“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

20 ottobre 2011

Esercizi di Psicosintesi


"Talvolta si sente dire: un giorno ti guarderai indietro e riderai di tutta questa storia. Quello che mi chiedo io è perchè aspettare?" 
(R. Bandler)
Come usare questi esercizi

Qualche suggerimento può aiutare ad accrescere gli effetti benefici che gli esercizi hanno lo scopo di evocare:

Tempo. 

Dedicate a un esercizio un periodo in cui non sarete disturbati. Anche se si tratta di cinque minuti, cercate di creare una situazione in cui non siete disturbati da inferenze esterne.

Preparazione. 

Assumete una posizione comoda, possibilmente con la spina dorsale eretta e i muscoli rilassati. Chiudete gli occhi, respirate profondamente e lentamente qualche volta. Per questo stadio ci vogliono almeno due minuti (per alcuni degli esercizi più attivi non c’è bisogno di preparazione)

Persistenza. 

Scegliete un esercizio che vi piace, e continuate ad usarlo anche se non notate risultati immediati. La ripetizione di un esercizio ne moltiplica l’efficacia.

Ancoraggio.

Dopo che avete fatto l’esercizio, questo continuerà silenziosamente a lavorare dentro di voi. Ma se volete che il suo influsso sia maggiore, rammentatevi dell’esperienza avuta anche nel corso della vita di ogni giorno. Può essere utile tenere un diario su cui scrivere le intuizioni che vi vengono e le trasformazioni più o meno sottili che hanno luogo.

Silenzio.

Parlare del nostro processo interno con persone che, pur essendo bene intenzionate, potrebbero non capirlo, rischia di dissipare l’energia psichica che siamo riusciti ad accumulare. E’ quindi più opportuno tacere, e lasciare che a parlare siano i risultati stessi del nostro lavoro.

Evocazione visiva

Visualizzate:
- Una penna che scrive lentamente il vostro nome.
- Un numero con una cifra. Poi sostituitelo con un numero di due cifre, poi con uno di tre e così via finchè arrivate al limite del numero di cifre che potete visualizzare. Immaginate quel numero per un paio di minuti.
- Varie forme colorate:
Un triangolo giallo
Un cerchio blu
Una stella verde a cinque punte, e così via.

Può essere talvolta più difficile visualizzare immagini astratte come lettere, numeri o forme geometriche, che altre più complesse, ma che ci sono familiari. E’ più facile quindi visualizzare una persona che conosciamo piuttosto che un triangolo blu, i nostro paesaggio preferito anziché il numero 716 su una lavagna. Ma è proprio per questa ragione che gli oggetti più semplici ed emotivamente neutrali sono quelli più efficaci per allenare l’immaginazione e la concentrazione.

Non c’è da scoraggiarsi se in un primo momento non riusciamo a fare neanche un esercizio semplice come quelli appena descritti. Se le immagini non appaiono, se sono confuse ed instabili, oppure se sono chiare ma scompaiono subito, bisogna continuare, e a poco a poco le cose cambieranno: cerchiamo semplicemente di trattenere l’immagine per due o tre minuti, anche se ci vengono altri pensieri.

Evocazione tattile

Immaginate di:
Dar la mano a qualcuno: sentite la superficie, e la pressione sulla vostra mano;
Accarezzare un gatto o un cane;
Toccare:
la corteccia di un albero
neve appena caduta
sabbia
l’acqua di una cascata
una piuma

Non è raro che la nostra attenzione sfugga al controllo e si lasci dominare da stimoli esterni o interni di ogni genere. Eppure la disciplina di questa facoltà – saperla dirigere, concentrare, ritirare a piacere – è un compito fondamentale. Ritorneremo altre volte su questo tema nel corso del libro; qui basterà far notare come chi è incapace di mettere a fuoco la sua attenzione è facile preda delle varie forze psichiche, sopravvive faticosamente con una facoltà essenziale sviluppata solo a messo, e rinuncia a importanti vantaggi.

Evocazione olfattiva

Immaginate di annusare:
Un fiore
Aria di pura montagna in una foresta di pini
Legno che brucia
Il mare
Pane che esce dal forno
E ora passiamo all’evocazione di sensazioni corporee e di movimento: nei seguenti brevi esercizi, cercate di evocare vividamente le sensazioni dei muscoli e in generale di tutto il corpo che si muove.

Evocazione cinestetica

Immaginate di:
Camminare lungo una spiaggia
Guidare l’auto (percepite con precisione ogni gesto che fate nel girare il volante, premere i pedali, ecc.)
Nuotare, giocare a tennis o a pallacanestro, o praticare qualche altro sport
Tagliare il legno con l’accetta

Evocazione del gusto

Percepite immaginativamente il gusto di:
Una banana
Mandorle
Panna montata
Un piatto a vostra scelta
Come vi sentite mentre fate questi esercizi? E’ essenziale non essere tesi. Un maestro di scherma soleva dire: “Tenete il fioretto come se teneste un uccello: non troppo stretto, altrimenti l’uccello muore; non troppo molle, altrimenti l’uccello vola via.” Lo stesso vale per quanto riguarda l’attenzione: bisogna trovare il giusto mezzo fra la tensione e l’eccessivo rilassamento e distrazione.
L’evocazione di suoni immaginari è per alcuni meno facile di altre; eppure, come le altre, aumenta l’acutezza e l’intensità delle nostre percezioni nella vita di ogni giorno.

