“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

19 febbraio 2016

Shiva Samhita



Shiva Samhita

Lo Yoga rivelato da Shiva, lo Shiva Samhita, o “raccolta di Shiva”, è un testo fondamentale sull’hatha yoga, meno conosciuto rispetto all’hatha yoga Pradipika classico, ma di un valore inestimabile.

Il testo è diviso in cinque sezioni o capitoli (patala) per un totale di 540 strofe. Sembra strutturato in forma di dialogo: come negli Agama, Shiva parla a Pârvatî, la sua sposa che rappresenta l’aspetto femminile o Shakti che interviene raramente, ponendo qualche domanda di natura spirituale e pratica.

Le risposte del Signore Shiva, sono un’essenza, una consapevolezza che si esprime…attraverso la forma di Shiva stesso, il Guru che impartisce al discepolo il più alto insegnamento.

Il primo capitolo è di carattere filosofico, nella sua forma di rivelazione che Shiva, il Guru, fa ai suoi devoti. Si afferma fin dall’inizio che l’idea fondamentale da comprendere è che tutto ciò che esiste è Uno (idea fondamentale della concezione tantrica) identificando questo Uno nell’amore che tutto pervade (jnana).

Sin dal primo capitolo viene affermato che l’unica via di verità, di salvezza e di conoscenza è lo yoga. Si ritorna sull'inconsistenza del mondo, che appare reale solo ai nostri sensi, mentre l'unica realtà e il Brahman, definito, secondo la tradizione, sat (essere), cit (coscienza), ânanda (beatitudine)..

E anche sulla spiegazione di illusione (maya), il potere dell’illusione degli organi di senso che per loro natura, sono limitati ed incapaci di investigare e relizzare la verità finale:
“Come per illusione una corda sembra un serpente vista nella penombra o la madreperla sembra argento a prima vista, allo stesso modo tutto questo universo è un riflesso dello spirito universale”. 1, 37
Lo scopo dello yoga è quello di portare il soggetto fuori dall’avidya, (illusione o ignoranza di questi organi di percezione che ci fanno vedere il mondo secondo la loro limitata capacità) verso una nuova consapevolezza di visione (vidya), una consapevolezza di esperienza non solo teorica ma pratica.

A conclusione del capitolo si parla delle due energie, Shiva e Shakti, che rappresentano le due divinità, le due essenze, maschile e femminile. Shiva è il movimento, il cielo che inonda la terra con la sua energia vivificante, il padre, il principio fecondante. Shakti la parte femminile, compagna di Shiva, la forza coesiva del mondo, la terra che accoglie il seme e lo fa crescere con la sua energia, la nutrice, la madre.
“Dall’autocongiungimento dello Spirito che è Shiva e della Materia che è Shakti e, attraverso le loro reciproche interazione, tutte le creature sono nate” 1, 92
Il secondo capitolo, seguendo la concezione tantrica, raffigura il corpo come microcosmo:
“In questo corpo, il monte Meru, cioè la colonna vertebrale, è circondato da sette isole; ci sono fiumi, mari, montagne, campi; ed anche i signori dei campi. Ci sono in esso veggenti e saggi; così come tutte le stelle ed i pianeti. Ci sono pellegrinaggi sacri e santuari; e coloro che presiedono i santuari. Anche il sole e la luna, agenti di creazione e distruzione, si muovono in esso. Ci sono anche l'etere, l'aria, il fuoco, l'acqua e la terra..” 2. 1-3
Ciò che siamo abituati a chiamare “Vita” è un continuo scorrere di energia, non c’è motivo per cui dobbiamo distinguere la vita biologica dal mondo fenomenico, è solo il grado di complessità e come noi lo percepiamo che è diverso. La visione unitaria del tantra, è un’esigenza indispensabile che permette di capire che non esiste differenza fra i diversi livelli di manifestazione perché tutto in fine è solo pura energia.




