“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

31 agosto 2010

La Psicologia dello Yoga Integrale


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La psicologia dello yoga integrale deriva dall’opera di Sri Aurobindo e Mere e dalle loro grandi conoscenze e esperienze. Si tratta di un sistema estremamente integrato che scandaglia dettagliatamente la psiche umana e la collega alle grande tradizioni spirituali dell’Occidente e dell’Oriente, in questo senso possiamo dire che Aurobindo è stato uno dei primi grandi iniziatori dello sviluppo transpersonale della psicologia.
Proviamo ad andare con ordine, perché tante sono le chiavi che troviamo nella vasta e complessa opera di questi due maestri illuminati. Sri Aurobindo definisce la materia come una manifestazione finita e dormiente della Realtà Divina, e l’evoluzione biologica come il processo intelligente tramite il quale lo Spirito si esprime nella materia. 

Questo percorso intelligente si compone di due movimenti: uno discendente o involutivo, attraverso il quale lo Spirito diviene materia, l’altro ascendete o evolutivo attraverso cui lo Spirito lentamente esprime le potenzialità divine racchiuse nella materia.
“Tutti gli esseri sono uniti in un unico Sé e Spirito, ma sono divisi da una certa separazione della coscienza, un’ignoranza del loro vero Sé e della Realtà nella mente, nel vitale e nel corpo. E’ possibile, tramite una determinata disciplina psicologica, rimuovere questo velo di coscienza separata e divenire consapevoli del vero Sé, della Divinità dentro di noi e nel tutto. Questa Unità e Coscienza è involuta, qui, nella materia, e l’Evoluzione è il metodo tramite il quale essa libera se stessa”. (“La vita Divina”).
La scala verticale della coscienza
Aurobindo descrive il processo involutivo che porta il Divino nella materia finita usando la metafora dei gradini discendenti di una scala che chiama “piani di coscienza”. Se elenchiamo questi piani di coscienza dal più alto al più basso in ordine discendente abbiamo:

1. Sacchidananda (Brahman, il Divino trascendente)

2. Supermente (Coscienza infinita auto-determinantesi)

3. Sovramente (Coscienza cosmica, piano degli dei e delle dee)
4. Mente Intuitiva
5. Mente Illuminata
6. Mente Superiore
7. Mente
8. Vitale
9. Fisico
10. Subcosciente (inconscio personale e universale della psicologia)
11. Incosciente (materia propria e Non-Essere esistenziale)
Ciascun piano di coscienza costituisce un universo a sé stante e l’intera esistenza può essere rappresentata come uno spettro, una serie ordinata di livelli. Questi ultimi ascendono dall’Inconscio, che si pone come il piano più denso e la base della materia, al Sacchidananda che è pienamente cosciente e non manifestato, ed è il culmine della scala.
Vediamo i vari piani in maniera più articolata:
Sachchidananda è l’Essere Uno Divino con il triplice aspetto di Esistenza (Sat), Coscienza (Chit) e Beatudine (Ananda). Dio, che è Sachchidananda, si manifesta come infinita Esistenza la cui essenzialità è Coscienza, della quale, di nuovo, l’essenzialità è beatitudine. Il cammino tradizionale di conoscenza (Jnana Yoga) in India ha lo scopo di eliminare successivamente il corpo, il vitale, ossia il piano emozionale, e la mente per realizzare un’immersione diretta fondendosi nella Realtà sopracosmica di Sachchidananda. Tuttavia, per una auto-conoscenza integrale, dice Aurobindo, è necessario attraversare ciascuno dei piani supercoscienti, inclusa la Supermente, e ascendere al Sachchidananda.
Con Supermente Aurobindo intende un piano supercosciente dell’essere che, non solo è al di sopra della mente, ma è anche oltre la mente e radicalmente differente da essa. Con mente egli si riferisce non solo alla mente ordinaria, ma anche ai piani supercoscienti della mente, ossia alla Mente più Alta, Illuminata, Intuitiva e alla Sovramente. Tutti questi piani supercoscienti della mente sono infatti pieni di luce, ma anche di oscurità, di conoscenza, ma anche di ignoranza, seppur in misura sempre minore man mano che si ascende nei vari piani, mentre la Supermente è la Coscienza di verità, totalmente priva di ignoranza.
“Con Supermente si intende la piena Coscienza di verità della Natura Divina nella quale non c’è posto per il principio della divisione e dell’ignoranza; è sempre piena di luce e di conoscenza superiore a tutta la sostanza mentale o ai movimenti mentali. Tra la supermente e la mente umana c’è tutta una gamma di piani o di strati di coscienza – si possono vedere in vari modi – nei quali l’elemento o la sostanza della mente, e di conseguenza i suoi movimenti, divengono più e più illuminati e potenti e vasti. 