Evocazione uditiva

Ascoltate questi suoni immaginari:
Una voce che vi chiama
Il rumore del traffico
Il suono della pioggia
Persone a una festa
Qualcuno che cammina piano piano, nel buio
Il fruscio di foglie nel vento
Bambini che giocano
Onde che si abbattono sulla riva
Una porta che cigola
Il suono di un gong, che a poco poco finisce nel silenzio.
Disegno Libero

Prendete alcune matite colorate e dei fogli da disegno. Prima di incominciare a disegnare, interponete qualche momento di calma e di rilassamento fra la vostra attività precedente e ciò che state per fare. Poi permettete alla vostra mano di disegnare liberamente, e state a vedere che cosa salta fuori sulla carta.
Lasciate che la vostra mano disegni qualsiasi cosa voglia disegnare, astratta o concreta che sia. Lasciate che il tono emotivo di ciò che emerge sia quello che è, anche se non coincide con l’immagine attuale che avete di voi stessi. E mentre disegnate, lasciate che i movimenti della mano si sviluppino spontaneamente: possono essere fluidi o a strattoni, veloci o lenti, ecc.

Quando sentite di aver finito, studiate il vostro disegno ha ancora bisogno di qualche ritocco finale? In tal caso completatelo come volete.

Qual è il suo stile? È infantile, elaborato, nervoso, meccanico, ecc.?

Come abbiamo usato i colori? Vi è assenza o presenza di colore, contrasto e armonia, toni chiari o scuri, ecc.

Com’è rappresentato lo spazio? E’ affollato, vuoto, oppressivo, impersonale, intimo, occupato irregolarmente?

Il disegno è statico o dinamico? C’è movimento, è fluido, impedito, violento e via dicendo?
In che relazione sono gli elementi rappresentati? Sono in contraddizione o isolati, danzano assieme oppure si stanno separando?

Qual è l’atmosfera generale? Triste, gioiosa, agitata, serena, ecc.

A mano a mano che osserviamo il disegno può darsi che i suoi colori, le sue forme, o alcuni suoi dettagli suscitino in noi una sfumatura emotiva, un ricordo, un’intuizione. Dopo un po’ giriamo il foglio e scriviamo sul retro ciò che ci è venuto in mente. Insomma, dopo aver trasformato in forme visibili le nostre energie interne tentiamo di trasformare queste forme visibili in comprensione e in parole.

Riconoscere le subpersonalità

Scegliete un vostro tratto o atteggiamento che vi sembra piuttosto importante.

Ora, a occhi chiusi, diventate consapevoli di questa parte di voi stessi. Poi lasciate emergere un’immagine che la rappresenti: può essere una donna, un uomo, un animale, un folletto, un oggetto, voi stessi mascherati, un mostro, o qualsiasi altra cosa o personaggio vi venga in mente. Non sforzatevi di formare deliberatamente l’immagine, ma lasciate invece che questa venga da sé.

Non appena l’immagine ha preso forma, datele il tempo di rivelarsi a voi; lasciate che cambi, se tende a cambiare spontaneamente, e datele anche la possibilità di mostrarvi altri suoi aspetti. Entrate in contatto con l’atmosfera che emana da lei.

Ora lasciate che questa immagine si esprima per quello che è. Datele spazio per fare questo: lasciate che parli di sé stessa, delle sue abitudini, e dei suoi bisogni. Poi parlate anche voi, se volete, e fatele delle domande (anche se questa immagine è un oggetto, può dialogare con voi: nel mondo dell’immaginazione tutto è possibile).

Ora, date un nome a questa sub personalità, un nome qualsiasi che le si adatti e che vi aiuti a identificarla in seguito: la vittima, l’artista, il cane da guardia, lo scettico, l’insicuro, il polipo, il brontolone, il marinaio ubriaco, il romantico, il pagliaccio, “te l’avevo detto”, e così via. Ci sono infinite possibilità, e ci si può veramente sbizzarrire. Infine, scrivete tutto quello che vi viene in mente riguardo a questa sub personalità: le sue caratteristiche, le sue abitudini, le sue peculiarità.

Dopo aver identificato e descritto esaurientemente una sub personalità, potete proseguire ed esaminare le altre. Ma andateci adagio, e lavorate a fondo su ognuna. Per continuare la ricerca basta semplicemente che voi scegliate altri vostri tratti, atteggiamenti o motivazioni e che poi per ognuno seguiate gli stadi dal n.1 al n. 5.

Potete anche scoprire altre sub personalità facendo un inventario delle varie maniere in cui guardate alla vita, o considerando il vostro comportamento in varie situazioni, o ancora passando in rassegna i vostri vari stili di essere.

Evoluzione delle sub personalità 

Scegliete una sub personalità con cui vi siete già familiarizzati. Immaginate di essere con lei in una vallata. Assieme, osservate l’ambiente circostante; vedete l’erba, i fiori, gli alberi, e una montagna; inoltre prendete un po’ di tempo per diventare coscienti con l’immaginazione dei suoni della natura attorno a voi: il cinguettio degli uccelli, il fruscio delle foglie, e così via.

Ora incominciate a salire sulla montagna assieme alla vostra sub personalità. A mano a mano che salite, immaginate di vedere ogni sorta di paesaggio, e intanto continuate ad arrampicarvi fra roccia e foreste, a camminare su ampi prati o vicino a precipizi.

Sentite l’elevazione, respirate un’aria sempre più pura ed energizzante, e ascoltate il silenzio delle cime. Durante tutta quanta la scalata, tenetevi in contatto con la vostra sub personalità. Può darsi che essa subisca delle trasformazioni di vario genere, per esempio nell’atteggiamento, nell’espressione del volto o dell’abbigliamento, può anche diventare qualcosa di completamente diverso.

