“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

12 febbraio 2012

Ayurveda e Malattia

Le cause delle malattie relative alla mente e al corpo sono di triplice natura: cattiva utilizzazione, non utilizzazione e utilizzazione eccessiva
del tempo, delle facoltà mentali e degli oggetti dei sensi. 
Charaka Samhita, Sutrasthana I, 54

LA FORMAZIONE DELLA MALATTIA 


Per contrastare la malattia quando essa si manifesta Ayurveda ha la possibilità di intervenire con un’ampia farmacopea e con molti strumenti terapeutici, ma la parte più importante del lavoro viene fatta in sede preventiva. 

Una efficace prevenzione delle malattie avviene grazie alla comprensione dell’origine della vita e dei processi della manifestazione, alla comprensione della vera natura dell’uomo e delle relazioni che ha - o dovrebbe avere - con sé stesso, con gli altri esseri umani, con l’ambiente circostante. In pratica, da questa consapevolezza nasce la possibilità di adattare l’alimentazione e le abitudini di vita individuale e sociale alla propria natura e all’ordine naturale delle cose. 


Questi sono gli strumenti che ognuno di noi, autonomamente e senza il bisogno di ricorrere a medici e terapeuti, può usare per prevenire l’insorgere delle malattie. La malattia non è una cosa che compare improvvisamente, ma è la conseguenza di anni e a volte decenni di abitudini e comportamenti squilibrati che non corrispondono ai ritmi e all’armonia della natura.

Nella medicina convenzionale si considera che la malattia sia originata soprattutto da cause esterne come l’aggressione da parte di virus e batteri, dalle condizioni insalubri di un ambiente inquinato ecc. E’ anche vero però, che alcuni individui rimangono vittime dell’influsso degli agenti patogeni esterni mentre altre che vivono nelle stesse condizioni non lo sono, allora cosa determina la maggiore o minore resistenza alla malattia? 

Vedremo che l’Ayurveda riconosce fra le cause principali delle malattie non solo i fattori patogeni esterni, ma soprattutto i fattori che riguardano l’individuo nella sua sfera più intima.


Le tre cause principali della malattia


Secondo l’Ayurveda la malattia è molto di più di un semplice sintomo fisico, abbiamo visto che ciò che concorre al mantenimento della salute è la cooperazione armoniosa fra gli aspetti soggettivi e oggettivi dell’individuo: spirito, mente, sensi e corpo. 
Questi stessi aspetti hanno un ruolo anche nella formazione della malattia e fra di essi la mente è la funzione che mantiene il collegamento fra gli aspetti esteriori soggettivi (corpo e sensi) e la totalità che sta alla base della vita, ciò che comunemente chiamiamo “spirito”. E’ quindi la mente che ha il ruolo maggiore nel determinare la forza e la debolezza del corpo e del sistema immunitario i quali determinano la maggiore o minore resistenza ai fattori patogeni.



Delle tre cause principali della malattia, l’Ayurveda riconosce l’errore dell’intelletto come il più importante. Il più grave errore dell’intelletto è quello di identificarsi con i limiti invece che con la illimitata totalità che è la base della sua natura. Per fare un esempio concreto, normalmente tendiamo ad identificarci con aspetti limitati di noi stessi: il corpo, la personalità, il lavoro, la famiglia, i possedimenti materiali e a causa di questa identificazione perdiamo di vista e dimentichiamo completamente la nostra vera natura che ci dota di potenzialità illimitate. 

Questo atteggiamento mentale è molto faticoso da sostenere perché non è il modo corretto per mettersi in relazione con la vita. Si potrebbe paragonare alla condizione di chi, pur avendo a disposizione grandi ricchezze, si ostina a condurre una vita miseranda. 

Questa situazione di solito non è una scelta deliberata delle persone ma è un comportamento indotto dai modelli proposti dalla cultura e dall’educazione che pian piano fanno perdere all’individuo la connessione dell’intelletto con la pura consapevolezza. I bambini nei primi mesi di vita possiedono naturalmente questa connessione ed esprimono naturalmente la gioia e la felicità di vivere anche per piccole cose e avvenimenti che per un adulto sono diventati insignificanti o di pura routine e che comunque non suscitano alcun moto dell’animo. 

Con altrettanta naturalezza i bambini esprimono il loro disappunto quando qualcosa non è di loro gradimento, dimostrando così di essere totalmente autoreferenti, liberi da qualunque condizionamento culturale esterno. E’ per questo che i saggi di ogni tempo hanno sempre sostenuto che bisogna imparare dai bambini e che alla fine del percorso di crescita spirituale si ritorna ad essere bambini. 

