“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

28 novembre 2011

Zarathustra e Ahura Mazda



Almeno mille anni prima di Cristo si componeva una coppia destinata a cambiare la storia della Tradizione eterna, una coppia che ricorda molto quella di Mosè e YHWH, Gesù e il Padre, Maometto e Allah, Siddartha e il Buddha. Questa è la storia di uno dei più grandi messia di tutti i tempi, uno di quelli che portarono il fuoco agli uomini strappandolo agli dei ingannatori.

Sono personalmente convinto che la spiritualità e la gnosi occidentale debbano molto alla religione iranica più pura, quella di Zarathustra o Zoroastro. La scena dei magi iranici che omaggiano il piccolo Gesù con doni particolari, legati simbolicamente alla funzione regale-sacerdotale-terapeutica del futuro messia, potrebbe costituire un velato accenno alle indubbie connessioni tra la religione cristiana, destinata a dominare nell’èra dei pesci, e la religione zoroastriana.




Non temo critiche se dico che gli Esseni di Qumran siano stati i mediatori di questo passaggio che renderà la religione cristiana una perfetta sintesi dell’ebraismo cabalistico-esoterico, il cui deposito era custodito dai sacerdoti bianchi del Mar Morto, con la religione della Luce di Ahura Mazda e del suo profeta, che proprio gli esseni professarono in gran segreto nelle sue linee guida. In effetti, tra gli Hassidim (gli esseni), la venerazione di Ahura Mazda era velata in quella di Melkizedek, e lo Zoroastro o Re-Sacerdote della comunità era il misterioso Maestro di Giustizia, colui che aderiva più strettamente e intimamente al Principe della Luce, quindi degno di guidare la Comunità. 

Il dualismo iranico, che comunque si risolveva in un monismo divino, è alla base anche del culto degli esseni che contrapponevano Ahura Mazda-Melkizedek a Ahriman-Belial e a quelli del suo partito astrale. Sia gli esseni che i zoroastriani credevano in una fine del tempo in cui le scintille di luce, le anime estranee a questo mondo di tenebre, si sarebbero liberate dalla prigionia della materia (goetik in lingua pahlavi) e dall’inganno di Arhiman-Belial e della sua corte divina. Lo strumento indispensabile per sfuggire al controllo di Arhiman e dalla sua orribile realtà di schiavitù era il fuoco divino ed il sacrificio legato ad esso.

La religione del fuoco-luce





Questo fuoco non è solo il simbolo della gnosi salvifica ma, ad un livello più profondo, è la figura di un potere enorme latente nell’uomo alla base della spina dorsale, il fuoco dello spirito eterno celato nell’uomo. E’ un fuoco potenzialmente distruttivo se non si è pronti ma, se preparati adeguatamente, è il dolce fuoco della salvezza che non brucia e distrugge ma che anzi si trasmuta in luce eterna, delicatamente divorando tutte le tendenze carnali e trasformando un uomo in un dio o meglio, reintegrando il dio nell’uomo. Mosè vede l’angelo (un volto) di YHWH nel roveto ardente e constata che quel fuoco arde ma non brucia (Esodo 3:2). 

Il fatto che arda ma non bruci vuol dire che è alimentato con l’amore del profeta, il quale arde per il suo dio, che dimora in lui. Non a caso Mosè istituisce quello che Gesù chiama il primo di tutti i comandamenti: amare il Signore con tutte le forze, l’anima e il cuore. Una devozione totale al proprio Signore che è il perno di ogni esoterismo e di ogni cultura spirituale: il perno della tradizione primordiale. 

Basti pensare alla religione krishnaita e alle parole dello stesso Krishna nella Baghavad Gita:
 “dopo molte vite, l’uomo saggio viene a me e mi manifesta la sua totale devozione. E’ davvero raro incontrare uno spirito così sublime (VII:19)…Vi sono uomini che operano nel bene, liberatisi dai propri peccati. Essi sono liberi dall’illusione e mi venerano con tutta l’anima (VII:28)…Il più grande degli Yogi è colui che manifesta la sua fede con tutto il cuore e che mi ama con tutto sé stesso (VI:47)”. 
E’ il medesimo principio presente in Deuteronomio 6:5, che fu fatto proprio da Jacob Bohme, dal suo allievo indiretto Louis Claude de Saint Martin e dai sufi, in particolare dal grande Jalal od-din Rumi che poneva l’accento sul rapporto iniziatico tra l’amato (lo spirito interiore) e l’innamorato (l’iniziato). Il fondamento dell’Ordine di Melkizedek-Mazda è proprio il sacrificio di sé stessi nel fuoco d’amore e di conoscenza, come è detto ancora nella Gita:“pochi offrono se stessi come sacrificio e offrono la loro anima nel fuoco di Brahman (IV:25)…essi mi amano con devozione totale perché sanno che io sono l’origine di tutte le cose (IX:13)”. Totale devozione, amore esclusivo, qualità indispensabili per contrarre matrimonio con lo spirito divino. “Se vuoi tutto dallo Spirito, dagli tutto. 

