“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

23 novembre 2011

Essere Creatori Coscienti


 

"Noi siamo liberi.....
Liberi di seguire e di manifestare tutte le nostre intenzioni.....
Tuttavia solo ciò che facciamo attesta ciò in cui crediamo veramente...."

Un corso in Miracoli - Foundation for Inner Peace

L’azione è un atto alchemico di trasformazione di un’energia intenzionale psichica in una forma espressiva solida e materica. La chiave per la manifestazione va trovata nel giusto equilibrio tra il potenziale di intenzione e il radicamento fisico di questa. Ogni azione è un atto di magia che implica uno spostamento della coscienza nella specifica realtà – tra le infinite realtà – contenente nella sua equazione le coordinate energetiche del cambiamento che l’intenzione rappresenta. 

Avere intenzione di cambiare da negativo a positivo, da situazioni di paura inconscia a situazioni di amore espresso e consapevole, richiede un atto magico di traslazione di coscienza in uno spazio ed in un tempo che esiste già ad un determinato livello di energia, come d’altronde ogni cosa, evento o situazione immaginabile. 

L’immaginazione rappresenta lo strumento attraverso il quale è possibile generare lo stato emotivo che ci spinge ad essere ciò che desideriamo essere; dal momento che ogni cosa che si immagina esiste e sta avendo luogo, il condotto immaginativo diventa uno strumento estremamente potente per spostarsi coscientemente nell’universo in cui sono contenuti i cambiamenti che si desidera vedere nella propria esperienza: se chiudiamo gli occhi e ci immaginiamo mentre siamo soddisfatti, sereni ed energici, stiamo in questo senso accedendo ad informazioni che su un altro universo sono realtà esperenziale. 

Sicuramente non stiamo cogliendo la totalità del quadro informativo, ma comunque abbiamo un’immagine o una percezione sensoriale di quella situazione. Bene, di fatto abbiamo creato una connessione tra due universi discreti, il nostro e quello immaginato. Questo meccanismo viene attivato anche nel momento in cui “ricordiamo” qualcosa. In effetti il ricordo non è niente più che una connessione (creata nel presente) ad informazioni relative ad una versione di noi che ora non siamopiù in termini vibrazionali, ma che comunque continua ad esistere, in quanto “passato” e “futuro”, coabitano come diversi punti d’osservazione dello stesso eterno istante di consapevolezza. 

Creare questo tipo di connessioni è il mezzo attraverso il quale si crea un racconto interno sulla nostra identità, così come immaginare eventi non esperenziali (o non ancora) ci consente di creare uno stato emotivo adeguato per attrarre quel tipo di situazione; per ritrovarsi fisicamente nell’universo che poco tempo prima sembrava solo frutto della nostra fervida fantasia, è fondamentale iniziare ad agire in base a quello che si è immaginato o ricordato. Per intenderci, emulando la versione immaginaria di noi che fa le cose che desideriamo, ci auto-concediamo il permesso di diventare fisicamente quella persona in quell’universo! L’azione rappresenta la calcificazione della volontà e delle credenze poiché sancisce lo spostamento di coscienza nell’universo fisico che contiene già quei cambiamenti. 

Il corpo, che è la bacchetta e l’onda guida del mago, deve emulare fisicamente il cambiamento di intenzione per permettere che l’espressione atomica del cambiamento sia possibile, cioè per arrivare a corrispondere il picco di frequenza dell’universo in cui c’è una versione di noi che vive già quei cambiamenti, diventando di fatto quella versione.

Per questo è fondamentale che le vostre passioni (intenzioni e desideri) diventino le vostre azioni. Molta della filosofia e della saggezza esoterica si basa sul radicamento dell’intenzione e sul perseguimento della propria passione per merito del fatto che una vita vissuta nella sua pienezza è pura espressione di Sé, ovvero è una mera traslazione alchemica dell’energia eterica in tempra fisica. Il vascello biologico deve essere l’antenna che esprime e “scarica a terra” il potenziale contenuto nell’intenzione. Se così non fosse, la volontà rimarrebbe solo un progetto potenziale, un edificio mai costruito. 