La Sovramente è il più alto di questi piani, è pieno di luci e poteri, ma dal punto di vista di ciò che è al di sopra, è la linea dell’anima che si distoglie dalla conoscenza completa e indivisibile e discende verso l’Ignoranza. Poiché, sebbene essa venga dalla Verità, è qui che inizia la separazione degli aspetti della Verità, le forze e il loro operare, come se essi fossero verità indipendenti, e questo è il processo che termina con la discesa nella Mente ordinaria, nel Vitale e nella Materia, in una divisione completa, frammentazione, separazione dalla Verità indivisibile al di sopra. 

Non c’è più la conoscenza essenziale, totale, perfettamente armonizzante e unificante, o piuttosto la conoscenza per sempre armoniosa, perché una per sempre, che è la caratteristica della Supermente. In quest’ultima, le divisioni mentali e le opposizioni cessano, i problemi creati dalla nostra mente divisa e frammentata scompaiono e la Verità è vista come un tutto luminoso. Nella Sovramente non c’è ancora l’attuale caduta nell’Ignoranza, ma è compiuto il primo passo che renderà la caduta inevitabile”. (“Lettere sullo yoga”).
Aurobindo descrive la Sovramente (Overmind) come il piano dei grandi Dei e Dee dei Greci, Hindu, Maya e delle altre tradizioni. Nella sua visione gli Dei non sono mere creazioni del pensiero umano primitivo, ma sono esseri reali che esistono sul piano di coscienza chiamato Sovramentale. L’apertura della Sovramente permette anche di avere esperienze di coscienza cosmica, ossia di consapevolezza profonda delle forze cosmiche o universali (quindi non personali o individuali) che sono operative su ciascun piano di coscienza.
Questa coscienza cosmica può aprirsi anche prima della liberazione spirituale, ma, secondo Aurobindo arriva solitamente con la realizzazione sovramentale e, ovviamente, vivere in questa coscienza sovramentale in maniera permanente costituirebbe uno straordinario sviluppo transpersonale.
Per la Mente Illuminata egli scrive:
“Una Mente non più di Pensiero Elevato, ma di luce spirituale. Qui la chiarezza dell’intelligenza spirituale, la sua luce tranquilla, dà posto o si subordina a un intenso lustro, uno splendore e illuminazione dello Spirito: un gioco di lampi e di potere irrompe dall’alto nella coscienza e aggiunge la calma e la vasta illuminazione e la vasta discesa di pace che caratterizza o accompagna l’azione dei principi spirituali, un ardore di realizzazione e un’estesi rapita di conoscenza” (“La Poesia Futura”).
La Mente Intuitiva, o Intuizione, si riferisce alla capacità di capire le cose immediatamente senza bisogno di un ragionamento conscio. In questo senso, l’intuizione può essere basata su un sentimento, o può essere un ragionamento subconscio rapido. Aurobindo riferisce invece questa capacità al piano supercosciente della Mente Intuitiva. Si tratta del potere della coscienza più vicino e intimo alla conoscenza originale per identità. Ottiene dei lampi di Verità e traduce questi lampi in idee intuitive. Quello che è pensiero di conoscenza nella Mente Superiore, diviene illuminazione nella Mente Illuminata e visone intima, diretta nell’Intuizione.
La Mente Superiore è il primo piano della coscienza spirituale dove si diventa costantemente e strettamente consapevoli del Sé, dell’Uno onnipresente, e dove si vedono e si conoscono le cose abitualmente con questa consapevolezza. E’ una mente pensante luminosa il cui strumento è il potere del pensiero elevato.
“Ma questo Pensiero più grande non ha bisogno di un raziocinio ricercante e auto-critico, nessun processo logico passo dopo passo verso una conclusione, nessun meccanismo di espressione o di deduzioni e inferenze, nessuna costruzione o concatenamento deliberato di idee per arrivare a un insieme ordinato di conoscenza … 