Tutto si esprime nello stesso identico modo, e in questo capitolo vengono descritte le nadi:
“Nel corpo dell'uomo ci sono 35.000 Nâdi; di esse le più importanti sono quattordici. Sushumnâ, Idâ, Pingalâ, Gândhâri, Hastijihvikâ, Kuhu, Saraswati, Pusâ, Sankhini,, Payaswani, Vâruni, Alumbusâ, Vishwodari e Yashaswani. Fra queste Idâ, Pingalâ e Sushumnâ sono le principali. Fra queste tre, solo Sushumnâ è la più eccelsa e amatissima dagli Yogi. Nel corpo le altre Nâdi sono subordinate ad essa.” 2. 13-16
Nel terzo capitolo inizia a parlare delle tecniche più conosciute dell’hatha yoga. Una prima esposizione ai soffi o respiri (vâyu), che circolano attraverso il corpo umano portando energia:
“Prâna, Apâna, Samâna, Udâna, Vyâna, Nâga, Kurma, Krikara, Devadatta e Dhanamjaya. Questi sono i principali nomi descritti da me (Shiva) in questo Shastra; essi rappresentano tutte le funzioni stimolate dalle loro proprie azioni. Di queste dieci, le prime cinque sono le più importanti e, perfino fra queste, Prâna e Apâna sono gli agenti più alti.” 3. 4-6

Poi vi è descritta l’importanza del Guru, come necessità imprescindibile dell'insegnamento al quale il discepolo deve rispetto e obbedienza:
“Soltanto la conoscenza impartita da un Guru, attraverso le sue labbra, è potente ed utile; altrimenti essa diventa senza frutto, debole, e molto penosa. Colui che è devoto a qualunque conoscenza, mentre riverisce con ogni attenzione il suo Guru, ottiene prontamente i frutti di quella conoscenza.” 3. 11-12
Quindi si elencano le pratiche per avere benefici con lo Yoga, si parla del prânâyâma, delle diverse pratiche, di quando e come svolgerlo, i tempi di durata, senza tuttavia far riferimento alle tecniche di shatkriyâ, o sistema per la purificazione delle nâdî, su cui invece si trovano riferimenti in altri testi.
“Il corpo della persona che pratica la regolazione del respiro diventa armoniosamente sviluppato, emette un profumo dolce, e appare bello e amabile. In tutti i tipi di Yoga, ci sono quattro stadi del Prânâyâma: Ârâmbhâ-avasthâ (la condizione di inizio); Ghata-avasthâ (lo stato di cooperazione dell'io e del Sé superiore); Parichaya-avasthâ (la conoscenza); Nishpatti-avasthâ (la consumazione finale). Noi abbiamo già descritto l'inizio del Prânâyâma; il resto sarà descritto qui di seguito. Questo distrugge tutti i peccati e il dolore.” 3. 29-30
Ed infine le asana, descrivendone in particolare soltanto quattro:
“Ci sono ottantaquattro posizioni di vario genere. Di esse quattro dovrebbero essere adottate, che Io (Shiva) menzionerò di seguito: Siddhâsana, Padmâsana, Ugrâsana, Svastikâsana, Siddhâsana.” 3. 84
Il quarto capitolo è dedicato alle mudrâ, ossia tecniche atte al risveglio della Kundalinî (massima consapevolezza e espansione).

La susumnâ è la via che percorre la Kundalinî, quando è risvegliata, sale attraverso i chakra; essa è descritta come un serpente che dorme arrotolato nel mûlâdhâra (plesso sacro-coccigeo). 

Quando, grazie a pratiche ben precise, essa si desta, attraversa dapprima lo svâdhisthana chakra (plesso sacrale), poi il manipûra-chakra (plesso solare), poi l’andhata chakra (situato nella regione del cuore), poi il vishuddhi chakra (situato nella regione della gola), infine, l’âjnâ chakra (situato tra le sopracciglia) e sboccia nel sahasrâra chakra (sommità del capo). 

