“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

26 marzo 2010

Trataka, ascoltare con la vista



l'ombra della luce from Sahaj Bez on Vimeo.


Tutte le pratiche meditative mirano inizialmente a stabilire la concentrazione della mente come preludio alla meditazione. Per raggiungere questo stadio si adottano vari metodi. Uno molto diretto, semplice e tuttavia allo stesso tempo efficace, è la tecnica di trataka.

I meccanismi delle pratiche sono facili da imparare e capire. Possono essere praticate da ognuno e i benefici sono enormi. Anche i principianti, con un piccolo sforzo e costanza, possono ottenere molti benefici in un breve periodo di tempo.

In questa lezione e le due seguenti vi introdurremo i tre stadi di trataka progredendo dal più semplice a più avanzato.

La parola Trataka significa "guardare fisso". La pratica di trataka implica il guardare a un punto o oggetto senza sbattere gli occhi. E' un metodo di focalizzare gli occhi e portare la mente su un punto ad esclusione di tutti gli altri. L'oggetto può essere esterno al corpo, in questo caso la pratica è chiamata bahira trataka, o l'oggetto di consapevolezza può essere interno, in questo caso è chiamato antar trataka. Attraverso questo metodo, tutta l'attenzione e potere della mente è canalizzato in un flusso continuo. Questo permette al potenziale latente all'interno della mente di arrivare spontaneamente.

Trataka come un metodo universale

Trataka è descritto in numerose scritture. Nel classico testo di hatha yoga. Gheranda Samhita è classificata come uno degli shatkarma. Perché le altre cinque pratiche degli shatkarma (neti,dhauti,ecc) sono trattate solo con la pulizia del corpo, trataka sembra essere completamente fuori posto, una anomalia.

Comunque è considerata l'ultimo degli shatkarma ed è inclusa in questo gruppo per una buona ragione, cioè funge da pietra angolare tra le pratiche orientate fisicamente e le pratiche mentali che portano ad un'alta consapevolezza. In un certo senso trataka agisce come ponte tra hatha yoga e raja yoga.

Il Tantra probabilmente è il maggior sistema spirituale che include tutto e la radice dello yoga, utilizza trataka in una ampia scala nelle sue molteplici pratiche, se usando diagrammi simbolici, deità o aggetti con il fuoco sull'adorazione o consapevolezza. Trataka in una forma o nell'altra è utilizzata da quasi tutte le religioni e sistemi spirituali, sebbene spesso mascherate.

Nell'Hinduismo, una parte integrale delle pratiche religiose è sedersi di fronte ad un quadro o statua di Krishna, Rama,Shiva, il simbolo di Om e così via. Siccome molti guarderanno a questi come una forma di devozione, e certo può essere se l'adoratore è sincero, è attualmente la forma di trataka che mira a concentrare la mente nella deità esterna. Da ciò viene la pace mentale e uno stato meditativo. Inoltre molti Hinduisti hanno la capacità di creare visualizzazioni interne di altri oggetti e praticano trataka interno.

Nella Cristianità si fa la stessa cosa in maniera più leggera. Nella chiesa ci sono immagini di Cristo, ci sono candele e ci sono sempre croci simboliche. Questi oggetti agiscono come punto focale per trataka, certo non sempre è conosciuto con questo nome. Tutte queste forme hanno radici simboliche che generalmente agiscono a livello della consapevolezza normale.

In altre parole questi simboli correlati e stimolati con esperienze e memorie che sono contenute in quello che Jung ha chiamato inconscio collettivo. Perciò questi oggetti della consapevolezza chiamano esperienze e conoscenze di cui normalmente non siamo consapevoli.

Nel Buddhismo Tibetano, trataka è anche fatto su varie deità, su Buddha e varie figure geometriche conosciute come Yantra o mandala. Anche il Buddhismo Zen utilizza trataka, pure di molti miti astratti come fissare un muro bianco.

La pratica di trataka non è confinata nello yoga. E' universale ed è stata usata attraverso gli anni come metodo di normale esperienza trascendentale..

Trataka è semplice,però veramente potente e questa è la ragione per cui molti sistemi differenti e religiosi l'hanno usato in una forma o in un'altra come mezzo di elevazione spirituale.


