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30 agosto 2010

Prete Liprando e il giudizio di Dio

Fantastico racconto del leggendario contrasto tra il prete milanese Liprando e l'arcivescovo Grossolano, ai tempi del conflitto secolare tra impero e stato della chiesa. Liprando accusa l'arcivescovo di Simonia, e per dimostrare la veridicità della sua accusa si dichiara pronto ad attraversare una catasta di legna infuocata: il tutto per ottenere il giudizio di Dio. 

Alla fine Liprando esce indenne dal transito sotto la legna incendiata e costringe, in virtù della scommessa stretta prima dell'impresa, l'arcivescovo a fuggire dalla città di Milano. Canzone ironica, caratterizzata da un connubio di storia e risate. Imperdibile e tratta dal 45 giri "Enzo Jannacci in teatro", 1965


Testo di Dario Fo e Enzo Jannacci
Musica di Enzo Jannacci
Album: “E allora…concerto”
(parlato): Landolfo, cronista del Millecento, ci ha tramandato le “Storie del Comune di Milano” fra cui questa del giudizio di Dio, protagonista prete Liprando. Noi abbiamo cercato di musicarla con un certo impegno, e la dedichiamo a tutti quelli – e sono tanti – che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell’avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono! 
Prete Liprando, ben visto dai poveri Cristi,
andò dall’arcivescovo Agiosolano, in Sant’Ambrogio:
“Sei ladro e simoniaco, – gli disse -
venduto all’Imperatore, quel porco..” “Cus’ee?!?
- disse l’Arcivescovo infuriato -
 
Come ti permetti, prete? Sono ex-combattente;
ho fatto la prima crociata, e anche la terza!
(…la seconda no, perché ero malato…)
Prete Liprando rispose: “Lo so, più d’una città hai conquistata;
lo so, più d’una città tu hai insanguinata;
e adesso, Milano tu vuoi, incatenata, vederla prostrata!”
 
“Liprando, a ‘sto punto esigo il Giudizio di Dio:
dovrai camminare sui carboni (s’intende, ardenti!);
le fascine di legna, quaranta (“Quaranta?”)
s’intende, le pago io.
Se tu non uscirai per niente arrostito,
io me ne andrò dalla città solo e umiliato,
e per giunta, appiedato!
 
“Prete Liprando, domani, al calar del sole
affronterà il Giudizio di Dio in Piazza Sant’Ambrogio!”
 
Quaranta fascine furono ammucchiate in una catasta;
la gente veniva fin da Venegòno e da Biandrate:
“Indietro, su, non spingete, per Diana!
 
C’è il fuoco, non lo vedete? ” “Ma io non vedo niente;
non vedo un accidente! Son venuto da Como per niente!”
“Tornate tutti a casa! Non se ne fa più niente!
Il Papa, da Roma l’ha proibito: lo spettacolo è finito!”
 
“Ed io lo faccio lo stesso! – disse prete Liprando -
ma le fascine, quaranta!- io non ce le ho!…”
…La gente portava le fascine fin da Biandrate;
facevano un sacco di fumo: la gente tossiva,
tossiva e piangeva, ma non si muoveva!
 
Che popolo pio! Voleva vedere il Giudizio di Dio!
“Eccolo là!… Liprando è già pronto…” “Dove l’e?”
“L’è là in fondo… È pallido, ha paura!…
Ha i piedi spogliati!… Che piedi lunghi!…”
La brace è rossa, e rosse son tutte le facce…
stan tutti con gli occhi sbarrati…
 
“Anch’io li ho sbarrati, però non vedo niente!”
È entrato in mezzo ai carboni senza guardare:
è dentro, è tutto sudato, ma non è bruciato…
due donne son svenute! Una ha partorito,
ma in buona salute…
 
“Dai, non spingete!” “…ma io non vedo niente!”
“Ecco, è arrivato; Dio l’ha salvato!”
“Gloria a Liprando, che Milano ha salvato!”
“L’arcivescovo è scappato” (“Gloria a Liprando!”)
“L’avete veduto!” (“Gloria a Liprando!”)
“Il cavallo s’è impennato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“Ecco, è cascato!…” (“Gloria a Liprando!”)
“S’è mezzo massacrato!” (“Gloria a Liprando!”)
“…e io non ho visto niente!” (“Gloria a Liprando!”)
 
“Non ho visto un accidente!” (“Gloria a Liprando!”) 
“Son venuto da Como per niente! 
Per nienteeee!” (“Gloria a Liprando!”)