Quest'ultimo chakra è il simbolo dell'Assoluto, posto al di là dello spazio e del tempo: lì risiede Shiva e lì avviene l'unione finale di Shiva e della sua Shakti, far risalire la Kundalinî significa appunto provocare l'unione di Shiva e della Shakti, la dualità del mondo e delle forme si dissolve, perché ora tutto è visto come Uno. 

Non esiste più l’idea di mio e tuo perché si entra nel mondo nell’Assoluto indifferenziato. Di nuovo si riaffaccia viene l’aspetto tantrico di unione, di ritorno all’uno, di fusione e integrazione.
“Adesso Io ti parlerò dei mezzi migliori per ottenere il successo nello Yoga. Il praticante dovrebbe tenerli segreti. E' lo Yoga più inaccessibile. Quando la dea dormiente Kundalini è risvegliata, per grazia del Guru, allora tutti i fiori di loto e i legami sono prontamente attraversati. 
Pertanto, al fine di risvegliare la dea dormiente nel Brahmarandra (l'apertura più interna di Sushumnâ), i Mudrâ dovrebbero essere praticati con la più grande attenzione.” 4. 12-14
Esposte le caratteristiche della yonimudrâ, ne vengono elencate e descritte altre dieci: mahâmudrâ, mahâbandha, mahâvedha, khecarî, jâlandhara, mûlabandha, viparîtakrti, uddîyâna, vajronî,shaktichâlana.

Nel quinto capitolo Pârvatî si rivolge a Shiva e chiede spiegazione sugli ostacoli che il praticante incontra sulla via dello Yoga - ostacoli costituiti sia dall'attaccamento ai beni materiali, sia dal ritualismo, sia dalla conoscenza stessa - poi ai quattro tipi di Yoga, all'invocazione dell'ombra, all'ascolto del suono interiore, alla dhâranâ, ai chakra, al râja-yoga e al mantra.
“Pârvati: - Oh Signore, oh amato Shankar! Raccontami, per la salvezza di coloro le cui menti sono in cerca del fine supremo, gli ostacoli e gli impedimenti allo Yoga. 
Shiva: - Ascolta, oh Dea! Io ti parlerò di tutti gli ostacoli che stanno sul sentiero dello Yoga. Per l'ottenimento della emancipazione i piaceri (Bhoga) sono i più grandi di tutti gli impedimenti.” 5. 1-2
Questo allora significa rinunciare ai piaceri? E’ la domanda che l’uomo ordinario e lo studente di yoga può porsi.

In realtà non è il piacere in se a provocare l’impedimento, ma la sua continua e spasmodica ricerca. 

La ripetizione e la dipendenza infatti, crea attaccamento che diventa il palo a cui ci legare la mucca (ego). Il problema sta nel comprendere il mutuo gioco di Raga-Dvesha, l’attrazione e la repulsione di questo universo. Per superare entrambi gli stadi pur vivendoli ci vuole una spiccata comprensione, esperienza e la figura del Guru diventa indispensabile.

Lo Yogi infatti ama e vive le cose più di una altra persona, perché è nel mondo e al di là dello stesso. Sa, al momento opportuno, distaccarsene e questo gli permettere di vivere il piacere senza rimanerne dipendente.

Quest’opera è stata concepita come una linea generale, presuppone la presenza e la guida di un Guru capace di fornire i particolari necessari, spesso omessi nella letteratura classica. 

Il linguaggio che viene usato, spesso è un notevole ostacolo per il lettore che si trova davanti il mistero e la tecnica, unione tipica dei testi tantrici. È fatto volutamente in questo modo per proteggere le pratiche descritte, destinate a essere rivelate soltanto ai veri ricercatori e studiosi.

È un testo su cui meditare, non una semplice lettura…..


