“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

15 febbraio 2010

Astrologia, Gestalt Psicosociale e Trataka

Articolo di Meskalila Nunzia Coppola - fonte




Siva Netra from Sahaj Bez on Vimeo.


IL TRATAKA

Questa nuova triangolazione tra Astrologia, Gestalt Psicosociale e Trataka, parte dalla descrizione di una tecnica di gruppo, nella quale ho integrato risorse gestaltiche e tantriche. Segue poi un’esperienza più recente, sperimentata nel corso di una consulenza astrologica, ed ancora in via di perfezionamento.

Trãtaka significa fissare con fermezza, focalizzare tutte le energie interne ed esterne in un unico punto, fino a realizzare lo stadio in cui il soggetto, l’azione e l’oggetto diventano una stessa realtà. In India, il Trataka è stato usato in vari modi e per i fini più disparati. I saggi che vivevano nella giungla selvaggia, ad esempio, lo usavano per difendersi dall’assalto delle tigri, fissandole negli occhi, fino a stabilire un’altalena d’immedesimazione tra le reciproche identità.

La pratica rituale è molto antica e si diversifica da scuola a scuola, arricchendosi di particolari o riducendosi all’essenziale, secondo le variazioni planetarie e i calendari lunari. Alcuni astrologi hindu usano Trataka per scoprire il volto segreto del consultante, tra le impronte del cielo natale; altri lo impiegano per educare gli occhi a fissare il diagramma ed aiutare la mente a concentrarsi sulle simbologie celesti.

S’incomincia di solito, scegliendo uno specifico oggetto di concentrazione, tale da possedere in sé delle buone vibrazioni. Le scuole ad indirizzo tantrico usano la fiamma di una candela, proseguendo poi con mezzi più raffinati, quali uno yantra (1), un mandala (2), le proprie pupille o quelle di un’altra persona, ecc. La parte introduttiva consiste nel fissare l’oggetto, senza batter ciglio, fino alla fuoriuscita delle lacrime per poi riprodurlo, fedelmente, ad occhi chiusi e diventare consapevoli delle emozioni che esso risveglia. Allorché il praticante è pronto per un’esperienza integrata, si passa alla meditazione vera e propria per dedicarsi, infine, alla conoscenza dei Chakra (3) ed al risveglio della Kundalini (4).

Il Trãtaka prevede, dunque, una fase esteriore ed una sequenza interiore: la prima, detta Bahir Trãtaka, è adatta ai periodi di plenilunio, si effettua ad occhi aperti, fissando il disco lunare, è appropriata ad uno stadio iniziale, ed è più semplice perché gli occhi sono già automaticamente attirati dalle immagini; la seconda, detta Antar Trãtaka, è adatta ai periodi diluna nuova e di eclissi, si esegue ad occhi chiusi e va utilizzata dopo un certo periodo di pratica perché il soggetto, volto troppo all’interno di se stesso, all’inizio tende a stancarsi o a divagare.

Di solito, tra le due vi è una sequenza intermedia, detta Madhya Trãtaka, praticata in gruppo, su di una sorgente luminosa, nei periodi di luna crescente e decrescente; gli occhi restano aperti o chiusi, a fasi alterne. In tutti i tre stadi, l’ascolto del ritmo respiratorio proprio e altrui, la focalizzazione degli occhi o della fiamma, attraverso un continuo alternarsi di figura-sfondo, unitamente alla suggestività dell’immagine luminosa e al potere del flusso respiratorio del gruppo, si rivelano fattori che, accentuando la percezione simultanea delle sensazioni, finiscono per favorire un buon processo sinestesico. I cicli di respirazione lenti ma regolari e l’uso consapevole della vista, in associazione agli altri sensi, oltre a rilassare la mente, permettono il flusso spontaneo delle emozioni alle soglie del confine o pronte per l’elaborazione. 

La conoscenza immediata di queste ultime favorisce, a sua volta, l’amplificazione della coscienza e una maggiore forza intuitiva. In casi speciali, soprattutto quando all’immagine è associato un mantra (5), può capitare che l’intero gruppo scivoli nello stato di yoga nidra (6).