Più sacrifichi la tua vita mondana a lui e più lui ti darà” questo mi ha insegnato il Maestro. Ciò spiegherebbe la misteriosa gelosia di YHWH-Mazda nei confronti di coloro che gli appartengono. Essi non gli appartengono per scelta ma per natura, poiché ogni anima del collettivo di Melkizedek è una particola del grande Principe della Luce, smembrato alle origini. Si rammenti che anche Gesù porta il fuoco del sacrificio d’amore, e lui stesso dice: “ho portato il fuoco nel mondo ed ecco, veglio affinché esso arda” (Tommaso 10). In Luca 12:49, Gesù afferma testualmente che egli desidera che questo fuoco zoroastriano sià già acceso in lui, poiché deve ricevere un battesimo. Avendo già ricevuto il battesimo nel Giordano, egli allude ad un battesimo-rinascita ancor più potente, che neanche Zoroastro conosceva: quello della croce. E questo prova che Gesù era davvero il Saoshiant (il Salvatore) atteso dalla religione avestica di Zarathustra, il Melkizedek che gli esseni attentendevano affinché la Torah del corpo di luce (xavarnah nello zoroastrismo) fosse compiuta.

La solitudine del profeta

Ho già ipotizzato tempo addietro che Giovanni Battista e Gesù fossero la stessa persona. Il Saoshiant è quindi Giovanni, tant’è che il prologo giovanneo dichiara che “venne un uomo inviato da Dio e il suo nome era Giovanni”. Ebbene, questo Giovanni è descritto indossare un “vestito di peli di cammello” (Matteo 3:4). Senza voler forzare troppo, questo potrebbe risultare un formidabile addentellato con Zoroastro, dato che alcuni buoni interpreti della lingua iranica-pahlavi sostengono che Zara-Ushtra significhi “giallo o vecchio-cammello”. 

Come Giovanni era il predicatore del deserto, dato che era un solitario, parimenti Zarathustra conduceva vita anacoretica, essendo un uomo da “deserto”. Il cammello, detto la nave del deserto, era nel passato un simbolo dell’iniziato che cercava nella solitudine il contatto con il suo Dio, alimentadosi delle sue acque. Ma qual è il destino di Zarathustra e quale il suo rapporto con Ahura Mazda? Nato presumibilmente intorno all’anno 1000 a.C., terzo di cinque fratelli, incarnazione di antiche profezie che attendevano la nascita di un grande messia, di Zarathusatra Spitama nulla si sa prima che iniziasse la sua missione avatarico-sacerdotale. Sono i suoi anni oscuri, un particolare che lo accomuna a Gesù. 

Di queste anime speciali è spesso ignota la prima parte della vita per un motivo molto semplice: prima di allora il mondo non li conosce, pur essi pervenendo a conoscere il mondo e i suoi segreti, come ci informò il maestro gnostico Basilide. Persino Aleister Crowley affermò, in Magik, che, nella storia delle grandi religioni, uno che è “nessuno” se na va nel deserto della solitudine per conoscere sé stesso e il suo Signore, ovvero la sua immagine divina primordiale, poi torna ed è “qualcuno” (come accade anche nell’Odissea omerica). 

Crowley scrisse che “questo è un fatto che non ha spiegazioni logiche”. Eppure tanto Zarathustra, quanto Mosè, Mani, Gesù e Maometto, si ritirarono dal mondo per ridestare il proprio spirito, per poi tornare nel mondo e servire gli uomini. Questo standard iniziatico è stato celato anche nella storia di Superman (HERA 78, pag. 60) che non diventa tale se non dopo un lungo periodo trascorso nella fortezza della solitudine, alla ricerca del Padre (Jorel) del suo essere e della sua istruzione. Mosè dovette isolarsi sul simbolico Sinai per ricevere la voce di YHWH. Gesù andò in solitudine e ivi trovò lo Spirito Santo in forma di colomba, un simbolo dello spirito interiore che ricorda molto da vicino il sigillo di Ahura Mazda. E come Gesù dovette fronteggiare Satana nel deserto, anche Zarathustra ebbe la sua razione di tentazioni. 