Di seguito altri passi dell’originale dal Testo:

Sezione Jnana Kanda – la Conoscenza più alta

Alle anime più evolute Shiva si dichiara per quello che in realtà è:

34. Quella Intelligenza, che spinge le funzioni sulla via della virtù o del vizio, sono Io. 
Tutto questo universo, mobile o immobile, viene da Me; tutte le cose sono conservate da Me; tutte sono assorbite in Me (al momento del pralaya, dissoluzione); perché non esiste altro che spirito e Io sono quello Spirito: Non esiste altro. 
35. Come molti riflessi del sole si vedono su innumerevoli tazze piene d'acqua, allo stesso modo gli individui, come le tazze, sono innumerevoli, ma lo spirito che dà loro la vita, come il sole, è uno. 
36. Come in sogno una sola ed unica anima crea molti oggetti per semplice volontà, ma, al risveglio, tutte le cose svaniscono tranne l'anima stessa. Così è l'universo. 
52. Tutto è pervaso da un solo Spirito: dagli Dei fino a questo universo materiale. C'è un unico Sat-Cit-Ânanda (Esistenza-Coscienza-Beatitudine), che tutto pervade e che non ha secondo. 
53. Dal momento che non è illuminato da altro, è luminoso in sé; e grazie a quella luminosità autonoma, la vera natura dello Spirito è la Luce. 
54. Dal momento che lo Spirito nella sua natura non è limitato dal tempo o dallo spazio, è infinito, onnipervadente, ed è la totalità egli stesso. 
55. Dal momento che lo Spirito non è, come questo mondo, composto dai cinque stati della materia, che sono falsi e soggetti a distruzione, esso è eterno. Non è mai distrutto. 
56. Ad eccezione di esso ed oltre ad esso non c'è altra sostanza, pertanto è unico; senza di esso qualsiasi altra cosa è falsa, pertanto esso è la vera esistenza. 
57. Dal momento che in questo mondo creato dall'avidyâ (ignoranza), la distruzione del dolore significa il raggiungimento della felicità, e dalla Jñâna (Gnosi), deriva l'immunità da ogni dolore; allora lo Spirito è Beatitudine. 
58. Dal momento che attraverso la Gnosi è distrutta l'ignoranza, che è la causa dell'universo; allora lo Spirito è la Gnosi e, di conseguenza, essa è eterna. 
59. Dal momento che questo multiforme universo ha le sue origini nel tempo, allora c'è Uno che è veramente il Sé, immutabile nel tempo. Che è unico ed impensabile. 
60. Tutte queste sostanze esterne finiranno nel corso del tempo; ma quello Spirito che è indescrivibile con le parole è senza secondo. 
61. Né l'etere, l'aria, il fuoco, l'acqua, la terra, né le loro combinazioni, né gli Dei, sono perfetti. Soltanto lo Spirito è tale.
Per approfondire: qui maggiorni informazioni sullo Yoga rivelato da Shiv


fonte

14 febbraio 2016

Dall’Errore alla Gioia




Dall’Errore alla Gioia

Seminario residenziale di yoga e meditazione 

aperto a tutti
dal15 al 17 luglio 2016 

Podere Campopiano Cecima (PV) 




Un intenso percorso esperienziale per osservare,
comprendere e trasformare 
gli errori quotidiani in piacere di vivere.

La gioia è ordine, l’errore è disordine. All’interno del corpo c’è una costante, continua interazione fra ordine e disordine.

Il disordine scaturisce quando queste due realtà percettive non sono in equilibrio provocando una forte dispersione energetica nell’organismo.

Chiunque si comporta da saggio impara ad essere pienamente consapevole della presenza del disordine nel corpo e quindi si adopera per ristabilire l’ordine.

Più mettiamo energia nel sostenere un “errore”,
un modello comportamentale energeticamente squilibrato,
meno energia resta alle nostre funzioni vitali, alla “gioia”.

Senza energia vitale l’organismo non è in grado di svolgere normalmente le proprie funzioni; le persone che ne scarseggiano hanno poca resistenza nei confronti delle malattie, spesso soffrono di stanchezza cronica, hanno poca memoria, sono facilmente irritabili e quasi sempre infelici.