Quando raggiungete la cima, immaginate che la luce del sole splenda su di voi e riveli la vera essenza della vostra sub personalità. Ancora una volta, può darsi che assistiate a una trasformazione. A questo punto, lasciate che la sub personalità si esprima liberamente e comunichi con voi.

E’ possibile, naturalmente, che non avvenga alcuna trasformazione a un primo tentativo con questo esercizio. La sub personalità può addirittura degenerare. Ciò succede soprattutto se non è stata capita e d accettata per ciò che è, con tutti i suoi bisogni e limitazioni. Finchè giudichiamo negativamente o rifiutiamo una sub personalità ne impediamo lo sviluppo.

Identificazione col sé 

Diventate coscienti del vostro corpo. Per un po’ di tempo, osservate in maniera neutrale, e senza cercare di cambiarle, alcune delle sensazioni fisiche di cui siete coscienti. Siete consapevoli, per esempio, del contatto del vostro corpo con la sedia su cui siete seduti, dei vostri piedi sul pavimento, dei vostri vestiti sulla pelle, e così via. Diventate coscienti del vostro respiro e delle varie altre vostre sensazioni corporee del momento. Quando vi pare di aver esplorato a sufficienza le vostre sensazioni fisiche, lasciatele e procedete allo studio seguente.

Diventate coscienti delle vostre emozioni. In che stato emotivo vi trovate questo momento? E quali sono gli stati d’animo ricorrenti nella vostra vita attuale? Passate in rassegna tanto gli stati d’animo apparentemente positivi come quelli apparentemente negativi: amore e irritazione, gelosia e tenerezza, depressione ed euforia. Non giudicate. Guardate semplicemente ai vostri stati d’animo con l’atteggiamento di uno scienziato che descrive un fatto naturale, o di un giornalista che fa un resoconto oggettivo di un evento qualsiasi.

Rivolgete ora la vostra attenzione ai vostri desideri. Adottando lo stesso atteggiamento imparziale di prima, date un’occhiata ai desideri principali che motivano la vostra vita. Spesso vi ci identificate; ora, invece, li potete osservare uno a fianco all’altro.

Osservate il mondo dei vostri pensieri. Non appena vi viene un pensiero osservatelo finchè non ne viene un altro e poi un altro e poi un altro ancora; se a un certo punto pensaste di non stare pensando a nulla, rendetevi conto che anche questo è un pensiero; osservate il flusso dei pensieri a mano a mano che vi scorre davanti: ricordi, opinioni, idee senza senso, discussioni immaginarie, recriminazioni, fantasticherie, ecc. Continuate per un paio di minuti, poi lasciate perdere anche questo livello.

L’osservatore non coincide con ciò che osserva. Chi è che ha osservato tutti questi livelli? E’ il sé. Il sé non è un’immagine o un pensiero: è la vostra essenza, che ha osservato tutti questi livelli e se ne può distinguere. Dite dentro di voi: “Io sono il sé, un centro di pura autocoscienza”.
Per qualche momento, cercate di percepire questa realtà.

Riflessione sulla volontà
Prendete in considerazione la vostra volontà: succede a volte chesi pieghi alla volontà di altre persone?
Sia sopraffatta dalle vostre emozioni, come per esempio dalla depressione, dalla rabbia o dalla paura?
Sia paralizzata dall’inerzia?
O addormentata dall’abitudine?
O disintegrata dalle distrazioni?
O corrosa dai dubbi?

Vi pare, in generale di decidere di fare ciò che volete davvero fare, oppure prevale qualche altro fattore? Considerate ogni punto, poi scrivete le vostre considerazioni.
La scoperta della volontà, in fondo, è un esperienza elementare. Per facilitarla si può incominciare nella maniera più semplice: è possibile scoprire e intensificare la volontà usandola; e se teniamo presente che ogni momento ci offre un’opportunità in questo senso, la vita diventa un laboratorio per sperimentare e sviluppare la volontà. I modi di farlo sono molti. Eccone alcuni:

La volontà in azione

Fate qualcosa che non avete mai fatto
Concepite un progetto di qualche genere, poi eseguitelo.
Continuate a fare ciò che state facendo per altri cinque minuti, anche se siete stanchi o se vi sentite inquieti o vi è venuta voglia di fare qualcos’altro.
Dire di no quando è giusto dire di no, ma più facile dire di sì.
Di fronte a una scelta di poca importanza, decidete immediatamente, lasciando da parte qualsiasi esitazione.
Fate un atto di coraggio
Agite contrariamente a ogni aspettativa
Pensate ad un atto di volontà e poi esegui telo
Comportatevi indipendentemente da ciò che gli altri possono dire o pensare
Fate qualcosa molto lentamente
Non dite qualcosa che avete la tentazione di dire, oppure dite qualcosa che è difficile ma giusto dire
Eliminate qualcosa di superfluo dalla vostra vita
Posponete un’azione che preferireste intraprendere subito
Incominciate subito un’azione che, per paura o pigrizia, preferireste posporre
Fate un qualsiasi esercizio di psicosintesi una volta al giorno per un mese, anche se vi sembra inutile.
Fate qualcosa di cui avete un po’ paura

Scopo

Pensate a quali sono gli scopi principali della vostra vita di ora. Scrivete una lista di vari obbiettivi che vi vengono in mente, astratti e concreti, difficili e facili, lontani e vicini; questi obbiettivi possono andare dall’autorealizzazione a ridipingere il garage, dallo sviluppare una migliore relazione con una data persona all’apprendimento di una nuova lingua. 