Per cristallizzare un’ idea sono necessari tutti e tre i componenti che strutturano la nostra coscienza. In primo luogo, le definizioni e le convinzioni: esse stendono il progetto e definiscono le matematiche inviate dal nostro Sé profondo o superiore. Per avere un costrutto simbolico di un oggetto percepito, bisogna definirlo, dargli significato. In secondo luogo, dopo aver definito quel determinato oggetto significativo, si inizia automaticamente a provare emozioni negative o positive nei suoi confronti. L’oggetto perciò, acquisisce un significato, sia esso conscio o inconscio (maggiore sarà l’apertura verso definizioni, significati e convinzioni positive, maggiore sarà la quantità di informazioni a cui il cervello potrà accedere attraverso i percorsi neuronali); in terzo luogo le emozioni andranno a generare un movimento magnetico di energia vibratoria, motivando azioni e comportamenti. 

Questi ultimi strumenti sono i materiali da costruzione attraverso i quali è possibile la chiusura del circolo creativo, che da semplice progetto vibrazionale, diventa il solido edificio della nostra identità. I tre elementi che ho elencato sono inscindibili e funzionano dinamicamente.

Tutti gli individui sono un’espressione soggettiva della Coscienza Unitaria; potenzialmente ognuno di essi è un mago in grado di modellare la sua realtà attraverso la canalizzazione e la trasmutazione dell’energia cosmica in energia fattuale. Ad ogni dato istante, un individuo genererà la sua realtà in base al segnale spirituale che pulsa dal suo centro verso l’infinito, per avere in risposta la simulazione olografica, conoscitiva ed esperenziale di quello stesso impulso e di quel preciso concetto di sé. L’Io è l’espressione conoscitiva dei cambiamenti nell’equazione o identità temporanea che ci rappresenta. 

Detto in altri termini l’Io è lo stato di coscienza con cui siamo identificati; cambiando equazione, cambiamo universo, cambiando universo, cambiamo concetto e quadro di manifestazione, quindi identità e consapevolezza di chi siamo. Ci inganniamo pensando di dover imparare a manifestare, ma ciò non è corretto. La verità è che non v’è individuo che ha bisogno di apprendere il “come” manifestare. Bisogna invece sapere “cosa” manifestare; la manifestazione è un atto automatico della nostra coscienza, per cui non è necessario imparare a farlo. In quanto coscienza vibrante, la nostra natura è quella di generare esperienze, creare relazioni spazio-tempo in accordo con ciò che abbiamo attivo nel nostro campo di definizione del sé e della realtà; lo facciamo automaticamente, senza sforzo, per pregiarci dello spettacolo senza dover pensare a come farlo (non penso che dobbiate sforzarvi di manifestare il vostro corpo o la stanza in cui siete ora, vero?). 

L’unico significativo passo in avanti per esseri che nella loro immanenza sono “creature che creano”, è quello di diventare consapevoli di ciò che manifestano. Guardatevi intorno, tutto ciò che state vivendo ora, è il risultato della vostra attitudine alla vita, sia essa generata da convinzioni espansive e fondate sull’amore di Sé, o da convinzioni negativo-dissociative a base di paura. Bene, dopo esservi guardati intorno, se vi siete sorpresi a provare sconforto o addirittura disgusto, rinsavite e fate la seguente dichiarazione “Questa situazione l’ho creata io, perché ho dato fiducia a pensieri non allineati con la mia reale natura, che è puro Amore, e pura espansione; cosa devo aver creduto in relazione a questa mia attuale condizione, per aver ottenuto un risultato simile? Che significato sto dando a questa situazione? E che significato posso assegnarle per relazionarmi ad essa in modo positivo?” (Per maggiori approfondimenti sugli esercizi di ridefinizione potete leggere il mio post “Questioni di Fiducia – ..). In questo senso troverete, in un modo o nell’altro e con la giusta apertura, la convinzione che vi ha portato a generare quel tipo di situazione. 

Nel momento in cui la o le convinzioni sono state identificate, ne siete diventati i padroni, poiché da ora le vedete dall’esterno, ne siete coscienti e non più assoggettati al loro potere sottocutaneo, adesso siete in grado di scegliere se continuare a credere in quella convinzione non allineata, o piuttosto farne funzionare una capace di risuonare maggiormente con il vostro Sé. Il gradiente di cambiamento (positivo o negativo) nella costante ri-definizione di Sé in relazione agli oggetti e le situazioni nello spazio-tempo, determinerà il grado di cambiamento della quantità di Creazione di cui siete consapevoli, garantito.