Per togliere una spina, bisogna usare una seconda spina.
Poi bisogna ricordarsi di buttarle tutte e due.
Sri Sri Sri Satchidananda Yogi

Saggezza di Swamiji ricordata da Magda Dumas 
estratto dal libro "Dio è Felicità"





Conduttori

Gordana Stojanovic

Formatasi in Italia, pratica yoga da oltre 15 anni. Dal 2003 segue e propone gli insegnamenti dello Yogi Silente di Madras - Sri Sri Sri Satchidananda. Insegna regolarmente a Milano, in lingua italiana e in inglese. Pratica la meditazione Vipassana come insegnata da S.N. Goenka nella tradizione di Saygai U Ba Khin.

Sahaj Bez

Dopo una lunga esperienza professionale in psicologia della comunicazione ha approfondito gli studi di Manas Vidya, la conoscenza della mente secondo l'Ayurveda, della filosofia Sāṃkhya e delle Sacre Scienze Vediche, sia in Italia che in India. Propone da molti anni incontri di Meditazione e Consapevolezza in accordo con gli insegnamenti ricevuti dagli amati maestri che ha incontrato.

Programma del Seminario

Arrivo entro le ore 16 di Venerdi 15 luglio per prendere posto nelle stanze e conoscere il luogo

Venerdi 15 luglio

· ore 17 - Presentazione del Seminario con Gordana e Sahaj
· dalle 18 alle 19.30 - Sessione di Yoga con Gordana
· ore 20.00 - Cena

Sabato 16 luglio

· dalle 7 alle 8.30 - Sessione di yoga con Gordana
· alle 9 - Alchimia di trasformazione del respiro di Atisha
· verso le 9.30 osservazione del respiro con Gordana
· a seguire sessione di Alchimia del respiro Atisha con Sahaj
· alle 11.00 Guru Yoga con Sahaj

· ore 12 Brunch e pausa / riposo

· alle 15 osservazione respiro 30 min. in silenzio con Gordana
· dalle 15.30 Meditazione Guidata con Sahaj
· dalle 17 alle 18,30 pratica yoga con Gordana
· segue osservazione del respiro in silenzio con Gordana
· alle 18.45 sessione di Alchimia del respiro Atisha con Sahaj

· ore 20 Cena

Domenica 17 luglio

· dalle 7 alle 8.30 lezione di yoga con Gordana -
· segue l'osservazione consapevole del respiro con Gordana
· dalle 9 alle 9.30 Alchimia del respiro di Atisha con Sahaj
· dalle 9.30 alle 10 Guru Yoga con Sahaj -
· condivisione

· ore 12.00 Brunch e pausa / riposo

· dalle 14.30 alle 16 pratica yoga con Gordana
· segue alle 16 Guru Yoga con Sahaj
· Conclusione alle 17



La quota di partecipazione e di € 250, da versare in due rate: la prima di 120 euro alla iscrizione entro il 20 luglio (in caso di rinuncia al seminario dopo questa data tale quota non verrà restituita); il saldo in arrivo nel luogo


Info e iscrizioni :

Gordana  333 2371631 - Sahaj  335 8128628

Qui Info sul luogo

4 febbraio 2016

Il respiro che guarisce





Il respiro è la porta della vita come l’occhio è la porta della coscienza. 
Tra di essi vi è una sottile continua danza di energie e scambi. Ogni alterazione della coscienza si riflette in una modificazione del respiro cosi come ogni pur lieve variazione dell’aria che entra ed esce altera la coscienza, come il vento che increspa la superficie di un lago. 
Il respirare è la prima funzione, l’ossigeno deve entrare nel corpo e dare vita. 
Il bimbo appena nato, respirando, inizia a vivere e con questo primo atto personale si lega al cielo e all’atmosfera del pianeta, si individualizza ne! mondo.

Il respiro degli animali

Il respiro lo potete osservare negli animali che, meglio dell’uomo, sanno essere spontanei e naturali. Provate ad osservare una lucertola: la sua gola che si gonfia e si sgonfia, che si ferma quando si accorge che la state guardando, che accelera il suo ritmo per la paura. 

