“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

4 febbraio 2016

Il respiro che guarisce





Il respiro è la porta della vita come l’occhio è la porta della coscienza. 
Tra di essi vi è una sottile continua danza di energie e scambi. Ogni alterazione della coscienza si riflette in una modificazione del respiro cosi come ogni pur lieve variazione dell’aria che entra ed esce altera la coscienza, come il vento che increspa la superficie di un lago. 
Il respirare è la prima funzione, l’ossigeno deve entrare nel corpo e dare vita. 
Il bimbo appena nato, respirando, inizia a vivere e con questo primo atto personale si lega al cielo e all’atmosfera del pianeta, si individualizza ne! mondo.

Il respiro degli animali

Il respiro lo potete osservare negli animali che, meglio dell’uomo, sanno essere spontanei e naturali. Provate ad osservare una lucertola: la sua gola che si gonfia e si sgonfia, che si ferma quando si accorge che la state guardando, che accelera il suo ritmo per la paura. 

Topi, cavalli, insetti … tutti respirano, le api e le farfalle pulsano di gioia e di piacere quando si trovano su un fiore maturo, l’usignolo modula il respiro sulle infinite variazioni del suo canto, per notti e notti. E quando la paura o la gioia riempiono il cuore di un cane, questi varia la sua respirazione mostrandosi affannato o spingendo con forza l’aria fuori dalle narici e dai denti quando è arrabbiato e irato, il “ron-ron” del gatto è la sua respirazione di profondo rilassamento.

La respirazione dell’uomo

L’uomo culturalizzato è incapace di questa completa spontaneità, la sua respirazione è bloccata e rigida, non segue le emozioni, non segue i ritmi naturali del corpo. Quando l’uomo si arrabbia non sputa fuori l’aria con forza, si limita a sbuffare! Quando è infelice trattiene i singhiozzi, o al massimo piange sommesso, con i muscoli del collo tesi e il respiro bloccato, come se non volesse piangere. 





Qualcuno potrebbe obbiettare che non è certo bello soffrire, ma l’uomo blocca il suo respiro anche (e soprattutto) quando prova piacere. Un vecchio proverbio orientale ricorda che quando una coppia fa bene l’amore !o sa tutto il vicinato. Quando i gatti sono in calore svegliano tutti ma l’uomo ritiene di non essere una bestia e reprime i suoi sospiri di piacere e blocca i muscoli che durante l’orgasmo lo spingono naturalmente ad una respirazione profonda, caotica e “rumorosa”.

Il problema della nascita

Il primo punto da cui partono i canali di energia dell’agopuntura cinese è il punto del polmone; l’analogia è chiara, il respiro segna l’inizio della circolazione vitale. Che cosa accade in realtà quando un bambino nasce? Statistiche americane hanno evidenziato come un’alta percentuale di neonati nasca con problemi di respirazione. Le cause di questo sono evidenti: la madre non è stata preparata al parto, è tesa e non conosce la meditazione né le tecniche di respirazione per rilassarsi, ha paura del dolore, e questo mette in atto un circolo vizioso tensione - paura - dolore. 

Il piccolo nasce in una situazione molto compromessa, le tensioni dei -muscoli addominali della madre causano un ulteriore peggioramento della sua uscita. nel mondo, i muscoli del canale del parto strangolano letteralmente il piccolo e spesso il travaglio dura delle ore.



La paura del primo respiro

Quando il piccolo viene alla luce e, liberatosi dalle strette pareti muscolari della madre, respira per la prima volta, nella grande percentuale dei casi, inala aria che sa di etere ed alcool: nessun profumo di fiori in sala parto!
Questa paura di morire soffocati ancora prima di essere nati, questa angoscia legata alla prima respirazione rimarranno per tutta la vita nella memoria profonda. Questa stessa memoria sarà una delle più importanti cause di inibizione della libera attività, causando disturbi che spaziano dall’angoscia, all’asma, alla timidezza di esprimersi, ai più generali problemi broncopolmonari.

La tecnica della rinascita

Veniamo ora alla realtà più diretta: molti di noi si trovano ad aver vissuto “molte primavere” con una serie di disturbi grandi e piccoli che ormai sono diventati un po’ parte di noi: ansie, affaticamento, incapacità di essere veramente “presenti” nelle situazioni della vita, incapacità di una vera, profonda e soddisfacente respirazione. 

