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17 ottobre 2016

Il sistema endocannabinoide

Il sistema endocannabinoide e le sue funzioni

Il sistema endocannabinoide è un complesso sistema endogeno di comunica-zione tra cellule. Esso è composto da recettori endocannabinoidi, i loro ligan-di endogeni (gli endocannabinoidi) e le proteine coinvolte nel metabolismo e nel trasporto degli endocannabinoidi. Questo sistema è di grande importanza per il normale funzionamento dell’organismo.
Il sistema endocannabinoide prende il suo nome dalla pianta di cannabis poiché alcuni fitocannabinoidi in essa presenti, tra cui il THC, mimano gli effetti degli endocannabinoidi legandosi ai medesimi recettori. La maggior parte dei neurotrasmettitori sono stati scoperti molto prima dei recettori cor-rispondenti ai quali si legano per svolgere la loro azione sul Sistema Nervoso Centrale (SNC). 

Tuttavia, nuove tecniche di studio e di ricerca hanno teso a rovesciare questa tradizione e, come già nel caso della scoperta del sistema oppioide endogeno, anche nel caso degli endocannabinoidi, essi sono stati individuati dopo la scoperta dei loro recettori, i quali erano stati identificati grazie ai fitocannabinoidi.
Le funzioni del sistema endocannabinoide
La produzione in tutto l’organismo di componenti del sistema endocannabi-noide e la presenza di questo sistema in organismi di livello inferiore, indi-cano un ruolo vitale di questo sistema nella filogenesi (De Petrocellis et al. 2004, McPartland et al. 2006).
In base alla localizzazione dei recettori, è stato ipotizzato che il sistema en-docannabinoide sia coinvolto in un gran numero di processi fisiologici (Figu-ra 1, Tabella 1), tra i quali il controllo motorio, la memoria e l’apprendimento, la percezione del dolore, la regolazione dell’equilibrio energetico, e in com-portamenti come l’assunzione di cibo (Ameri 1999, Di Marzo 1998). Altre funzioni del sistema endocannabinoide, nella normale fisiologia, potrebbero essere correlate alle funzioni endocrine, alle risposte vascolari, alla modula-zione del sistema immunitario, alla neuroprotezione (Correa et al. 2005, Van der Stelt & Di Marzo 2005, Wang et al. 2006, Idris et al. 2005, De Oliveira Al-vares et al. 2006, Arenos et al. 2006, Mikics et al. 2006, Guindon et al. 2006).
Figura 1 - Le principali funzioni del sistema endocannabinoide in normali condizioni fisiologiche.


Tabella 1 - Funzioni in cui è coinvolto il sistema endocannabinoide in normali condizioni fisiologiche.


I recettori cannabinoidi
Il corpo umano possiede specifici siti di legame per i cannabinoidi, distribu-iti sulla superficie di molti tipi di cellule. Il nostro organismo produce i loro ligandi endogeni, chiamati endocannabinoidi, i quali si legano proprio ai recettori cannabinoidi (CB), attivandoli. Questi recettori appartengono alla numerosa famiglia dei recettori accoppiati alla proteina G (GPCR), superfa-miglia della quale fa parte la maggioranza dei recettori più comuni. I GPCR sono recettori di membrana che consistono in sette domini trans membrana (7TM) con un terminale amminico extracellulare ed un terminale carbonilico intracellulare (Howlett, 2002).
Fino a qualche anno fa si pensava che esistessero solo due tipi di recettori cannabinoidi, i CB1 (Figura 2) scoperti nel 1990 (Matsuda et al.1990, Gerard et al. 1991) e i CB2, scoperti qualche anno dopo, nel 1993 (Munro et al. 1993, Griffin et al. 2000) ma ci sono crescenti evidenze dell’esistenza di ulte-riori recettori cannabinoidi sia a livello centrale che periferico. Uno di questi potrebbe essere il recettore “orfano” accoppiato alla proteina G, denominato GPR55 (Lauckner 2008, Ryberg et al. 2007).
Figura 2 - Il recettore cannabinoide CB1 ha una struttura a sette domini trans membrana (7TM). 
Fonte: The endocannabinoid system handbook. ECSN 2008.