Questo è l’impegno contratto dai creatori che sapranno di esserlo. I creatori coscienti indagheranno attivamente tra i motivi e le credenze inconsce che li portano a generare realtà che non desiderano perché consapevoli del fatto che ogni loro stato di emanazione energetica li farà gravitare verso esperienze speculari all’energia maggiormente attiva nel loro campo aurico elettromagnetico. I creatori coscienti diventeranno padroni delle emozioni negative che le credenze disfunzionali portano e com-portano, perché saranno consapevoli di queste ultime e non ne subiranno la potenza espressiva. I creatori coscienti utilizzeranno il condotto immaginativo come strumento prezioso e potente per raggiungere l’espansione di coscienza e lo stato emotivo maggiormente rappresentativo del loro Sé profondo. 

I creatori coscienti non si sentiranno contenuti dalle emozioni e non ne saranno sopraffatti, ma si adopereranno per contenerle con distacco e maestria, concentrando l’attenzione su ciò che collima di più con l’autentica idea di loro stessi (che tende al positivo incondizionato), senza per questo invalidare e giudicare le scelte e le credenze che non preferiscono. Su quest’ultimo aspetto è bene chiarire che essere disposti all’espansione spirituale significa anche essere consapevoli – ma non influenzati emotivamente – dell’eventualità di venire a contatto con persone, eventi e circostanze negative (vedi NWO, Illuminati, guerre, inside job, Multinazionali, Cabale Oscure e via dicendo). 

Sentirsi frustrati per i “mali” del mondo comporta 
1) Che non abbiate afferrato l’idea che ogni cosa ha uno scopo, un’agenda che mira al raggiungimento di un’esperienza conoscitiva, ed il solo fatto che voi la stiate percependo indica che avete sempre la possibilità di trarne un significato positivo o negativo relativamente a ciò che desiderate attrarre nella vostra vita  
2) Che le esperienze negative hanno facoltà di esistere quanto quelle positive, perché sono semplici scelte  
3) Che “combattere” con la paura e i suoi derivati le forze orientate negativamente equivale a conferirgli potere  
4) Che la Sorgente contiene anche il negativo, ragion per cui il negativo è parte di Tutto ciò che Esiste ed è una perfetta espressione di un determinato tipo di frequenza, senza il quale gli altri stati di coscienza non avrebbero nulla a cui relazionarsi e con il quale definirsi  
5) L’unica “arma” che avete per contrastare le energie discordanti con la vostra è quella di non giudicarle e di spostare la vostra attenzione verso qualcosa che ritenete costruttivo; il non giudizio è l’arte di porre il negativo sullo stesso piano del positivo, poiché ogni esperienza ha una sua perfezione intrinseca; in questo modo non farete altro che dire “Ok, questo non lo preferisco, per cui sposto la mia attenzione solo su quelle esperienze che contengono un alto grado di gioia per me”. 
Così facendo, creerete pensieri che contengono momenti energetici volti alla manifestazione di ciò che voi volete, non di ciò che non desiderate vedere! Il giudizio crea identificazione emotiva con ciò che si percepisce e quindi rinforza la manifestazione delle cose che tanto odiate o amate nel vostro personale universo percettivo.

Vivere è un atto di magia ufficiale, un’alchimia che deve essere compresa e padroneggiata a pieno per il solo scopo di assottigliare il muro delle differenze tra ciò che vorremmo essere e ciò che di fatto siamo, ovvero tra la nostra immaginazione e la “realtà”. L’uomo è l’unico responsabile della separazione tra sogno e realtà (o tra conscio e inconscio). L’esperienza, in effetti, è il viaggio attraverso cui ricordiamo che qualsiasi pensiero, qualsiasi informazione, qualsiasi fantasia, emozione o sentiero sono validi, reali e conoscibili, e che sogno e realtà coabitano sullo stesso piano, ma a velocità vibrazionali diverse. Ognuno di noi è al contempo l’architetto ed il muratore della sua identità. 