Nel Fargard dell’Avesta, cap. XIX, Arhiman gli propone la sovranità sul mondo a condizione che Spitama si unisca a lui. E’ il medesimo genere di tentazione che Shaitan utilizza con il Galileo per stimolarlo ad accrescere l’ego anziché demolirlo. Zarathustra risponde: “il mortaio (dove preparare gli ingredienti per il sacrificio), la coppa (dove si versa la bevanda da offrire a Dio), la parola insegnatami da Mazda, queste sono delle mie armi le migliori. Con queste parole io vincerò, con queste parole io ti annienterò, o malefico Arhiman”. Hermes-Ormuz-Ahura Mazda insegna la verità a Zarathustra nel suo lungo periodo di deserto, e insegna a fronteggiare le insidie e gli inganni dell’Avversario dei celestiali. Zarathustra risponde sostanzialmente ad Arhiman che egli non ne vuol sapere di accontentare l’ego, eredità della sostanza astrale di Arhiman stesso, e che piuttosto accetta il patto con Hermes-Mazda che prevede il sacrificio di sé (coppa e mortaio). Insomma, una dichiarazione di guerra in pieno stile cristico. Ed è ovvio che Ahriman-Belial e i suoi Arconti non vedono assolutamente di buon occhio un’anima che intende svincolarsi dal controllo karmico per servire il Principe della Luce. Questa dichiarazione li incattivisce.


Difensore di Verità e Giustizia


Dopo aver trionfato su Arhiman, Zarathustra è ormai un perfetto amico e servo di Ahura, un grande giusto, un re-sacerdote. Si consacra ad Asha, la Verità e la Giustizia divina, considerata un’ “amesha spenta”. Erroneamente si considerano i sei amesha spenta emanati da Ahura Mazda come angeli. In realtà si tratta delle virtù archetipali divine. Come il Logos è Via, Verità e Vita, Ahura Mazda è Asha (Verità), Vohu Mana (Buon Pensiero), Armaiti(amore), Haurvatat (la Perfezione), Ameretat (Immortalità), Xsathra (il potere, la forza). Zarathustra sa che per essere fedeli a Mazda occorre praticare e far proprie tutte queste virtù, e rifiutare il potere e i doni dell’ ingannevole Avversario. 

Nella yasna 12,4, il messia iranico si scaglia contro gli Arconti signori dell’inganno:“rigetto l’autorità dei Daeva, i demoni cattivi senza legge, che conoscono solo il male, i più falsi degli esseri, i più disgustosi degli esseri, i più nocivi degli esseri, seguaci di Drug”. La contrapposizione tra Asha (Verità) e Drug(Inganno) è alla base della gnosi iranica, ma anche della gnosi egizia, di quella essena e di quella cristiana. Nel papiro Chester Betty II della XII dinastia, ora al British Museum, si narra della contesa di Horus e Seth come quella tra Verità e Menzogna. 


Nel rotolo di Qumran detto “Visione di Amram”, si narra di una visione in cui Melkizedek, Re di luce e verità, appare contendere l’anima a Melkiresha-Beliar, e sempre ivi si contrappongono i figli della Verità ai Figli dell’Inganno (manoscritto D, colonna I, 8). Secondo molti esegeti della dottrina di Zarathustra, la dialettica di questi due spiriti - Spenta Maniu e Arhiman- è presente in Ahura Mazda, che li ha emanati, ma Ahura Mazda non è l’Altissimo, quanto piuttosto lo Spirito Santo (Melkizedek), il rappresentante dell’Altissimo (Zurvan) in questa realtà. 

