“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

30 maggio 2017

Anima e Carattere




Uno Psicologo parla ai Genitori 
dell'Anima, del Carattere e della Vocazione
di Scott London (Traduzione di Rinaldo Lampis)

James Hillman è stato descritto alternativamente come uno psicologo indipendente, un mago, un visionario, un maniaco e un Re-filosofo contemporaneo. Ha studiato con il grande psichiatra svizzero Carl Jung ed ha insegnato in varie università americane. 

Malgrado queste credenziali, Hillman è lontano dall'essere considerato una figura appartenente al mondo della psicologia. Infatti è visto da molti suoi colleghi come un pensatore profondamente sovversivo, una spina nel fianco degli psicologi rispettabili.

Come fondatore della "psicologia archetipica", una scuola di pensiero diretta a revisionare e "reimmaginare" la psicologia, Hillman crede che la psicologia debba evolversi oltre il suo "riduzionismo" presente ed abbracciare teorie sullo sviluppo umano.

Dagli anni sessanta ha scritto, insegnato e tenuto conferenze sulla necessità di portare le terapie fuori dalle sale di consulenza e nella realtà del mondo. "La psicologia si è ridotta ad una ricerca banale ed egocentrica, egli afferma, piuttosto che ad un'esplorazione dei misteri della natura umana".

Uno dei più grandi di questi misteri, secondo Hillman, è la questione del carattere e del destino. Nel suo recente bestseller "Il Codice dell'Anima" afferma che il nostro carattere e la nostra vocazione di vita sono qualità innate e che è la missione della nostra vita realizzare quelle spinte. La chiama "la teoria della ghianda", l'idea che le nostre vite sono formate da un'immagine particolare, come il destino della quercia è contenuto nella piccola ghianda. Ecco il suo pensiero:

SCOTT LONDON: Non sei una figura molto popolare con i tuoi colleghi.

JAMES HILLMAN: Non sono critico verso le persone che fanno psicoterapia. Il terapeuta è come nella trincea, perché deve fronteggiare un terribile ammontare dei fallimenti sociali, politici ed economici del nostro sistema. Si deve occupare di tutti i rifiuti e i fallimenti umani; lavora duro senza molti riconoscimenti e le ditte farmaceutiche stanno tentando di eliminarlo.

Così, certamente, non sto attaccando loro, sto attaccando la teoria dietro la psicoterapia, perché vede ogni problema come soggettivo, personale, mentre i problemi spesso provengono anche dall'ambiente esterno.

Quello che intendo dire è che, se un bambino ha dei problemi o è scoraggiato, il problema non è solo dentro il bambino; è anche nel sistema, nella società.

LONDON: Allora non puoi aggiustare la persona senza aggiustare la società.

HILLMAN: Non necessariamente. Ma non credo che possano esserci dei miglioramenti finché le idee non cambiano. Il punto di vista occidentale abituale è credere che qualcosa sia sbagliato nella persona. Trattiamo le persone allo stesso modo con il quale trattiamo l'automobile.

Portiamo il povero bambino da un medico e gli chiediamo: "Che problema ha? Quanto mi costerà? Quando posso tornare a riprendermelo?"

Non possiamo cambiare qualcosa finché non abbiamo delle idee fresche, finché non iniziamo a vedere le cose in maniera diversa.

Il mio obiettivo è quello di creare una "terapia di idee", di cercare di portare nuove idee, così che possiamo vedere gli stessi problemi in modo diverso.

LONDON: Quindi non ti piace molto il solito approccio psicoterapeutico.

HILLMAN: La psicologia contemporanea mi irrita molto con le sue idee sempliciotte sulla vita umana e con il suo vuoto. Nella cosmologia dietro la psicologia non c'è ragione per nessuno di esistere o di fare qualcosa.

Siamo il prodotto del Big Bang, avvenuto miliardi di anni fa, che alla fine ha prodotto la vita, che alla fine ha prodotto esseri umani, e via dicendo.

E io? Io sono un caso— un risultato— e perciò una vittima.

LONDON: Nel "Codice dell'Anima" parli di qualcosa che chiami la teoria della ghianda. Che cos'é?

HILLMAN: E' più un mito che una teoria. E' un mito di Platone, secondo il quale tu vieni in questo mondo con un destino, anche se usa la parola paradigma invece di destino. La teoria della ghianda dice che esiste un'immagine individuale che appartiene alla tua anima.

Lo stesso mito esiste nella Kabalah. Anche i mormoni ce l'hanno. Gli africani ce l'hanno. Gli induisti ed i buddisti l'hanno in maniera diversa— lo legano più alla reincarnazione e al karma— ma anche lì arrivi in questo mondo con un destino particolare. E' ben radicato negl'indiani d'America.

Così tutte queste culture in tutto il mondo hanno una comprensione simile dell'esistenza umana. Solo la psicologia occidentale non ce l'ha.

LONDON: Che conseguenze hanno le tue idee per i genitori?

HILLMAN: Penso che quello che dico possa sollevarli grandemente e far loro desiderare di prestare più attenzione al loro figlio, a questo straniero particolare che è "atterrato" tra di loro.

Invece che dire: "questo è mio figlio", devono chiedersi: "Chi è questo figlio che risulta essere mio?"

Così possono sviluppare molto più rispetto per il bambino e cercare di stare vigili per occasioni nelle quali il suo destino possa mostrarsi— come una resistenza alla scuola, per esempio, o degli strani sintomi, o un'ossessione verso qualcosa. Forse noterebbero qualcosa d'importante che prima non avrebbero notato.

LONDON: A volte dei sintomi possono essere visti come debolezze.

HILLMAN: Certo. Così si inizia qualche programma medico o di psicoterapia per eliminare quelle debolezze, mentre la manifestazione di quei sintomi può essere l'aspetto più cruciale di quel bambino. Ci sono molte storie nel mio libro che mostrano questo.

LONDON: Quanta resistenza incontri alla tua idea che siamo noi a scegliere i nostri genitori?

HILLMAN: Beh, fa arrabbiare molte persone che odiano i loro genitori, o che hanno avuto genitori indifferenti o crudeli o che hanno abusato di loro.

Ma è interessante come, se ti soffermi sull'idea, ti può liberare da una grande quantità di colpe, di risentimenti e di fissazioni verso i tuoi genitori.

LONDON: Ho avuto una lunga discussione sul tuo libro con un'amica che è madre di una bambina di sei anni. E' d'accordo che sua figlia abbia un potenziale unico, forse anche un "codice"; è diffidente invece su ciò che questo significhi in pratica. Ha paura che potrebbe gravare la bambina di molte aspettative.

HILLMAN: Quella è una madre intelligente. Penso che l'atmosfera peggiore di crescita per un bambino di sei anni sia quella nella quale non ci siano aspettative di alcun genere. E' brutto crescere in un vuoto dove "qualsiasi cosa che fai va bene, tanto sono sicuro che avrai comunque successo".

Quelle sono dichiarazioni di disinteresse. Dice: "In realtà non ho nessuna fantasia su di te". Una madre dovrebbe avere qualche fantasia sul futuro del proprio figlio. Per prima cosa aumenterebbe il suo interesse verso il figlio. Il punto non è volgere la fantasia verso un programma che faccia diventare, per esempio, astronauta quel bambino.

