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19 febbraio 2016

Shiva Samhita



Shiva Samhita

Lo Yoga rivelato da Shiva, lo Shiva Samhita, o “raccolta di Shiva”, è un testo fondamentale sull’hatha yoga, meno conosciuto rispetto all’hatha yoga Pradipika classico, ma di un valore inestimabile.

Il testo è diviso in cinque sezioni o capitoli (patala) per un totale di 540 strofe. Sembra strutturato in forma di dialogo: come negli Agama, Shiva parla a Pârvatî, la sua sposa che rappresenta l’aspetto femminile o Shakti che interviene raramente, ponendo qualche domanda di natura spirituale e pratica.

Le risposte del Signore Shiva, sono un’essenza, una consapevolezza che si esprime…attraverso la forma di Shiva stesso, il Guru che impartisce al discepolo il più alto insegnamento.

Il primo capitolo è di carattere filosofico, nella sua forma di rivelazione che Shiva, il Guru, fa ai suoi devoti. Si afferma fin dall’inizio che l’idea fondamentale da comprendere è che tutto ciò che esiste è Uno (idea fondamentale della concezione tantrica) identificando questo Uno nell’amore che tutto pervade (jnana).

Sin dal primo capitolo viene affermato che l’unica via di verità, di salvezza e di conoscenza è lo yoga. Si ritorna sull'inconsistenza del mondo, che appare reale solo ai nostri sensi, mentre l'unica realtà e il Brahman, definito, secondo la tradizione, sat (essere), cit (coscienza), ânanda (beatitudine)..

E anche sulla spiegazione di illusione (maya), il potere dell’illusione degli organi di senso che per loro natura, sono limitati ed incapaci di investigare e relizzare la verità finale:
“Come per illusione una corda sembra un serpente vista nella penombra o la madreperla sembra argento a prima vista, allo stesso modo tutto questo universo è un riflesso dello spirito universale”. 1, 37
Lo scopo dello yoga è quello di portare il soggetto fuori dall’avidya, (illusione o ignoranza di questi organi di percezione che ci fanno vedere il mondo secondo la loro limitata capacità) verso una nuova consapevolezza di visione (vidya), una consapevolezza di esperienza non solo teorica ma pratica.

A conclusione del capitolo si parla delle due energie, Shiva e Shakti, che rappresentano le due divinità, le due essenze, maschile e femminile. Shiva è il movimento, il cielo che inonda la terra con la sua energia vivificante, il padre, il principio fecondante. Shakti la parte femminile, compagna di Shiva, la forza coesiva del mondo, la terra che accoglie il seme e lo fa crescere con la sua energia, la nutrice, la madre.
“Dall’autocongiungimento dello Spirito che è Shiva e della Materia che è Shakti e, attraverso le loro reciproche interazione, tutte le creature sono nate” 1, 92
Il secondo capitolo, seguendo la concezione tantrica, raffigura il corpo come microcosmo:
“In questo corpo, il monte Meru, cioè la colonna vertebrale, è circondato da sette isole; ci sono fiumi, mari, montagne, campi; ed anche i signori dei campi. Ci sono in esso veggenti e saggi; così come tutte le stelle ed i pianeti. Ci sono pellegrinaggi sacri e santuari; e coloro che presiedono i santuari. Anche il sole e la luna, agenti di creazione e distruzione, si muovono in esso. Ci sono anche l'etere, l'aria, il fuoco, l'acqua e la terra..” 2. 1-3
Ciò che siamo abituati a chiamare “Vita” è un continuo scorrere di energia, non c’è motivo per cui dobbiamo distinguere la vita biologica dal mondo fenomenico, è solo il grado di complessità e come noi lo percepiamo che è diverso. La visione unitaria del tantra, è un’esigenza indispensabile che permette di capire che non esiste differenza fra i diversi livelli di manifestazione perché tutto in fine è solo pura energia.




Tutto si esprime nello stesso identico modo, e in questo capitolo vengono descritte le nadi:
“Nel corpo dell'uomo ci sono 35.000 Nâdi; di esse le più importanti sono quattordici. Sushumnâ, Idâ, Pingalâ, Gândhâri, Hastijihvikâ, Kuhu, Saraswati, Pusâ, Sankhini,, Payaswani, Vâruni, Alumbusâ, Vishwodari e Yashaswani. Fra queste Idâ, Pingalâ e Sushumnâ sono le principali. Fra queste tre, solo Sushumnâ è la più eccelsa e amatissima dagli Yogi. Nel corpo le altre Nâdi sono subordinate ad essa.” 2. 13-16
Nel terzo capitolo inizia a parlare delle tecniche più conosciute dell’hatha yoga. Una prima esposizione ai soffi o respiri (vâyu), che circolano attraverso il corpo umano portando energia:
“Prâna, Apâna, Samâna, Udâna, Vyâna, Nâga, Kurma, Krikara, Devadatta e Dhanamjaya. Questi sono i principali nomi descritti da me (Shiva) in questo Shastra; essi rappresentano tutte le funzioni stimolate dalle loro proprie azioni. Di queste dieci, le prime cinque sono le più importanti e, perfino fra queste, Prâna e Apâna sono gli agenti più alti.” 3. 4-6

