrene; va dal mondano al metafisico e fa nascere la comprensione della reale natura dell'esistenza. E' il potere penetrante della pura coscienza non differenziata; è la qualità trascendente estatica dell'evoluzione.

Cielo e terra trovano in SHIVA la loro sintesi, poiché Egli è anche nel mondo, nella natura, negli animali, nella sete stessa di vita di ogni essere vivente.

SHIVA significa il "Benigno" e da questo punto di vista costituisce l'aspetto benefico della divinità, mentre l'aspetto terribile è rappresentato da RUDRA o "Fiammeggiante", colui che fa scorrere le lacrime.

Il dualismo positivo/negativo caratterizza sempre la figura di SHIVA. Si tratta di componenti apparentemente contraddittorie ma che in realtà si riferiscono ad aspetti diversi in cui si manifesta la divinità. Infatti le sue ipostasi sono numerose (1008) ed ognuna esprime alcune caratteristiche specifiche che gli sono proprie.


Poiché tutto vibra, tutto ha un ritmo, SHIVA è anche il Signore del ritmo e della danza e come tale dà origine al mondo delle forme.

La sua rappresentazione artistica più importante e nota è appunto NATARAJA, SHIVA il Signore della Danza.



La danza, considerata un tipo di magia, in quanto permette di liberare le forze soprannaturali del danzatore, costituisce in SHIVA un vero e proprio atto creativo.

Come abbiamo già accennato, SHIVA non può essere concepito senza la sua metà femminile, la SHAKTI. Egli può diventare attivo solo quando l'energia della SHAKTI gli dà forza. Senza SHAKTI, SHIVA diventa SHAVA, ossia un corpo senza vita.


Nell'induismo, la SHAKTI viene promossa al rango di Madre divina, che alimenta tanto l'Universo e tutte le sue creature quanto le molteplici manifestazioni degli dèi. In ciò emerge una sorta di riscoperta religiosa del mistero della Donna, in quanto ogni donna rappresenta un'incarnazione della SHAKTI.

Essa simboleggia l'irriducibilità del sacro e del divino, l'essenza inafferrabile della realtà ultima.

La Donna incarna allo stesso tempo il mistero della Creazione e il mistero dell'Essere, di tutto ciò che è e che diviene, che muore e rinasce in modo incomprensibile.

SHAKTI: dalla radice shak significa essere capace di fare, avere la forza di fare, di agire; sostanzialmente vuol dire potenza. Essa è il principio universale di energia, potenza e creatività.

SHAKTI è inseparabile da colui che la possiede - SHAKTIMAN, principio maschile o Padre Universale. L'universo è il prodotto di questa coppia di opposti: uno statico (SHAKTIMAN) l'altro dinamico (SHAKTI). 





La parte esteriore di ogni cosa è l'aspetto creativo della forza dinamica, e all'interno di ogni creatura dinamica c'è la forza statica, che è il nucleo dell'esistenza fenomenica.

SHIVA e SHAKTI costituiscono la contrapposizione dei principi costitutivi dell'universo; il primo è lo spirito, l'uomo cosmico (PURUSHA), la seconda è l'energia del mondo (PRAKRITI).

L'intera manifestazione è il prodotto dell'energia che deriva dalla potenza della loro unione che genera beatitudine; ovvero è il prodotto della gioia e del piacere.

Il congiungimento di SHIVA e SHAKTI simbolizza l'impulso a riunire "l'essere", la consapevolezza e la potenza, l'energia, l'aspetto trascendente e l'aspetto immanente.

A SHIVA è proprio l'essere, l'immutabilità, la natura dell'atma o principio cosciente; a SHAKTI è proprio invece il movimento, il mutamento; essa è l'origine di ogni produzione, generazione e vivificazione.

SHAKTI è ciò che in un essere vi è di potenza non ancora attuata nella forma di SHIVA; SHIVA è invece ciò che in esso vi è di unificato e trasmutato, di ricongiunto con se stesso, di trasparente e luminoso.



This is my favorite! Shiva and Shakti embracing - all chakras aligned in blissful union. <3

In particolare, alla prima corrisponde tutto ciò che è materia, corpo e mente, al secondo il principio cosciente; entrambi si presentano dunque nel tantrismo solo come due modi di apparire di un unico principio, di un'unica realtà.

La loro sintesi suprema è paragonabile ad una fiamma che ha consumato tutta la materia e ora è soltanto se stessa, come pura energia o atto puro.

Si narra che per reggere l'universo e tutte le sue creature, SHIVA, in quanto assoluto neutro, si sia diviso in due parti complementari.

Dall'unione del Dio e della Dea si forma ogni realtà vivente.

Dall'unione della coppia mistica procede l'intero universo nei suoi aspetti sia statici e stabili, sia dinamici; sia nelle forme immateriali e coscienti, sia in quelle immateriali e inconsce. Gli elementi attivo/passivo, maschile/femminile, che appaiono solo nella loro opposizione, sono in verità uno solo. 

Nell'iconografia indù questo pensiero viene rappresentato mediante una figura androgina, metà maschile e metà femminile che racchiude in sé sinteticamente tutti gli aspetti e le caratteristiche delle due polarità: 

ARDHANARISHVARA.

Durante i rituali sessuali tantrici i due amanti ricreano tale ricongiungimento tramite l'unione mistica, in cui diventano essi stessi due divinità grazie a un processo di trasfigurazione reciproca, realizzando interiormente il perfetto Stato Androginale.

L'uomo e la donna incarnano, durante l'atto amoroso con consacrazione, continenza e trasfigurazione, i due principi divini, SHIVA e SHAKTI, che si fondono in un abbraccio cosmico inebriandosi di beatitudine infinita.


La coppia umana diventa una Coppia Divina, Cosmica e trasforma un atto fisico in un momento sacro nel quale si producono dei vissuti interiori sublimi, elevati, estatici che sfociano in stati di coscienza superiori e permettono di realizzare l'Assoluto.

Il processo di trasfigurazione naturalmente non deve rimanere circoscritto all'ambito della fusione amorosa. 

In ogni momento, due esseri che si amano devono trasfigurare se stessi e l'altro come SHAKTI o SHIVA.



L'uomo deve riconoscere nella donna l'incarnazione della SHAKTI, la manifestazione dell'energia primordiale creatrice, e adorarla come una Dea, così come la donna deve riconoscere nell'uomo l'incarnazione di SHIVA, la manifestazione della Coscienza Divina ed esprimere nei suoi confronti devozione e amore infinito.

Ogni donna, identificandosi con SHAKTI ne assimilerà, gli attributi specifici. Inizierà a manifestare un'energia splendida, irresistibile che esprime attraverso la passione, ma anche una bellezza profonda, delicatezza, grazia interiore e armonia.

Dimostrerà saggezza, compassione e calma, ma anche forza, potenza e una volontà ferrea.

Un'autentica SHAKTI emana il sortilegio della dolcezza che inebria di divino il suo SHIVA; è capace di trasmettere una felicità profonda e di trasformare la vita in una meravigliosa beatitudine.

Con il suo potere incantatore l'esistenza diventa un'opera celeste, che rivela i segreti mistici dell'estasi e che fa scorgere il ritmo delle armonie della potenza della creazione.