“ Be the Change that you want to see in the world. ” ...is by Mahatma Gandhi...

Beyond Psy


Ordine e Disordine 

Il processo di dispersione energetica - noto anche come malattia - secondo la scienza dell’ayurveda  

La salute è ordine, la malattia è disordine. All’interno del corpo fisico c’è una costante interazione fra ordine e disordine. L’uomo saggio impara ad essere pienamente consapevole della presenza del disordine nel corpo e quindi si adopera per ristabilire l’ordine.  
L’ambiente interno del corpo sta inter-agendo alle stimolazioni dell’ambiente esterno. 
Il disordine si crea quando questi due realtà percettive sono in stato di non-equilibrio e provocano una forte dispersione energetica nell'intero sistema psico-fisico. Più mettiamo energia nel sostenere un modello energetico comportamentale squilibrato, meno energia resta alle nostre funzioni vitali.

Per riuscire a modificare l’ambiente interno al fine di riportarlo in equilibrio con l’esterno, è quindi indispensabile comprendere come avviene il processo della dispersione energetica (o malattia) nell’individuo psicosomatico.



Il termine "Psicologia", nella sua accezione originaria, 
significa "discorso sull'Anima".


  Oriente ed Occidente
(…) La linea di demarcazione tra biologia e psicologia non può essere tracciata con sicurezza. Il ricordo di uno stress, niente più che un pensiero, rilascia la stess ondata di ormoni distruttori dello stress vero e proprio. (D. Chopra, Corpo senza età, mete senza tempo)
Secondo l’Ayurveda, la malattia può essere classificata in base alla sua origine: psicologica, spirituale - energetica - oltre che per la sua oggettiva manifestazione fisica. 

In modo anaologo, la tradizione medica cinese ritiene che vi sia una energia vitale, chiamata "Chi" ("Ki" in giapponese), che circola attraverso tutto l'organismo servendosi di canali energetici definiti "meridiani", del tutto assimilabili al concetto vedico di Nadi.  

Per la medicina energetica è fondamentale, nell' approccio dello studio del paziente, la valutazione dell' energia vitale in quanto è essa che mantiene in vita e nutre l' individuo dal concepimento alla morte.

Secondo l'Ayurveda, l'aria (vayu) e lo spazio (akasha) sono due caratteristiche fondamentali della mente. 

Lo spazio (akasha) è necessario per l'apertura mentale, l'aria (vayu) per il movimento; la mente è infatti molto mobile, molto rapida. 

In questo senso potremmo paragonarla al cielo, un cielo spesso coperto di nubi, che in questa metafora rappresentano i dubbi, le incertezze, gli insuccessi accumulati dall'individuo.

In una condizione di conflittualità interiore, di incoerenza tra le aspirazioni profonde dell'anima e le richieste perentorie dei sensi, la mente si muove rapidamente, bruscamente, oscillando di continuo da un oggetto all'altro, incapace di finalizzarsi in una direzione precisa; il movimento, realtà che ha un suo senso positivo, scade così al livello patologico di mera motilità, ed è di conseguenza causa di esperienze dolorose.

Questo rimbalzare incontrollato, senza coerenza, senza progetto, è ben visibile negli attacchi di ansia, di panico, di angoscia. La perdita di speranza nella capacità di superare i propri limiti, lo scoraggiamento, sono esperienze che chiudono il cielo mentale.

La persona che vive in un ambiente ristretto, fisico o psichico che sia, è infatti generalmente depressa.

Sul piano clinico le depressioni sono modificazioni del campo mentale in senso restrittivo, causate da sbandamenti emotivi che legano sempre più ad identificazioni erronee ed effimere, principale motivo di incatenamento al ciclo di nascite e morti (samsara).

La natura dell'anima invece è felicità, beatitudine, senza sbalzi né discontinuità, per questo non è soggetta né a depressioni né a eccitazioni, entrambi sintomi di inappagamento profondo e di mancanza di armonia nell'individuo.


Senza il risanamento della psiche, la conoscenza del sé e la realizzazione spirituale sono solo un miraggio poiché le rappresentazioni mentali distorte, oltre a generare pesanti squilibri e gravi patologie sul piano psicofisico, impediscono di accedere alla visione della Realtà. 

Per questo motivo la cura della mente deve essere parte integrante e indispensabile di un progetto globale di rieducazione che abbia per scopo ultimo la realizzazione spirituale. Per modificare gli automatismi mentali dobbiamo intervenire sui contenuti psichici; per intervenire sui contenuti psichici è indispensabile modificare le abitudini, cominciando dal cibo che forniamo alla mente. 
La mente, come il corpo, va nutrita.
C'è quindi un cibo per il corpo ed un cibo per la mente; in entrambi i casi è necessario un processo digestivo che può essere più o meno facile: vi sono infatti alimenti indigesti che producono tossine e originano malattie e alimenti sani e nutrienti che danno vigore e lucidità al complesso fisico e a quello mentale. 