Qualsiasi scelta va bene ammesso che 
a) sia importante per voi, e
b) sia un vero scopo e non solo una possibilità pensata a caso, una speranza impossibile o un’autoimposizione.
Ora scegliete ciò che in questo momento vi sembra l’obbiettivo più importante della vostra lista.

Chiudete gli occhi e lasciate che emerga spontaneamente un’immagine che simboleggi questo scopo per voi. Può essere l’immagine di assolutamente qualsiasi cosa: un oggetto naturale, un animale, una persona, ecc.

Sempre con gli occhi chiusi, immaginate che davanti a voi ci sia una lunga strada diritta e sgombra, che arriva direttamente in cima a una collina. Sulla cima potete scorgere, da lontano, l’immagine che avete scelto per simboleggiare il vostro obbiettivo

Da entrambi i lati della strada potete vedere e sentire la presenza di esseri di vario tipo che tenteranno di distogliervi dal vostro cammino e impedirvi di raggiungere la cima. Questi essere possono fare assolutamente qualsiasi cosa vogliono, eccetto una: non possono ostruire il vostro cammino, che rimane sempre sgombro davanti a voi. Queste entità rappresentano un po’ di tutto: situazioni varie, persone, obbiettivi secondari, e stati d’animo; esse dispongono di un gran numero di strategie volte a distogliervi da ciò che vi siete proposti: cercheranno di scoraggiarvi o sedurvi, di spaventarvi o ipnotizzarvi; vi forniranno magari degli alibi per non proseguire; cercheranno di intimidirvi o farvi sentire in colpa, ecc.

Voi procedete sul cammino. Prendete un po’ di tempo per studiare la strategia di ciascuna entità, e per sentire l’influsso che ha su di voi; potete, volendo, avere un dialogo immaginario con questa entità, ma poi proseguite, e facendo questo, sentite la vostra volontà all’opera.

Raggiunta la cima, vi concentrate sull’immagine che simboleggia il vostro obbiettivo, e cercate di capire che cosa questa immagine significa per voi, che cosa ha da comunicarvi ora.

Ora aprite gli occhi, e se lo ritenete opportuno, prendete qualche appunto sul vostro scopo e anche sulle forze che hanno cercato di impedirvi di proseguire.

Riflessione sull’aggressività

Che forma prende in voi l’energia aggressiva?

Pensate alle maniere in cui la utilizzate; pensate a quali sono i vostri canali preferiti e le vostre modalità abituali: siete diretti o indiretti? Esprimete o reprimete l’energia aggressiva? Qual è il vostro atteggiamento nei suoi confronti: la temete, la disprezzate, ne godete, la accumulate? O, forse, non la sentite per nulla? Potete notare dei temi e degli stili specifici? E delle situazioni o delle persone che in particolare tendono a stimolarli? Scrivete tutto ciò che vi viene in mente a questo proposito.

Trasformazione dell’energia aggressiva

Scegliete un progetto o un’attività a cui volete dare più attenzione o energia.

Ora lasciate temporaneamente da parte il pensiero di questo progetto e mettetevi in contatto con la vostra aggressività (qualsiasi forma abbia ora per voi: risentimento, rabbia, irritazione, ecc.). Percepitene il vigore, l’effetto che ha sul vostro corpo e forse anche il male che vi sta facendo. Datele spazio, per così dire, osservatela senza interpretarla e senza etichettarla immediatamente.

Ora rendetevi conto che queste emozioni aggressive sono energia a vostra disposizione, un’energia che è preziosa e che può essere impiegata in vari modi, anziché semplicemente essere accumulata dentro di voi. Ora può farvi male, ma può anche diventare la forza propulsiva del progetto o dell’attività che avete scelto.
Adesso immaginate vividamente di trovarvi coinvolti nel progetto da voi scelto. Visualizzate in dettaglio quest’attività, e immaginate di alimentarla con quell’energia che era prima assorbita dalla situazione aggressiva.

Direzione dell’energia 

Visualizzate un triangolo giallo. Lasciate che prenda forma sullo sfondo di uno schermo bianco. (Può darsi benissimo che non riusciate a mantenere stabilmente l’immagine, o che i contorni o il colore scompaiano e ricompaiano: va bene così).

Immaginate un triangolo rosso a lato del primo. Tenete entrambi i triangoli nel vostro campo visivo.
Ora incominciate a spostare l’attenzione da un triangolo all’altro. Prima concentratevi esclusivamente su quello giallo. Poi spostate la vostra attenzione al triangolo rosso, e concentratevi unicamente su quello. Ora spostate l’attenzione varie volte da un triangolo all’altro e diventate coscienti della vostra capacità di operare sostituzioni intenzionali.

Ora che vi siete familiarizzati con questa operazione psichica, immaginate, anziché due triangoli, due situazioni diverse, una piacevole e l’altra spiacevole. Prima pensate alla situazione spiacevole, percepitela nei dettagli, immaginatevici totalmente dentro. Poi spostate la vostra attenzione alla situazione piacevole e vivetela nuovamente in prima persona. Infine spostate rapidamente e varie volte la vostra attenzione dall’una all’altra situazione.

Potete fare questo esperimento di sostituzione con il mondo interno e quello esterno, con l’inconscio inferiore e quello superiore, cc. Potete spostare la vostra attenzione d qualsiasi punto nell’universo a qualsiasi altro punto. Vi percepite insomma al centro, con la capacità di dirigere l’attenzione dove volete.