Quella sarebbe la realizzazione dei sogni dei genitori. Quello è diverso.

Avere una fantasia — che il bambino cercherà di realizzare o verso la quale si ribellerà furiosamente— almeno fornisce al bambino qualche aspettativa da realizzare o da rifiutare.

LONDON: Cosa ne pensi dell'idea di far fare ai bambini dei test attitudinali?

HILLMAN: L'attitudine può mostrare la tendenza, ma non è il solo indicatore. Curiosamente, l'inettitudine o la disfunzione possono rilevare la tendenza più di quanto possa il talento. O ci può essere una formazione caratteriale più lenta.

LONDON: Qual'è il primo passo per comprendere il proprio destino?

HILLMAN: E' importante chiedersi:" Come sono utile agli altri? Cosa vogliono gli altri da me?" Quelle domande potrebbero rivelare perché se quì.

LONDON: Hai anche scritto che "il grande compito di ogni cultura è quello di mantenerci collegati agli aspetti invisibili". Che cosa intendi?

HILLMAN: E' un'idea difficile da presentare senza lasciare la psicologia ed entrare nel religioso. Non parlo di chi potrebbero essere gli invisibili o dove vivono o cosa vogliono. Non c'è una teologia su questo. Ma è l'unico modo che noi, esseri umani, abbiamo per estricarci dall'essere uomo-centrici e per restare collegati a qualcos'altro oltre l'umano.

LONDON: Dio?

HILLMAN: Si, ma non deve essere così elevato.

LONDON: Il nostro richiamo di vita?

ILLMAN: Penso che il primo passo sia l'accettazione che ciascuno di noi abbia questa cosa. Poi possiamo guardare indietro alla nostra vita e osservare gli incidenti e curiosità e stranezze e problemi e malattie, ed iniziare a vedere in quelle cose più di quanto abbiamo visto prima.

L'accettazione che tutti noi abbiamo un codice può sollevare delle domande, così che, quando accadono degli strani, piccoli incidenti, ti chiedi se nella tua vita ci sia in azione anche qualcos'altro. Non deve necessariamente essere un'uscita dal corpo durante un'operazione chirurgica, una cosa eclatante; o un tipo di magia elevata alla quale la nuova era spera di convincerci.

E' più una sensibilità, del tipo che possiede la persona che vive in una cultura tribale. Il concetto che ci sono altre forze al lavoro. Un modo di vivere più reverente.

LONDON: Sei un critico della nuova era. Eppure ho notato che alcuni dei recensori del tuo libri ti hanno messo nella categoria della nuova era.

HILLMAN: Quei critici dovevano essere dalla parte della scienza. Per loro, il libro deve essere o scienza o nuova era. E' molto difficile nella nostra società fatta di contrapposti trovare una terza via.

Prendi i media: ogni notizia è presentata sempre come una persona contro un'altra, del tipo: "ascoltiamo ora l'opinione dell'opposizione". Non c'è mai un terzo punto di vista.

Il mio libro è su una terza opinione. Dice, sì, c'è la genetica. Sì, ci sono i cromosomi. Sì, c'è la biologia. Sì, c'è l'ambiente, la sociologia, i genitori, l'economia, le classi e tutte quelle cose. Ma c'è anche qualcos'altro. Così, se guardi il libro dalla parte della scienza, lo vedi come "new age". Se lo vedi dal punto di vista della nuova era, dici che non si spinge abbastanza. Che è troppo razionale.

LONDON: Goethe diceva che la felicità più grande risiede nel praticare un talento che fa parte della nostra natura. Come cultura siamo così infelici perché siamo dissociati dai nostri talenti naturali, dal nostro codice dell'Anima?

HILLMAN: Siamo avviliti perché abbiamo solo un dio, e questo è l'economia. L'economia è un aguzzino. Nessuno ha tempo libero; nessuno ha riposo. L'intera cultura è sotto una pressione terribile, intessuta com'è di preoccupazioni. E' difficile uscire da questa prigione. Inoltre, vedo la felicità come la conseguenza di ciò che fai. E' impossibile cercare d'ottenerla direttamente.

This Q&A was adapted from the public radio series "Insight & Outlook." This translation was made from the original English. It's also available in Spanish (translated by Enrique Eskenazi). An expanded version of the interview — with additional questions contributed by journalist Russ Spencer — appeared in the March 1998 issue of The Sun magazine under the title, "From Little Acorns: A Radical New Psychology."

8 marzo 2017

Tantra dei Tattvas



Istruzioni Segrete per Probandi di una Scuola Esoterica Arcana
di Helena Petrovna Blavatsky © copyright by Esonet.it
(continua) Istruzione n°III



Tavole Esoteriche e Tantra dei Tattvas

Principi Esoterici, Tattvas o Forze e le loro Corrispondenze con il Corpo Umano, Stati della Materia e il Colore.



Tattvas (Forze)
Principi
Stati della materia
Parti del corpo
Colori
a. Adi
Uovo Aurico
Sostanza Primordiale Spirituale; Substrato Akasa dello Spirito dell’Etere.
Avvolge il corpo intero e lo penetra. Emanazione reciproca, endosmotica ed exosmotica
Contiene tutti i colori nell’Essere Umano. Blu.
b. Anupadaka
Buddhi
Essenza Spirituale o Spirito. “Acque primordiali degli Abissi”
Terzo occhio o Ghiandola Pineale
Giallo
c. Alaya o Akasa
EGO Manas
Etere dello Spazio, o Akasa nella sua 3° differenziazione. Stato Critico di Vapore
Testa
Indaco
d. Vayu
Kama-Manas
Stato Critico della Materia
Dalla Gola all’Ombelico
Verde
e. Tejas
Kama-Rupa
Essenza della materia grezza; corrisponde al GHIACCIO
Spalle e Braccia fino alle Cosce
Rosso
f. Apas
Linga Sharira
Etere grezzo della Vita. Aria
Dalle Cosce alle Ginocchia
Violetto
g. Prithiviin
Corpo vivente Prana o vita animale.
Stato Solido e Critico
Dalle Ginocchia ai Piedi
Arancio-Rosso


I colori, ripeto, qui non seguono la scala prismatica – rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco, violetto – perchč (1) questo č un riflesso falso, un vero Maya; e (2) l’ordine della nostra scala č quello delle sfere spirituali o sette piani del Macrocosmo.



Tantra Tattvas e le loro Corrispondenze con il Corpo Umano, gli Stati della Materia ed i Colori.




Tattvas
Stati della materia
Parti del corpo
Colori
a. Omesso
Omesso
Omesso
Omesso
b. Omesso
Omesso
Omesso
Omesso
c. Akasa
Etere
Testa
Nero o Incolore
d. Vayu
Gas
Ombelico
Blu
e. Tejas
Calore (?)
Spalle
Rosso
f. Apas
Liquido
Ginocchia
Bianco
g. Prithivi
Solido
Piedi
Giallo


Già ad un primo sguardo si puņ vedere come i colori dei Tattvas, riflessi nella Luce Astrale, siano al contrario; troviamo l’Indaco chiamato Nero; il Verde, Blu; il Violetto, Bianco e l’Arancio, Giallo.