Finché non cambia il cibo con cui nutriamo la mente, essa non può cambiare i propri modelli di comportamento. La coscienza condizionata è come un campo: il campo mentale (citta); quel che seminiamo in questo campo è destinato a crescere e inevitabilmente a dare frutti, nel bene e nel male.

La mente si nutre di tre tipi di cibo:
  • il primo è quello che nutre anche il corpo fisico,
  • il secondo è costituito da impressioni, emozioni e pensieri, nutrimento quantomai importante e delicato, da cui dipende la salute della sostanza psichica;
  • il terzo e più importante sono i guna, gli elementi strutturanti dell'universo, i fondamenti sottili della materia i quali, pur essendo indistruttibili ed ineliminabili, possono essere trasformati nei loro reciproci rapporti di forza.
La mente, infatti,attraverso il cibo fisico, le impressioni e la progressiva trasformazione dei guna, può gradualmente migliorare la propria caratteristica dominante passando da tamas a rajas e da rajas a sattva.

Secondo la tradizione Vedica, la più sicura ed efficace via per la trasformazione migliorativa del carattere è costituita dalla compagnia di persone sante le quali, in forza del loro personale esempio, ispirano modelli di vita puramente sattvica. Fino a tempi recentissimi gli esperti delle neuroscienze affermavano che ogni giorno nell'organismo umano muoiono circa cento milioni di neuroni destinati a non rigenerarsi più.

L'Ayurveda spiega in maniera accurata e scientifica come ogni scorretta abitudine di vita comprometta la salute del corpo e della mente. La sovralimentazione, ad esempio, è una delle cause principali dell'invecchiamento precoce e di tante altre malattie: tutto quel che mangiamo in più rispetto al nostro fabbisogno, si trasforma in veleno. 

Altrettanto deleteria è la tendenza opposta, quella che porta ad assumere una quantità di cibo al di sotto delle nostre necessità. Ad uno sguardo superficiale le conseguenze di questo e di numerosi altri comportamenti passano pressoché inosservate, ma queste azioni, ripetute nel tempo, si trasformano in abitudini, che finiscono per determinare la struttura psicofisica di un individuo, il suo carattere e quindi la qualità della sua vita, presente e futura.

L'insoddisfazione, l'avidità, l'invidia, la collera, la paura ed altri sentimenti negativi sono tutti prodotti dell'ego, riflessi di ahamkara, la percezione distorta di sé.

  • Quando la coscienza di un individuo è integralmente proiettata all'esterno, percezioni ed emozioni si modificano di continuo, a seconda degli eventi e delle circostanze; ciò provoca un alternarsi estenuante e penoso di eccitazione e depressione, esse stesse malattie e a loro volta causa di molti altri mali.
  • Quando invece la coscienza è rivolta interiormente e il fulcro è il sé spirituale, qualsiasi cosa accada all'esterno non turba più: la concentrazione sulla realtà, quella immutabile, trascendente, consente di sperimentare un profondo benessere, fino alla beatitudine che scaturisce dalla piena consapevolezza della nostra natura profonda e di quella del fenomenico.
I Veda spiegano che esistono tre livelli di mente: 
  • manas, la mente esteriore, sensoriale, lo strumento del pensare superficiale, con funzione totalmente estrovertita; 
  • buddhi, la mente intermedia o intelligenza e 
  • cittah, la mente profonda e inconscia, talvolta definita coscienza condizionata.
Quest'ultima è sicuramente molto più vicina al sé spirituale di quanto non lo siano le prime due ma non per questo rappresenta il più alto livello di consapevolezza: quando si parla di mente profonda siamo infatti ancora nell'ambito di ahamkara, la coscienza riflessa o, appunto, condizionata; la pura coscienza è situata oltre, al di là di spazio e tempo e quindi al di là di ogni pur sottile identificazione con il fenomenico.



La mente sensoriale è estremamente mutevole e fallibile, in quanto sempre soggetta all'interazione dei sensi con i loro oggetti. I sensi riversano all'interno della mente superficiale fiumi di informazioni e di sensazioni, generando un susseguirsi incessante di impressioni e di desideri legati al mondo del divenire e perciò estranei alla vera natura e felicità dell'essere.