Questa coscienza più elevata è conoscenza che si auto-formula sulla base di una consapevolezza del tutto auto esistente e che manifesta alcune parti della sua integrità, un’armonia dei suoi significati messa nella forma-pensiero” (“La Vita Divina”).
Si possono poi esaminare il Subconscio e l’Incosciente che sono elementi importanti della psicologia dello yoga integrale e che non vanno confusi con le analoghe definizioni della psicoanalisi. Nelle sedute di psicoterapia corporea, lavorando con il corpo, si riattivano le memorie emozionali, la storia antica di ciascuna persona vissuta non solo cognitivamente o emozionalmente, ma nella traccia profonda iscritta nel corpo. Possiamo considerare il percorso della psicoterapia corporea il primo importante passo verso la consapevolezza di sé, una consapevolezza integrata di tutti i livelli dell’essere.

Secondo Aurobindo quello che diagnostichiamo come un disagio psicologico è l’interferire del piano vitale con la coscienza fisica del corpo. Questa interazione produce la somatizzazione dell’emozione nel corpo e le terapie orientate al corpo agiscono proprio sulla somatizzazione, sull’influenza del vitale sul fisico, permettendo di espandere il campo delle emozioni che, invece di essere rivolte alla coscienza fisica, sono sperimentate coscientemente. 

Ma le emozioni possono seguire anche un altro percorso e, alternativamente, possono essere spinte giù e dietro la consapevolezza frontale, in quello che Aurobindo chiama Subconscio e che corrisponde all’Inconscio della psicologia occidentale. Aurobindo afferma che:
“…..esso contiene non le idee, le percezioni o le reazioni consce, ma come la sostanza fluida di queste cose. Ma anche tutto ciò che è coscientemente sperimentato affonda giù nel subcosciente, non come memorie precise, anche se sommerse, ma come oscure e ostinate memorie di esperienza, e queste possono emergere ad ogni momento come sogni, come ripetizioni meccaniche di passati pensieri, sentimenti, azioni ecc., come ‘complessi’ che esplodono dentro azioni e eventi, ecc. ecc. Il Subconscio è la causa principale del perché tutte le cose si ripetono e niente sembra cambiare, se non nelle apparenze. E’ la causa del perché la gente dice che il carattere non può essere cambiato, è anche la causa del costante ritorno delle cose delle quali abbiamo sperato di liberarci per sempre. Tutti i semi sono lì e tutti i Sanskara (percorsi fissi) della mente, del vitale e del corpo. E’ il supporto principale della morte, della malattia e l’ultima fortezza (all’apparenza inespugnabile) dell’Ignoranza. Tutto ciò che viene soppresso senza esserne pienamente liberati sprofonda là e rimane come semi pronti a germogliare ad ogni momento” (“Lettere sullo yoga”).
Il piano del Subconscio è anche responsabile delle malattie fisiche croniche o ricorrenti. Le memorie emozionali depositate nel corpo non vanno tuttavia confuse con la coscienza cellulare dello yoga integrale sviluppato da Aurobindo e da Mere. Per capire la differenza, occorre distinguere tra il Subconscio e l’Incosciente

Questo ultimo, da non confondere con l’Inconscio della psicologia che, come abbiamo detto coincide con il Subcosciente, rappresenta l’inversione densa e inconscia del Sacchidananda, ossia del livello più alto della coscienza. In esso, tutti gli esseri e l’esistenza sembrano scomparire, e in esso è contenuta la coscienza atomica e subatomica della materia, così come l’organizzazione molecolare della materia.
Nell’esperienza yogica l’Incosciente si estende esteriormente a tutte le sostanze materiali (persino una pietra ha una coscienza, per quanto elementare, ci dice Aurobindo), mentre internamente esso è di supporto alla coscienza delle cellule del corpo. Lo yoga delle cellule della Madre è proprio la trasformazione spirituale dell’Incosciente, il risvegliare la coscienza cellulare che è dormiente, ma presente. 