Questa č la Scienza Occulta su cui l’estetica moderna e gli Yogi indiani basano lo sviluppo e i poteri della loro anima. Essi sono noti come gli Hatha Yogi. 

La Scienza dell’Hatha Yoga si basa sulla “soppressione del soffio”, o Pranayama, alla cui pratica i nostri Maestri si oppongono unanimamente. 

Perchč, cos’č il Pranayama? Tradotto letteralmente, significa la “morte del soffio (vitale)”. Prana, come gią detto, non č Jiva, la fonte eterna di vita Immortale, né č in alcun modo connesso con Pranava, come alcuni pensano, poiché Pranava č un sinonimo di AUM nel senso mistico.

Tutto quello che č stato insegnato pubblicamente e chiaramente su quest’argomento puņ essere trovato nel testo Le Forze più Sottili della Natura. Se tali indicazioni vengono seguite, comunque, possono solo portare alla Magia Nera e al medianismo. 

Diversi Chela impazienti che abbiamo conosciuto personalmente in India, si dedicarono alla pratica dell’Hatha Yoga, ignorando i nostri avvertimenti. Due di loro svilupparono la tisi ed uno di questi morģ; altri diventarono quasi dementi; un altro si suicida; ed uno diventa un Tantrika regolare, un mago nero, ma la sua carriera, fortunatamente per lui, fu stroncata dalla morte.

La scienza dei cinque soffi – di liquido, di fuoco, di aria, ecc. ha un doppio significato ed una doppia applicazione. E' accettato letteralmente dai Tantrika, legato alla regolazione del respiro vitale dei polmoni; gli antichi Raja Yogi, perņ, lo considerano connesso con il respiro mentale o di “volontą”, che da solo porta ai poteri chiaroveggenti supremi, alla funzione del Terzo Occhio e all’acquisizione dei veri poteri occulti del Raja Yoga. La differenza tra i due č enorme. 

I primi, come dimostrato, usano i cinque Tattvas inferiori; i secondi cominciano ad usare i tre superiori soltanto – per lo sviluppo mentale e di volontą – ed il resto quando hanno completamente acquisito l’uso dei primi tre. Quindi usano solo uno (Akasa Tattva) dei cinque Tattvas Tantrici.

Come ben descritto nell’opera suddetta, “I Tattvas sono modificazioni Svara”. Svara č la radice di tutto il suono, il substrato della musica Pitagorica delle sfere. Svara č oltre lo spirito, nella moderna accezione del termine – lo spirito dello spirito, o come č stato propriamente tradotto la “corrente dell’onda di vita”, l’emanazione della Vita Una. Il Grande Soffio, di cui si parla nel Vol. I della Dottrina Segreta, č Atma, la cui etimologia č “Moto Eterno”.

Mentre il chela-esteta della nostra scuola, per il suo sviluppo mentale, segue attentamente il processo di evoluzione dell’Universo, dunque procede dall’universale al particolare, l’Hatha Yogi capovolge questa condizione e comincia sedendosi per sopprimere il suo soffio (vitale). E se, come insegna la filosofia Hindu, all’inizio dell’evoluzione cosmica “Svara si gettņ nella forma di Akasa”, e poi di seguito nelle forme di Vayu (aria), Agni (fuoco), Apas (acqua) e Prithivi (Materia solida) (v. Theosophist, Feb. 1888, p. 276), sembra ragionevole supporre che dobbiamo cominciare dai Tattvas superiori Supersensuali.

Il Raja Yogi non scende sui piani della sostanza oltre Sukshma (materia sottile); mentre l’Hatha Yogi sviluppa ed usa i suoi poteri solo sul piano materiale. Una buona prova di questo si trova nel fatto che i Tantrika pongono i tre “Nadi” nel modo seguente: Sukshumna, Ida e Pingala nel midollo allungato, la cui linea centrale chiamano Sushumna e le sezioni a destra e sinistra, Pingala e Ida – ed anche il cuore, nelle sezioni a cui attribuisce gli stessi nomi.

La Scuola Trans-Himalayana degli antichi Raja Yogi Indiani, con cui i moderni Yogi Indiani non hanno nulla a che vedere, pongono Sushumna a capo di questi tre Nadi, nel cavo centrale della colonna vertebrale, ed Ida e Pingala alla sua sinistra e destra. Sushumna č il Brahmadanda. Č il canale (uno dei due lungo la colonna vertebrale) sulla cui fisiologia ed uso, non si sa pił di quello che si sa sulla milza o sulla ghiandola pineale.

Ida e Pingala sono semplicemente il diesis e il bemolle del Fa (della natura umana) la nota fondamentale e la nota mediana nella scala dell’armonia settenaria dei princģpi – quando toccata in modo corretto essa sveglia le guardie su entrambi i lati delle Manas Spirituale e del Kama fisico, e sottomette l’inferiore con il superiore. Ma questo effetto deve essere prodotto dall’esercizio della forza di volontą e non attraverso la soppressione scientifica o esercitata del respiro. 


Prendete una sezione trasversale della spina dorsale; troverete che le parti in ombra mostrano sezioni attraverso i cavi, un lato del quale cavo trasmette gli ordini “volitivi” e l’altro una corrente vitale di Jiva – non di Prana, mandata gił per animare le estremitą inferiori dell’uomo – durante quello che viene chiamato Samadhi e stati simili.

Colui che ha studiato entrambi sistemi, l’Hatha e il Raja Yoga, trova un’enorme differenza tra i due. Uno č puramente psico-fisiologico, l’altro puramente psico-spirituale. I Tantristi non sembrano andare pił in alto dei sei plessi visibili e noti, con ciascuno dei quali essi collegano i Tattvas. Ed il grande risalto che pongono sul capo di questi, il Muladhara Chakra (il plesso sacro) mostra la tendenza materialista ed egoista dei loro sforzi per l’acquisizione dei poteri. 


I loro cinque soffi e cinque Tattvas sono principalmente legati ai plessi prostatico, epigastrico, cardiaco e laringeo. Quasi ignorando l’Agneya, sono decisamente all’oscuro del plesso faringeo sintetizzante. Noi cominciamo con la conoscenza profonda di quest’organo che č situato alla base del cervello, nella faringe, e chiamato dagli anatomisti occidentali il Corpo Pituitario. Nella serie degli organi oggettivi carnali, corrispondenti ai Princģpi Tattvici soggettivi, sta al “Terzo Occhio” (Ghiandola Pineale) come Manas sta a Buddhi. 

Il risveglio e la stimolazione del Terzo Occhio devono essere effettuati dall’organo vasculare, quel piccolo corpo insignificante di cui, ancora una volta, la fisiologia non sa nulla. Uno č l’Energizzatore della Volontą, l’altro della Percezione Chiaroveggente.

Quelli tra gli studenti della S.E.T. che sono medici, fisiologi, anatomisti, ecc., mi comprenderanno meglio degli altri nella seguente spiegazione: per quanto riguarda le funzioni della Ghiandola Pineale, o Conarium, e del Corpo Pituitario, non abbiamo una spiegazione certificata da fonti autorevoli competenti. Anzi, se guardiamo alle opere di grandi specialisti, č curioso osservare quanta confusa ignoranza sull’economia umana vitale, sia fisiologica che psicologica, venga apertamente ammessa. In realtą quel che segue č tutto ciņ che puņ essere raccolto da autoritą del campo su questi due importanti organi.