L'individuo che non percepisce la realtà situata oltre manas, rimane irretito, travolto da questo flusso di impressioni (vritti) e di desideri e tenta di appagarli sottoponendosi a fatiche, privazioni, sofferenze; ma la sua disperata ricerca di felicità è destinata a rimanere frustrata.

Quando la persona prende nuovamente coscienza della sua identità profonda, quella spirituale, diventa capace di discriminare tra sat e asat, tra realtà e illusione (tattva-viveka); la sua intelligenza (buddhi) si illumina e non lascia filtrare nella coscienza profonda ciò che la mente esteriore senza sosta propone, causa certa di inquinamento e sofferenza.

Come già affermato, così come per il corpo, esiste un cibo anche per la mente ed entrambi vanno scelti con cura. Per il corpo sono da evitare gli alimenti conservati poiché hanno esaurito o fortemente ridotto il loro contenuto pranico, vitale, e ancor più quelli che trasformati in cibo con atti di violenza; si dovrebbe egualmente evitare di mangiare con ingordigia, con avidità, in quantità eccessive o in orari poco adatti poiché gli effetti del cibo su corpo e psiche dipendono in buona parte dal modo e dallo stato mentale con cui esso viene assunto.

E' parimenti importante nutrire la mente di pensieri, desideri ed emozioni in armonia con l'ordine cosmico e divino (ritam, dharma), tenendo accuratamente a distanza quei contenuti psichici che inquinano sia la mente superficiale che quella profonda.  Questi oggetti psichici contaminati e contaminanti lasciano nell'inconscio delle tracce, delle impressioni profonde, 'solchi' (samskara) e tendenze (vasana), che in seguito determineranno i cosiddetti automatismi mentali. 

Attraverso la ricerca costante di purezza, di situazioni, compagnie, visioni e suoni sattvici, l'individuo si libera gradualmente dei fardelli karmici più pesanti, riacquistando visione spirituale e fede nella Realtà superiore, favorendo con ciò il benessere e la crescita propri ed altrui. 

Va sottolineato infatti che ogni squilibrio psichico, come la depressione ed altre malattie mentali, dalle più lievi nevrosi alle più gravi psicosi, per quanto apparentemente legato a situazioni esteriori e non dipendenti dal soggetto che ne soffre, secondo i Veda, trova invece le sue profonde radici in un utilizzo scorretto dell'intelligenza, in una volontaria o involontaria infrazione al dharma, all'ordine cosmico che tutto sostiene e che costituisce il fondamento di ogni equilibrio. 

Quando la persona anziché muoversi in armonia con il dharma, lo infrange, il suo apparato psichico è il primo a risultarne danneggiato, più o meno gravemente a seconda dell'errore commesso. In ultima analisi quindi, le malattie sono causate dalla distorta percezione di sé, che costringe corpo e mente a comportamenti dannosi ed artificiali. 

Quando si riprende consapevolezza della nostra natura spirituale e non ci si identifica più con il corpo e con la mente, quando il soggetto si riappropria dei suoi preziosi strumenti senza venirne più condizionato e dominato, è allora che si impara ad utilizzarli nel modo corretto. 

Così facendo è anche possibile riguadagnare la salute psicofisica.

La guida di una persona illuminata che educhi alla discriminazione (viveka) tra ciò che è reale e ciò che non lo è, aiutando l'individuo a ristabilirsi nella mente profonda perché acceda alla visione spirituale e alla consapevolezza della sua vera natura, è indispensabile per potersi guardare dentro, diventare consapevoli dei propri comportamenti e delle loro conseguenze ed uscire dai propri condizionamenti mentali. 

Nella tradizione vedica tale persona è il Maestro spirituale, grazie al quale è possibile cambiare le proprie abitudini ed invertire la rotta esistenziale. 

Il Guru è dunque per il discepolo molto più di uno psicologo, in quanto non indica solamente come sanare gli squilibri della psiche per riportarla ad un cosiddetto livello di 'normalità' ma insegna anche a come trascenderla, a come andare oltre questo strumento costituito di prakriti che, per quanto correttamente funzionante, rimane pur sempre limitato ed incapace di cogliere ciò che è oltre la materia: il mondo dello Spirito. 

Esistono infatti, fortunatamente, anche comportamenti che esercitano un'influenza assai benefica sul nostro complesso psico-fisico, e che il guru rafforza con i suoi insegnamenti e soprattutto con il proprio esempio. 

Lo sviluppo della consapevolezza di sé attraverso la devozione a Dio e al Maestro spirituale, seguendo alcune regole comportamentali come la compassione, la non violenza, la continenza sessuale, sono un rimedio efficacissimo contro tutta una serie di disturbi psicofisici. 