Accettazione

Pensate a qualcosa che vi rende contenti. Può essere la presenza della persona a cui volete bene, una vostra dote, un senso di benessere e salute fisica la bellezza di un fiore, e così via. Immaginate vividamente questa situazione, apprezzatela, pensate a ciò che vi dà a tutti i livelli.

Ora pensate a qualcuno o qualche cosa che preferireste non esistesse. Anche in questo caso osservate attentamente le vostre reazioni. Notatele a mano a mano che emergono, senza cercare di fermarle. Osservate la vostra strategia abituale di non accettazione: siate coscienti di come essa opera al livello del vostro corpo, delle vostre emozioni e della vostra mente.

Ora supponete che la vita stia comunicando con voi a mezzo di un codice composto di situazioni e di eventi. Qual è il messaggio contenuto nella situazione o nell’evento che avete scelto? A mano a mano che riflettete su questo punto, scrivete ciò che vi viene in mente.

Ora ritornate a ciò per cui provate contentezza e gratitudine. Immaginate tutto quanto vividamente ancora una volta, lasciate che si sviluppi in voi l’apprezzamento, e siate coscienti di come facile accettare questa situazione.

Portando con voi l’atmosfera di accettazione che avete appena evocato, ritornate ora alla situazione spiacevole, riconoscendone la temporanea inevitabilità. E ora assumente, se ci riuscite, e se lo volete, un atteggiamento deliberato di accettazione.

Il Faro

Immaginate di essere su una piccola nave in alto mare, di notte. C’è una tempesta, e la pioggia batte sul ponte. Sulla nave si balla paurosamente. Potete sentire il freddo del vento e la pioggia che vi batte in faccia, e percepite immaginativamente anche la stanchezza dei muscoli e la difficoltà di lottare col timone. Vi sentite persi e in balia delle onde. Ora, in lontananza, potete vedere un punto di luce, che viene da un faro. Questa luce diventa per voi un punto di riferimenti che accogliete con fiducia e sollievo. Ora sapete in che direzione andare. 

Vi concentrate sul faro e ne visualizzate la luce che irradia in tutte le direzioni, per aiutare persone che hanno perso l’orientamento, per guidare tutti coloro che ne hanno bisogno. LA tempesta continua ad imperversare, il vento ulula, cade la pioggia, la notte è molto scura. Ma il faro è solido e luminoso . Ora vi concentrate sul faro. Ne percepite la stabilità e la luce. Vedete ondate sempre più potente abbattersi minacciosamente sullo scoglio dove si trova il faro, e sul faro stesso, che però rimane immobile e luminoso nella notte. Continuando a visualizzarlo, assimilate la solidità e la forza che il faro rappresenta, sentite dentro di voi un punto di riferimento indistruttibile.

La Crisalide

Immaginate un bruco. Potete osservarlo mentre striscia sull’albero sul quale vive. Attaccandosi a un ramo dell’albero, il bruco comincia a formare un bozzolo. Gradualmente si avviluppa di fili d’oro fino a che non completamente nascosto alla vostra vista. Osservate il bozzolo. Ora immaginate di trovarvici dentro. Circondati dalla sofficità della seta, riposate nel calore dell’oscurità. Siete solo vagamente coscienti, cosicchè non vi rendete conto chiaramente di ciò che sta capitando, ma in questa quiete apparente sentite che è all’opera un’intelligenza misteriosa. Finalmente il bozzolo si apre, e attraverso uno spiraglio penetra un raggio di luce. 

Non appena ve ne sentite toccati provate un improvviso aumento di vitalità, e vi rendete conto che potete disfarvi del bozzolo: scoprite che col bozzolo voi vi sbarazzate anche dei vostri sostegni e delle vostre difese. Siete ora più liberi di quanto non abbiate mai sognato essere: immaginate di essere una farfalla multicolore. Vi rendete conto ben presto che i vostri confini si sono immensamente allargati, e che ora potete volare. Vi trovate in una dimensione completamente nuova di colori, di suoni, di spazio aperto. Mentre volate vi sentite sostenuti dall’aria, immaginate di planare piacevolmente e poi di volare nuovamente verso l’alto. Sotto di voi potete vedere un immenso prato pieno di fiori di ogni tipo e colore. Vi posate su un fiore, poi su un altro, poi su un altro ancora. Percepite ogni fiore come un essere diverso, con il suo colore e il suo profumo e la sua atmosfera caratteristica. Prendete un po’ di tempo per percepire appieno i vari aspetti della vostra libertà e leggerezza.

La Nave

Immaginate una grande nave all’inizio del suo viaggio: il vento la spinge verso il mare aperto. Visualizzate vividamente la nave con le vele che si gonfiano al vento, la sua prua che taglia le onde. Immaginate la forza propulsiva del vento,e ascoltate il suono delle onde mentre la nave si dirige verso l’ignoto. Ora immaginate di essere sulla nave. Siete al timone e di fronte a voi avete il mare aperto. L’acqua scintilla alla luce del sole e voi potete appena distinguere dove mare e cielo si fondono all’orizzonte. Potete sentire l’odore del mare e il vento che vi batte sulla faccia. Percepite inoltre la superficie legnosa del timone nelle vostre mani. Girate il timone ora verso destra, ora verso sinistra, coscienti del controllo che avete sulla nave. Ora vi concentrate sulla facoltà che avete di dirigere la nave in qualsivoglia direzione voi vogliate. E’ una padronanza priva di sforzo, in cui ogni decisione si trasforma immediatamente in azione. Diventate consapevoli di questa padronanza. E infine lasciate che l’immagine scompaia.