Spesso la gente si accontenta, anche perché, se mai avesse deciso di risolvere i suoi problemi con la medicina ufficiale, si sarebbe trovata di fronte ad un muro di incomprensione o ad un semplice intervento chimico - farmaceutico che non cambia la situazione di fondo. Che fare?
Vi sono tecniche, che la medicina occidentale ancora non conosce, che si sono rivelate utilissime per risolvere piccoli e grandi problemi legati alla respirazione e più indirettamente alla sfera psichica. Queste tecniche pian piano riportano i problemi indietro nel tempo fino al momento della nascita, e a volte anche prima.

La danza della mente e delle energie

Queste tecniche partono dalla considerazione di fondo che l’essere umano è la macchina più delicata dell’intero cosmo. Macchina in senso positivo di delicatissimo meccanismo, di incredibile insieme di cellule viventi e sensibili dalla cui cooperazione nasce il nostro corpo. Quando un paziente si sdraia sul lettino, io guardo il suo corpo respirare, cerco l’onda lenta e armonica che parte dal ventre e sale al torace e alla testa, che espande il corpo, e poi, terminata, ritorna su sé stessa scendendo al punto di origine, l’ombelico.


L’onda della vita parte dal ventre

Questa onda l’ho osservata in persone sane e malate: le differenze sono chiare ed evidenti. Là dove questa danza di espandersi e sgonfiarsi non avviene è il luogo dove il corpo ha perso la sua unità. Quelle cellule, quella parte di noi non danza più con tutto il resto. Nei casi più facili sono sufficienti poche parole per riportare sensibilità alla zona isolata, a riportarla alla danza, a volte solo un po’ di consapevolezza del proprio respiro.

Antichi mali, antichi rimedi

Più spesso la zona bloccata è vasta e profonda; a volte tutta la zona toracica è chiusa, non respira, è insensibile. A volte e l’addome, il ventre che sembra tagliato fuori dal resto del corpo, come messo in castigo, isolato, dimenticato… forse punito. A questo punto le tecniche “soffici” non funzionano più e si inizia a “lavorare” sul serio, o meglio, sul profondo. Una delle tecniche più semplici è comunque quella di tentare di farlo respirare nella sua zona morta e di domandare quali sono le sensazioni e le percezioni che ha.

I simboli che mascherano le emozioni

Spesso, per associazione, da queste sensazioni si arriva alle emozioni: “sento come un sasso che mi opprime”, “come una lama che mi ferisce”, “un nodo che mi soffoca”, e poi ancora più in fondo ai ricordi emergono immagini di padri, madri, di dolori emozionali, di sofferenze psichiche, di ferite affettive celate nel profondo del nostro cuore … o della nostra mente … o forse proprio nel profondo del nostro corpo. 

E la pancia, il cuore e la mente si sciolgono, l’acqua spesso scorre dalle palpebre, come se il ghiaccio freddo e duro, che da tempo immemorabile gelava la nostra vita, si sciogliesse in lacrime.

Le immagini del passato che si libera

E le vicissitudini di una vita riemergono e si affacciano alla coscienza, come se fossero lì, vive e presenti. Il compito del terapista diventa quello; di testimone distaccato e imparziale, certamente un po’ umoristico e sdrammatizzante, quelle immagini sono finite da un pezzo, se le si osserva con distacco esse si liberano per sempre, si staccano da noi come se la mente si disidentificasse e si liberasse da un peso antico. In quelle fasi del lavoro il paziente respira in modo completamente nuovo, con maggiore profondità e intensità. Quando tende a bloccare il fluire delle emozioni e dei ricordi bloccando i muscoli del collo e il respiro lo si invita semplicemente a rilassarsi e continuare.

L’onda ricomincia la sua danza…

Spesso per qualche mese la situazione è straordinariamente migliorata: quella persona ha ritrovato una parte di sé, si sente giustamente piena e viva. L’integrità è la matrice della salute. Dopo questo periodo la consapevolezza e la sensibilità, ora più vive e sottili, di questa persona, iniziano a percepire un livello più profondo di malessere, come se guarito il livello più esterno di una cipolla, si sentisse il bisogno di curare i livelli più profondi. La persona ritorna e mi racconta che dopo alcuni mesi di grande benessere ora sente che c’è ancora qualche cosa che non va, spesso non sa nemmeno esattamente cosa: inizia un’altra fase. Si deve scendere nella memoria fino al momento della nascita e prima ancora … quando si respirava il respiro della madre.


(Nitamo Montecucco)