Topi, cavalli, insetti … tutti respirano, le api e le farfalle pulsano di gioia e di piacere quando si trovano su un fiore maturo, l’usignolo modula il respiro sulle infinite variazioni del suo canto, per notti e notti. E quando la paura o la gioia riempiono il cuore di un cane, questi varia la sua respirazione mostrandosi affannato o spingendo con forza l’aria fuori dalle narici e dai denti quando è arrabbiato e irato, il “ron-ron” del gatto è la sua respirazione di profondo rilassamento.

La respirazione dell’uomo

L’uomo culturalizzato è incapace di questa completa spontaneità, la sua respirazione è bloccata e rigida, non segue le emozioni, non segue i ritmi naturali del corpo. Quando l’uomo si arrabbia non sputa fuori l’aria con forza, si limita a sbuffare! Quando è infelice trattiene i singhiozzi, o al massimo piange sommesso, con i muscoli del collo tesi e il respiro bloccato, come se non volesse piangere. 





Qualcuno potrebbe obbiettare che non è certo bello soffrire, ma l’uomo blocca il suo respiro anche (e soprattutto) quando prova piacere. Un vecchio proverbio orientale ricorda che quando una coppia fa bene l’amore !o sa tutto il vicinato. Quando i gatti sono in calore svegliano tutti ma l’uomo ritiene di non essere una bestia e reprime i suoi sospiri di piacere e blocca i muscoli che durante l’orgasmo lo spingono naturalmente ad una respirazione profonda, caotica e “rumorosa”.

Il problema della nascita

Il primo punto da cui partono i canali di energia dell’agopuntura cinese è il punto del polmone; l’analogia è chiara, il respiro segna l’inizio della circolazione vitale. Che cosa accade in realtà quando un bambino nasce? Statistiche americane hanno evidenziato come un’alta percentuale di neonati nasca con problemi di respirazione. Le cause di questo sono evidenti: la madre non è stata preparata al parto, è tesa e non conosce la meditazione né le tecniche di respirazione per rilassarsi, ha paura del dolore, e questo mette in atto un circolo vizioso tensione - paura - dolore. 

Il piccolo nasce in una situazione molto compromessa, le tensioni dei -muscoli addominali della madre causano un ulteriore peggioramento della sua uscita. nel mondo, i muscoli del canale del parto strangolano letteralmente il piccolo e spesso il travaglio dura delle ore.



La paura del primo respiro

Quando il piccolo viene alla luce e, liberatosi dalle strette pareti muscolari della madre, respira per la prima volta, nella grande percentuale dei casi, inala aria che sa di etere ed alcool: nessun profumo di fiori in sala parto!
Questa paura di morire soffocati ancora prima di essere nati, questa angoscia legata alla prima respirazione rimarranno per tutta la vita nella memoria profonda. Questa stessa memoria sarà una delle più importanti cause di inibizione della libera attività, causando disturbi che spaziano dall’angoscia, all’asma, alla timidezza di esprimersi, ai più generali problemi broncopolmonari.

La tecnica della rinascita

Veniamo ora alla realtà più diretta: molti di noi si trovano ad aver vissuto “molte primavere” con una serie di disturbi grandi e piccoli che ormai sono diventati un po’ parte di noi: ansie, affaticamento, incapacità di essere veramente “presenti” nelle situazioni della vita, incapacità di una vera, profonda e soddisfacente respirazione. 

Spesso la gente si accontenta, anche perché, se mai avesse deciso di risolvere i suoi problemi con la medicina ufficiale, si sarebbe trovata di fronte ad un muro di incomprensione o ad un semplice intervento chimico - farmaceutico che non cambia la situazione di fondo. Che fare?
Vi sono tecniche, che la medicina occidentale ancora non conosce, che si sono rivelate utilissime per risolvere piccoli e grandi problemi legati alla respirazione e più indirettamente alla sfera psichica. Queste tecniche pian piano riportano i problemi indietro nel tempo fino al momento della nascita, e a volte anche prima.