La Madre elaborò uno yoga delle cellule, dando alcuni strumenti formidabili, tra i quali un mantra - il mantra delle cellule – e questo yoga costituisce un’eccezionale esperienza di trasformazione spirituale dell’Inconsciente.
Ma che relazione esiste tra questo yoga cellulare, che cerca di risvegliare la coscienza nelle parti più piccole della materia, e gli altri strumenti psicologici che pure lavorano sulla consapevolezza corporea? Per capirlo è essenziale distinguere bene i piani sui quali lavorano le moderne pratiche psicoterapiche e lo yoga integrale. 

Le prime lavorano sul piano vitale e fisico, quindi sul Subconscio, mentre lo yoga delle cellule lavora sulla coscienza delle cellule che rappresenta il primo motore della trasformazione della materia, il supporto dello yoga integrale. Nessuna vera trasformazione degli esseri umani e della materia potrà veramente avvenire se non si arriva a toccare questa coscienza cellulare.
La dimensione concentrica della coscienza
Oltre alla scala verticale, SA descrive anche una dimensione concentrica della coscienza che definisce “parti dell’essere”. Attraverso di esse l’essere umano diviene consapevole e entra in contatto con i piani di coscienza prima descritti. Queste parti, dal più esterno al più interno, sono:
Essere Esterno Essere Interno Essere Interiore
Mentale (cognitivo) Mentale Interno Essere Psichico
Vitale (emozionale-affettivo) Vitale Interno (anima in evoluzione)
Fisico (biologico) Fisico Interno
L’essere esterno con la sua consapevolezza fisica, vitale e mentale costituisce il sé o l’ego del modello biopsicosociale occidentale L’essere interno consiste dei corpi sottili o piani di coscienza che nella terminologia dello yoga integrale sono chiamati fisico, vitale e mentale interni.
“ Nella natura ordinaria di superficie la mente, lo psichico, il vitale, il fisico sono tutti mischiati insieme ed è necessario un grande potere di introspezione, auto-analisi, osservazione e un districare i fili del pensiero, del sentimento a dell’impulso per scoprire la composizione della nostra natura e la relazione e interazione di queste parti tra di loro. Ma quando si va dentro, troviamo la sorgente di tutta questa azione di superficie e lì le parti del nostro essere sono separate e chiaramente distinte l’una dall’altra. Le percepiamo come essere distinti in noi e, come fanno due persone in un’azione comune, sembrano osservarsi, criticarsi, aiutarsi o opporsi e trattenersi l’un l’altra; è come se noi fossimo un gruppo di esseri, ciascun membro con il suo posto e funzione separati, e tutti diretti da un essere centrale che talvolta è di fronte al di sopra degli altri, altre volte dietro la scena” (“Lettere sullo yoga”).
Le varie parti dell’essere interno e dell’essere esterno sono connesse dai chakra dello yoga classico indiano che permettono la comunicazione tra di loro. I fenomeni parapsicologici, di telepatia ecc studiati dalla psicologia occidentale appartengono all’essere interno e non allo psichico. SA sostiene che
