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31 luglio 2012

I Segreti di Arunachala


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Scritto da T. K. Sundaresa Iyer
Lunedì 04 Agosto 2008 18:16


"Quello è il luogo santo! Di tutti Arunachala è il più sacro. E' il cuore del mondo. Sappi che è il Cuore-Centro Segreto e Sacro di Siva. In quel luogo Egli abita sempre come la gloriosa collina di Aruna "- Skanda Purana.

Quale è la Via della Montagna? La montagna è Arunachala e ci sono due percorsi uno per la cima e l'altro intorno la base.

Arunachala splende come Paramatma, il Supremo Sé manifesto, il Sé di tutte le creature, non solo degli uomini, ma anche degli esseri Celesti. Questo Sé è Bhagavan Ramana che dichiarò, "Annamalai[1] è il mio Sè."

Questo implica che lui è il Sé e non i tre corpi, grossolano, sottile e causale pertinenti ai tre stati di veglia, sogno e sonno profondo, è l’Autoconsapevole Testimone di tutti e tre. In quello Stato Supremo egli è lo schermo sul quale viene proiettato il film dei nomi e delle forme; è anche la luce che Lo rivela e l’essere che lo vede. E' Arunachala, il Sè di tutto. Lo abbiamo visto qui, sulla terra, come Bhagavan Sri Ramana Maharshi il grande tracciatore del sentiero.

Solevamo andare alla caverna di Virupaksha dove viveva, al boschetto di mango o ovunque si trovasse, perché lui era sia la via sia la meta e non c'era altra felicità comparabile a quella di essergli vicino ed assorbire la Sua grazia raggiante di benevolenza. Sul percorso verso la vetta, partendo dal gopuram settentrionale del tempio di Arunachalesvara, il primo punto di riferimento è la Caverna di Guhai Namasivaya, la dimora del famoso Guru che ebbe un discepolo ancora più famoso chiamato anche Namasivaya. Guru Guhai mandò il discepolo a Chidambaram per fondare un suo proprio centro, fu qui che il discepolo venne conosciuto come Guru Namasivaya.

Andando avanti arriviamo alla caverna di Virupaksha, che era già famosa prima che Sri Ramana la santificasse con la sua presenza. Vi visse il grande Maestro Virupaksha e si dice che alla sua morte abbia convertito il suo corpo in un Vibhuti Lingam. All’interno vi è un piccolo sacrario dedicato a lui. La caverna ha la forma dell'OM e si dice che sedendo all’interno, se ne ode il suono.

Poco sopra la caverna di Virupaksha c'è Skandashram, una caverna più spaziosa, dove Bhagavan si stabilì anni dopo. Fu qui che sorse, intorno a lui, il primo ashram con il cibo cucinato da sua madre. La caverna fu ampliata in seguito con una costruzione.

Fu intercettata una sorgente da cui, da allora, si è avuto un perenne approvvigionamento di acqua e furono piantati anche alcuni alberi. La manutenzione di Skandashram è strettamente riservata all'Ashram. E' uno dei luoghi che i devoti dovrebbero visitare.

Più in alto il percorso gira intorno al pendio est e, direttamente sotto il picco principale, da piccole crepe di un enorme roccia sgorgano le Sette Sorgenti da cui scorre perennemente acqua fresca anche nella stagione più calda.

Appena sopra le Sorgenti c'è l'ingresso di un’altra caverna, fresca e profonda, in cui Bhagavan si sedeva spesso con i suoi devoti. Anche Santi e Rishi vi avevano dimorato nel passato.


Da lì fino al picco principale c'è una ripida salita e ci si può impiegare tanto quanto tutto il percorso da Virupaksha alle Sette sorgenti.

Finalmente raggiungiamo la sommità, dove c'è una grande pietra piatta con su enormi piedi intagliati nella roccia. E’ qui che ogni anno alla festa di Kartikai viene posto un enorme calderone di ghee (burro chiarificato) per accendere la fiamma e onorare Shiva.

Qual è il significato dei piedi?

Sono i piedi di Arunachala. Andate sulla cima e li troverete: perché in Arunachala (il Supremo) non c'è né sopra né sotto, non ci sono parti, c'è solo totalità.

Sul pendio settentrionale, lontano dal percorso, c'è il luogo dove Arunagiriswara, il grande Siddhapurusha, lo Spirito di Arunachala, dimora sotto un enorme bajan. E’ il "Dio nella forma di Arunachala", adorato nel grande tempio di Tiruvannamalai.