Il Trãtaka permette il contatto con i propri corpi (7), attraverso le visualizzazioni, le Mudrã (8)e la purificazione dei cinque elementi (Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Etere). Le pratiche che riguardano il corpo fisico, si basano sulla lettura delle sensazioni, prodotte da esperienze tattili e stimolazioni di vario genere; la ciotola vibratoria (9) è uno strumento molto utilizzato in questa fase e personalmente, mi appare come un ottimo strumento gestaltico, perché permette una diretta esperienza di sfondo e figura, di luce e ombra, coinvolgendo i “cinque livelli d’esperienza: livello corporeo, sensoriale, immaginativo, emotivo, cognitivo” (10).

La pratica a cadenza regolare e gradualmente prolungata nei tempi, può spesso causare una considerevole modificazione degli stati psichici ed aiuta l’astrologo nell’interpretazione dei diagrammi.

Va ricordato che gli stati alterati di coscienza, in assenza della consapevolezza e di una successiva integrazione delle sensazioni e degli effetti percepiti, rischierebbero di ridurre l’esperienza ad una “mera catarsi”; per questa ragione, all’inizio, è consigliabile praticare il Trãtaka solo per pochi minuti e con l’assistenza di una persona referente.

In un certo qual modo, alcuni effetti del Trãtaka possono essere paragonati al “continuum di consapevolezza” gestaltico, ossia alla concentrazione e all’osservazione dell’esperienza istantanea, con la messa in figura dei pensieri, delle sensazioni e delle emozioni che, attimo dopo attimo, sorgono alla coscienza dell’individuo.

TRATAKA GESTALTICO

Il Counselling, secondo la metodologia della Gestalt Psicosociale, segue il modello ideato da Fritz Perls.

Nella relazione d’aiuto gestaltica, il “qui ed ora”, la Consapevolezza e la Responsabilitàdell’esser-ci nell’esperienza sono le premesse di un processo evolutivo il cui obiettivoprincipale è ritrovare la propria forma, la propria interezza e l’equilibrio delle polarità.

Il Trãtaka, oltre ad essere un valido strumento promotore d’insight, aiuta a ritrovare l’energia nei casi di persistente interruzione di flusso e il contatto, là ove sorga il bisogno di ricaricarsi o implementare l’intensità dell’incontro. Quale elemento strategico del counselling, è molto efficace anche nelle situazioni opposte alla precedente, ad esempio, nei casi in cui la confusione del consulente o dell’utente, richieda un certo distacco dall’argomento o una deflessione strategica, senza dover interrompere il dialogo.

Personalmente, introducendo spesso quest’antica tecnica nel counselling astrologico, ho potuto notare che in simili situazioni, il Trãtaka non solo offre una pausa creativa ma si tramuta, grazie alla concentrazione sull’esperienza e sull’immagine, in un così profondo viaggio simbolico, da offrire all’astrologo e al consultante la visione inaspettata e differente di una problematica lasciata, precedentemente, in sospeso.

Nella formazione personale con esperienze di gruppo e d’intergruppo, il contatto oculare e la comunicazione attraverso la respirazione cosciente, diventano ottimi mezzi per evitare che un’eccessiva razionalizzazione alteri la spontaneità del dialogo e per sviluppare, dunque, un necessario ma transitorio stato di confluenza.

DESCRIZIONE D’UNA TECNICA DI GRUPPO

Per quest’esperimento, ho preferito il Madhya Trãtaka e ho scelto tre elementi di base: la candela, la respirazione e gli occhi. In un primo momento, gli strumenti di confine-contatto soggettivo sono stati la vista e la respirazione sinergica. La fiamma ha funto, invece, da bindu o punto centrale del cosiddetto temenos, illuminando il confine oggettivo e sacro, ossia lo spazio adatto a ricevere e restituire le immagini interiori.

Fatta eccezione per le regole di base che non possono essere alterate, ho adattato le sequenze tantriche del Trataka allo stile gestaltico, grazie ad un ritmo di stimolazioni, mirate alla consapevolezza dell’energia psicofisica, piuttosto che ascetica. Per realizzare ciò, ho ridotto le visualizzazioni, ho limitato la parte meditativa ed ho evitato le sequenze troppo ritualistiche e non adatte all’occasione. Prima d’iniziare, ho accennato brevemente alla storia della pratica per poi passare direttamente alle istruzioni tecniche; ho evidenziato la necessità di restare seduti nella stessa posizione, con la schiena ben dritta, per favorire una respirazione fluida e ritmata ed ho posto l’accento sull’assoluta importanza del silenzio, al fine di rendere possibile la concentrazione. 