Tutti gli esseri viventi hanno il diritto inalienabile di stabilire se giocare alla vita come creatori dall’intenzione cosciente o se rimanere inconsapevoli fruitori di credenze assorbite passivamente. Creare è l’atto attraverso cui definiamo la nostra identità e la esclamiamo all’infinito generando un’eco di cristallizzazione materica, istante dopo istante, senza mai rimanere fermi su un singolo universo o su un singolo concetto. Quando tutto ci appare immobile, ridondante, immutabile, dobbiamo ricordarci che anche in quei frangenti stiamo creando l’illusione (convinzione) della staticità, anche in quei momenti stiamo cambiando, anche se di poco. Ogni secondo miliardi di universi vengono trafitti dalla luce della nostra coscienza, tuttavia il grado di cambiamento a volte è impercettibile perché ci ostiniamo a creare un piccolissimo livello di differenza tra gli infiniti universi che momento dopo momento si configurano nella danza dell’illusione fisica. 

Il segreto che la frequenza maestrina porta con sé non è quello di imparare a creare o a cambiare, poiché come abbiamo visto queste qualità sono implicite nel concetto di vita e di esperienza. Il grande segreto risiede nel creare intenzionalmente una grande differenza tra un cambiamento e l’altro, tra una convinzione indesiderata e la successiva (magari più in armonia con il Sé profondo), tra un punto di vista obsoleto ed un altro, tra una reazione emotiva negativa e disfunzionale ed un’altra armoniosa, cristallina e cosciente. Cambiare prospettiva significa cambiare letteralmente universo e creazione, ridefinendo l’idea che non è in accordo con la nostra gioia. Un autentico cambiamento di attitudine nei confronti della vita, porta con sé la certezza (e non l’aspettativa) che il mondo diventi il luogo in cui si vedrà ogni cosa mutare aspetto in consonanza perfetta con chi si è deciso di essere. 

Il viaggio spirituale in effetti non prevede spostamenti fini a se stessi, essere spirituali vuol dire sintonizzare la propria attitudine cosciente con il Sé autentico, attraverso pensieri, parole ed azioni maggiormente forieri della gioia sublime di cui il nostro Sé è composto. Durante l’atto di riemersione dal torpore materico, comincia ad avere luogo un volontario e conscio atto di liberazione dagli automatismi che si sono consolidati come pattern di risposta alla vita. Tanti parlano di responsabilità, pochi però davvero comprendono cosa vuol dire essere responsabili: avere abilità nei responsi è una virtù che libera dalla schiavitù delle reazioni emotive inconsce e dalla globalizzazione dei significati. Essere responsabili ci consente di scegliere cosa creare nella nostra vita, perchè attraverso la capacità di rispondere agli eventi della vita noi scegliamo quale significato dare alla nostra esperienza; questa è un’ottima soluzione al NWO, d’altronde diventare psicotici o mascherare le proprie nevrosi con la scusa della “lotta contro l’elìte oscura”, non è dissimile dall’essere il prodotto di ciò che quella elìte vuole, cioè rabbia, paura e frustrazione. 

Essere responsabili è la qualità attraverso cui ci si spoglia dalle semantiche socio-cognitive da schiavi dormienti incluse nella scatola del gioco “Esistenza media sulla Terra”; si fa tabula rasa, si esce dalla sudditanza verso gli input postipnotici della routine giornaliera e si fa partire intenzionalmente un altro programma. La responsabilità contiene la vibrazione dell’integrità perchè prevede una direzione olistica, unitaria e ben precisa di ciò che scegliamo; questo comporta un bel risparmio di energie che altrimenti verrebbero dissipate nei vari frammenti ego-personali che la paura tiene in vita come tante identità discordanti e dissociate. Nella piena capacità di rispondere, gli eventi diverrebbero il risultato delle scelte prese in piena coscienza, niente di ciò che si vive verrebbe percepito come uno sfortunato accidente. Le circostanze si presenterebbero come il “campo di addestramento” (personalmente preferisco “campo di gioco”, per via della natura ludica che credo abbia la vita) nel quale scoprire significati più funzionali alla crescita interiore. 