Secondo gli esseni “El Elyon ha creato l’uomo per il dominio sul mondo; e ha disposto per lui due spiriti affinché cammini con essi fino al tempo della fine. Questi sono gli spiriti della verità e dell’iniquità” (Regola della Comunità III,17-19). Si confronti questo insegnamento con quello della Gatha XXX dell’Avesta:“quando questi due spiriti vennero insieme all’inizio, essi crearono Vita e non-Vita, e ai seguaci della Drug (inganno, coloro che si rivolgono solo alla materia esteriore, N.d.A.) sarà data in sorte la peggiore delle esistenze, e a quelli di Asha la migliore”. I nomi diversi sono sempre fuorvianti per i profani, ma i figli della Tradizione sanno cogliere i princìpi celati in essi e riconducono tutti gli insegnamenti ad uno solo. E’ quello che cercò di fare Zarathustra, tutto teso a combattere la casta dei magi corrotti che avevano volto il mazdeismo in un dogma vuoto e sterile, e a recuperare la tradizione primordiale consegnata al primo uomo, Gayomart-Adam. Solo un illuminato, solo un membro della gerarchia regale-sacerdotale dell’Ordine di Melkizedek poteva proclamare: “Celebriamo le precedenti religioni del mondo devote alla giustizia che furono istituite fin dalla creazione, e le sante religioni del creatore Ahura Mazda” (Avesta,Yasna 17:3).

L’occhio solare di Ahura Mazda

Il fulcro del culto zoroastriano è la venerazione e la sottomissione a Ahura Mazda. Questo nome è tradotto come“colui che crea col pensiero”, il che induce a pensare che egli corrisponda all’Elohim di Genesi. E non a caso gli esseni, nel rotolo 11QMelch, sostengono che l’Elohim dei Salmi, ed in particolare l’Elohim del salmo 82, coincida con Melkizedek, il Logos. Mai una volta Zarathustra chiede ad Ahura Mazda benefici o aiuti materiali. Lo loda e lo glorifica continuamente, chiedendo solo che Ahura Mazda gli accordi Asha (Verità) e Vohu Mana (Buon Pensiero) per servirlo al meglio, proprio come Salomone invocava Dio affinchè gli accordasse la Sapienza divina: “Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della Sapienza. 

La preferìi a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza (mammona) al suo confronto…Quanti se la procurano si attirano l’amicizia di Dio” (Sapienza 7:1). Se un altro significato di Ahura Mazda è “Signore Sapienza”, ne consegue che Zarathustra chiede che Mazda entri in lui ed essi divengano uno. Il sigillo di Ahura, come detto, ricorda strettamente la colomba dello Spirito Santo, e il disco solare alato, tutti simbolo del terzo occhio della visione trascendentale. Nella cultura del Graal, la colomba era intercambiabile col cigno, il simbolo dell’essere totalmente illuminato da Dio, dell’eletto. In forza dell’associazione Hermes-Ormuz (la versione pahlavi dell’avestico Ahura Mazda), è facile intuire che la parte terminale del caduceo ermetico, il terzo occhio o disco solare alato, è il sigillo di Mazda. In Egitto il disco alato era intercambiabile con l’occhio di Horus. 


Per questa via, il cui nome originario era Her, era Ahura, il Melkizedek delle iniziazioni egizie. E’ notevole che in un’iscrizione del Faraone Khufu (Cheope) del 2600 a.C., posta su una stele commemorativa che egli fece costruire a Giza in un tempio dedicato a Iside, il Faraone inneggi a Horus dicendo: “Lunga vita a Her-Mezdau. Al re dell’alto e basso Egitto, Khufu, lunga vita!”. Il culto iranico della luce eterna è ben più antico di quanto si pensi, ed è per questo che affermo un fondamento iranico nella religione cristiana che deve qualcosa alla pura e antica religione egizia della luce, a sua volta debitrice nei confronti della religione iranica. Il culto esoterico ebraico degli esseni, peraltro madre dello gnosticismo cristiano, era una sintesi perfetta della gnosi iranica e di quella egizia. Credo che la mia intuizione che segue dimostri come il sincretismo universale sia dovuto all’esistenza di una mente unica e collettiva che sovrintende a tutte le rivelazioni spirituali. Il sostrato iranico nella religione egizia è confermato dalla presenza di Zoroaster nella trinità divina egizia. 

Nel suo Flauto Magico, come scrissi in un precedente articolo, Mozart chiamò Sarastro il capo di tutti gli iniziati d’Egitto. Alludeva a Melkizedek, chiamato dalla gnosi della Pistis Sophia “Zorokhotòra”, e quindi a Zoroastro che appare essere più un nome segreto del Re-Sacerdote eterno che non un nome di persona. La mia intuizione è la seguente: si prendano gli antichi e originali nomi egizi di Osiride, Iside e Horus, ovvero: Wsr-Ast-Her. Combinando la trinità egizia ne risulta Usar-ast-her, dunque Zoroastro, ovvero un potente segno lasciatoci dal Re del Mondo. Quindi posso solo pensare che Zarathustra sia il nome dell’eletto attraverso cui si manifesta Melkizedek-Mazda, ed il nome di colui in cui il divino Tre si realizza in tutta la sua compiutezza. Il nome del sacerdote eterno.