Ho invitato i partecipanti a scegliere un partner del segno o dell’ascendente opposto al proprio e a sedersi a terra, l’uno di fronte all’altro, ad un braccio di distanza, fissando una candela accesa. Ho chiesto loro di respirare tranquillamente, prima autonomamente e poi in sintonia con l’altro. In una fase successiva, ho chiesto loro di usare la respirazione per far muovere la fiamma della candela, senza spegnerla. Nel momento in cui si è presentata una riduzione rilevante di contatto, alla respirazione ritmata è stato abbinato l’accostamento delle quattro mani. A poco a poco, ogni coppia ha incominciato a respirare all’unisono e la fiamma della candela ha danzato al ritmo del soffio respiratorio, senza spegnersi.

Durante il percorso, il contatto e il ritiro si sono succeduti in modo abbastanza equilibrato e a volte, integrato: pur restando in contatto, ognuno è riuscito a conservare la sua intimità, permettendo all’altro di salvaguardare la propria. In effetti, il contatto è avvenuto attraverso le mani e il respiro, mentre il ritiro è stato possibile grazie alle visioni personali e ad una sorta di sogno ad occhi aperti. La condivisione generale delle esperienze vissute è stata, infine, favorita dai feedback offerti da tutti i presenti.

Sin dall’inizio, mi è sembrato di capire che il ritiro e il contatto, oltre a succedersi a fasi alterne, possono anche coesistere, magari agiti in parti diverse di una stessa persona. Ad esempio, mentre persiste un contatto attraverso le mani o la respirazione, la vista interiore diventa il presupposto per proiettarsi in uno spazio personale e riservato; oppure, come nella fase in cui si fissano le pupille dell’altro, mentre gli occhi realizzano il contatto, la respirazione personale assicura, nello stesso tempo, il ritorno al proprio centro. I Maestri indiani, prima di avviare un’esperienza di questo genere, osservano le posizioni astrali del momento e del luogo, d’ogni singolo partecipante e dell’insieme del gruppo.

Dal punto di vista pratico, durante la conduzione, mi sono resa conto che, in questo particolare contesto, chi convoglia l’attività, dovrebbe ridurre al minimo i comandi, perché le suggestioni mal indirizzate e troppo enfatizzate, potrebbero tradursi in una direttività poco spontanea, magari recepita come forzatura dai partecipanti. Molti elementi della conduzione e dell’attivazione dipendono dallo stato emotivo del conduttore e del gruppo, dalle esperienze personali d’ogni singolo, dagli eventi che hanno preceduto l’incontro, dal grado di motivazione, così come da tanti altri fattori personali e ambientali.

Ho avuto poi la conferma che le variabili della messa in opera sono tantissime e qualche volta, possono essere modificate in itinere, magari dall’ispirazione o dalla creatività istantanea, purché pertinente al tema su cui si lavora e alla storia che il gruppo vive in quel momento. Persino una persona arrivata all’ultimissimo istante, può essere integrata nell’esperienza o addirittura, diventare la protagonista di un evento che favorisce il compimento della Gestalt. In realtà, l’arrivo di una compagna di formazione al momento del feed back, lungi dal disturbare gli astanti o dallo spezzare il flusso, ha permesso l’integrazione corale di uno stato di sospensione emotiva e il ritorno da una retroflessione collettiva, causata da un carico troppo intenso.

Ognuno, discostandosi per un attimo dal proprio stato emotivo e ritornando ad essere presente al gruppo, ha accolto con naturalezza la nuova arrivata, offrendole una fiamma, un pensiero, un gesto e una parola. 

L’affettuosa spontaneità ha provocato un’immediata e inattesa reazione emotiva nella compagna sopraggiunta che, è scoppiata in singhiozzi, di un pianto molto sommesso e dolce. I presenti, me compresa, benché impreparati ad una tale reazione, hanno condiviso un momento di profonda comunione. Vi è stata una mutua comprensione; la sua richiesta era chiara e perciò, turbati da un’intensa ma velata emozione, tutti siamo rimasti in silenzio.