Poi vi è descritta l’importanza del Guru, come necessità imprescindibile dell'insegnamento al quale il discepolo deve rispetto e obbedienza:
“Soltanto la conoscenza impartita da un Guru, attraverso le sue labbra, è potente ed utile; altrimenti essa diventa senza frutto, debole, e molto penosa. Colui che è devoto a qualunque conoscenza, mentre riverisce con ogni attenzione il suo Guru, ottiene prontamente i frutti di quella conoscenza.” 3. 11-12
Quindi si elencano le pratiche per avere benefici con lo Yoga, si parla del prânâyâma, delle diverse pratiche, di quando e come svolgerlo, i tempi di durata, senza tuttavia far riferimento alle tecniche di shatkriyâ, o sistema per la purificazione delle nâdî, su cui invece si trovano riferimenti in altri testi.
“Il corpo della persona che pratica la regolazione del respiro diventa armoniosamente sviluppato, emette un profumo dolce, e appare bello e amabile. In tutti i tipi di Yoga, ci sono quattro stadi del Prânâyâma: Ârâmbhâ-avasthâ (la condizione di inizio); Ghata-avasthâ (lo stato di cooperazione dell'io e del Sé superiore); Parichaya-avasthâ (la conoscenza); Nishpatti-avasthâ (la consumazione finale). Noi abbiamo già descritto l'inizio del Prânâyâma; il resto sarà descritto qui di seguito. Questo distrugge tutti i peccati e il dolore.” 3. 29-30
Ed infine le asana, descrivendone in particolare soltanto quattro:
“Ci sono ottantaquattro posizioni di vario genere. Di esse quattro dovrebbero essere adottate, che Io (Shiva) menzionerò di seguito: Siddhâsana, Padmâsana, Ugrâsana, Svastikâsana, Siddhâsana.” 3. 84
Il quarto capitolo è dedicato alle mudrâ, ossia tecniche atte al risveglio della Kundalinî (massima consapevolezza e espansione).

La susumnâ è la via che percorre la Kundalinî, quando è risvegliata, sale attraverso i chakra; essa è descritta come un serpente che dorme arrotolato nel mûlâdhâra (plesso sacro-coccigeo). 

Quando, grazie a pratiche ben precise, essa si desta, attraversa dapprima lo svâdhisthana chakra (plesso sacrale), poi il manipûra-chakra (plesso solare), poi l’andhata chakra (situato nella regione del cuore), poi il vishuddhi chakra (situato nella regione della gola), infine, l’âjnâ chakra (situato tra le sopracciglia) e sboccia nel sahasrâra chakra (sommità del capo). 

Quest'ultimo chakra è il simbolo dell'Assoluto, posto al di là dello spazio e del tempo: lì risiede Shiva e lì avviene l'unione finale di Shiva e della sua Shakti, far risalire la Kundalinî significa appunto provocare l'unione di Shiva e della Shakti, la dualità del mondo e delle forme si dissolve, perché ora tutto è visto come Uno. 

Non esiste più l’idea di mio e tuo perché si entra nel mondo nell’Assoluto indifferenziato. Di nuovo si riaffaccia viene l’aspetto tantrico di unione, di ritorno all’uno, di fusione e integrazione.
“Adesso Io ti parlerò dei mezzi migliori per ottenere il successo nello Yoga. Il praticante dovrebbe tenerli segreti. E' lo Yoga più inaccessibile. Quando la dea dormiente Kundalini è risvegliata, per grazia del Guru, allora tutti i fiori di loto e i legami sono prontamente attraversati. 
Pertanto, al fine di risvegliare la dea dormiente nel Brahmarandra (l'apertura più interna di Sushumnâ), i Mudrâ dovrebbero essere praticati con la più grande attenzione.” 4. 12-14
Esposte le caratteristiche della yonimudrâ, ne vengono elencate e descritte altre dieci: mahâmudrâ, mahâbandha, mahâvedha, khecarî, jâlandhara, mûlabandha, viparîtakrti, uddîyâna, vajronî,shaktichâlana.