Osservando i bambini rapiti in un gioco o nell’ascolto di una fiaba di cui attendono il finale, non possiamo non notare la loro concentrazione totale, un assorbimento completo di tutte le loro facoltà, uno “stato di coscienza” per loro assolutamente normale, privo di condizionamenti, che li fa apparire distaccati persino dalla loro stessa identità. In quel momento si identificano completamente in ciò che stanno osservando o ascoltando, senza filtri.

Essi sono una “mente attentiva” e sperimentano una concentrazione reale e assoluta; talvolta l’esperienza lascia un segno indelebile nella memoria e non è raro che, ormai adulti, siano in grado di rievocare fedelmente ogni particolare, con identico trasporto. Da adulti le cose cambiano. Per arrivare a “quello” stato di coscienza, dobbiamo compiere un percorso inverso. Iniziare un gran lavoro di pulizia, sbarazzarci di nodi mentali e trappole emozionali: “fantasmi” che abbiamo creato e che, saldamente radicati nelle loro posizioni, generano ansie, paure, dipendenze.

Pulisci la mente

Lo Yoga definisce molto bene questo stato mentale confuso e insegna ad affrontarlo con sicurezza. Non è un caso che Trataka, di cui oggi ci occupiamo, sia parte integrante dei 6 Shatkarma, le pratiche di purificazione. La parola Trataka in sanscrito significa “fissare stabilmente una cosa”; la pratica comporta un’attenzione costante su un punto prescelto con lo sguardo fisso e gli occhi ben aperti, facendo attenzione a non battere le ciglia.

Trataka concorre all’esecuzione degli asana, permette di ottenere equilibrio, stabilità e quel tipo di consapevolezza di sé che nasce dall’assenza di pensieri, di immagini e di tutto ciò che normalmente affolla la mente. È un modo per convogliare prima lo sguardo poi la mente su un punto preciso, escludendo tutto il resto. Grazie a questo metodo, si genera un flusso continuo di energia che, nel tempo, diventa alimento e ristoro per le attività mentali. L’oggetto dello sguardo può essere sia esterno al proprio corpo (si parla di Bahir Trataka) sia interno (Antar Trataka).

Trataka esterno

Sia la “Gheranda Samhita” sia lo “Hatha Yoga Pradipika” (i tradizionali trattati di Hatha Yoga) forniscono suggerimenti semplici circa lo svolgimento corretto di Trataka. Come dice Swami Sathyananda Saraswati di Monghyr: «Occorre allenare gli occhi a lungo affinché essi possano fissarsi stabilmente su un oggetto (la fiamma di una candela, il simbolo della OM, la punta del proprio naso o il centro tra le sopracciglia), evitando anche il minimo battito delle palpebre. Finché, successivamente, a occhi chiusi, l’oggetto diventa un’immagine saldamente acquisita e visibile all’interno di sé».

Ogni praticante sa benissimo, per esperienza diretta, che durante l’esecuzione di un asana è necessario “appoggiare lo sguardo fermamente” su un punto qualsiasi, privo di significato, senza forma né attrattiva alcuna, affinché l’attenzione costante stabilizzi la posizione e induca la respirazione corretta. E la mente sia priva di pensieri inutili. A causa delle molteplici distrazioni, attrazioni e attaccamenti che la maggior parte delle persone subisce nel corso della vita, diventa quasi impossibile, ai più, sperimentare questa delicata condizione di interiorizzazione che non è preludio al sonno ma indice di stabilità, coscienza di sé e profonda pace.

Collocandosi, inoltre, come anello di giunzione tra le pratiche squisitamente fisiche e quelle della mente, Trataka si evidenzia quale elemento di fusione tra lo Hatha Yoga e il Raja Yoga. Ma soprattutto, Bahir Trataka insegna a mantenere lo sguardo fisso, senza giudizio, su un punto con il proposito di “scoprire” dentro di sé, il “dopo-immagine” quello che rimane dopo avere fissato a lungo una cosa.

Trataka interno

Questa forma induce rapidamente una maggior introspezione ed esplorazione della mente. Si pratica a occhi chiusi e possibilmente in Kechari Mudra (“il gesto che ti connette con lo spazio”), cioè con la lingua arrotolata all’indietro e la punta a contatto con il palato molle. In questo modo, si stimola l’ipofisi e tutto il sistema ormonale, ma si crea anche una condizione ideale per la meditazione.