Dice una antica leggenda: chi riesce a trovare la via di questo Saggio, o Spirito, della sua dimora, quasi inaccessibile, riceverà la Realizzazione. Solo Sri Ramana è riuscito a farlo, era già Realizzato. Si potrebbe riconoscerne il simbolo della diretta via della ricerca del Sé, che Bhagavan Sri Ramana sia sceso dal suo inaccessibile ritiro, ai piedi della Collina dove sorge l’Asram, per rendere accessibile a tutti la via senza bisogno di cercare l’antico Siddapurusha.

Bhagavan diceva che c’erano molti sentieri per la vetta. In verità soleva arrampicarsi fino ad essa, da Skandashram, spesso senza seguire nessun sentiero, ed era di nuovo giù in meno di un ora. Parlava anche di caverne e di Siddha o Saggi con poteri soprannaturali che vi dimorano. Ci sono leggende di città e giardini, e di grandi anime assise in perpetuo tapas che cercano di raggiungere l'Identità Consapevole col Dio Arunachala che è lo stato naturale e permanente di Bhagavan. Quando qualcuno, una volta, gli domandò se tutto ciò esiste solo nella mente, mosse la sua mano indicando intorno il mondo fisico dei fenomeni dell’esistenza quotidiana, dicendo, "Così come questo."

Stranamente ancor più enfasi è posta sul percorso intorno la collina. Bhagavan mostrava sempre interesse e guardava compiaciuto quando i devoti intraprendevano questo percorso, pradakshina (giro intorno alla montagna). Domandava spesso a che ora avevano iniziato, quanto avevano impiegato, e in quali luoghi si erano riposati. Poco tempo fà il Maggiore Taneja, un devoto del Punjab, che venne qui per primo durante la vita di Bhagavan, stava facendo pradakshina notte dopo notte, ed aveva intenzione il giorno seguente di arrampicarsi sulla vetta, ma quella notte sognò che stava in piedi davanti alla collina ed una voce proveniente di fronte gli disse: "perché dovresti andare sulla cima? Il mio fuoco è alla base."

Il cammino di otto miglia intorno la collina va da est a ovest, vale a dire che la collina deve restare sempre sulla propria destra, è un pellegrinaggio e presuppone che sia fatto a piedi nudi e ad andatura lenta, in un stato di rimembranza o meditazione. E’ detto che ciò che si desidera o si prega durante la pradakshina sia concesso, ma è detto anche che è meglio non desiderare, perchè è la via dell’assenza di desideri, ed ogni desiderio o preghiera, per quanto nobile possa sembrare, è un'affermazione del limitato falso-sé che desidera. Questo è un ostacolo alla realizzazione del Sé, che è privo di desideri.

La pradakshina viene fatta spesso di notte, specialmente di luna piena o quasi piena, perché per la maggior parte dell'anno fa troppo caldo per camminare di giorno.

La maggior parte dei devoti, oggi, iniziano dall'Ashram. Silenziosamente prima di partire cercano la grazia di Bhagavan. Secondo una antica tradizione Brahmina, un Brahmino dovrebbe partire dopo un bagno nell'Indra Tirtha o vasca, sul lato orientale della città. Da là dovrebbe andare fino ai cancelli dei grandi templi per prostrarsi, e poi avviarsi lentamente meditando sul Signore Arunachala.

Anche partendo dall'Ashram, ci si aspetta che si passi attraverso il tempio di Arunachaleswara, ma questo accade solo sulla via del ritorno.

Le otto direzioni dello spazio intorno il percorso sono segnate da monoliti che stilizzano un toro sacro , una vasca ed uno Siva Lingam. Sri Ramanashram è al punto più a sud accanto al mantapam o minuscola cappella di Dakshinamurthi. Nella mitologia indù Dakshinamurthi (Rivolto a Sud) è Siva, manifestato come un giovane circondato da discepoli anziani a cui insegna in silenzio. Il Guru è il polo Nord e per tradizione rivolto a sud. Bhagavan è stato associato spesso a Dakshinamurthi.

Verso ovest c'è la vasca sacra e il lingam di Unnamulai, vale a dire di Uma, la Consorte di Siva, che è venuta sulla terra, ad Arunachala, a fare tapas. Il tapas fu guidato dal Rishi Gautama[2] il cui Ashram è proprio accanto alla sua vasca. Il mito è questo: "Uma, una volta, per gioco, mise le sue mani sopra gli occhi di Siva. Questi, chiudendoli, fece si che tutto l'universo entrasse in pralaya o dissoluzione, poiché tutto esiste solo nella Sua vista. In penitenza, Uma dovette discendere e sottoporsi ad austerità su Arunachala, prima di essere di nuovo riassorbita come parte integrante di Siva."