Nel quinto capitolo Pârvatî si rivolge a Shiva e chiede spiegazione sugli ostacoli che il praticante incontra sulla via dello Yoga - ostacoli costituiti sia dall'attaccamento ai beni materiali, sia dal ritualismo, sia dalla conoscenza stessa - poi ai quattro tipi di Yoga, all'invocazione dell'ombra, all'ascolto del suono interiore, alla dhâranâ, ai chakra, al râja-yoga e al mantra.
“Pârvati: - Oh Signore, oh amato Shankar! Raccontami, per la salvezza di coloro le cui menti sono in cerca del fine supremo, gli ostacoli e gli impedimenti allo Yoga. 
Shiva: - Ascolta, oh Dea! Io ti parlerò di tutti gli ostacoli che stanno sul sentiero dello Yoga. Per l'ottenimento della emancipazione i piaceri (Bhoga) sono i più grandi di tutti gli impedimenti.” 5. 1-2
Questo allora significa rinunciare ai piaceri? E’ la domanda che l’uomo ordinario e lo studente di yoga può porsi.

In realtà non è il piacere in se a provocare l’impedimento, ma la sua continua e spasmodica ricerca. 

La ripetizione e la dipendenza infatti, crea attaccamento che diventa il palo a cui ci legare la mucca (ego). Il problema sta nel comprendere il mutuo gioco di Raga-Dvesha, l’attrazione e la repulsione di questo universo. Per superare entrambi gli stadi pur vivendoli ci vuole una spiccata comprensione, esperienza e la figura del Guru diventa indispensabile.

Lo Yogi infatti ama e vive le cose più di una altra persona, perché è nel mondo e al di là dello stesso. Sa, al momento opportuno, distaccarsene e questo gli permettere di vivere il piacere senza rimanerne dipendente.

Quest’opera è stata concepita come una linea generale, presuppone la presenza e la guida di un Guru capace di fornire i particolari necessari, spesso omessi nella letteratura classica. 

Il linguaggio che viene usato, spesso è un notevole ostacolo per il lettore che si trova davanti il mistero e la tecnica, unione tipica dei testi tantrici. È fatto volutamente in questo modo per proteggere le pratiche descritte, destinate a essere rivelate soltanto ai veri ricercatori e studiosi.

È un testo su cui meditare, non una semplice lettura…..


Di seguito altri passi dell’originale dal Testo:

Sezione Jnana Kanda – la Conoscenza più alta

Alle anime più evolute Shiva si dichiara per quello che in realtà è:

34. Quella Intelligenza, che spinge le funzioni sulla via della virtù o del vizio, sono Io. 
Tutto questo universo, mobile o immobile, viene da Me; tutte le cose sono conservate da Me; tutte sono assorbite in Me (al momento del pralaya, dissoluzione); perché non esiste altro che spirito e Io sono quello Spirito: Non esiste altro. 
35. Come molti riflessi del sole si vedono su innumerevoli tazze piene d'acqua, allo stesso modo gli individui, come le tazze, sono innumerevoli, ma lo spirito che dà loro la vita, come il sole, è uno. 
36. Come in sogno una sola ed unica anima crea molti oggetti per semplice volontà, ma, al risveglio, tutte le cose svaniscono tranne l'anima stessa. Così è l'universo. 
52. Tutto è pervaso da un solo Spirito: dagli Dei fino a questo universo materiale. C'è un unico Sat-Cit-Ânanda (Esistenza-Coscienza-Beatitudine), che tutto pervade e che non ha secondo. 
53. Dal momento che non è illuminato da altro, è luminoso in sé; e grazie a quella luminosità autonoma, la vera natura dello Spirito è la Luce. 
54. Dal momento che lo Spirito nella sua natura non è limitato dal tempo o dallo spazio, è infinito, onnipervadente, ed è la totalità egli stesso. 
55. Dal momento che lo Spirito non è, come questo mondo, composto dai cinque stati della materia, che sono falsi e soggetti a distruzione, esso è eterno. Non è mai distrutto. 
56. Ad eccezione di esso ed oltre ad esso non c'è altra sostanza, pertanto è unico; senza di esso qualsiasi altra cosa è falsa, pertanto esso è la vera esistenza. 
57. Dal momento che in questo mondo creato dall'avidyâ (ignoranza), la distruzione del dolore significa il raggiungimento della felicità, e dalla Jñâna (Gnosi), deriva l'immunità da ogni dolore; allora lo Spirito è Beatitudine. 
58. Dal momento che attraverso la Gnosi è distrutta l'ignoranza, che è la causa dell'universo; allora lo Spirito è la Gnosi e, di conseguenza, essa è eterna. 
59. Dal momento che questo multiforme universo ha le sue origini nel tempo, allora c'è Uno che è veramente il Sé, immutabile nel tempo. Che è unico ed impensabile. 
60. Tutte queste sostanze esterne finiranno nel corso del tempo; ma quello Spirito che è indescrivibile con le parole è senza secondo. 
61. Né l'etere, l'aria, il fuoco, l'acqua, la terra, né le loro combinazioni, né gli Dei, sono perfetti. Soltanto lo Spirito è tale.
Per approfondire: qui maggiorni informazioni sullo Yoga rivelato da Shiv


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