• La Ghiandola Pineale, o Conarium, č un corpo rotondo, oblungo, da tre a quattro linee lungo – una linea č 1/12 di pollice – grigio rossastro scuro, connessa con la parte anteriore del terzo ventricolo del cervello. Č attaccata alla base da due sottili corde midollari che si dipartono dal Talamo Ottico (o il ganglio cerebrale posteriore). 
Ricordate che questi ultimi sono considerati dai medici autorevoli gli organi di percezione e condensazione pił sensibili agli stimoli sensoriali dalla periferia del corpo (secondo l’Occultismo, dalla periferia dell’Uovo Aurico, che č il nostro punto di comunicazione con i Piani supremi universali). Inoltre ci viene detto che le “due bande del Talamo Ottico, che si flettono fino ad incontrarsi, si uniscono nella linea mediana, dove diventano i due Peduncoli della Ghiandola Pineale”. 
• La Ghiandola Pituitaria, o Hypophysis Cerebri, č un corpo piccolo e duro, largo circa sei linee, lungo tre ed alto tre. Č sempre formato da un lobo anteriore a forma di fagiolo ed uno posteriore pił rotondo, che sono uniti uniformemente. Le sue parti componenti, ci dicono, sono quasi identiche a quelle della Ghiandola Pineale; eppure non si puņ trovare nemmeno la pił piccola connessione tra le due. Su questo, perņ, gli Occultisti fanno eccezione; sanno che una connessione c’č perfino anatomicamente e fisicamente.

I sezionatori, d’altra parte, hanno a che fare con cadaveri; e come loro stessi ammettono, di tutti i tessuti ed organi, la materia cerebrale č la prima ad essere soggetta a collassi e cambiamenti – infatti, pochi minuti dopo la morte. Quando la vita pulsante, che aveva espanso la massa del cervello, riempiendo tutte le cavitą ed energizzando tutti i suoi organi, svanisce, la massa cerebrale si restringe in una specie di consistenza pastosa ed i passaggi che erano aperti si chiudono. 

Ma la contrazione ed il mescolamento di parti in questo processo di restringimento, e il susseguente stato di pastositą del cervello morto, non implicano che non ci siano connessioni tra queste due ghiandole prima della morte. Per essere precisi, come il Prof. Owen ha dimostrato, una connessione oggettiva tra canale e cavo esiste nel cranio del feto umano e di certi pesci. Quando un uomo č nella sua condizione normale, l’Adepto introspettivo puņ vedere l’Aura dorata pulsare in entrambe le ghiandole, un pulsare simile a quello del cuore che non si ferma mai durante la vita.

Questo moto, comunque, nelle normali condizioni di sforzo atto a sviluppare facoltą chiaroveggenti, si intensifica, e l’Aura assume un’azione vibratoria e pulsante o oscillatoria pił forte. L’arco della Ghiandola Pituitaria sale sempre pił in alto verso la Ghiandola Pineale, fino a che la corrente la colpisce, come una corrente elettrica colpisce alcuni oggetti solidi, e l’organo dormiente viene svegliato e risplende del Fuoco Akasico. 

Questa č l’illustrazione psico-fisiologica dei due organi sul piano fisico, che sono i simboli concreti dei concetti metafisici chiamati Manas e Buddhi e che rispettivamente li rappresentano. Il secondo ha bisogno di un fuoco che si differenzi da Manas per poter essere cosciente su questo piano; ma una volta che il sesto senso ha risvegliato il settimo, la luce che irradia da esso illumina i campi dell’infinito. 

Per un breve periodo di tempo l’uomo diventa onnisciente; il Passato ed il Futuro, lo Spazio ed il Tempo scompaiono e diventano il suo presente. Se č un Adepto, conserverą la conoscenza cosģ acquisita nella sua memoria fisica e niente – tranne il crimine di abbandonarsi alla Magia Nera – puņ cancellare il suo ricordo. Se č solo un Chela, solo parti della veritą completa si imprimeranno sulla sua memoria e dovrą ripetere il processo per anni, evitando sempre che anche la minima impuritą lo macchi mentalmente o fisicamente, prima di diventare un Adepto completamente iniziato.

Potrą sembrare strano, quasi incomprensibile, che il maggior successo nel Gupta Vidya, o Conoscenza Occulta, dipenda da tali lampi di chiaroveggenza e che questi ultimi dipendano nell’uomo da due insignificanti, quasi impercettibili escrescenze nella sua cavitą cranica, “due verruche cornute coperte di sabbia grigia (acervulus cerebri)”, come descritte da Bichat nel suo “Anatomic Descriptive”; eppure č così.

Questa sabbia, però, non č da disprezzare; anzi, č solo questa caratteristica dell’eterna e indipendente attivitą del Conarium (Ghiandola Pineale) che impedisce ai fisiologi di classificarla con gli organi del tutto inutili-atrofizzati, vestigia di un’evoluzione precedente ed ora completamente sconosciuta. 


Questa “sabbia” č molto misteriosa e confonde le ricerche di tutti i materialisti. 

Nella cavitą della superficie anteriore di questa ghiandola, solo nelle persone giovani, e nella sua sostanza in persone di etą avanzata, si trova una “sostanza giallastra, semi-trasparente, lucente e dura, il cui diametro non supera mezza linea”. (Soemerring, De Acervulo Cerebri, Vol. II, p. 322). Cosè č l’Acervulus Cerebri.

Questa sabbia lucente č la concrezione della ghiandola stessa, come dicono i fisiologi. Forse no, rispondiamo noi. La Ghiandola Pineale č ciņ che gli Occultisti Orientali chiamano Devaksha, “l’Occhio Divino”, o il “Terzo Occhio”. A tutt’oggi, č l’organo maggiore e fondamentale di spiritualitą nel cervello umano; la sede del genio, il Sesamo Magico pronunciato dalla Volontą purificata del mistico, che apre tutte le strade di veritą per colui che sa come usarlo.

La Scienza Esoterica insegna che Manas, la Mente Ego, non compie la sua unione completa con il bambino fino a che questo non ha compiuto sei o sette anni; prima di questa etą anche secondo i Canoni della Chiesa e della Legge nessun bambino si considera responsabile. (Nota – Nella Chiesa Greca Orientale ad un bambino non č permesso di confessarsi fino all’etą di sette anni, dopo la quale si ritiene abbia raggiunto l’etą della ragione). Il Manas diventa un prigioniero, tutt’uno con il corpo, solo a quell’etą.

Dunque, una cosa strana fu osservata, in diverse migliaia di casi, dal famoso anatomista tedesco Wengel: “Tranne poche rare eccezioni, questa ‘sabbia’ o concrezione color oro, si trova solo in soggetti che hanno compiuto i sette anni; č completamente assente nella testa di bambini al di sotto dei sei anni”. Nei casi di idiozia congenita, questi calcoli sono completamente assenti.