Per non invadere lo spazio emotivo della compagna, nessuno ha manifestato la propria commozione più dello stretto necessario, così da rispettare la sua riservatezza e il suo confine, pur esprimendole vicinanza ed affetto. Si è trattato di una conclusione altamente simbolica, l’aria sembrava rarefatta, la sensazione era quella di un saluto finale, quasi un addio, confuso e vago da parte nostra, consapevole e schivo da parte sua: questa persona, oggi non è più tra noi perché ha lasciato la Terra, ha oltrepassato l’orbita di Plutone e ha intrapreso il suo viaggio nel Cosmo, alla ricerca dell’Infinito.

TRÃTAKA E COUNSELLING ASTROLOGICO

L’esperienza precedentemente descritta, mi ha in seguito suggerito un nuovo approccio di consulenza astrologica: dopo un colloquio individuale, ho invitato quattro volontarie ad una consultazione di gruppo… e l’Arte si sta ampliando.

Il connubio degli elementi gestaltici con quelli del Trataka mi ha permesso di valutare, in maniera differente, il presente aspetto di Saturno e Plutone. In termini individuali, l’ho analizzato così come si riflette nella configurazione oroscopica natale e in termini collettivi, così come si manifesta negli avvenimenti mondiali. Ho voluto poi sperimentare, attraverso una tecnica di gruppo, la similitudine e l’incastro dei simboli collettivi con i corrispettivi personali.

Prima d’iniziare, mi sembra opportuno accennare brevemente alla natura dell’astrologia secondo il Tantra, alla qualità del ciclo Saturno-Plutone e all’approccio da me ideato.

1. LA NATURA DELL’ASTROLOGIA SECONDO LA SCUOLA TANTRICA

Secondo l’Astrologia tantrica, nel corpo umano con i suoi processi biologici e psichici, agiscono le stesse forze che muovono il Cosmo. La struttura microcosmica è simile alla manifestazione macrocosmica e tutto ciò che esiste nell’individuo, esiste in proporzioni diverse nell’Universo. L’oroscopo è uno yantra su cui meditare, uno strumento per comprendere l’Universo, la natura e il Karma (11) dell’individuo cui esso appartiene.

Il disegno del tema radix è la rappresentazione grafica dell’Adidaivika karma (12), dell’esatto momento in cui si è delineata la sincronicità cosmica tra una configurazione celeste, un particolare luogo della Terra e un determinato individuo.

2. IL CICLO SATURNO PLUTONE

Il ciclo Saturno-Plutone, iniziato nel 1982-83 con la congiunzione negli ultimi gradi della Bilancia, è giunto all’opposizione dei due pianeti, dai Gemelli al Sagittario. Dal punto di vista collettivo, la relazione tra i due corpi celesti riflette l’emergenza e il bisogno di trasformare l’antico sistema di sopravvivenza umana in forme più adeguate alla nuova realtà del globo terrestre; si delineano così le caratteristiche di una nuova generazione, con rinnovate forme di pensiero, avanzatissime strutture del linguaggio e della comunicazione, ma anche un incremento dei conflitti dottrinali e religiosi, così come un succedersi stressante di confronti e affronti sociali, crisi politiche e culturali.

Dal punto di vista individuale, questa posizione facilita il contatto con la propria ombra e inclina ad una ridefinizione cosciente del senso che si attribuisce al caso e all’evento inatteso. In effetti, lo spazio indefinibile che intercorre tra la rigorosa onestà di Saturno e la forza esplosiva di Plutone, equivale all’orizzonte che unisce e separa due sezioni di tempo, quelle in cui si passa dal sonno al risveglio, dalla vita alla morte o viceversa. La pausa infinitesimale tra le due frazioni di tempo nasconde una gamma incredibile di eventi e di opportunità per gli esseri umani che, pur restando tributari delle circostanze, hanno la libertà di esplorare o costruire le condizioni favorevoli per fronteggiare ciò che più temono di se stessi e degli altri, ma soprattutto per rinnovare la capacità di sopravvivere, di resistere, di affrontare nuove verità emotive e di vivere, efficientemente e a modo proprio, sia come individui indipendenti, sia come membri di un gruppo sociale.