Quello che prima era per defalut negativo e ci piombava addosso come un inevitabile ciclo di sconfitte, con un’attitudine responsabile perde facilmente il suo potere destrutturante poiché per nostra scelta cessa di avere una connotazione negativa. Diventare consapevoli di avere il compito di conferire significato alla vita è un passo indispensabile per ambire ad una consapevolezza maggiore. Ora lo sapete, siete voi a dare senso alla vita, non avete più scuse dietro le quali crogiolarvi! Se siete sicuri che la vita sia irrimediabilmente difficile, indovinate un po’ verso quali tipi di esperienze andrete a gravitare?! “Difficile” è una parola che tanti usano per descrivere il percorso verso l’identità spirituale. 

Io dico che difficile è l’esperienza che si vive quando si ha un concetto di sé molto basso, talmente basso che per arrivare ad iniziare un dialogo con il Sé profondo, ci si crede costretti a fare un percorso angusto e “difficile”. La vita non porta con sé né difficoltà né facilità predefinite. Se volete vivere la spiritualità in modalità “facile”, allora ridefinite il vostro concetto di crescita spirituale, ridefinite il vostro rapporto con il manuale di istruzioni del piccolo iniziato. Siate malleabili, conferite plasticità ai vostri significati, stravolgete i vostri punti di vista, rendete il fallimento un momento di miglioramento, gli errori lezioni, i blocchi delle opportunità ecc..Questa saggezza è impressa nel cuore di ogni creatura consapevole della propria vera natura.

 

L’elettricità di pensieri potenti e creativi ed il magnetismo di emozioni cariche di gioia e passione, sono le uniche semenze di cui abbiamo bisogno per avere un giardino spirituale rigoglioso e sempre vivo. Non è necessario pianificare o preoccuparsi costantemente dei dettagli rilevanti per avanzare lungo la scala dell’evoluzione spirituale. In ogni momento abbiamo uno strumento che ci aiuta ad espandere in termini di autocoscienza e di risposta consapevole, senza dover sovra-analizzare le scelte che abbiamo a disposizione; lo strumento di cui parlo è la gioia contenuta nelle nostre passioni. Affidandoci all’ascolto intuitivo (introspezione attiva) si stabilisce un contatto con le cose che davvero entusiasmano e danno gioia. 

Non solo, c’è anche l’opportunità di interagire – in veste di testimoni – con quello che molti hanno chiamato “ego inferiore”, ossia quella serie di modelli interpretativi fondati sulla paura e sulla auto-conservazione negativa (o “modalità di sopravvivenza”, quello che nel Tao è lo Yang, la nostra parte oscura): cercando intenzionalmente stati di gioia, ci viene data l’opportunità di portare in superficie tutte – e dico tutte – le situazioni che non appartengono a quella classe energetica (cioè le convinzioni disfunzionali basate sulla paura). E’ come dire “Bene, la mia intenzione è quella di essere integro e gioioso, voglio seguire le mie passioni senza chiacchiere egoiche che mi depotenzino , desidero essere conscio di ciò che voglio e libero da abitudini reattive inconsce, devo quindi scoprire quali sono i programmi di convinzioni negative attivi in me di cui ancora non sono consapevole”. 

Come si può essere gioia pura senza prima aver processato le convinzioni negative che ostacolano sub-consciamente la crescita della nostra frequenza vibratoria? Semplice, non si può. Iniziare ad agire in base a ciò che ci dà gioia è un processo che contiene in sé tutti gli strumenti di pulizia di cui abbiamo bisogno. Seguendo la gioia ci troveremo dritti di fronte alle forme pensiero che non fanno parte del nostro Sé autentico ma a cui, malgrado tutto e causa abitudine, diamo potere/attenzione; le paure e i disagi a quel punto emergerebbero per mostrarsi sotto la luce della nostra consapevolezza. Da quel punto in avanti,essendo consci delle nostre paure e delle credenze che le hanno generate, saremo in grado di rimpiazzarle con credenze più costruttive (ergo abbiamo la possibilità di scegliere un altro punto di vista attraverso il quale guardare la vita). 