Morgagni (de Caus. Ep. Vol. XII), Grading, (Advers. Med. Vol. I; p 32.2) e Gum (de Papillae Glandulae Pinealis in Quinque Ment Alien, 1753) erano uomini saggi per il loro tempo, e lo sono tuttora, visto che sono gli unici fisiologi che abbiano finora collegato questi calcoli con la mente. Infatti, sommando i fatti, cioč che sono assenti in bambini piccoli, in persone molto vecchie e negli idioti, l’inevitabile conclusione č che debbano essere connessi con la mente.

Dato allora che ogni minerale, vegetale ed altro atomo č solo una concrezione di Spirito cristallizzato, o Akasa, l’Anima Universale, l’Occultismo si chiede perché, il fatto che queste concrezioni della Ghiandola Pineale risultino, dalle analisi fatte, composte di materia animale, fosfato di calce e carbonato, dovrebbe essere un’ostacolo al fatto che siano il risultato del lavoro di elettricitą mentale sulla materia circostante?

I nostri sette Chakra sono tutti situati nella testa, poiché sono questi Chakra Principali che governano e dominano i sette (poiché sono sette) plessi principali nel corpo, oltre ai quarantadue minori per i quali la fisiologia rifiuta questo nome. Il fatto che nessun microscopio possa rilevare tali centri sul piano oggettivo non dimostra nulla; nessun microscopio ha ancora rilevato, né lo farą mai, la differenza tra i nervi-cavi “motori” e “sensori”, i conduttori di tutte le sensazioni fisiche e psichiche; eppure la logica da sola basterebbe a dimostrare che tale differenza esista. E se la parola plesso, in quest’applicazione, non rappresenta nella mente occidentale la stessa idea che il termine indica per l’anatomista, chiamiamoli Chakra, Ruote o Cuori e Petali del Loto.

Ricordate che la Fisiologia, imperfetta com’č, mostra gruppi settenari per tutto il corpo, esterno ed interno; i sette orifizi, i sette “organi” alla base del cervello, i sette plessi (il faringeo, il laringeo, il cavernoso, il cardiaco, l’epigastrico, il prostatico ed il plesso Sacrale, ecc.). Quando sarą il momento, ai membri della S.E.T. saranno dati i dettagli sui Chakra principali e verrą loro insegnato come usarli; fino a quel momento si dovranno imparare soggetti meno difficili. Se mi si chiede se i sette plessi, o centri Tattvici di azione, siano i centri dove i sette raggi del Logos vibrano, rispondo di sģ, semplicemente sottolineando che se č per questo i raggi del Logos vibrano in ogni atomo.

Nella Dottrina Segreta č quasi rivelato che i “Figli di Fohat” sono le forze personificate note, in generale come Moto, Suono, Calore, Coesione Luminosa, Fluido di Elettricitą (o Elettrico) e Forza Nervosa (o Magnetismo). Questa veritą, comunque, non puņ insegnare allo studente ad armonizzare e moderare la Kundalini del Piano Cosmico con la Kundalini vitale, il Fluido Elettrico con la Forza Nervosa; e se non lo sa fare, č sicuro che finirą per uccidersi. Infatti l’uno viaggia alla velocitį di circa 90 piedi e l’altro di circa 115.000 leghe al secondo.

I sette Sakti chiamati rispettivamente Para Sakti, ecc., sono sinonimo dei “Figli di Fohat”, poiché sono i loro aspetti femminili. Allo stato attuale, comunque, dato che i loro nomi creerebbero solo confusione allo studente occidentale, č meglio ricordare gli equivalenti in italiano come tradotto sopra. Siccome ogni forza č settenaria, la loro somma č, naturalmente, quarantanove.

La domanda, ora posta nell’ambito della Scienza, se un suono sia in grado di creare impressioni di luce e colore oltre alle sue naturali impressioni di suono, ha avuto una risposta dalla scienza occulta secoli fa. 

Ogni impulso o vibrazione di un oggetto fisico che produca una certa vibrazione dell’aria, causando la collisione di particelle fisiche, il cui suono č in grado di raggiungere l’orecchio, produce, allo stesso tempo, un lampo di luce corrispondente, che assumerą un colore particolare. Infatti nel regno delle forze occulte, un suono udibile č solo un colore soggettivo ed un colore percettibile č un suono non udibile; entrambi derivano dalla stessa sostanza potenziale, che i medici usavano chiamare etere ed č ora indicata con vari altri nomi. Noi però la chiamiamo Spazio plastico, sebbene invisibile. Questa potrą sembrare un’ipotesi paradossale, ma i fatti la dimostrano. 

La completa sorditą, per esempio, non preclude la possibilitą di discernere i suoni; la scienza medica registra diversi casi che provano che questi suoni sono ricevuti da e trasmessi all’organo della vista del paziente attraverso la mente, sotto forma di impressioni cromatiche colorate. Proprio il fatto che i toni intermedi della scala musicale cromatica fossero originariamente scritti in colori mostra una reminiscenza inconscia dell’antico insegnamento occulto che colore e suono siano i due aspetti sul nostro piano, tra i sette correlativi, di una stessa cosa: la prima sostanza differenziata della Natura.

Ecco un esempio della relazione tra colore e vibrazione che val bene l’attenzione degli Occultisti. Non solo gli Adepti ed i Chela avanzati, ma anche l’ordine inferiore di psichisti, come chiaroveggenti e psicometristi, possono percepire un’Aura psichica di vari colori intorno ad ogni individuo, corrispondente al temperamento della persona al suo interno. In altre parole, percepire le misteriose tracce nell’Uovo Aurico non č una prerogativa dei soli Adepti esperti, ma a volte anche degli Psichisti naturali. 


Ogni passione umana, ogni pensiero e qualitą sono indicati in quest’Aura, tramite una corrispondenza di colore e sfumatura di colore, ed alcune di queste sono intuite e sentite, pił che percepite. I migliori tra questi psichisti, come dimostrato da Galton, possono anche percepire i colori prodotti dalle vibrazioni degli strumenti musicali, dove ogni nota suggerisce un colore.

Come una corda vibra ed emette un suono udibile, cosģ i nervi del corpo umano vibrano e fremono in corrispondenza di varie emozioni, sotto l’impulso generale della vitalitą circolante di Prana, producendo quindi ondulazioni nell’Aura psichica della persona, che risultano in effetti cromatici. Il sistema nervoso umano nell’insieme, dunque, puņ essere considerato come un’Arpa Eolica che risponde all’impatto della forza vitale (che non č un’astrazione, ma una realtą dinamica) e manifesta le sfumature pił sottili del carattere individuale nei fenomeni cromatici. 


Se queste vibrazioni nervose sono sufficientemente intense e sono portate in relazione vibratoria con un elemento astrale, il risultato č il suono. Orbene, puņ esserci dubbio sulla relazione tra le forze microcosmiche e macrocosmiche?

Ho dimostrato quindi che le Opere Tantriche, come sono spiegate da Rarna Prasad ed altri trattati di Yoga dello stesso genere che sono apparsi di tanto in tanto nei Giornali Teosofici – notate che quelli di vero Raja Yoga non sono mai stati pubblicati – tendono alla Magia Nera e sono le pił pericolose da intraprendere per un autodidatta; ora spero che gli esoteristi Americani stiano in guardia. 