Il progressivo distacco dell’intelletto dalla sorgente dell’illimitatezza ci fa dimenticare la nostra vera natura che è fatta di pura coscienza e questo crea il cosiddetto “errore dell’intelletto” che si manifesta con errori nelle scelte di comportamento e nella dieta, errori nell’atteggiamento mentale, psicologico e spirituale per quel che riguarda i vari aspetti della vita. 

Tutto questo ci allontana dal naturale equilibrio delle leggi di natura, questi errori creano uno squilibrio sia nei dosha del corpo che negli elementi naturali esterni con un danno per la persona e per l’ambiente che essa frequenta. 

Questo è il modo in cui viene piantato il seme della malattia che, se non intervengono elementi correttivi, germinerà e si manifesterà con il tempo secondo le mille variabili cui può essere soggetto il percorso della malattia. 

Il modo migliore per ovviare agli effetti dell’errore dell’intelletto è quello di riprendere consapevolezza della propria vera natura, riguadagnare la memoria della pura coscienza origine della nostra vita. La meditazione come descritta nei testi dello Yoga è l’esercizio che più di ogni altro aiuta a prendere contatto con il Sé interiore o “pura coscienza”. 

Con questo semplice esercizio quotidiano, in modo graduale, la mente riacquista memoria della sua vera sorgente e in modo spontaneo le azioni e il comportamento si uniformano alle leggi di natura, proprio come accade ai bambini. 



Quando la mente, a causa dell’errore dell’intelletto, perde il sattva , cioè la capacità naturale di prendere spontaneamente delle decisioni che sostengono la vita, nasce la tendenza a usare i sensi in modo scorretto e dannoso. Secondo l’Ayurveda questa è, in ordine di importanza, la seconda causa di malattia. I sensi possono essere usati male in tre modi: 
· uso eccessivo,

· uso insufficiente,
· uso emotivamente dannoso. 
L’uso eccessivo riguarda i troppi stimoli sensoriali che si hanno ascoltando musica ad alto volume, vivendo in un ambiente rumoroso, guardando per troppo tempo la TV o passando troppo tempo davanti allo schermo del computer, parlando troppo o leggendo troppo. Tutto questo sovraccarica i sensi. 

L’uso insufficiente dei sensi riguarda invece tutte quelle situazioni in cui si ha una carenza nella percezione sensoriale, per esempio gli stati di isolamento e di solitudine più o meno forzati causano certamente, a lungo andare, degli squilibri mentali e psicologici. Anche la carente esposizione alla luce solare che avviene nei paesi dell’estremo Nord del mondo causa una maggiore incidenza di casi di depressione e suicidio nella popolazione. 

L’uso emotivamente dannoso dei sensi riguarda tutti quegli stimoli sensoriali che sovraccaricano emotivamente la sfera dei sentimenti di una persona. Vedere o udire cose negative, angoscianti, ripugnanti, danneggia l’equilibrio fra mente e corpo. Oggi i giornali, il cinema e la televisione ci propongono dosi abbondanti di negatività d’ogni tipo. 

L’enfasi dei notiziari è posta sugli avvenimenti negativi per la scellerata regola che le disgrazie fanno notizia mentre le notizie positive no. Il cinema e la televisione, condizionati dai risultati di cassetta e di audience, non fanno mai mancare il sesso e la violenza, creando spesso un’atmosfera densa di emozioni e situazioni estreme che riempie i sensi di impressioni troppo forti con effetto negativo sul sistema nervoso. 

Il cattivo uso dei sensi toglie loro forza, capacità di funzionare bene, capacità protettiva. Ciò permette alle influenze negative di raggiungere la mente e il corpo con conseguente maggior squilibrio dei dosha che provoca la formazione di ama(l’accumulo di tossine dovuto a un cattivo funzionamento dei processi metabolici). 


L’influsso negativo delle stagioni - parinam 

Lo squilibrio dei dosha e la conseguente formazione di ama creano una debilitazione di agni, il fuoco digestivo presente nello stomaco che digerisce il cibo, inoltre si debilitano gli agni che trasformano le sostanze nutritive nei sette tessuti, i dhatu. In questo modo i dhatu risultano malnutriti ed accumulano tossine, diminuiscono le difese immunitarie e si crea un campo favorevole all’attacco degli agenti patogeni esterni come batteri e virus o all’insorgere di malattie degenerative. 