Naturalmente, quando gli aspetti tra i due astri sono dissonanti, l’orizzonte diventa fosco, la scrupolosità può diventare rigidità, la forza può trasformarsi in delirio d’onnipotenza con imperiosi impulsi alla manifestazione del potere personale, e il risveglio può tramutarsi in una violenta e distruttiva esplosione di conflitti. Da una crisi così violenta potrebbe, però, nascere il bisogno di una maggiore determinazione nell’affrontare o semplicemente, accettare gli eventi. D’altro canto, allo stesso modo in cui la società cambia attraverso conflitti e accordi, l’individuo cresce, attraverso contrasti e corrispondenze.

Attualmente, a livello mondiale e quindi collettivo, come già accennato, Saturno e Plutone sono in opposizione, dai Gemelli al Sagittario. Plutone in Sagittario trasforma le prospettive individuali in pilastri del progresso o del regresso sociale, simbolizza l’impatto collettivo di eventi i cui semi furono piantati da tempo e poi ignorati; simbolizza l’influenza di un qualsiasi intervento capace di destabilizzare ciò che trova sul suo cammino, scagliandone i frammenti fuori e in alto, come frecce fulminee o forze cieche che partono dal profondo della terra e squarciano il cielo. All’estremo opposto, Saturno in Gemelli costruisce strutture sociali e comunicazioni che implementano una visione più estesa della realtà o al contrario, la restringono; inoltre, il pianeta così segnato, vaglia con lucida e imparziale razionalità tutti gli elementi comunicativi dell’esplosione, inclusi i più impercettibili microgesti espressivi, così da permettere l’integrazione delle parti ritrovate.

L’azione oppositiva tra l’austerità saturnina e l’energia detonante plutoniana funziona come lo strumento di un archeologo che scavando, porta fuori tesori misti a detriti d’ogni genere, preziosi reperti mescolati con rottami irrecuperabili, scorie frammiste con utili materiali da riciclaggio, e altro ancora. Viaggiando attraverso il Sagittario ma fronteggiato dal severo controllo di Saturno in Gemelli, il Pianeta archeologo rivela l’attivazione di un profondo dilemma morale, ideologico o spirituale, su quelle che si pensava fossero le proprie verità e sicurezze, su tutto ciò in cui si è creduto e si crede. Si delinea così un controllo razionale e, a tratti, distruttivo sulle forze prorompenti dell’inconscio, mentre da un’altra angolatura, deflagra il conflitto tra la forza di volontà e quello che si pensa sia il fato.

Si tratta di una perturbazione ad impatto individuale e mondiale. Sul piano personale, gli effetti di questo terremoto del profondo si evidenziano solo dopo uno sconvolgimento totale in cui ordine e caos si alternano in un ritmo irregolare e, a volte, angosciante. In seguito, però, gli effetti dell’opposizione producono una maggiore energia interiore, un incremento delle proprie capacità e soprattutto, la coscienza d’avere più forza e tenacia di quanto si pensasse per affrontare quel piccolo, successivo sforzo, necessario per l’ottenimento dei risultati in cui non si sperava più. In pratica, quest’aspetto può rappresentare un doloroso varco da attraversare per il raggiungimento della propria evoluzione, o può indicare il momento, le ragioni e le modalità della sconfitta; ma in genere si tratta di un misto dei due.

3. IL NUOVO APPROCCIO DA ME IDEATO

Spesso, nel counselling astrologico, dopo aver io stessa meditato sul quadro astrale del consultante, invito il soggetto a focalizzare il suo disegno celeste per ricavarne una visione personale. Di solito, dopo una visione generale e un’accurata analisi dei particolari, estrapolo un solo aspetto, magari il più esclusivo e difficile, poi invito la persona ad eseguire un vero e proprio Trãtaka sulla figura formata dai pianeti. Nel corso degli anni, questo metodo ha prodotto risultati soddisfacenti, soprattutto nei casi di persone pronte al confronto ma ancora troppo fragili per rapporto alle configurazioni nevralgiche del proprio oroscopo. Lavorare sulle sensazioni derivanti dal Trãtaka, sui simboli e sui glifi, ha spesso consentito un dialogo diretto con i pianeti interiori, dissolvendo barriere d’incomprensione e resistenze di vario genere.