Il Cielo

Immaginate di essere sdraiati sull’erba durante un pomeriggio d’estate. Sentite la morbidezza dell’erba sotto di voi. Stando sdraiati sulla schiena, guardate il cielo, di un azzurro profondo limpido e incontaminato. Ora vedete una farfalla che attraversa il vostro campo visivo. Ne potete notare colori e la leggerezza. Poi la vedete scomparire. Ora vedete, sullo sfondo del cielo, un’aquila in volo. Seguendola cogli occhi, penetrate le profondità azzurre del cielo. Continuando a guardare il cielo, proiettate il vostro sguardo ancora più in altro. Potete vedere passare una piccola nuvola bianca, molto alta e lontana. Poi la guardate mentre si dissolve. E ora non c’è altro che cielo senza limiti. Ora diventate questo cielo: immateriale, senza tempo, infinito. Sentite di non avere limiti, di essere dappertutto, di raggiungere e pervadere ogni cosa.

La Quercia

Immaginate una quercia secolare che si erge solitaria in mezzo a un campo. Ne cogliete dapprima i particolari: vedete le radici spuntare dal terreno, ma soprattutto la immaginate dentro la terra, che penetrano profondamente in mille direzioni; vedete il tronco; poi vedete i rami che si dipartono in tutti i sensi e si suddividono in frasche sempre più esili, sempre più lontane dal tronco; ne vedete le innumerevoli foglie che tremano al vento. Poi vedete le quercia nel suo insieme o ne traete un’impressione di forza e solidità, di persistenza. 

Quest’albero secolare ha visto moltissime stagioni, è stato esposto a venti e tempeste, al freddo e al caldo. E nel corso di innumerevoli cicli è cresciuto, lento ma sicuro. E ora immaginate di essere la quercia. Incominciate dapprima a sentire le vostre radici, radici che si sprofondano nel suolo in tutte le direzioni. Sentite tutto il significato di questo essere radicali: la stabilità e la sicurezza che vi dà, il nutrimento che ne traete, il rapporto organico che avete col suolo. Poi diventate coscienti del tronco, attraverso cui scorre la linfa vitale diretta a nutrire ogni parte dell’albero. Sentite questo fluire di energie vitali, incessante e senza sforzo. Poi percepite il dividersi in innumerevoli rami e ramoscelli; vi sentite insomma in relazione all’elemento aria, allo spazio, e lo penetrate in tutte le direzioni. 

Sentite anche le foglie che si muovono sui vostri rami, infinite foglie, alcune più vicine al suolo, altre nella chioma dell’albero, altre sulla sommità, così in altro da essere vicine al cielo che alle radici e al suolo da cui peraltro traggono sostentamento. Infine vi identificate con l’albero come totalità, sentite la sua relazione organica con tutti gli elementi, la circolazione vitale delle energia, la forza che trae dal suolo in cui è radicato.

Il Fiume

Vi trovate in un vasto spazio, in mezzo alla natura. Attorno a voi c’è molta vegetazione e in lontananza potete vedere le montagne. E’ caldo, e voi state camminando da molto tempo. E’ stato un viaggio lungo e faticoso, il vostro, pieno di sforzi, di sorprese e di avventure. E’ stato un viaggio alla ricerca di qualcosa a cui possiate abbandonarci totalmente, pur se ancora non sapete bene di cosa si tratti. D’un tratto, sentite il suono di un fiume che scorre. E’ un suono armonioso, piacevole. Voi lo ascoltate, ed è come se esso vi parlasse, è come se la sua musica vi comunicasse delle verità inesprimibili ed entrasse in voi con il suo potere benefico. Per un po’ state ad ascoltare, poi vi incamminate verso il fiume, e ben presto lo trovate. Si tratta di un fiume largo e limpidissimo. 

Voi guardate il suo scorrere incessante e continuo. Sentite che c’è in questo fiume una saggezza, quell’intelligenza impersonale straordinaria e incomprensibile che si può scorgere in tutti i processi naturali. Poi decidete di tuffarvi nel fiume: vi spogliate e senza troppo pensare ci saltate dentro. E una volta che siete nel mezzo di questo flusso vi ci abbandonate: sentite l’acqua, fresca, pulita e scintillante che bagna piacevolmente il vostro corpo, che lo trasporta senza sforzo, che quasi ne modella i muscoli, i quali dapprima forse un po’ tesi, a poco a poco si rilassano e si lasciano andare completamente alla corrente. Sentite un profondo cambiamento in voi: fino a poco tempo prima sentivate il peso del dover decidere, del dover fare: ora è il fiume che decide per voi e vi trasporta inesorabilmente. E voi sentite di lasciarvi andare con fiducia a un processo più grande, più saggio, più potente si voi; di questo ampio flusso, voi non ne percepite che una piccola parte. Ma sapete di potervici abbandonare in maniera totale.

Il Fuoco

Immaginate un fuoco. Tenete questa immagine davanti a voi per un po’ di tempo, visualizzate la fiamma, immaginandone la danza, il divenire continuo, la luce, la forma sempre più mutevole; e sentendone il calore. . Ora identificatevi con questa fiamma. Immaginate di essere fiamma, di ardere. Percepite chiaramente la purezza di questo fuoco, la trasformazione che avviene mentre esso brucia, e sentire che in questo bruciare avviene in voi una benefica alchimia, che anche dentro di voi qualcosa brucia, si consuma e si trasforma in qualcos’altro. Immaginate che il calore di questa fiamma sia il vostro calore, che la luce sia la vostra luce. Percepite immaginativamente il movimento libero e mutevole di questa fiamma, e sentitelo come vostro.