Considerando che non ci sono due fonti autorevoli, a tutt’oggi, che siano d’accordo sulla reale posizione nel corpo di Chakra e Padma e visto che i colori dei Tattvas cosģ come diffusi sono al contrario, cioč:

• Akasa č mostrato nero o incolore, mentre corrispondente a Manas č Indaco;
• Vayu č reso blu, mentre corrispondente a Manas č verde;
• Apas č reso bianco, mentre č violetto, il colore del Corpo Astrale, con un substrato argenteo, colore della luna;
• Tejas, rosso, č l’unico colore dato correttamente – da tali considerazioni, quindi, č facile vedere che questi disaccordi sono cortine pericolose.
Inoltre, la pratica dei Cinque Soffi ha come esito ferite mortali, sia fisiologiche che psichiche, come gią dimostrato. Č infatti chiamato Pranayama, o la “morte del soffio”, poiché diventa sempre, per il praticante, morte morale e spesso morte fisica.


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12 febbraio 2017

NOMIND: Un percorso di osservazione

NOMIND è un percorso esperienziale guidato che si sviluppa in quattro tempi di osservazione consapevole della realtà.

Questo significa “porre attenzione in un modo particolare, intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”. 



Si tratta di una pratica meta-cognitiva e meditativa, estrapolata da pratiche orientali ed adattata alla tradizione della psicoterapia cognitiva dopo una sessione di lavoro sul corpo che esiste sempre nel momento presente.

COSA È NOMIND

NOMIND  è una esperienza che riunisce il silenzio della pratica yogica ed una delle meditazioni più conosciute in questo ultimo decennio, utilizzata in particolare nella terapia dei disturbi d'ansia, dell'umore, del disturbo compulsivo, ed altro ancora come la ruminazione mentale.

La ruminazione mentale è una forma di pensiero ciclico molto difficile da interrompere e basato su una valutazione negativa di se stessi e di episodi passati. Si tratta di un meccanismo simile al rimuginio che ha un ruolo riconosciuto nella depressione e oggi sembra intervenire anche nel disturbo di personalità borderline.






MONKEY MIND

Spesso la vita di tutti i giorni porta in sé ansie e preoccupazioni e di conseguenza la mente è impegnata in un “chiacchiericcio” incessante. Può accadere di ritrovarsi imprigionati in un circolo vizioso di ruminazioni in cui si continuano a ripetere interiormente emozioni e ricordi indesiderati, e ricorrenti.

Così come un criceto intrappolato sulla ruota di un dolore emotivo che corre senza mai arrivare in nessun luogo, la ruminazione mentale non dà accesso a nessuna nuova visione delle risorse interne che possano trasformare le ferite psicologiche.

Gli orientali utilizzano il termine “monkey mind”, traducibile letteralmente in “mente di scimmia” per descrivere il carattere instabile, inquieto ed incontrollabile del logorio mentale.  

Con la pratica regolare si radica la mente nel momento presente, il qui ed ora, per ristabilire la chiarezza mentale e la calma, piuttosto che inserire il pilota automatico e farsi guidare da esperienze passate negative o dalle aspettative di un futuro ancora da realizzare. 

L’obiettivo è cambiare prospettiva, cambiare la formulazione del dialogo interiore


STRESS  & STANCHEZZA

Siamo abituati 'a correre' e affrontare mille impegni quotidiani. L'unica medicina è fare una pausa.

Solitamente siamo abituati a agire e pensare e sentire in modo automatico, utilizzando vecchi schemi strutturati nella nostra mente, che utilizziamo in modo passivo e inconsapevole.

Attraverso la pratica della NOMIND alleniamo la nostra Presenza Mentale, diventando mano a mano sempre più consapevoli dei pensieri che ci passano costantemente nella mente, imparando a dargli il giusto peso.

In questo modo diviene più facile osservarci ed imparare a riconoscere quegli automatismi che spesso, senza rendercene conto, ci fanno cadere nei circoli viziosi mentali, comportamentali ed emotivi, che procurano stress e che sono alla base di problematiche di ansia e depressione, insicurezza relazionale e bassa autostima. 

Significa essenzialmente consapevolezza, attenzione, presenza mentale. NOMIND aiuta a focalizzare la consapevolezza sulla esperienza presente, sulle sensazioni del corpo, le emozioni, i pensieri, la salute e le abitudini di vita.

NOMIND ci porta ad un livello di coscienza profondo, non-concettuale, non-discorsivo, non-linguistico, e che soprattutto “apre” alle intuizioni che portano alla comprensione profonda del funzionamento della mente stessa. NOMIND è una modalità dell’ essere il cui focus è il permettere al presente di essere così come è e di permettere a noi di essere, semplicemente, in questo presente continuo.

Così ristabiliremo l'equilibrio del Chakra dell Gola o Centro dell'Abbondanza. Vishudda, il quinto centro, è legato all’energia dell’etere e lo scopo evolutivo della sua attività è l’espressione creativa, l’abilità comunicativa e lo sviluppo dell’intuito.

Esso fonda l’identità Creativa.




VISHUDDA  


In questo centro energetico ha luogo la purificazione del mentale e l'armonizzazione di tutti gli opposti.

E’ il Chakra della comunicazione, della pace, dell’ascolto, il Chakra è il vortice attraverso il quale inaliamo il primo respiro ed esaliamo l’ultimo, il luogo in cui la Fisiologia interfaccia, traduce ed  interpreta la realtà, la Consapevolezza. E ‘ il centro che genera la capacità di esprimere l’amore che guida il nel quarto Chakra dove vivere Mahamudra trasformando la parola,  lasciando risalire in superficie ciò che si muove in profondità e lasciarlo andare.

“La visione del Mahamudra, la chiara luce, non può essere conseguita seguendo le esposizioni 
dogmatiche e le scritture, sia nel metodo exoterico (le regole di vita, gli insegnamenti etici, gli studi filosofici ) sia in quello esoterico (tantra e pranayama). 
Infatti la visione della chiara luce è ottenebrata dal dogmatismo.”

Tilopa  in un passaggio del 'Cantico del Mahamudra'

Il concetto Buddista di Mahamudra  in Sanscrito significa "il grande simbolo". In base al Buddismo tutti sono illuminati, consapevoli, coscienti, ma la maggior parte delle persone si comporta come se non sapesse di esserlo.

Mahamudra significa semplicemente che mentre aspetti di renderti conto di essere “cosciente” agisci come se già lo sapessi. Può essere difficile comportarsi da illuminati tutto il tempo, ma non è così difficile comportarsi da illuminati anche per un solo momento.

Esso consente di esprimere i propri sentimenti e di manifestare al mondo esterno il contenuto di tutti gli altri Chakra. Regola la comunicazione verbale e non verbale, è la sede del linguaggio e della comunicazione, ma anche dell’ascolto delle voci interiori ed esteriori. 

E’ attraverso il Chakra della gola che esprimiamo tutto ciò che è vivo in noi: il riso, il pianto, il piacere, il dolore, la sicurezza, la paura, l’amore, l’odio, l’indifferenza.

Comunicazione e parola sono il ponte tra noi e l’altro attraverso un dialogo aperto che può trasmettere i valori della società e della fiducia. 
Il quinto Chakra consente di esprimere e sviluppare le proprie capacità ed aprirci all’ascolto della guida interiore.