4. LA NUOVA ESPERIENZA
Per l’esperimento, ho scelto quattro persone nate in luoghi e tempi differenti ma tutte con Saturno e Plutone in aspetto sensibile. Tale scelta è stata fatta per rendere possibile una conduzione di gruppo con persone diverse ma accomunate da una caratteristica speciale: la relazione astrologica tra i due pianeti lenti. Di comune accordo e in rispetto della loro privacy, ho cambiato i nomi delle quattro volontarie e mi sono limitata a riportare solo il vissuto legato all’esperienza con il Trataka, evitando qualsiasi accenno alla loro vita personale. Tralascio volutamente le altre configurazioni astrali, per focalizzare, in questo momento, solo i pianeti su indicati.

Dal punto di vista natale, Anna e Lisa, ricevono un bilanciato sestile tra i due pianeti; Nina, nata presenta un’ambigua congiunzione; Olga evidenzia uno stridente quadrato; naturalmente, sono tutte sfiorate dall’influsso collettivo dell’attuale posizione planetaria.

Nel corso dell’incontro, le quattro volontarie non sono riuscite a distaccarsi dagli stati emotivi legati ai tragici avvenimenti dell’undici settembre a Manhattan; ed io con loro. In effetti, le partecipanti, sotto l’effetto delle ultime notizie rilevate dai media, hanno preferito restare sul tema della minaccia di un conflitto mondiale, anche se ognuna ha manifestato l’aspetto interplanetario collettivo, secondo le caratteristiche individuali della propria configurazione natale.

Dopo che ognuna ha guardato per un po’ il proprio tema astrale, io ho chiesto loro di metterlo da parte e di costruire o disegnare un simbolo che rappresentasse la relazione attuale tra Saturno e Plutone. Hanno confabulato per un po’, scambiandosi idee e raccontandosi parte delle loro storie, hanno condiviso i timori per la gravità degli eventi mondiali, poi quasi all’unisono, hanno deciso di rappresentare i pianeti, esattamente, con gli stessi glifi che li raffigurano.

Insieme, abbiamo preparato il setting, mettendo il disegno al centro della stanza, spegnendo la luce centrale e accendendo una lampada dal chiarore più discreto e soffuso, in modo da illuminare i simboli, senza affaticare gli occhi. Dopo vari esercizi di respirazione su di una candela, è stato più facile fissare la figura, senza batter ciglio e poi chiudere gli occhi per lasciarla riapparire come immagine mentale.

Ricordo la frase che Olga ha ripetuto per ben tre volte: “Il cambiamento è inevitabile. Stanno cambiando le strutture cognitive e linguistiche della comunicazione. Voglio cambiare, prima che una sconvolgente esperienza collettiva mi obblighi a farlo”.

Dopo un po’, senza accorgermene, quasi trascurando la conduzione, sono entrata anch’io nel gioco metalinguistico ed ho tradotto i simboli, attraverso queste strane sensazioni: “Scherzo speculare tra la polarità di due piattaforme identiche e contrarie; sodalizio tra la comunicazione e la mistificazione, incrocio tra il senso del dovere e l’astio personale, comunione ideologica tra la giustizia e la vendetta, la pace da ottenere con la violenza, il fondamentalismo contro la globalizzazione, l’informazione sugli eventi e la disinformazione sugli intenti, l’esposizione lucida degli accadimenti e il buio totale sulle dinamiche tra le parti, tutto è palese e niente è chiaro, cadono i baluardi del potere, crollano i pilastri della sicurezza, la guerra è ambiguità in diretta, le strategie e le armi fatali restano occulte per entrambe le fazioni, la resistenza è un muro di cartapesta e la logica è la maschera della paura. Quando due valori si oppongono, polarizzandosi agli estremi di una singola linea, la soluzione viene cercata nel capro espiatorio di turno o inventandosi una torre di Babele da abbattere, mentre i burattinai affinano le armi altrove”.