I recettori cannabinoidi hanno differenti meccanismi di distribuzione tissutale e di segnalazione. I CB1 sono tra i più abbondanti e i più ampiamente di-stribuiti GPCR nell’encefalo. Si trovano principalmente sulle cellule nervose (neuroni) del SNC (oltre che nell’encefalo quindi, anche nel midollo spinale). A livello dell’encefalo, la distribuzione dei CB1 (Figura 3) è particolarmente marcata nelle regioni responsabili della coordinazione motoria e del movi-mento (per esempio, il cervelletto, i gangli della base, nello specifico, lo stria-to e la substantia nigra), dell’attenzione e delle funzioni cognitive complesse come il giudizio (ad esempio, la corteccia cerebrale), dell’apprendimento, della memoria e delle emozioni (ad esempio, amigdala e ippocampo) (Bie-gon & Kerman 2001, Glass et al. 1997, Herkenham et al. 1990, Maileux et al. 1992, Pettit et al. 1998).
I recettori CB1 sono presenti in minor quantità, anche in alcuni organi e tes-suti periferici tra cui ghiandole endocrine, ghiandole salivari, leucociti, milza, cuore e parte dell’apparato riproduttivo, urinario e gastrointestinale.
Figura  3 - Distribuzione dei recettori CB1 nel cervello. Nello specifico, le aree indicate con i puntini neri sono quelle in cui maggiormente si lega il cannabinoide esogeno THC modificandone il normale funzionamento e sviluppo. 
Fonte: NIDA.
A differenza dei CB1 invece, i recettori CB2 sono espressi principalmente a li-vello periferico. Sono presenti prevalentemente nelle cellule immunocompe-tenti, tra cui i leucociti, la milza e le tonsille, il midollo osseo ematopoietico ma anche nel pancreas. Recentemente sono stati identificati anche nel SNC, pur se a basse concentrazioni (Van Sickle et al. 2005), in particolare sulle cellule gliali e microgliali.
Il ruolo dei recettori cannabinoidi è essenzialmente quello di regolare il rila-scio di altri messaggeri chimici. I recettori CB1 interferiscono con il rilascio di alcuni neurotrasmettitori e la loro attivazione protegge il SNC dalla sovrasti-molazione o dalla sovrainibizione prodotta da altri neurotrasmettitori.
I recettori CB2 invece, svolgono prevalentemente un’azione periferica con attività immunomodulatoria. Nel sistema immunitario, infatti, una delle fun-zioni dei recettori cannabinoidi è la modulazione del rilascio di citochine, molecole proteiche responsabili della regolazione della funzione immune e delle risposte infiammatorie.
Tipologie di cannabinoidi
Il termine cannabinoide si riferisce ad ogni composto che ha la capacità di interagire con i recettori cannabinoidi. Con la definizione di alcune sottoca-tegorie chimiche è possibile prendere in considerazione varie forme di pro-dotti sia naturali che sintetici. Ad oggi sono state descritte tre tipologie di cannabinoidi: i cannabinoidi endogeni, i fitocannabinoidi, e i cannabinoidi sintetici realizzati in laboratorio a scopo terapeutico e/o di ricerca scientifica.
Con il termine cannabinoidi endogeni o endocannabinoidi si identifica una classe di messaggeri lipidici endogeni, accomunati dalla capacità di interagi-re con almeno uno dei recettori cannabinoidi a livello centrale o periferico, regolando alcune funzioni fisiologiche e comportamentali. Tutti gli endocan-nabinoidi sono derivati di acidi grassi polinsaturi, che si differenziano, nella struttura chimica, dai fitocannabinoidi.
Gli endocannabinoidi al momento conosciuti sono i seguenti:
  • N-arachidonoiletanolamide (anandamide, AEA) 
  • 2-arachidonoilglicerolo ( 2-AG) 
  • 2-arachidonil gliceril etere (noladina, 2-AGE) 
  • virodamina (O-arachidonoil etanolamina) 
  • N-arachidonoil-dopamina (NADA)
L’anandamide è stata isolata ed identificata nel 1992 nel cervello di maiale (Devane et al. 1992), subito dopo la scoperta dei recettori CB1 e rappresenta la prima molecola endogena individuata in grado di legarsi selettivamente ad essi. Si tratta di un derivato ammidico dell’acido arachidonico, componente delle membrane cellulari. Deve il suo nome alla parola in Sanscrito “ananda” che significa “beatitudine”.
L’anandamide e il 2-AG (Figura 4) costituiscono i due primi endocannabi-noidi ad essere stati isolati e per questo sono anche i più studiati fino ad ora.
Figura 4 - Struttura dell’anandamide e del 2-arachidonoilglicerolo.
Sono entrambe piccole molecole lipidiche, piuttosto diverse da qualunque altro neurotrasmettitore conosciuto. A causa della loro natura lipidica, gli endocannabinoidi non vengono immagazzinati nelle vescicole sinaptiche come accade per numerosi altri neurotrasmettitori monoamminici, ma sono sintetizzati all’occorrenza dai neuroni, in seguito alla depolarizzazione della membrana e all’aumento intracellulare dei livelli del calcio (Ca2+) (Freund et al. 2003, Piomelli 2003). La sintesi avviene a partire da fosfolipidi di mem-brana, precursori che dopo idrolisi enzimatica, ad opera di due enzimi NA-PE-PLD e DAGL alfa e beta, liberano, rispettivamente, gli endocannabinoidi AEA o 2-AG dalla membrana pre o post sinaptica, nello spazio intersinaptico (Figura 5). 

