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19 marzo 2010

Ginkgo Biloba



È definito "fossile vivente" perché esisteva già cinquanta milioni di anni fa, quando probabilmente non c'erano platani, tigli, olivi ecc. 

È l'albero delle meraviglie e dei misteri. Pare che questo sia dovuto all'eccezionale resistenza di questi alberi contro virus e parassiti.

È difficile infatti vedere un ginkgo eroso da qualche tarlo o aggredito da malattie fungine. Il ginkgo è un albero maestoso e deve il nome "bìloba" alle sue foglie con due lobi. 

Lo trovate in Italia soprattutto al nord, ad es. in Lombardia, ove viene spesso usato per alberature stradali, vista la sua eccezionale resistenza allo smog.

I principi attivi (rutoside e ginkgetolo) si trovano soprattutto nelle foglie, che sono la parte usata in fitoterapia.

Proprietà: le foglie di ginkgo (ricche di polifenoli) hanno proprietà vasodilatatrici e antinfiammatorie sul sistema venoso e arterioso. Nella microcircolazione cerebrale questo permette di portare più ossigeno ai neuroni, migliorando dunque le varie funzioni cerebrali.
Come si usa: infuso di foglie insieme a rusco e centella asiatica. Le foglie, lavate in acqua e conservate in alcool, possono servire per medicare ecchimosi, ulcere e lievi ustioni di cui favoriscono la cicatrizzazione. Il ginkgo biloba avrebbe anche proprietà inibitrici sulla 5-alfa-reduttasi.
Il ginkgo biloba contiene terpeni, ginkgolide B con azione inibitrice del Paf-acether, mediatore fosfolipidico intercellulare implicato nell'aggregazione piastrinica, la tromboformazione, nell' aterogenesi e l'iperpermeabilità capillare; polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide), con azione a tutti i livelli del sistema circolatorio : attività vasodilatatrice sulle arterie, aumento del tono venoso, aumento della circolazione cerebrale.
Il ginketolo, isiginketolo, bilabetolo agiscono sulle membrane cellulari, stabilizzandole. Il ginkolide blocca la perossidazione lipidica e la formazione di radicali liberi, inibisce il fattore di attivazione delle piastrine (PAF).
In cosmetica il ginkgo biloba si usa per la regolarizzazione della secrezione sebacea, pelle secca e devitalizzata.
E' particolarmente conosciuto per la sua attività sulla circolazione venosa, arteriosa e soprattutto per quella cerebrale. Numerose prove cliniche sono state compiute dimostrando l'efficacia delle foglie di ginkgo a tutti i livelli della circolazione sanguigna.
Classificazione, origine e diffusione


Divisione: Pinophyta
Sottodivisione: Conipherophytina
Classe: Ginkgoatae
Ordine: Ginkgoales
Famiglia: Ginkgoaceae
Sembra che cresca spontanea in Cina ma non si conosce con precisione l’origine di questa pianta perché è stata ampiamente diffusa e coltivata per molti scopi e tuttora è coltivata in tutta la sua estensione.
È una pianta che può raggiungere i 40 m di altezza e grandi circonferenze (fina a 8 metri) in condizioni ottimali.

Ha una chioma piramidale; rada in età giovanile si addensa a maturità.

La corteccia è liscia da giovane con colore grigio-argenteo, poi assume un colore marrone scuro e presenta delle costolature suberose evidenti.


Si possono distinguere macroblasti inizialmente di colore verde arancione e solo successivamente tendono al grigio argenteo della corteccia; i brachiblasti hanno forma claviforme con cicatrici fogliari e una gemma apicale.



Le foglie hanno la tipica forma flabelliforme (a ventaglio), sono di colore verde o giallo al momento dell’abscissione. Si distinguono foglie macroblastali, portate alterne sparse con margine superiore smarginato spesso bilobato, e foglie brachiblastali riunite in ciuffetti e con margine intero e ondulato.
Il Ginkgo è una pianta dioica e gli “amenti” sono portati dalle piante maschili mentre gli ovuli, riuniti a coppie da un peduncolo, si trovano sulle piante femminili. La maturità sessuale si ha verso i 30-40 anni e l’impollinazione, anemofila, avviene a primavera. La fecondazione è ritardata di 4-6 mesi, un ovulo abortisce e l’altro cade non ancora maturo. Il seme termina la maturazione a terra e germina nella primavera successiva.
In Giappone e Cina è stato coltivato a lungo nei templi perché era ritenuto una pianta sacra, in Estremo Oriente i semi sono considerati una prelibatezza e vengono mangiati dopo essere stati arrostiti. Introdotto in Europa nel 1700 non riveste interesse forestale a causa del suo legno che è fragile.
Viene impiegato come pianta ornamentale e da alberatura stradale perché resiste bene alle avversità climatiche, all’inquinamento e non ha parassiti pericolosi. Preferisce una buona illuminazione e non ha esigenze pedologiche particolari.