Tale situazione causata da una disarmonia della vita individuale rispetto ai cicli della natura crea una incapacità da parte della fisiologia ad adattarsi ai naturali cambiamenti delle stagioni. Il naturale susseguirsi delle stagioni determina un cambiamento nelle proporzioni dei bhuta, gli elementi presenti nell’ambiente. Per esempio, in estate abbiamo una prevalenza di agni, il fuoco, mentre in inverno abbiamo una prevalenza di aria o di acqua, vayu e jala, a seconda se il clima invernale è secco oppure abbondano le precipitazioni. La perdita della naturale adattabilità della fisiologia ai cambiamenti stagionali e climatici è la terza causa di malattia.

Nella visione ayurvedica è dunque pragya aparadha , l’errore dell’intelletto, la causa primaria della malattia, ma tutti e tre i fattori descritti come causa di malattia concorrono a creare squilibrio nei dosha che governano la fisiologia individuale.

Se i ritmi della vita individuale non sono in armonia con i ritmi della natura il risultato è una situazione stressante e faticosa che squilibra idosha, indebolisce la digestione, provoca accumulo di ama e crea le condizioni per ospitare gli agenti patogeni esterni che dal punto di vista dell’Ayurveda sono solamente una causa secondaria di malattia.


Stadi della manifestazione della malattia


Per la medicina moderna la malattia si manifesta quando cominciano a distinguersi nella persona dei chiari sintomi. La malattia poi può passare a uno stadio di complicazione in cui, oltre a quelle colpite originariamente, vengono interessate altre parti del corpo. A questo punto la malattia è praticamente irreversibile. 

Una delle peculiarità dell’Ayurveda è quella di aver elaborato una visione del processo di manifestazione della malattia diviso in sei stadi in cui la manifestazione e la complicazione della malattia sono solamente gli ultimi due stadi. In questo modo, per un medico ayurvedico è possibile riconoscere ed eliminare una malattia molto prima che essa si manifesti. 

Secondo l’Ayurveda, i fattori su cui si basa la formazione della malattia sono la mobilità deidosha (dosha gati) e la tossicità di ama. Un medico ayurvedico ha a disposizione strumenti diagnostici per riscontrare le anomalie nella sede e nel movimento dei dosha nel corpo insieme alla presenza di ama. Adottando opportune misure correttive, può riportare la situazione alla normalità e impedire al seme della malattia di germinare.


Stadio di accumulo – sanchaya 

L’inizio del processo di manifestazione della malattia avviene quando i dosha si squilibrano e si accumulano in una parte specifica del corpo. A causa di questo si forma ama e si indebolisce agni il fuoco digestivo. 

Per fare un esempio, quando si squilibra vata, ama si accumula nel colon che è la sede di vata, quando pitta è squilibrato ama si accumula nell’intestino tenue e quando kapha è in squilibrio ama si accumula nello stomaco. 

Una causa tipica di accumulo dei dosha e di ama è l’abitudine molto diffusa di fare il pasto principale la sera quando agni digestivo è debole. Poniamo il caso in cui una sera a cena si è mangiato e bevuto troppo pasteggiando con una serie di cibi e bevande difficili da digerire. Il corpo segnalerà il suo disagio con sonno disturbato e la mattina al risveglio con testa pesante e nausea. Poiché i sintomi sono troppo vaghi e tendono a scomparire nel giro di qualche ora, non ne teniamo conto e continuiamo a ripetere le nostre abitudini errate piantando così il seme della malattia. 


Stadio di aggravamento – prakopa 
  
Continuando a fare gli stessi errori e non prendendo in considerazione gli avvertimenti che il corpo ci ha dato con il suo disagio in conseguenza degli eccessi alimentari, la malattia entra nel suo secondo stadio in cui l’accumulo dei dosha e di ama in una certa zona del corpo giunge a saturazione e nello stadio successivo trabocca dal luogo di accumulo verso altre zone. 

Anche in questo stadio non ci sono chiari sintomi di un disturbo specifico, ma un medico esperto, tramite la diagnosi del polso per esempio, può accorgersi del fatto che i dosha non sono al loro posto e che ama si sta accumulando nel corpo. Può in questo modo dare dei consigli riguardo la dieta e lo stile di vita o prescrivere qualche rimedio per riportare a normalità lo stadio di aggravamento. 


Stadio di disseminazione – prasara 

Il terzo stadio della formazione della malattia è prasara che significa letteralmente diffusione. Quando i dosha e ama si accumulano oltre misura, traboccano dal luogo di accumulo nel tratto gastrointestinale e cominciano a migrare in altre zone del corpo. Per effetto di dosha gati, il movimento dei dosha che avviene ciclicamente due volte al giorno e va dalle strutture cave del corpo fino alle strutture più profonde e viceversa, ama viene trasportato insieme alle sostanze nutrienti nei dhatu e là rimane per la sua caratteristica appiccicosa, accumulandosi ove vi è maggiore debolezza. 