Una volta rilasciati, i nuovi endocannabinoidi sintetizzati possono viaggiare in direzione retrograda lungo la fessura sinaptica, legandosi anche ai recettori cannabinoidi sui terminali presinaptici (Freund et al. 2003). L’at-tivazione di recettori cannabinoidi CB1, comporta l’inibizione dell’attività dell’adenilatociclasi, con minor produzione del secondo messaggero cAMP, avvia la chiusura dei canali Ca2+, inibendo l’ingresso di ioni Ca2+, e apre i canali del potassio (K+) causando una iperpolarizzazione delle membrane. Inoltre, è presente anche una attivazione di alcune chinasi, tra cui le MAP chinasi. 

L’inibizione o l’attivazione di canali ionici è una delle conseguen-ze principali che risulta dal legame degli endocannabinoidi ai loro recettori CB1 (Szabo & Schliker 2005). Attraverso questa influenza sui canali ionici, gli endocannabinoidi possono inibire il rilascio di neurotrasmettitori dai termi-nali assonici, perciò hanno un ruolo importante in alcune forme di plasticità sinaptica sia a breve che a lungo termine (Chevaleyre et al. 2006, Mackie 2006).
Riassumendo, gli endocannabinoidi vengono rilasciati dai neuroni postsinap-tici per agire sui terminali presinaptici. I recettori CB1 si trovano principal-mente nei terminali presinaptici del SNC. La comunicazione in questa dire-zione, dal “post” al “pre”, viene chiamata segnalazione retrograda (Wilson & Nicoll 2002).
Figura 5 - Il sistema endocannabinoide endogeno (Guzman, 2003). Uno dei ruoli accer-tati del sistema endocannabinoide è quello di agire da neuromodulatore nel cervello. Le membrane neuronali postsinaptiche contengono i precursori degli endocannabinoidi per rilasciare gli endocannabinoidi attivi (anandamide (AEA), 2-arachidonoilglicerolo (2-AG)) nella fessura intersinaptica. La sintesi ed il rilascio avviene in seguito all’aumento degli ioni calcio (Ca+) provocato dall’interazione di altri neurotrasmettitori (NT) con i rispettivi recettori che possono essere metabotropici (mR) o ionotropici (iR). Gli endocannabinoi-di così liberati, possono funzionare da messaggeri retrogradi, legandosi ai recettori can-nabinoidi CB1 presinaptici, i quali a loro volta, inibiscono i canali del calcio voltaggio dipendente (Ca+) e attivano quelli del potassio (K+). Questo effetto sulla polarizzazione di membrana comporta una inibizione del rilascio di altri neurotrasmettitori (quali glutammato, dopamina, GABA). 

Il processo neuromodulatorio degli endocannabinoidi termina con un meccanismo di ricaptazione all’interno dei neuroni, che coinvolge la presenza di un possibile trasportatore (T) o per diffusione. Una volta all’interno del neurone, vengono degradati dal FAAH, un enzima che scinde l’anandamide (AEA) nelle sue componenti, l’acido arachidonico (AA) e l’etanolamina (Et) (Guzman, 2003).