Seguire l’emozione della gioia è un metodo davvero efficace per scoprire quali tasti sono da accordare nel nostro strumento. Visto che fin ora sono rimasto sul teoretico, facciamo un esempio pratico: se la mia passione è quella di diventare un cantante di una band, la prima cosa che dovrei fronteggiare sarebbe quella di trovarmi un gruppo, poi una cantina o una sala prove ed infine potrei cominciare a cantare. Se però in questo processo emergesse la paura di stare davanti ad un pubblico, la mia passione potrebbe spegnersi perché dominata da questo “enorme blocco”. Il solo modo per continuare lungo la strada della gioia sarebbe quello di usare la paura in maniera esoterica e costruttiva, trasformando in gioia il timore (anche perché non è possibile eliminare la paura, mentre è possibile renderla un’opzione non preferibile – per inciso, positivo e negativo esisteranno sempre nella nostra coscienza, perché sono parti inscindibili di un’unica energia consapevole. 

Chi ha intenzione di evolvere, accetterà la sua parte negativa, non vi applicherà giudizi di valore, ma tenderà ad evitare le scelte in essa contenute). Come? Ridefinendo la mia identità, ridefinendo la paura stessa come opportunità di crescita invece che come un “blocco” con cui devo imparare a convivere, modificando le mie convinzioni sulle capacità che possiedo, sul concetto di fallimento, di bravura e di divertimento. Se ho paura di stare davanti ad un pubblico, generalmente sarà dovuto al fatto che temo di sentirmi giudicato negativamente. Se ho paura di sentirmi giudicato male, sarà perché avrò paura che gli altri abbiano ragione a giudicarmi male, “perché in fin dei conti io sono un fallimento”. 

Questa è una catena di associazioni che creano e determinano la mia relazione con il mio sogno di cantare, sono le mie credenze riguardo questo aspetto della relazione che ho con il mio desiderio di cantare. Se ridefinissi il concetto stesso di cantare, abbinandolo solo al fattore divertimento e liberandolo da tutte le aspettative che ho su di me o su ciò che riesco a fare in paragone ad altri cantanti, la mia sarebbe una prova di divertimento, una spontanea canalizzazione di gioia che il canto stesso mi permetterebbe di esperire al di là del successo e della popolarità che riuscirei a raggiungere; tutto prescinderebbe dai risultati che potrei ottenere, la mia attenzione sarebbe rivolta unicamente al raggiungimento di uno stato energetico di esaltazione e divertimento. In questo modo starei semplicemente dirigendo la mia attenzione sugli aspetti che ritengo utili al mantenimento del mio stato emotivo di gioia. 

Magicamente scioglierei il desiderio di cantare da tutti i bagagli di aspettative e di credenze sul “come” una certa cosa debba andare, la mia passione diventerebbe sempre meglio espressa e canalizzata, la sincronia degli eventi inizierebbe a diventare più evidente, così mi troverei sempre più spesso in situazioni che sosterrebbero la mia determinazione e la mia attivazione emotiva. Nelle mie attenzioni non ci sarebbe il successo e la popolarità, né tanto meno il soddisfacimento di un aspettativa. 

Ci sarebbe solo il divertimento, solo la gioia di cantare. I bambini in questo sono formidabili, e andrebbero imitati. Vi siete mai chiesti cosa sia quella gioia naturale e sorgiva che i bambini esprimono? Quella è la connessione spirituale che con gli anni si ottunde mescolandosi agli iperrazionalismi di un intelletto condizionato e disilluso, l’infanzia è il periodo del non inquinamento intellettuale, il bambino è l’archetipo della verità, della gioia e della parte più spontanea dell’uomo diviso tra mente e spirito, lo junghiano Puer Aueternus, Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry o il Peter Pan di Barrie; come diceva Khalil Gibran (1883-1931): 
“Le cose che il bambino ama rimangono nel regno del cuore fino alla vecchiaia. La cosa più bella della vita è che la nostra anima rimanga ad aleggiare nei luoghi dove una volta giocavamo”.. 
Seguendo ciò che ci piace stiamo in effetti accordando noi stessi, riemergendo nel nostro vero Sé in forma esperenziale e diventando il bambino che conosce l’estasi della saggezza e la gloria della creazione. 

La gioia è un indicatore di vicinanza alla Grande Identità, seguire la gioia significa seguire il Sé, per questo è importante tornare bambini e ricordare come si gioca. Per dirlo in una sola frase: creatori si nasce, coscienti lo si diventa.