“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

12 gennaio 2016

Nietzsche e il Buddhismo Zen



Quando si parla di Nietzsche, immediatamente si associa quaesto nome al teorico del nazismo. Già da diversi anni, a partire da Giorgio Colli, c'è stata una revisione del suo pensiero. Se ormai sappiamo che "Volontà di potenza" è stato modificato dalla sorella in senso antisemitico, bisogna però anche abituarsi a non interpretare i concetti più famosi (volontà di potenza, oltreuomo, grande salute...) alla lettera. 

Nietzsche voleva dirci tutt'altro. 

La volontà di potenza non è sete di dominio, ma capacità psico fisica ed energetica, l'oltreuomo non è il Superman dei fumetti, la grande salute è sinonimo di virtù che dona. Però è anche vero che Nietzsche era schizofrenico, misogino, era una persona terribile...

Secondo Jung è impazzito perchè ha unilateralizzato la coscienza verso l'oltreuomo, si è identificato con Dio. Ma per superare bisogna anche passare attraverso l'ultimo uomo (pensate al funambolo e la pagliaccio dello Zarathustra). Vi propongo un confronto tra la filosofia di Nietzsche e il buddhismo zen. 

Nietzsche non raggiunge l'oltreuomo, ma lo zen sì, perchè lo zen passa attraverso la dissoluzione del tutto... 




Nietzsche e il buddhismo zen 

Secondo Andler « il n’y a pas croyance religieuse que Nietzsche ait étudié plus passionément que le buddhisme ». 

Vi è però un’oscillazione da parte del Nostro nel valutare il buddhismo :
• “Umano, troppo umano”: mentre il cristianesimo implica una giustizia verso di sé tale da esigere anche la vendetta verso se se stessi, nel buddismo l’amore di sé implica anche il perdono, cosa che nel cristianesimo può essere concessa solo da Dio.
Ma c’è di più: perdonarsi nel buddismo significa conoscersi al di fuori di ogni giudizio morale. (In realtà manca il concetto di peccato…) Il buddismo è quindi la religione dell’autoredenzione, che privilegia l’aspetto teoretico-conoscitivo versus l’interesse moralistico cristiano (C’è da sottolineare che Nietzsche disprezzava la tradizione cristiana da S. Paolo, non la figura di Cristo, con cui si identificava nei momenti di schizofrenia)
“Genealogia della morale”: Il buddismo, così come il cristianesimo, nasce da una malattia della volontà. Non solo, ma nel suo tentativo di superare ogni dualismo, non fa che ripristinare le dicotomie. Infatti, giungendo ad una condizione spirituale che supera ogni dualismo, questa condizione viene considerata migliore di altre… 
“L’anticristo”: il buddismo è più realistico del cristianesimo, è la sola religione veramente positivistica che ci mostri la storia. Implica l’a-moralismo (il moralismo esiste solo dove ci sono dualismi), è lontano dal ressentiment del cristianesimo, predilige uno stile di vita impostato ssul libertinage, è una religione per epoche avanzate. Il buddismo non promette e mantiene, il cristianesimo promette tutto e non mantiene niente. (In scritti contemporanei però il buddismo è una catastrofe nichilistica)
Elementi comparabili tra Nietzsche e il buddismo zen

Prima vorrei far notare una cosa, e cioè che per lo zen non c’è bisogno di rifugiarsi 10 anni sulle montagne come Zarathustra per raggiungere l’lluminazione: questa può essere raggiunta ovunque, una volta passati attraverso la passione dell’io ed aver cancellato ogni dualismo tra soggetto e oggetto
Nietzsche : Abbiamo inventato la nozione di sostanza, perché ci pensiamo come tali.   Ma la sostanza non esiste, l’ego empirico deve passare attraverso la sua dissoluzione e aprirsi al campo infinito di possibilità. “Dovete avere il caos il voi per partorire una stella danzante”, laddove la stella danzante è simbolo di completezza e il caos è inteso in senso etimologico, come apertura infinità di possibilità 
Zen: Buddha critica la nozione di atman come sostanza. Bisogna rinunciare alla sostanzialità dell’io. 
Il Tao è il vuoto che si identifica con un’incommensurabile condizione di evenienza per infinite possibilità. Non solo non esiste un Io- sostanza, ma nemmeno una realtà esterna all’Io, perché noi siamo dentro la realtà
Nietzsche: La dottrina dell’eterno ritorno, l’essenza intesa come Divenire, la volontà di potenza che è accettazione del proprio potis-esse e partecipazione al gioco cosmico, amor fati, negano la finalità dell’azione, che è al di là del bene e del male.  
Zen: Critica alla finalità. “l’atto perfetto non ha risultato. Perché? Perché non c’era l’attore” 
Nietzsche: Virtù che dona: virtù che scaturisce da una sovrabbondanza energetica, e che dona questo surplus di energia, così come il sole, la terra, la fontana… Però non si aspira alla virtù che dona, bensì si tende ad essa. L’essere oltre uomo o superuomo dipende dal nostro quantum energetico e solo chi ha alta energia può godere di grande salute, può avere in sé la virtù che dona. Non c’è gerarchia morale tra la virtù che dona e le virtù mescine, le virtù oppiacee, perché sono legate al nostro potis-esse e ognuno non può che essere ciò che è (critica al concetto di libertà) 


Zen: Azione eccellente: azione che, in piena autonomia riesce ad esprimere il massimo e il meglio delle capacità di chi la compie
Nietzsche: “Capire l’egoismo in quanto errore! L’opposto non è affatto l’altruismo, che sarebbe amore per altri presunti individui. No! Al di là di me e di te! Sentire in modo cosmico! 
Zen: L’egoismo è un errore gnoseologico, prodotto da una miopia incapace di scorgere che l’ego è una finzione 
Nietzsche: Eterno ritorno come divenire del divenire medesimo, come attimo immenso in cui tutto appare di nuovo, in eterno, tutto intrecciato, incatenato, passato, presente e futuro. 
Zen: Satori: interconnessione universale di ogni cosa, di ogni momento 
La risata in Nietzsche è simbolo di non attaccamento a qualcosa (v. il pastore che ride dopo aver staccato la testa del serpente, cioè dopo essersi liberato della versione circolare e semplicistica dell’eterno ritorno). Per questo è importante saper ridere di se stessi, cioè saper essere distaccati da quell’ego che non esiste se non come pluralità di ego 
Zen: Wu wei: non azione. “Non vincolatevi a nessun oggetto, ma tenetevi in alto, andate avanti, restate liberi”. Non bisogna nemmeno essere attaccati al raggiungimento della liberazione… Bisogna farsi vuoto
N.B. Per il buddismo zen, quando ci si trova davanti ad un’alternativa binaria, a possibilità di risposte solo dualistiche, bisogna passare oltre…