Successivamente, la rimozione di AEA e 2-AG dallo spazio presinaptico av-viene rapidamente attraverso un processo di ricaptazione (reuptake) selettivo che suggerisce un trasporto all’interno della cellula, mediato da un trasporta-tore di membrana (Beltramo et al. 1997; Piomelli et al. 1999) o per diffusione passiva degli endocannabinoidi attraverso la membrana. Una volta all’interno della cellula, gli endocannabinoidi vengono rapidamente metabolizzati con la loro conseguente disattivazione. Il metabolismo di anandamide e 2-AG avviene principalmente per idrolisi da parte di un enzima denominato FAAH specifico per l’idrolisi delle ammidi degli acidi grassi (Cravatte et al. 1996, Hillard et al. 1995, Ueda et al. 1995) e per il solo 2-AG, anche da parte della monoacilglice-rol-lipasi, MAGL (Dinh et al. 2002, Goparaju et al. 1999).
Il meccanismo con il quale gli endocannabinoidi agiscono prevede quindi la loro sintesi indotta da determinati eventi, l’attivazione locale di recettori canna-binoidi, seguita da una rapida degradazione.
L’attivazione dei recettori CB1 con gli endocannabinoidi dunque, diminuisce il rilascio di altri neurotrasmettitori. Gli endocannabinoidi vengono sintetizzati quando persiste un’intensa attività neuronale. La localizzazione dei recettori CB1 suggerisce che potrebbero partecipare in una sorta di meccanismo di ini-bizione feedback dove la produzione di endocannabinoidi nelle cellule post sinaptiche inibisce il rilascio di trasmettitori. Questo fenomeno, indicato come “plasticità mediata dagli endocannabinoidi” (Mackie 2008), è un meccanismo che serve sia ad attenuare che ad aumentare l’eccitabilità neuronale, a secon-da che si tratti della riduzione del rilascio di un neurotrasmettitore eccitatorio (come ad esempio il glutammato) o di uno inibitorio (il GABA). Il maggior ef-fetto dei recettori CB1 infatti, è spesso quello di ridurre l’apertura dei canali presinaptici del calcio. 

Quando i canali del calcio vengono inibiti, la capaci-tà del terminale presinaptico di rilasciare neurotrasmettitori (come dicevamo, principalmente glutammato o GABA) è ridotta. Quindi, quando un neurone postsinaptico è molto attivo, esso rilascia endocannabinoidi, i quali reprimo-no sia l’impulso inibitorio che eccitatorio sul neurone. I recettori cannabinoidi svolgono dunque una sorta di azione protettiva del Sistema Nervoso Centrale dalla sovrastimolazione o sovrainibizione esercitata da altri neurotrasmettitori. La rapida induzione della sintesi di endocannabinoidi con la conseguente at-tivazione dei recettori e successiva degradazione degli stessi, suggerisce che questi composti agiscono nel cervello primariamente come neuromodulatori, piuttosto che come classici neurotrasmettitori (Trezza et al. 2008).
Riassumendo, le caratteristiche peculiari che i cannabinoidi endogeni presenta-no rispetto agli altri neurotrasmettitori, sono le seguenti:
  1. Non vengono prodotti e immagazzinati nelle vescicole come la maggior parte dei neurotrasmettitori, ma vengono prodotti rapidamente “on-de-mand” (solo quando necessario) a partire dai loro precursori.
  1. Sono piccoli e permeabili alla membrana; una volta sintetizzati, possono diffondersi rapidamente attraverso la membrana della loro cellula di origine per influenzare le cellule vicine.
  1. Possono venire rilasciati dai neuroni postsinaptici per agire sui terminali presinaptici. La comunicazione in questa direzione, dal “post” al “pre”, è chiamata segnalazione retrograda; dunque gli endocannabinoidi vengono indicati come messaggeri retrogradi. Questo tipo di messaggio offre una sor-ta di sistema a feedback per regolare le forme convenzionali di trasmissione sinaptica, che tipicamente vanno dal “pre” al “post”.
  1. Si legano selettivamente al tipo CB1 dei recettori cannabinoidi, che è maggiormente localizzato su determinati terminali presinaptici.