Un addentellato con la fisica dei quanti

Se Ahura Mazda-Horus Mezdau è l’occhio creatore dell’immaginazione divina in noi, la traduzione del suo nome in“colui che crea col pensiero” è corretta. Egli è il Vigilante per eccellenza, colui che osserva nella mente, decreta col verbo-suono e crea all’istante. Sappiamo dalla fisica quantistica che è l’osservazione che crea e mantiene in piedi la realtà, che appare più come un ologramma che non come una solida realtà. Sappiamo che in caso di test quantici, è impossibile addivenire a misurazioni certe, poiché l’osservatore influenza con la sua osservazione l’esperimento stesso. Sappiamo anche che il quanto di energia, osservato, appare a noi come particella, ma rimane la sua realtà eterico-vibrazionale a fondamento della materia. I fisici quantistici ci hanno già messo in guardia: il mattone fondamentale della materia è l’onda di frequenza e non la materia stessa. Quindi questa è una realtà d’effetto, una proiezione, secondo me, dei contenuti archetipali della mente umana. Noi vediamo la realtà esterna come solida ma se il fondamento della materia è il nulla, la specie umana non fa altro che prendere per reale ciò che in realtà è un film proiettato dall’occhio mazdiano su uno schermo. 

Per questo Zarathustra combatte Drug (la realtà illusoria del Dragone), il potente inganno della materia, e Ahriman che spinge con successo dall’inizio del tempo gli umani a conservare quest’inganno per i suoi fini predatori. Noi collaboriamo fattivamente con Arhiman-Beliar a tenere in piedi la contro-creazione che si è sovrapposta all’iniziale creazione edenica di Ahura-Elohim. E’ vitale per Ahriman tenerci divisi perché se noi tutti, quanti siamo su questo pianeta, decidessimo all’unisono di non osservare più questa realtà e di annientarla, l’impero delle tenebre chiuderebbe i battenti e noi creeremmo o restaureremmo una realtà più elevata. E’ questo il senso più profondo della discesa della Gerusalemme-Spirito Santo-terzo occhio. Si noti che il termine egizio IR, creare,IR, osservare (da cui il termine IRIN-vigilanti). Anche per questa via, osservare equivale a creare. Zarathustra aveva deciso quanto meno di cambiare la sua propria realtà, aveva deciso di mettersi in testa un’idea meravigliosa (Buon Pensiero): dare retta ai propri sogni e avere fede nella possibilità di creare la sua realtà. Per questo chiedeva a Mazda il potere di osservare-creare (sapienza divina). 

Gesù, il Re dei Vigilanti, si mosse sugli stessi passi del suo illustre predecessore e disse, tanto per confermare l’assunto della fisica dei quanti: “se avrete fede pari ad un granellino di senape, potrete dire alla montagna spostati! Ed essa si sposterà”. Nessun essere umano oggi ha questa fede, e pochi sono disposti a dare retta ai propri sogni. Noi creiamo col nostro occhio interiore in ogni istante, ma la mancanza di consapevolezza-fede e il problema della distanza di tempo tra ciò che si sogna o si desidera e l’effetto del desiderio, spesso talmente ampia da non consentire di constatare un legame tra pensiero e evento, ci rendono dormienti. Il grande Eraclito, a tal proposito, anticipò i postulati quantistici, scrivendo qualcosa di incredibile e dimostrando di aver capito tutto: “coloro che dormono sono artefici e complici delle cose che sorgono nel cosmo” (frammento 22B 75 dk). 

Quando il primo Giusto giungerà a questa consapevolezza cessando di dormire, il mondo cambierà per sempre. Molti di noi sono stanchi di questa realtà che offende le nostre possibilità creative. Zarathustra ci insegnò a combattere la Drug attraverso il fuoco dell’amore. Ci rende ottimisti con la sua profezia sul ritorno delle scintille cadute al regno di luce. Ora tocca ai figli della luce e della verità realizzare l’impresa.