INFO

L'esperienza si sviluppa in quattro fasi per una durata di 90 minuti + condivisione 

Introduzione al percorso NOMIND

·         Primo stadio           45’      Il risveglio del corpo (Body/Mind)

·         Secondo stadio       15’       Risanamento della gola -  Visudda
·         Terzo stadio            15’       La strada verso il cuore - Anatha
·         Quarto stadio         15’       Ritorno alla Consapevolezza

·         Conclusione           30’       Condividere è un passaggio verso la crescita

Suggerimenti: Abiti comodi, mente libera, cuore aperto


CONDUTTORI 

Gordana Stojanovic 

Formatasi in Italia, pratica yoga da oltre 15 anni. Dal 2003 segue e propone gli insegnamenti dello Yogi Silente di Madras - Sri Sri Sri Satchidananda. Insegna regolarmente a Milano, in lingua italiana e in inglese. Pratica la meditazione Vipassana come insegnata da S.N. Goenka nella tradizione di Saygai U Ba Khin.

Sahaj Bez

Ha maturato una lunga esperienza professionale in psicologia della comunicazione quindi ha approfondito gli studi di Manas Vidya, la conoscenza della mente secondo l'Ayurveda, della filosofia Sāṃkhya e delle Sacre Scienze Vediche, sia in Italia che in India.

A Campopiano propone da molti anni incontri di Meditazione e Consapevolezza in accordo con gli insegnamenti ricevuti dagli amati maestri che ha incontrato.


Gli incontri NOMIND si tengono a Campopiano e su richiesta anche in contesto aziendale.

Per informazioni        sahaj.bez@gmail.com

28 gennaio 2017

Sul vedānta advaita

Vidya Bharata - Edizioni I Pitagorici © Tutti i diritti riservati. 


Il Vedanta Advaita, o Vedanta Non-duale, è uno dei sei darsana (punti di vista) ortodossi della filosofia indù, conosciuto anche con il nome di Uttara-mimamsa.

Il Vedanta è costituito dalle Upanisad e, racchiudendo l'interpretazione più profonda e definitiva dei Veda quale un vero e proprio epilogo (anta), ne rappresenta sia il coronamento dottrinario che la conclusione espositiva.

I Veda - letteralmente "ciò che è stato visto" ossia realizzato dagli antichi Saggi (rsi) - sono frutto di autentica Conoscenza-realizzazione e, contenendo un preciso messaggio metafisico e quindi universale, non possono essere considerati come opere di date individualità: essi sono espressione di una vera funzione universale e raccolgono la Tradizione "udita" (sruti) che, traendo ispirazione direttamente dal Principio supremo e impersonale, è sita nella sua intrinseca unità di là da ogni distinzione storica, culturale, etnica, etc., per quanto possa palesarsi o velarsi o assumere differenti presentazioni, a seconda del grado di risveglio della coscienza umana e dell'adattamento al particolare contesto spazio-temporale.

Questa Tradizione costituisce, dunque, un'espressione di carattere universale e rappresenta il patrimonio spirituale di tutta l'umanità donde ognuno può liberamente attingere in ragione del proprio grado di maturità e di comprensione.

Così tutti i diversi rami della Tradizione, siano essi orientali od occidentali, portano a quella Verità unica che ne è il principio e la cui presa di consapevolezza risolve immediatamente la reciproca opposizione di dottrine e visioni filosofiche in apparente contrasto come, altresì, ogni sorta di questione esistenziale. In tal senso la sola Realtà è la non-dualità (advaita) la quale, in quanto tale, nulla escludendo, non possiede un "secondo", non contempla cioè un' altra" prospettiva cui contrapporsi mentre include e comprende la totalità dei possibili punti di vista costituendo essenzialmente una visone di sintesi o consapevolezza di unità assoluta totalmente trascendente.

Il Vedanta Advaita è dunque la dottrina della Non-dualità, della non-contrapposizione e dell'inclusione risolvente, quindi della "non-relazione" (asparsa): la Realtà è una vera ed unica, quindi è l'Assoluto stesso in cui si risolve qualsivoglia relatività, senza tuttavia menomarne l'essenziale e non-duale autoidentità.

Tale visione metafisica - assimilata, meditata e vissuta - porta a rimuovere la causa prima del conflitto e della sofferenza connaturati all'esistenza individuata e illusoriamente separata, causa quindi dell'ignoranza circa la natura dell'Essere - e perciò del proprio essere, indipendentemente dal particolare stato - e della conseguente proiezione di dualismo e di molteplicità contraddittoria. Se la dualità è un accidente della Non-dualità e se la sua immagine è effetto dell'illusione fondata sull'ignoranza, allora è solo attraverso la Conoscenza pura - trascendente soggetto e oggetto - che può essere dissolta lasciando splendere la Realtà qual essa è di là da come può apparire, rappresentarsi e velarsi.

In altri termini, la diversificazione e la susseguente opposizione appartengono alla sfera fenomenica (su cui verte appunto l'individuale); ma al di là del fenomeno e del noumeno, del manifestato e del non-manifestato v’è una sola ed unica Realtà priva di dualità in cui tutto è compreso e in cui tutto è compiuto. Il Vedanta intende svelare questa Realtà non-duale che è la nostra stessa ed unica essenza.

L'insegnamento dei Veda è ripartito in sezioni (khanda) ciascuna delle quali è rivolta ad un preciso stato coscienziale e quindi a un definito stadio di vita (asrama): dopo le parti dedicate agli stadi corrispondenti allo studentato (brahmacari) e alla funzione di capofamiglia (grhastha) e quella in ausilio alle pratiche degli anacoreti (vanastha), le Upanisad - o "sezione della Conoscenza" (jnanakhanda) - sono rivolte esclusivamente a coloro i quali hanno coscienzialmente abbracciato l'ultimo stadio di vita, cioè quello della rinuncia totale (samnyasa), ciò in quanto la conoscenza metafisica esige il possesso di determinate qualificazioni sia di carattere intuitivo-intellettuale che, soprattutto, di natura coscienziale: l'autentica e suprema rinuncia (parasamnyasa) s'identifica, infatti, con la Conoscenza stessa.

Tratto da: Introduzione Essenza del Vedanta di Sadananda, Edizioni Asram Vidya



Sādhana vedānta
.

Ci si potrebbe chiedere quale sia la sadhana prescritta dal Vedanta, ma essa proprio perché tesa al risveglio dell'Assoluto in Sé, potrebbe apparire contraddittoria se non contrapposta, se non esaminata nella sua essenza.

La sadhana proposta nel Vedanta (e in qualsiasi ramo dell'unica tradizione metafisica universale) è quanto nel Vedanta è detto ajati vada, il percorso della non generazione.

Se esaminiamo a fondo i percorsi proposti nei diversi darshana, o negli yoga (karma, bhakti, jnana, advaita) troviamo come ogni pratica alla fine conduca (o sia un'applicazione dell') ajati vada.

L'adorazione del Divino, il namasmarana, l'hathayoga, il pranayama, etc. etc. (tranne le forme deviate o contaminate o degradate o medicali o occulte) sono semplici artifizi per "non generare più nuovi effetti", permettendo così la risoluzione dei semi causali esistenti.