La danza della mente e delle energie

Queste tecniche partono dalla considerazione di fondo che l’essere umano è la macchina più delicata dell’intero cosmo. Macchina in senso positivo di delicatissimo meccanismo, di incredibile insieme di cellule viventi e sensibili dalla cui cooperazione nasce il nostro corpo. Quando un paziente si sdraia sul lettino, io guardo il suo corpo respirare, cerco l’onda lenta e armonica che parte dal ventre e sale al torace e alla testa, che espande il corpo, e poi, terminata, ritorna su sé stessa scendendo al punto di origine, l’ombelico.


L’onda della vita parte dal ventre

Questa onda l’ho osservata in persone sane e malate: le differenze sono chiare ed evidenti. Là dove questa danza di espandersi e sgonfiarsi non avviene è il luogo dove il corpo ha perso la sua unità. Quelle cellule, quella parte di noi non danza più con tutto il resto. Nei casi più facili sono sufficienti poche parole per riportare sensibilità alla zona isolata, a riportarla alla danza, a volte solo un po’ di consapevolezza del proprio respiro.

Antichi mali, antichi rimedi

Più spesso la zona bloccata è vasta e profonda; a volte tutta la zona toracica è chiusa, non respira, è insensibile. A volte e l’addome, il ventre che sembra tagliato fuori dal resto del corpo, come messo in castigo, isolato, dimenticato… forse punito. A questo punto le tecniche “soffici” non funzionano più e si inizia a “lavorare” sul serio, o meglio, sul profondo. Una delle tecniche più semplici è comunque quella di tentare di farlo respirare nella sua zona morta e di domandare quali sono le sensazioni e le percezioni che ha.

I simboli che mascherano le emozioni

Spesso, per associazione, da queste sensazioni si arriva alle emozioni: “sento come un sasso che mi opprime”, “come una lama che mi ferisce”, “un nodo che mi soffoca”, e poi ancora più in fondo ai ricordi emergono immagini di padri, madri, di dolori emozionali, di sofferenze psichiche, di ferite affettive celate nel profondo del nostro cuore … o della nostra mente … o forse proprio nel profondo del nostro corpo. 

E la pancia, il cuore e la mente si sciolgono, l’acqua spesso scorre dalle palpebre, come se il ghiaccio freddo e duro, che da tempo immemorabile gelava la nostra vita, si sciogliesse in lacrime.

Le immagini del passato che si libera

E le vicissitudini di una vita riemergono e si affacciano alla coscienza, come se fossero lì, vive e presenti. Il compito del terapista diventa quello; di testimone distaccato e imparziale, certamente un po’ umoristico e sdrammatizzante, quelle immagini sono finite da un pezzo, se le si osserva con distacco esse si liberano per sempre, si staccano da noi come se la mente si disidentificasse e si liberasse da un peso antico. In quelle fasi del lavoro il paziente respira in modo completamente nuovo, con maggiore profondità e intensità. Quando tende a bloccare il fluire delle emozioni e dei ricordi bloccando i muscoli del collo e il respiro lo si invita semplicemente a rilassarsi e continuare.

L’onda ricomincia la sua danza…

Spesso per qualche mese la situazione è straordinariamente migliorata: quella persona ha ritrovato una parte di sé, si sente giustamente piena e viva. L’integrità è la matrice della salute. Dopo questo periodo la consapevolezza e la sensibilità, ora più vive e sottili, di questa persona, iniziano a percepire un livello più profondo di malessere, come se guarito il livello più esterno di una cipolla, si sentisse il bisogno di curare i livelli più profondi. La persona ritorna e mi racconta che dopo alcuni mesi di grande benessere ora sente che c’è ancora qualche cosa che non va, spesso non sa nemmeno esattamente cosa: inizia un’altra fase. Si deve scendere nella memoria fino al momento della nascita e prima ancora … quando si respirava il respiro della madre.


(Nitamo Montecucco)