Il Sole

Siete sulla spiaggia all’alba, il mare quasi non si muove, e le stelle più luminose svaniscono una dopo l’altra. Sentite la freschezza e la purezza dell’aria. Osservate l’acqua, le stelle, il cielo ancora scuro. Ora ascoltate il silenzio prima del levar del sole; è una quiete pregna di infinite possibilità. Lentamente, l’oscurità scompare e i colori cambiano. Il cielo sopra l’orizzonte diventa rosso, poi d’oro. Poi sorge il sole, e i suoi primi raggi vi raggiungono. Potete vederlo mentre si alza lentamente. 

Quando metà del disco solare è visibile e l’altra metà ancora sotto l’orizzonte, vedete che i suoi riflessi sull’acqua creano un sentiero di luce dorato e scintillante, che porta da dove siete voi fino al cuore del sole. La temperatura dell’acqua è piacevole, e voi decidete di entrare. Lentamente, incominciate a nuotare in quella radiosità: sentite questa acqua di luce che tocca il vostro corpo. Vi percepite a galleggiare senza sforzo e muovervi piacevolmente nel mare. Più nuotate verso il sole, e più si accresce la luce attorno a voi. Vi sentite avviluppati da questa luce benefica, che vi permea completamente. Infine, immaginate che il vostro corpo è a bagno nella vitalità luminosa del sole; la vostra natura emotiva è pervasa dal suo calore, la vostra mente è illuminata dalla sua luce.

Il Suono 

Immaginate di essere sdraiati sul’erba di un prato circondato da colline. Sentite la morbidezza dell’erba sotto il vostro corpo, e il profumo dei fiori tutt’intorno a voi. Inoltre potete vedere sopra di voi un bel cielo azzurro. Vicino a voi c’è una piccola chiesa di campagna. Ha una campana che potete sentir suonare. Il suo suono ha qualcosa di molto puro. E’ il vostro suono, capace in voi di evocare la gioia. Ora sentite nuovamente il suono della campana. Questa volta è più forte. Il suono è più vicino ora, e lo potete ascoltare mentre vibra dentro di voi. Vi accorgete che stimola le vostre potenzialità latenti. Poi lo ascoltate fino a che non scompare gradualmente, e siete consapevoli del momento in cui il suono finisce e incomincia il silenzio.

La Freccia

Immaginate di avere in mano un arco e delle frecce. Sentite i piedi solidamente in contatto colla terra. Poi impugnate l’arco con una mano, e la corda con la freccia incoccata coll’altra mano. Sentite i muscoli delle braccia che si flettono mentre piegate l’arco. Poi vedete chiaramente di fronte a voi il bersaglio, e puntate la freccia nella sua direzione. L’arco ora è piegato al massimo, la freccia è puntata con precisione. Sentite quanta energia è accumulata in questa posizione statica. Ora non dovete far altro che lasciar partire la freccia, e questa energia la porta fino al bersaglio. 

Vi rendete conto ci dome questo lasciar andare la tensione fisica liberi energia. Ora la freccia è partita. Ne osservate la traiettoria: nulla esiste per la freccia eccetto il bersaglio, nessun dubbio, nessuna distrazione, nessuna deviazione. Volando perfettamente diritta la freccia colpisce il centro del bersaglio e lì si ferma, vibrando. Con calma e fiducia, lanciate ancora un paio di frecce verso il bersaglio, e percepite la loro potenza risoluta e concentrata.

La Fonte

Immaginate una fonte che sgorga dalla roccia. Ne vedete l’acqua pur scintillare al sole e ne sentite il suono nel silenzio circostante. Siete ora in un luogo dove tutto è più semplice, più puro, più essenziale. Incominciate a bere l’acqua e provate una sensazione che vi pervade e vi fa sentire più leggeri. Ora entrate nella fonte, lasciando che l’acqua scorra su di voi. Immaginate perfino che abbia la capacità di scorrere attraverso il vostro corpo e la vostra psiche. Sentite che quest’acqua vi purifica di tutti i rifiuti psicofisici che tutti noi inevitabilmente accumuliamo giorno dopo giorno: frustrazioni, rimpianti, preoccupazioni, pensieri di tutti i generi. Gradualmente, sentite come la purezza di questa fonte si fa vostra, la sua energia vitalizzante diventa parte di voi. Infine, immaginate di essere la fonte stessa, dove la vita scorre e si rinnova continuamente.

Il Diamante

Immaginate vividamente un diamante. Guardatene tutte le sfumatura luccicanti, integrate perfettamente nell’insieme. Osservate la perfezione di questa forma. Tenete il diamante davanti a voi, e lasciatevi pervadere dalla sua bellezza cristallina. La parola diamante viene dal greco “adamas”, invincibile. Identificandovi con questo diamante, vi sentite in relazione a quella parte di voi che è appunto invincibile, il vostro Sé. 

Il vostro Sé è inattaccabile dalla paura, dall’oscurità, dalle pressioni e dai condizionamenti della vita di ogni giorno. E’ irraggiungibile dalle ombre del passato, dalle preoccupazioni del futuro, dall’avidità e dal risentimento, dalla dittatura del conformismo sociale. E’ la vostra essenza, che brilla in tutte le sue sfaccettature, pur rimanendo un’unica unità. Voi sentite di essere quel sé, e, mentre l’immagine scompare, lasciate che questa percezione del Sé si faccia sempre più viva.