Ad un certo punto, mi sono accorta che l’impatto dell’elemento collettivo, pressante anche per me, mi stava inducendo ad una confluenza fuorviante e poco consona al servizio che mi si richiedeva; insomma, invece di condurre il gruppo, stavo scivolando in tutt’altra esperienza. Mi sono subito resa conto di non sapere più se io stessi seguendo intuizioni personali o assorbendo le immagini ravvicinate della mente delle astanti; se si stesse trattando di un feeling personale sull’aspetto generazionale dei corpi celesti, se stessi condividendo l’angoscia per la minaccia di guerra o se stessi comprendendo l’influenza associativa dell’aspetto interplanetario.

Nello stesso momento in cui ho preso coscienza del fatto, le quattro partecipanti si sono afferrate per mano ed hanno cambiato ritmo di respirazione, quasi a voler marcare un confine visibile tra i ruoli da mantenere. Mi sono trovata fuori del cerchio, così com’è giusto che sia e così come volevano le consultanti che, di tacito e istantaneo accordo, hanno difeso la loro posizione. In un baleno, ho compreso il valore della responsabilità nelle dinamiche del lavoro in gruppo e la necessità di salvaguardare, senza rigidità, il ruolo d’appartenenza. Nelle relazioni d’aiuto, l’empatia priva del necessario distacco nuoce ad entrambe le parti; il distacco privo d’empatia irrigidisce i ruoli ed ostacola la relazione… ma come sempre, tra i due estremi si trovano mille altre strade possibili e colui che coordina il viaggio deve saper individuare il percorso più adeguato al momento, alla persona, all’ambiente e alla situazione, accettando anche l’evenienza di un temporaneo ribaltamento o stravolgimento dei ruoli e delle regole… cosa che non sempre riesce facile.

Quando il Trataka focalizza simboli che mettono in figura potenti archetipi, producendo un’illusione o una visione collettiva, il rispetto dei ruoli non è cosa facile, e non c’è regola che tenga; quando la razionalità saturnina è folgorata dall’esplosione irrazionale di Plutone che porta alla luce un crollo collettivo, non c’è tecnica che segua un canone stabilito… quando nel pieno del Trataka, Anna e Lisa hanno voluto interrompere la pratica perché in TV iniziava il megaconcerto per New York city…nessuna di noi ha potuto resistere al richiamo, nemmeno Nina che dalla pratica ad occhi chiusi era scivolata in uno stato onirico… ed insieme, al di là di ogni regola stabilita, in modo atipico, abbiamo scoperto il potere dei due pianeti in opposizione… lo schermo è diventato un nuovo ed occasionale strumento di Trataka e di counselling… il microgruppo ha guardato e vissuto le reazioni della lontana ma chiara esperienza del macrogruppo.

In altre parole, quando si schiantano i pilastri della sicurezza centrale, crolla ogni resistenza al cambiamento e crolla per tutti, compresi i referenti; e Clapton, gli Stones, gli Who, altri ancora e infine Mc Cartney che, in passato, in nome della libertà, partecipavano ai concerti pacifisti contro la guerra in Vietnam, hanno attualmente cantato, in nome della libertà, per onorare le vittime di Manhattan e per incoraggiare i giovani a partecipare all’intervento in Afganisthan. Guardando, abbiamo provato compassione per la folla ferita nel cuore, ma ignara dei giochi di potere al vertice… e poi, chi avrà compassione, chi suonerà e chi canterà dall’altra parte del mondo, per la moltitudine d’innocenti afghani, ugualmente vittime dell’altrui follia? E noi cinque abbiamo ascoltato e guardato e sentito…e alla fine, abbiamo interrotto la tv e spento la candela ancora accesa, turbate da un misto di consapevolezza e confusione sul nuovo valore associato alla parola libertà. Abbiamo chiuso l’incontro con un paio di domande che restano ancora delle Gestalt incompiute: fino a che punto è necessario il cambiamento? E quando esso arriva dalle macerie di due torri frantumate, dai resti di corpi lacerati dall’esplosione, dal genocidio che risponde allo sterminio in massa, fin dove è giusto adeguarvisi e come?

Questo era ieri. Oggi, sto scrivendo l’ultimo paragrafo e prima di terminare, chiudo il cerchio,ritornando in prima pagina per aggiungere all’intestazione il seguente sottotitolo:

NOTE:

1) Yantra = letteralmente, strumento, sostegno, supporto. Nelle pratiche spirituali, è un diagramma sacro, un circuito di forze sottili che rappresentano una determinata Divinità o un simbolo particolare. Gli astrologici ne costruiscono alcuni molto speciali a beneficio dei consultanti.