Lo scienziato che osserva il mondo non può non vedere e ignorare le leggi di causalità che lo regolano in ogni minimo aspetto; pertanto gli sarà facile comprendere come l'istanza all'Assoluto può realizzarsi solo una volta che il fenomenico avrà cessato la sua autogenerazione in nomi e forme.

L'uomo di Dio che osserva il Creato non può non vedere e ignorare l'espressione della Volontà di Dio che lo regolano in ogni minimo aspetto; pertanto gli sarà facile comprendere come la fusione col Divino può realizzarsi solo dopo che egli si sarà abbandonato totalmente alla Sua Volontà e Grazia.

Questo significa ricondurre la mente empirica alla sua funzione primaria di organo catalogante e la mente noetica o cuore al riconoscimento dei flussi causali o Volontà del Divino o dharma: ajātivāda [pratica della non-generazione di nuove cause].

Premadharma 4/11/2012





Certe pratiche di autoconoscenza possono essere considerate estreme e se non ci sono le qualifiche, possono acuire ogni scissura o aspetto interiore non risolto.

"I più puri presupposti [per la liberazione] sono tre e sono dovuti all'influsso del grande Signore (mahapurusa): la nascita in un corpo umano, l'ardente volontà di liberazione (mumuksutvam), la protezione di un Saggio già realizzato."(Vivekacudamani 3)

Per vivere la propria vita, l'ente necessita di motivazioni e di conseguire le proprie priorità e non si può opporre alla vita la folle adesione a credenze quali "tutto questo non esiste", "la vita non è reale", "Tu sei Quello", "Tutto è Brahman", etc.

Sino a quando ci sono istanze che spingono verso altre priorità, la vita si svolge in tale direzione, pertanto per non trasformare le Mahavakya [grandi sentenze vediche come Tat tvam asi: Tu sei Quello] - che sono realizzazioni - in vāsanā [contenuti pronti a emergere e svilupparsi, impressioni mentali subcoscienti], occorre praticare una sadhana che preveda anche il conseguimento dei Purushartha. In questo senso esistono strumenti più adeguati nel karma yoga e nel bhakti yoga.

Da un certo punto di vista alcuni considerano l'Advaita come un cortocircuito dei cammini prescritti (karma, bhakti e jnana) nell'ambito dei vari culti, ma questo semplicemente perché ne rappresenta il naturale epilogo.

Naturale però non significa comune; è l'epilogo di una vita che segue un percorso della unica tradizione metafisica universale, il sanathana dharma o philosophia perennis o piccoli e grandi misteri.

Altrimenti i rischi di un approccio errato alla non dualità sono il qualunquismo, il nichilismo, l'autodistruzione, la depressione...

Il Vedanta e a maggior ragione l'Advaita sono cammini di realtà. Realtà quotidiana, realtà oggettiva, realtà soggettiva, realtà interiore, realtà metafisica, realtà assoluta.

Occorre affrontare la vita per com'essa si porge. Qualsiasi elemento va affrontato per l'evidenza nella sua apparenza e ivi risolto-integrato. La realtà declinata in precedenza va vissuta conformemente la "consistenza" del soggetto. E' essa stessa (la declinazione del reale) funzione del soggetto, essi sono inversamente "esistenti". Il quotidiano ha una realtà ben relativa rispetto all'Assoluto, non ha alcuna inseità, ma appare ben sostanziata per il soggetto "io" che la vive quale sistema di riferimento. Essa va pertanto vissuta come tale e non certo ignorata in nome di una Realtà assoluta nemmeno concepibile.

Per questo motivo occorre essere fortemente ancorati alla realtà quotidiana a meno che non si sia nel samnyasa e allora è già evidente il distacco.

Il Vedanta è la vita stessa, l'Advaita ne è l'epilogo, è morire da vivi. Non è da prendere alla leggera. Consiste nella distruzione consapevole di ogni vasana, nella rettificazione di ogni vrtti [modificazione nella sostanza mentale], nell'individuazione consapevole di ogni samskara [seme causale] passato, presente e futuro al fine di portarli in maturazione o elisione.

La sadhana "fai da te" o libresca va bene agli inizi, poi man mano che si va avanti occorre rettificarla secondo le proprie necessità.

Premadharma 8/3/2014





Dialogo.


R. Non confondere le istruzioni dirette date a chi si trova sul baratro del vuoto, con la visione di chi ha superato ogni vuoto.

D. Potresti fare degli esempi di chi si trova sul baratro e di chi lo ha superato? E la dimensione soggettiva, personale, quale ruolo assume nei due casi?

R. La volgarizzazione dell'insegnamento un tempo riservato agli anacoreti e poi ai monaci erranti (samnyasin) ha reso accessibili ai più informazioni riservate a chi le necessita nel momento in cui vanno applicate. La chiave la esci dalla tasca e la usi nel momento in cui devi aprire la porta, così è per certe istruzioni, praticarle vanamente a vuoto per anni non serve.

La maggioranza di queste informazioni un tempo erano mnemoniche e passate di maestro in discepolo, quale memento e traccia. C'era poi la navigazione a vista ossia le istruzioni specifiche alle conseguenze della sadhana. Molte di queste non sono state mai pubblicate e probabilmente mai lo saranno poiché vengono date verbalmente ai quei pochissimi che le necessitano, e costoro proprio perché le necessitano sono qualificati e pertanto mai le daranno sino a quando non troveranno altri che le necessitano. Il necessitarle o qualificazione è data dall'essere sull'orlo del baratro.

Oggi le informazioni disponibili concernono solo i manuali mnemonici solitamente destinati a chi non ha più alcun interesse per la vita sociale e mondana. Questo non significa che il Vedanta Advaita è destinato solo a costoro, ma che quelle pratiche descritte (asparsa vada) sono destinate solo a costoro.

L'Advaita Vedanta nel suo insieme si appoggia come sadhana all'ajātivāda (pratica della non generazione [di nuove cause]). E ajātivāda viene praticato attraverso il karmavāda (con tutte le sue accezioni nel grossolano denso, dalle posture, alle respirazioni, ai riti, ai mantra, ai suoni, etc.), il bhaktivāda, lo jnanavāda, l'asparsavāda.

Da qui le credenze sull'illusorietà del mondo, sul suo abbandono, etc.: le maggiori informazioni disponibili sono la interpretazione corrotta di insegnamenti destinati a quei pochi in grado di realizzarli.

Chi invece ha già superato ogni baratro e ogni vuoto, mostra a ciascuno il percorso più adatto (alla fine tutti sono una combinazione più o meno variata e combinata di karma, bhakti e jnana yoga) in funzione della aderenza ai diversi piani esistenziali di ciascun aspirante.

Il Vedanta Advaita si pone oltre ogni contrapposizione ed è oltremodo risibile come in molti si affannino a contrapporsi ad un qualcosa che non solo non comprendono ma non è nemmeno concepibile dalla mente empirica. E' oltre ogni contrapposizione perché la parte finale, l'asparsa vada diviene disponibile solo quando l'ajati vada viene a concludersi: i vari piani esistenziali sono stati armonizzati nella risoluzione delle causalità (attraverso i vari yoga) ed è possibile fare il salto coscienziale di pura consapevolezza.

Premadharma, Dialogo privato, 10/8/2014

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