La diffusione di ama dal luogo di accumulo nel tratto gastrointestinale avviene nella stessa sequenza di formazione dei dhatu , prima si diffonde nel rasadhatu, la linfa, poi rakta, mamsa, meda, (sangue, muscolo, grasso) e via via fino aidhatu più interni asthi, majja e sukra (osso, midollo osseo, tessuto riproduttivo). 


Stadio di crescita della malattia – sthana samshraya 

Lo stadio in cui i dosha squilibrati e ama si localizzano in un tessuto debole o difettoso è il quarto stadio della formazione della malattia. 

A causa dell’accumulo in una zona di bassa immunità, si creano disfunzioni e danni strutturali nei dhatu e per questo cominciano a comparire sintomi più evidenti della malattia. Le ragioni per cui i dosha e ama si accumulano in un certo dhatu piuttosto che un altro sono varie: predisposizioni ed influenze congenite, scelte sbagliate nel passato riguardo la dieta e lo stile di vita, effetto di malattie precedenti, influenza di condizioni di vita stressanti, inquinamento ambientale, cambiamenti stagionali, ecc. La predisposizione di un certo tessuto ad indebolirsi ed ammalarsi è a volte la combinazione di un insieme di fattori. 


Stadio della manifestazione – viakta 

A questo stadio la malattia si manifesta con la comparsa di chiari sintomi che possono essere riconosciuti. Quando l’accumulo dei dosha e di ama impedisce al corpo di mantenere intatte le difese immunitarie e quindi di funzionare in maniera appropriata, i danni creati nei tessuti e le disfunzioni a carico di organi e sistemi corporei permettono alla malattia di attivarsi. 

Il trattamento della malattia mirato a sopprimere i sintomi può anche avere un momentaneo successo, ma se non si elimina la causa primaria che ha creato i sintomi, prima o poi la malattia ricomparirà o si manifesterà in altre parti del corpo seguendo altre vie. 


Stadio della complicazione – bheda 

L’ultimo stadio della malattia intacca la salute dell’individuo per il grave deterioramento della funzione dei dhatu, danni che si estendono anche agli srota, i canali della circolazione all’interno dei dhatu. Spesso le complicazioni interessano anche i dhatu collegati a quello più colpito dalla malattia. A questo punto molte malattie diventano difficili da curare e l’intervento con i farmaci può aggravare la situazione per la presenza dei componenti tossici delle medicine che creano effetti collaterali non desiderati. 

Il processo della malattia è giunto così allo stadio finale, la persona che scopre di avere una malattia a questo stadio in realtà ha convissuto con la malattia per molto tempo. Prima della comparsa dei sintomi ci vogliono molti anni durante i quali i semi della malattia sono stati coltivati con una dieta e uno stile di vita non adatto o con un atteggiamento sbagliato nei confronti della vita.

Molte malattie potrebbero essere evitate con una efficace azione preventiva adottando le piccole regole di vita quotidiana consigliate dall’Ayurveda. Per esempio la conoscenza della costituzione individuale (prakriti) in base alla prevalenza dei dosha , dà chiare indicazioni sul tipo di dieta e sullo stile di vita più adatto alla propria costituzione. 

Da come è organizzata la vita nella società moderna si può dedurre che la coscienza collettiva ha dimenticato l’importanza di armonizzare la vita con i ritmi basilari della natura, mentre a livello individuale vi è una diffusa e grave mancanza di consapevolezza riguardo la propria vera natura. 

In questo campo l’Ayurveda potrebbe dare un grandissimo contributo alla società moderna. Uno degli scopi primari dell’Ayurveda è quello di favorire il ripristino della “memoria” della verità riguardo sé stessi, riguardo lo scopo della vita, riguardo i rapporti con l’ambiente in senso lato; ogni osservatore obiettivo si rende conto che tali verità a volte non coincidono con i modelli proposti dall’educazione e dalla cultura. 

La conoscenza dei principi basilari dell’Ayurveda dovrebbe essere diffusa nelle scuole ad ogni livello di istruzione senza timore di contaminazioni culturali poiché, non dimentichiamo, non sono principi che appartengono a una cultura esotica e lontana, ma riguardano la vita stessa e quindi appartengono a ogni cultura e si ritrovano in tutte le tradizioni. In tal modo le persone diventerebbero più consapevoli delle elementari regole di vita e saprebbero operare delle scelte a favore del benessere individuale, sociale e planetario.

A cura di Giovanni Fico