“Solo una piccola parte dell’essere interno traspare attraverso i chakra nella vita esterna, ma questo poco è la migliore parte di noi, responsabile dell’arte, poesia, filosofia, ideali, aspirazione religiosa, sforzi verso la la conoscenza e la perfezione. Di solito i centri interiori sono chiusi e addormentati, aprirli e risvegliarli è compito dello yoga Quando questo accade, si rendono disponibili i poteri e le possibilità dell’essere interno e noi ci risvegliamo dapprima a una più ampia coscienza, in seguito a una coscienza cosmica. Allo stesso tempo, l’apertura del centro del cuore fa emergere l’essere psichico che ci rende consapevoli del Divino all’interno di noi e della più alta Verità al di sopra di noi”. (“Lettere sullo yoga”).
I collegamenti tra i chakra e i livelli di coscienza proposta da SA possono essere così sintetizzati sulla base di quanto scritto nelle “Lettere sullo yoga”:
Sahasradala
Sommità del capo
Mente Superiore, Mente Illuminata
Comanda la mente pensante più elevata (buddhi) e la mente illuminata. Si apre verso l’alto alla mente intuitiva e alla Sovramente
Ajna
Tra gli occhi
Mente Dinamica
Comanda il pensiero, la volontà, la visione, la formazione mentale profonda. Terzo occhio
Visuddha
Regione della gola
Mente Esternalizzante
Comanda l’espressione e l’esternalizzazione di tutti i movimenti e le forza menatali; è chiamata anche mente fisica quando dà ordini mentali per le cose esterna e pratiche.
Differisce dalle altre gradazioni di coscienza associate con il viso, il collo, la gola e la regione superiore dello sterno che non hanno un chakra specifico:
Mente Meccanica (Mente Fisica)
Ripete le idee abitudinarie e convenzionali senza fine, molto forte nell’infanzia.
Mente Vitale
Si esprime nei sogni, nell’immaginazione, nei piani per il futuro (fantasie di grandezza, felicità, ricchezza, fama, eroismo ecc.)
Vitale Mentale
Dà espressione mentale ai movimenti vitali come le emozioni, desideri, passioni e sensazioni legate al sistema nervoso. Attraverso di essa i movimenti vitali possono emergere e oscurare o distorcere il ragionamento (es. razionalizzazione).
Anahata
Regione dello sterno
Chaitya Purusha
Non un chakra di per sé 
e non enfatizzato negli Yoga più antichi
Mente emozionale e Vitale Superiore
Percepito come più esterno; sede di vari sentimenti come amore, gioia, dispiacere, attaccamento ecc. Chakra del cuore.
Cuore Interiore (Essere Psichico)
Percepito come profondo al centro del torace, l’anima che evolve da una vita all’altra; è la sede della vera identità individuale.
Manipura
Regione dal cuore 
all’ombelico
Vitale Centrale
Sede del vitale più forte e reattivo: ambizioni, orgoglio, paura, amore per il successo, attrazione e repulsione, desideri e passioni, forza vitale e energia vitale.
Svadhishana
Tra l’ombelico e la base della colonna
Vitale Inferiore
Connette tutti i centri al di sopra con la coscienza fisica al di sotto, è connesso con i desideri inferiori come per il cibo e il sesso, così come con i piaceri e dispiaceri inferiori come vanità, ricerca dell’apprezzamento, rabbia, biasimo, piccoli desideri ecc.
Muladhara
Base della colonna vertebrale
Coscienza Fisica
Governa l’essere fisico giù fino al subconscio. Il fisico, quando non è trasformato, è sottomesso all’inerzia, ignoranza, ripetizione di abitudini, lentezza, resistenza alla coscienza spirituale. Il subconscio non ha un chakra organizzato, ma emerge al di sotto dei piedi.