L’importanza del ruolo dei cannabinoidi endogeni
nello sviluppo cerebrale

Oltre al suo noto coinvolgimento in specifiche funzioni corporee, il sistema endocannabinoide ha un ruolo importante in processi fondamentali dello svi-luppo. Il rilascio dei cannabinoidi endogeni controlla la plasticità sinaptica, ovvero, la capacità del sistema nervoso di modificare l’efficienza del funzio-namento delle connessioni tra neuroni (sinapsi), di instaurarne di nuove e di eliminarne alcune, in molte aree cerebrali comprese la neocorteccia, l’ip-pocampo, il cervelletto, e i gangli della base. Il signaling endocannabinoide ha un ruolo fondamentale nelle sinapsi con un chiaro continuum d’azione dallo stabilirsi delle sinapsi nell’inizio del neurosviluppo alla funzione delle sinapsi nel cervello adulto (Harkany et al. 2008). Il sistema endocannabi-noide, infatti, è presente nel Sistema Nervoso Centrale fin dalle prime fasi di sviluppo cerebrale, ed esso possiede un ruolo rilevante nell’organizzazione cerebrale durante la vita pre- e postnatale (Fernandez-Ruiz et al. 2000; Fride 2004).
Recenti evidenze indicano infatti, che gli endocannabinoidi intervengono du-rante il neurosviluppo. Sono coinvolti nel controllo della neurogenesi, nella proliferazione dei progenitori neurali, nella migrazione e nella specificazio-ne fenotipica dei neuroni immaturi influenzando la formazione di complessi network neuronali (Figura 6).
Figura 6 - La specificazione neurale è controllata dagli endocannabinoidi che agisco-no sui recettori cannabinoidi CB1 (Harkany et al. 2008). La specificazione neuronale è controllata dagli endocannabinoidi (eCBs) attraverso l’azione sui recettori CB1 (CB1Rs rappresentati dagli ovali verdi). Le frecce indicano il possibile coinvolgimento degli eCB nel processo di specificazione. Le frecce circolari invece si riferiscono ad un probabile meccanismo cellulare autonomo di regolazione del rilascio degli eCB. I punti interrogativi si riferiscono invece a dati che suggeriscono il possibile coinvolgimento di altri recettori sensibili ai cannabinoidi (CB2R, GPR55) durante alcuni stadi dello sviluppo neuronale (Harkany et al. 2008).


I recettori CB1 compaiono durante gli stadi più precoci dello svluppo ce-rebrale (Begbie et al. 2004, Buckley et al. 1998, Romero et al. 1997) e sono localizzati nelle aree di materia bianca, cioè aree composte dagli assoni dei neuroni e nelle zone di proliferazione cellulare (Berrendero 1999, Wang 2003, Romero et al. 1997). 

La localizzazione transitoria atipica dei recetto-ri cannabinoidi CB1 durante il periodo perinatale suggerisce uno specifico coinvolgimento del sistema endocannabinoide nello sviluppo cerebrale; esso sarebbe implicato in processi del neurosviluppo come la proliferazione, la migrazione, e la genesi delle sinapsi delle cellule nervose (Berghuis et al. 2005, 2007, Fernandez-Ruiz et al. 2000, Galve-Roperh et al. 2007, Harkany et al. 2008, Watson et al. 2008). Inoltre, la presenza dei recettori cannabi-noidi CB1 durante lo sviluppo cerebrale è stato associato ad effetti neuropro-tettivi nella maturazione del SNC e delle sue funzioni (Fernandez-Ruiz et al. 2000, Fride 2004).
Recentemente è stato dimostrato che il sistema endocannabinoide aiuta lo stabilirsi di connessioni di assoni a lunga distanza (Mulder et al. 2008) e agi-sce come indicazione di orientamento degli assoni locali per gli interneuroni GABAergici nel cervello in fase di sviluppo (Berghuis et al. 2005, 2007).
La densità dei recettori CB1 (Rodriguez de Fonseca et al. 1993, McLaughlin & Abood 1993) aumenta progressivamente durante lo sviluppo postnatale, con il picco poco prima dell’inizio della pubertà. I livelli del recettore can-nabinoide CB1, in seguito, diminuiscono fino a raggiungere i valori adulti (Rodriguez de Fonseca et al. 1993).
In conclusione, con il termine “sistema endocannabinoide” si intende un complesso insieme di ligandi, recettori, enzimi e trasportatori che svolgo-no molteplici funzioni nel Sistema Nervoso Centrale e periferico, nonché in periferia. La specifica e peculiare azione di regolazione retrograda svolta da questo sistema è estremamente importante per il mantenimento di una equi-librata attivazione neuronale.
Infine, l’importante ruolo da esso svolto durante lo sviluppo neuronale, suggerisce chiaramente come una eventuale perturbazione del sistema cannabi-noide endogeno, ad esempio attraverso l’utilizzo di fitocannabinoidi, possa influire in modo anche drammatico sul sistema nervoso durante lo sviluppo.


  1. Bellamoli Elisa  - Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 Verona - Unità di Neuroscienze
  2. Seri Catia Rimondo Claudia - Sistema Nazionale di Allerta Precoce, Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri
  3. Serpelloni Giovanni - Dipartimento Politiche Antidroga, Presidenza del Consiglio dei Ministri
  4. Schifano Fabrizio - Department of Pharmacy, University of Heartfordshire, United Kingdom