In generale, strutturare la propria vita secondo abitudini sane e regolate, come andare a riposare presto, alzarsi di buon mattino e meditare sui Nomi Divini, mangiare cibo fresco, fare le cose giuste ad orari regolari, curare la pulizia del corpo e della mente, aiuta a prevenire e a curare numerose malattie.

Enorme è il beneficio apportato dallo sviluppo della devozione a Dio, perché induce a pensare in maniera positiva, intrattenendo sentimenti di empatia, amicizia e solidarietà verso tutte le creature, non soltanto quelle umane, ed evitando pulsioni distruttive come la collera, la concupiscenza, l'avidità, l'invidia o il rancore.

La positività non va certo scambiata col sentimentalismo di stampo fatalistico. Non si deve essere astrattamente positivi, bensì impegnarsi, agire concretamente secondo un progetto ben strutturato in vista di un progresso spirituale, altrimenti sarà solo una farsa di breve durata. 

Pensare positivamente significa vedere i problemi ed elaborare prontamente le soluzioni secondo regole dharmya. Le lamentele sono sintomo di scarsa intelligenza e di scarsa visione: privano di energia, spossano, deprimono ed impediscono di reagire, di studiare il problema in tutte le sue componenti, di analizzarlo alla luce del ragionamento (vitarka) e della conoscenza (jnana), in modo da poterlo affrontare e risolvere. 


In caso di bisogno, quando, dopo aver tentato, da soli non riusciamo a trovare una soluzione ai nostri problemi cruciali, i Veda consigliano di rivolgersi al guru o ad altre persone sagge, per consigli. Ma beninteso, la responsabilità delle decisioni non è delegabile in alcun modo.
Riuscire a sviluppare una mentalità positiva non è scontato né gratuito. 
Occorre predisporsi al meglio e coltivare quelle abitudini che favoriscono il perfetto controllo e la corretta gestione del complesso psico-fisico. Quel che c'è da fare è aggiustare i gusti, a tutti i livelli. 

E' indispensabile, ad esempio, nutrirsi di un cibo sattvico: alimenti vegetariani, che provocano la minor sofferenza possibile ad altri esseri viventi, ingredienti semplici, freschi, puliti, cucinati ed offerti a Dio con gratitudine e amore. 

Il cibo sattvico influenza il corpo e la mente in maniera sattvica. Il cibo tamasico o rajasico scarica invece sulla struttura psicofisica tutta una serie di vritti anch'esse tamasiche o rajasiche, di ostacolo allo sviluppo di una mentalità positiva.

La qualità dei nostri pensieri è quindi conseguenza del nostro comportamento: il cibo, le compagnie, l'ambiente sociale, le azioni, determinano i contenuti mentali e questi, a loro volta, determinano l'agire, influendo notevolmente sulla salute psico-fisica della persona, sul suo carattere e sul suo destino. 

Attraverso il sistema nervoso gli stati emotivi e psichici vengono infatti trasmessi alle cellule dell'organismo. 
La salute quindi non può essere ristabilita soltanto attraverso accorgimenti di tipo chimico-farmaceutico. 
La stanchezza, la mancanza di memoria, l'impotenza, ad esempio, spesso non sono causati da disfunzioni organiche ma piuttosto da potenti automatismi mentali. 

Naturalmente anche attraverso la chimica è possibile trasformare gli stati psicofisici, sia in positivo che in negativo; basti pensare a certi farmaci che riducono l'azione rajasica sedando nell'individuo quelle sovra eccitazioni che potrebbero danneggiare lui stesso e gli altri, oppure ai tremori e alla perdita di memoria provocati dall'assunzione di alcool o agli effetti devastanti dell'acido lisergico (LSD). 

Simili droghe fanno straripare il fiume magmatico dell'inconscio sul piano cosciente, in un momento in cui il soggetto non è in grado di gestirlo sottoponendolo alla luce discriminante dell'intelligenza, ad una coscienza sufficientemente lucida; i danni è facile immaginarli. L'influenza psichica riveste un ruolo decisivo nella gestione di tutto il corpo fisico. 

Il sistema nervoso funziona come quadro di comando per tutte le funzioni del complesso psico-fisico. 

Gli oltre cinquanta trilioni di cellule del nostro corpo vengono in ogni momento informate e regolate dal sistema nervoso il quale determina, direttamente o indirettamente, tutte le funzioni, dagli scambi elettrochimici delle sinapsi tra neuroni, alle importanti decisioni cruciali della vita: se un individuo comincia a coltivare pensieri positivi, elevati, le cellule neuronali ricevono questi stimoli positivi e inviano 'cellule messaggere' in tutto il corpo, aumentando il numero e la qualità delle loro prestazioni, inoltre, gruppi di cellule precedentemente inattive possono rientrare egregiamente in funzione. 