2) Mandala = Il termine sanscrito deriva dalla radice manda, “essenza, purezza” e dalla desinenza la, “ricettacolo o sfera o possessore.” Da cui “Ricettacolo o Sfera o possessore d’Essenza.” La parola Mandala in Sanscrito designa anche il cerchio, il disco e l’orbita. Secondo alcune teorie, quando nella fantasia o nei sogni o nelle immagini mentali vi è l’apparizione spontanea di diagrammi, tra cui i mandala, l’ego rivela la sua capacità di assimilare parti dell’inconscio; in alcuni casi, può trattarsi anche di un tentativo di eludere la disintegrazione della psiche. Nelle pratiche hindu, invece, i mandala e gli yantra, prima dell’evoluzione spirituale, presuppongono una fase obbligatoria di destrutturazione e ristrutturazione dell’immagine iconica, unitamente alle varie parti del praticante, dall’esterno all’interno e viceversa.

3) Chakra = letteralmente significa ruota, vortice, condotto, disco, orbita, centro, plesso, disegno oroscopico. Secondo la fisiologia e la filosofia hindu, i sette chakra principali si trovano all’interno del midollo spinale, lungo la colonna vertebrale, dal coccige alla sommità del capo. Ogni chakra, oltre ad esprimere un preciso tipo di consapevolezza, è connesso a determinate funzioni fisiche, psichiche e spirituali. La meditazione ed alcune forme di yoga tendono a reintegrare le funzioni dei chakra, risvegliandoli.

4) Kundalini è l’energia arrotolata come le spire di un serpente. Giace addormentata nel primo chakra, all’altezza dell’osso sacro. Viene risvegliata, attraverso varie pratiche, per far sì che ascenda lungo il canale centrale e si unisca al principio di conoscenza. Al suo passaggio, l’individuo sperimenta una fase di destrutturazione totale, seguita da una fase d’integrazione in cui vengono alla luce anche insospettate potenzialità.

5) Mantra = formula sacra, parola o sillaba o suono di potere, spesso privo di significato ma capace di risvegliare particolari stati di coscienza.

6) Yoga nidra = si tratta di uno degli stati di coscienza, quello del sonno profondo con sogni lucidi sui quali, volendo, il praticante può liberamente intervenire. Le nidra più potenti sono prodotte dalle tecniche avanzate di gruppo.

7) Corpi = Secondo il sistema hindu, l’individuo possiede tre corpi: il terreno, il sottile e il causale o eterico. I tre corpi non sono separati e distinti ma interconnessi ed interdipendenti.

8) Mudrã = gesti speciali delle mani che risvegliano alcune energie e le integrano ai propri stati d’animo, attraverso il corpo. Sono anche potentissimi mezzi di trasformazione e trasmutano l’esperienza sensoriale in consapevolezza. Eseguite in sequenza rituale, in alcuni casi, possono indurre stati alterati di coscienza.

9) Ciotola = rappresenta la coppa sacra, l’utero della Dea, l’Universo e la volta celeste. Non esiste rito induista in cui non sia presente la ciotola cerimoniale. La meditazione sulla ciotola è un potentissimo strumento d’amplificazione della coscienza. Quella vibratoria è uno strumento costruito con vari tipi di metallo, incorporati l’uno nell’altro e va percepita non solo attraverso la vista ma attraverso tutti gli altri sensi e in modo particolare, tramite la propria pelle.

10) I cinque livelli di coscienza sono stati ideati e studiati dai docenti della Fondazione Italiana Gestalt, sotto la direzione di Maria Menditto e Filippo Rametta.

11) Karma = è il frutto dell’azione, la legge di causa-effetto che permette all’individuo di raccogliere, integrare o disgregare gli effetti delle vite passate. Si tratta del principio cosmico che coinvolge qualsiasi essere vivente nel Samara, il perenne ciclo del divenire. In Occidente, è associato, erroneamente, al destino che significa tutt’altro.

12) Adidaivika karma = questo tipo di karma è legato alle influenze astrali ed è illustrato dalla mappa celeste che rivela le emozioni e le azioni del singolo per rapporto al suo passato.

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