L’essere psichico
Il processo centrale della psicologia dello yoga integrale è l’evocazione dell’anima o l’individualità divina all’interno di ciascuna persona poiché solo l’anima può portare a una trasformazione radicale dell’ego esteriore. Aurobindo chiama l’anima “essere psichico” prendendo questo termine dalla radice originale greca di psyche. In realtà Aurobindo differenzia tra Atman, Jivatman e Essere Psichico che hanno ciascuno un ruolo nel processo di trasformazione e liberazione spirituale dell’essere. Essi sono tre differenti forme della stessa realtà e non devono essere mischiati insieme perché questo può confondere la chiarezza dell’esperienza interiore.
Il Jivatman è al di sopra dell’essere manifestato, superiore alla nascita e alla morte, sempre lo stesso, unito con il Sé universale, è il vero Sé, l’Essere dell’individuo.
L’anima o Atman è una scintilla del Divino che entra nella manifestazione per dare supporto alla sua evoluzione nel mondo materiale. All’inizio è potere indifferenziato della Coscienza Divina che contiene tutte le possibilità che non hanno ancora preso forma, ma che potranno prenderla in funzione dell’evoluzione. Questa scintilla è presente in tutti gli esseri viventi.
L’essere psichico è l’anima nella sua evoluzione che dà supporto alla mente, al vitale e al corpo e cresce tramite le loro esperienze da una vita all’altra. Lo psichico o caitya purushaall’inizio è velato dal corpo, dal vitale e dalla mente, ma quando evolve diviene in grado di emergere e di dominare questi piani. L’uomo normale dipende da essi nella sua vita e la sua natura è animale o al massimo umana, mentre per diventare divina occorre che l’essere psichico, tramite la sadhana, ossia la pratica spirituale, prenda il controllo e utilizzi il piano fisico, vitale e mentale come suoi strumenti verso la trasformazione divina. Così l’essere psichico ha la responsabilità del risveglio e della trasformazione della natura. (dalle “Lettere sullo yoga”).
Soggettivamente l’essere psichico risiede profondamente nel centro del torace , dietro il chakra del cuore con il quale viene spesso confuso. L’apertura all’influsso dell’essere psichico porta a sentimenti di “… devozione, arresa al Divino, gratitudine, dolcezza, gioia pacata, amore per tutto ciò che è buono, bello e armonioso, e un rifiuto spontaneo da tutto ciò che è falso, diabolico, disonesto, egoista o discordante” (“Lettere sullo yoga”).
Tra l’essere psichico e l’essere interno si colloca il Purusha, o il puro testimone della coscienza, che può essere sperimentato in meditazione, mentre Jivatman e Atman (il Sé che non evolve) sono interamente al di sopra del corpo. Tutti questi livelli hanno dei correlati somatotopici poiché, come detto, Aurobindo vede i chakra come organi sottili (non materiali) di percezione e di azione che mettono la coscienza esteriore in contatto con l’essere interno e con i piani sovra-fisici di coscienza. In questo senso, egli inserisce degli aspetti aggiuntivi, basati sulla sua concezione dell’evoluzione individuale e cosmica, rispetto alla concezione classica tantrica dei chakra, alla quale comunque aderisce.
E’ da tenere presente che sia Aurobindo che la Madre non auspicano il risveglio e la risalita dalla kundalini shakti dal basso perché questo può condurre a una varietà di disturbi psicologici (in seguito studiati dalla psicologia transpersonale) Lo yoga integrale procede, invece, facendo emergere l’essere psichico e infondendo la coscienza psichica dapprima nell’intero essere interno e poi nell’essere esterno. Il vantaggio di questo metodo è cheentrando in contatto con il Divino, l’essere psichico può aprire gentilmente i chakra e canalizzare il potere della kundalini senza il pericolo di indurre quella che la psicologiatrans-personale chiama emergenza spirituale.
Un altro elemento molto importante è che la psicologia dello yoga integrale considera nell’evoluzione individuale anche la reincarnazione e lo sviluppo dell’essere psichico attraverso numerose vite, mentre la personalità esterna (ego, sé) si sviluppa in un’unica vita. Abbiamo così traiettorie di crescita distinte e interagenti. Ad esempio, si possono trovare bambini emozionalmente immaturi, ma con un essere psichico ben sviluppato o viceversa; in generale lo sviluppo dell’essere interno e di quello esterno può non essere sincronizzato.