Il Ciclo del Grano

Immaginate un campo non coltivato. In lontananza ci sono le montagne parzialmente coperte dalle nuvole. Ora immaginate un aratro che taglia solchi nella terra. Potete vedere il riflesso del sole sulle lame che rivoltano la terra per prepararla alla semina. Un contadino semina. Voi potete osservare i semi che cadono sulla terra. Poi ne raccogliete uno, e ne intuite le potenzialità nascoste. Vi rendete conto che porta entro di sé il progetto dell’intera pianta. Passa una stagione e le spighe di grano incominciano a farsi vedere attraverso la terra.. 

Le vedete venire alla luce e crescere, verdi e ancora tenere. Poi arriva la pioggia, che cade sul grano e penetra nel suolo. Potete anche vedere le gocce d’acqua sulle spighe. Dopo la pioggia viene il sole. Immaginate le nuvole che si aprono e che rivelano il cielo e i raggi del sole. Sentite la potente energia del sole che stimola la nascita del grano. Ora è una calda giornata di estate. Il sole splende, il cielo è di un azzurro profondo, e il grano ondeggia nel vento leggero. In mezzo al grano dorato potete vedere anche, qua e là, qualche papavero. Immaginate tutto ciò in dettaglio. Toccate i papaveri e le spighe. Sentite la gioia della completa maturazione. Al culmine della sua bellezza il grano è raccolto per essere trasformato in farina e poi in pane. 

Ora immaginate due mani che preparano la pasta, ne fanno pagnotte, e lo mettono nel forno. La porta del forno viene chiusa e il pane è lasciato a cuocere. Immaginate la pagnotta che è tolta dal forno e vi viene data. Sentitene il calore nelle mani. Il sole, il cielo la pioggia e il suolo; il lavoro di quanti hanno arato il suolo e coltivato il grano e di chi ha cotto il pane, sono tutti concentrati nella pagnotta che tenete in mano. Rompete il pane e lo mangiate, e ne sentite la consistenza e il sapore.

La Villa

Immaginate un giardino abbandonato coperto di erbacce, e una villa disabitata e fatiscente. Molte delle finestre sono rotte. Aprite la porta che cigola, entrate e guardate a una a una le camere vuote e polverose. Vedere questa villa abbandonata e il suo giardino lasciato a sé stesso può anche darvi un senso di desolazione e tristezza. Ma voi già pensate che cosa potrebbe diventare se questa casa se voi decideste di restaurarla. Vi guardate attorno e vedete la zona circostante: alberi, un lago e montagne sullo sfondo. E’ venuto il momento di darsi da fare per riparare la villa. Dove ci sono muri cadenti, li riparate con calce e mattoni. Rimpiazzate i cardini arrugginiti. Dove i pavimenti sono marci, li sostituite. Mettete vetri nuovi e nuove tegole sul tetto. 

Togliete le erbacce dal giardino e girate la terra per prepararla alla semina. Quando il suolo è pronto, vi spargete semi di vari fiori. Pulite la casa, scopate i pavimenti e mettete la cera, dipingete i muri dentro e fuori. Mentre innaffiate il giardino notate che stanno già spuntando alcune piante. La casa è pronta per essere ammobiliata. Immaginate tavoli sedie letti tappeti specchi lampadari quadri armadi vasi ornamenti vari, E’ la vostra villa, e la potete arredare come desiderate. Immaginate in dettaglio come ammobiliare ogni stanza. Ora andare nel giardino, e scoprite che i fiori hanno già incominciato a fiorire. Ce ne sono di molte forme e di molti colori: li vedete e ne annusate il profumo. 

Potete sistemare il giardino nella maniera che volete. Poi viene il momento di immettere vita ed energia nella villa. Accendete la luce e verificate che funzioni. C’è della legna che arde nel camino. Badate a che le condutture dell’acqua funzionino in maniera soddisfacente. Mettete del cibo nel frigorifero e fiori nei vasi. Guardate fuori della finestra e vedete il giardino in fiore, e il lago e le montagne sullo sfondo.

La Rosa

Immaginate una pianta di rose: radici, gambo, foglie e, in cima, un bocciolo di rosa. Il bocciolo è ancora chiuso e avviluppato dai sepali. Visualizzate ora chiaramente tutti i dettagli. Ora immaginate i sepali che incominciano a schiudersi e poi a piegarsi all’indietro e a rilevare i petali veri e propri, teneri, delicati, e ancora chiusi. Ora anche i petali cominciano ad aprirsi lentamente. A mano a mano che ciò succede, voi sentite che questa fioritura avviene anche nelle profondità del vostro essere. 

Potete sentire che qualcosa in voi si sta aprendo e sta venendo alla luce. Continuando a visualizzare la luce, sentite che il suo ritmo coincide con il vostro, che il suo aprirsi è il vostro aprirsi. Osservate la osa che si apre all’aria e alla luce si rivela in tutta la sua bellezza. Annusate anche il suo profumo, intenso e gradevole. 

Ora guardate il centro della rosa, dove la sua vitalità è particolarmente intensa, e lasciate che ne emerga un’immagine. 

Quest’immagine rappresenterà per voi ciò che di più bello e di più creativo possa venire alla luce nella vostra vita. Può essere l’immagine di qualsiasi cosa; lasciatela venire spontaneamente, senza sforzarvi e senza pensare. Infine guardate questa immagine, assimilatene l’atmosfera e il significato.