Questi vecchi miti non sono sempre facili da interpretare. Secondo l’insegnamento indù una fase della manifestazione dell'universo è seguita da una fase di risoluzione, finché tutto è riassorbito nell’uniformità dell’indifferenziato.

Uma, la Consorte di Siva (conosciuta anche con altri nomi come Durga, Parvati o Kali secondo il ruolo che deve giocare), significa Energia Divina o Verbo. E’ Lei che crea, ma, poiché tutta la creazione contiene in sé stessa il seme della distruzione, l’espandersi della decadenza, l’apparire della morte, è anche lei che distrugge e conduce al pralaya. Durante il pralaya l'Energia Divina non è più manifesta come Consorte di Siva, ma subisce una purificazione per un nuovo ciclo di manifestazione.

Dopo aver completato il suo tapas si dice che Uma andò intorno ad Arunachala, nella notte di luna piena del mese di Kartikai, e fu riassorbita da Siva; ed è in commemorazione di ciò che la luce viene accesa sulla vetta della montagna ogni anno in questa data.

Nel corso del suo tapas, Uma ha dovuto lottare ed uccidere il demone Mahishasura, che l'aveva attaccata. Lo fece nel suo aspetto di Durga. Questa lotta con la forza del male è commemorata dalla vasca di Khadga e, accanto essa, dal Lingam Papanasa, quello è il lingam che distrugge i peccati. Una figura della Madre Durga, posta vittoriosa sopra la testa del vinto Mahishasura, si vede nel vicino tempio a Pavalakunru. Questo luogo è molto popolare fra quelli che chiedono la concessione di una grazia.

Anche Bhagavan da giovane dimorò per qualche tempo a Pavalakunru, qui c'è uno Sri Cakra che tenne nelle sue mani durante la consacrazione nel tempio.

Proseguendo intorno la collina, fra Gautamashram e la vasca della Madre Uma, c'è l'antico villaggio di Adiannamalai. Qui si trova un sacro e antico tempio e le persone che camminano intorno alla collina si fermano per onorare. E’ il tempio di Sri Manickavachakar, autore del Tiruvachakam, uno dei più estatici poeti-santi Tamil.

Girando dal lato est della collina, arriviamo al tempio e sacrario di uno Swami dei nostri tempi Isana Desina vissuto nel XVIII secolo. Era un santo dai grandi poteri che, si dice, abbia conseguito le ashtama siddhis mentre aspettava per fare la sua offerta. Si dice che è molto benevolo e concede la sua grazia non solo agli indù, ma anche a musulmani e occidentali che pregano nel suo sacrario.

Il percorso intorno ad Arunachala è un pellegrinaggio molto sacro. Come si può intuire la collina stessa è uno Sri Chakra, una Ruota Sacra. Non c’è giorno o notte senza che qualcuno gli giri intorno. Alcuni devoti dedicano un giorno fisso la settimana, alcuni tutti i giorni di luna piena, alcuni per un ciclo regolare di quaranta giorni consecutivi, alcuni tutti i giorni.

Naturalmente ci sono occasioni particolarmente auspicabili come quella della Sivaratri, la Notte di Siva, e Kartikai la notte in cui viene accesa la luce sulla cima del Colle. Santo in sé; il percorso è reso ancora più santo da tutti i grandi santi e Rishi che lo hanno calcato, persino dalla stessa Madre Uma.

E in tempi recenti da Bhagavan Sri Ramana Maharshi che finché salute e vigore sono durati, ci andava qualche volta solo, qualche volta con un intero corpo di devoti. Si dice che il pellegrino è accompagnato da anime invisibili di deva e Rishi.

Questo esteriormente; interiormente la Via della Montagna è il percorso di Bhagavan Sri Ramana Maharshi, il percorso della ricerca del Sé, il sentiero che conduce all'esperienza "io sono l'Atma, non sono il corpo perituro".

Come ci è data questa esperienza? Dalla Grazia del Guru. Il Guru è sia la via sia la Meta. Arunachala è aperta a tutti quelli su cui è discesa la sua Grazia, come la stessa Ramanachala.

Possa Sri Ramana Arunachala tagliare il nodo dell’ ignoranza originaria e condurci attraverso la sua via, alla Meta finale.

[1] Annamalai è un altro nome di Arunachala, letteralmente 'Suprema Montagna'
[2] Non Buddha Gautama


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