L’introduzione dell’essere psichico nello sviluppo dell’individuo non elimina comunque la sequenza normale dello sviluppo psicologico esterno descritta da Erikson, ma piuttosto inserisce anche lo sviluppo della coscienza spirituale relativa a ogni stadio del ciclo di vita. Ad esempio, per Aurobindo e la Madre i bambini, quando vengono al mondo, non hanno un eguale sviluppo dell’essere psichico e questo condiziona l’intero processo evolutivo e di crescita del futuro individuo. Tanto più sarà evoluto l’essere psichico dell’individuo appena nato, tanto più rapidamente l’essere psichico sarà in grado di prendere il controllo dei vari piani dell’esistenza manifestata (fisico, vitale e mentale) portando dapprima a una loro piena realizzazione e, successivamente, a una loro trasformazione spirituale.
In questo senso, ci sono interazioni continue con la personalità esteriore e l’essere psichico che può, attraverso i suoi collegamenti diretti con il Divino, portare l’essere esterno verso una profonda forza e resistenza. Terapeuticamente questo sta a significare che l’essere psichico ha il potere di trasformare il funzionamento dell’ego, persino di risanare ferite psicologiche che sembrano irrisolvibili con gli strumenti della psicologia tradizionale.
I movimenti psichici
In sintesi, il processo di trasformazione dell’ego o della personalità può essere effettuato tramite il processo terapeutico psicologico ordinario che porta all’osservazione dell’ego, dei meccanismi di difesa e all’elaborazione delle emozioni. Con le psicoterapie transpersonali si arriva fino alla consapevolezza del Testimone che viene sviluppata tramite le pratiche meditative.
Nella psicologia dello yoga integrale, oltre a tutto questo, si attuano quelli che Aurobindo definiva come Movimenti Psichici ossia:
AspirazioneSurrenderRigetto
  • L’aspirazione è un’invocazione interna per sentire la presenza del Divino e manifestare le sue qualità spirituali nella propria vita.
  • Il surrender è l’aprire se stessi interamente al potere più alto e solo ad esso, e lasciarsi essere il veicoli delle sue indicazioni.
  • Il rigetto è l’uso della capacità discriminativi dell’essere psichico per valutare la fonte e la qualità di pensieri, sentimenti e comportamenti, e anche il rifiutare o trasformare tutto ciò che è falso, debole, doloroso, ego-centrico o semplicemente non cosciente del Divino.
Infine, Aurobindo e la Madre hanno dato un ruolo speciale alla pratica artistica nello sviluppo transpersonale, poiché le arti creative possono essere usate come un campo nel quale imparare a ricevere e esprimere l’ispirazione dall’essere interno e dai più alti piani di coscienza. Aurobindo stesso si dedicò alla poesia come veicolo sommo di comunicazione del percorso evolutivo.
Dal punto di vista della pratica terapeutica la psicologia dello yoga integrale offre una serie di riferimenti molto importanti.
Lo yoga kundalini e il lavoro sul respiro, il Pranayama nello yoga, possono alterare il livello di coscienza e indurre esperienze transpersonali, ma questi metodi sono potenzialmente pericolosi o comunque inutili e incompleti in confronto al metodo della psicologia dello yoga integrale che apre l’essere psichico all’interno e porta a una graduazione della coscienza più elevata.
La pratica classica meditativa certamente aiuta a sviluppare la coscienza del Testimone, ma per trasformare il funzionamento egoico è essenziale trovare anche l’essere psichico o l’anima in evoluzione. Infine, la comprensione delle influenza ostili è il problema clinico più difficile e può essere evitato se c’è la chiamata interiore e la protezione spirituale necessari a intraprendere il lavoro di trasformazione.
Ma la caratteristica più importante di tutte nello psicologia dello yoga integrale è il distinguere tra la liberazione e la trasformazione spirituale, con la prima si differenziano le parti dell’essere interno e i vari piani superiori di coscienza, con la seconda si riconosce l’esistenza e il funzionamento dell’essere psichico che tiene aperta per il futuro la possibilità di un’evoluzione sopramentale sia individualmente che per l’intera umanità.
Infine, la Madre, che ha proseguito la ricerca dello yoga integrale dopo che Aurobindo ha lasciato il corpo nel 1950, ci ha indicato la strada finale di questa trasformazione sopramentale, lo yoga delle cellule, la divinizzazione della materia.
Bibliografa
Sri Aurobindo, “Lettere sullo yoga”, Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry, Edizioni Arka, Milano

- Sri Aurobindo, “La vita divina”, Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry, Edizioni Mediterranee

- A.S. Dalal, “Sri Aurobindo, a greater psycology”, Sri Aurobindo Ashram, Pondicherry

- A.S. Dalal, “Sri Aurobindo, and the future psycology”, Sri Aurobindo Ashram,
Pondicherry
- Indra Sen, “Integral Psychology”, Sri Aurobindo International Centre of
Education, Pondicherry
- Ken Wilber, “Lo spettro della coscienza”, Crisalide Edizioni