Le 'cellule soldato', quelle che individuano gli elementi nocivi presenti nel corpo ed intervengono per combatterli, si rafforzano se sostenute da una mentalità positiva generata da una consapevolezza profonda.

La psiche infatti non è localizzata in un solo punto, nel cervello: ogni cellula, ogni organo, ha la propria intelligenza, grazie alla quale esplica le proprie funzioni in quella che negli antichi testi vedici viene definita la città dalle nove porte, ovvero il corpo: un universo animato regolato con perfezione da sottilissimi equilibri, del tutto simile al più grande universo cosmico. 

Secondo i Veda, come il microcosmo del corpo umano ha la sua controparte nel macrocosmo universo, così la psiche umana ce l'ha nella psiche cosmica e l'anima umana nell'anima cosmica. I Veda e in particolare le Upanishad, rimandano continuamente al rapporto tra micro e macrocosmo per far comprendere l'unitarietà che collega tutti gli esseri tra loro, con il creato e con il Creatore, Dio.

Quando invece i contenuti psichici sono negativi si esplicitano in collera, concupiscenza, odio, malumore, invidia, delusione, depressione, e le cellule soldato ricevono dalle messaggere cattive e scoraggianti notizie, per cui si confondono, si indeboliscono e vengono facilmente sconfitte dagli agenti patogeni esterni, dagli 'invasori', lasciando libero corso alla malattia. T

utto ciò avviene attraverso canali esterni all'io cosciente. Anche se pensiamo che certe impressioni, emozioni e pensieri siano diretti ad altri, a quelli che magari consideriamo i nostri rivali, in realtà essi si volgono prima di tutto contro noi stessi, compromettendo gravemente le nostre funzioni psicofisiche.

Se un individuo è sotto l'effetto di tamoguna, che corrisponde all'indolenza psichica, al tramortimento della coscienza, o se è in preda a eccitazione provocata da sentimenti rajasici come il desiderio, l'ira o il rancore, le sue cellule e i suoi organi non possono che risentirne, talvolta in maniera devastante.

Come il corpo produce varie sostanze di scarto, così il rifiuto fisiologico della psiche è costituito da pensieri negativi, ottenebrati che, in un corpo sano, devono venire espulsi. A differenza però dei rifiuti organici, le tossine mentali possono venire neutralizzate non con la rimozione, bensì riorganizzando l'ambiente e in primo luogo selezionando le impressioni, le compagnie, il cibo, il comportamento; in altri termini curando, sanando, sublimando l'individuo su tutti i piani antropologici.

Per poterlo fare è indispensabile individuare in profondità le cause che hanno prodotto quei pensieri e l'opera da compiere ricorda in qualche modo quella dell'archeologo impegnato a riportare in superficie oggetti che giacciono sul fondo. 

In questo caso si tratta di oggetti di natura psichica che ristagnano nei meandri oscuri dell'inconscio dove, per le cause suddette, si origina tutta una serie di complessi e di disturbi della personalità. Il ricercatore spirituale che opera attraverso la bhakti vive una trasfigurazione antropologica che potenzia tutte le sue qualità e caratteristiche individuali, depotenziando contestualmente gli interessi egoico-mondani e le pulsioni distruttive inconsce. 

La bhakti guarisce la mentalità turbolenta ed unilateralmente rivolta all'esterno, in quanto consente di sganciare la mente dalla dittatura dei sensi e i sensi dagli attaccamenti verso i loro oggetti (vishaya) nel mondo esteriore, permettendo così di intraprendere il viaggio verso l'interiorità e di riscoprire che la beatitudine e l'immortalità non si trovano fuori ma dentro, nella consapevolezza del sé, in quella dimensione spirituale ben descritta nella Bhagavad-gita, nelle Upanishad e in altri testi vedici.

La bhakti è l'insegnamento conclusivo delle Sacre Scritture vedico-vaishnava. In quanto religione dell'amore essa troneggia sulle contrastanti forze titaniche della natura e le armonizza, permettendo di conseguire con prodigiosa naturalezza la coniunctio oppositorum che in occidente fu tanto ricercata anche dagli alchimisti. Per questo viene considerata la via maestra per giungere allo stato di nirdvandva, la libertà dai condizionamenti degli opposti.

Chi è sempre incline a pensieri negativi e non riesce a vedere la soluzione ai propri problemi va considerato malato a tutti gli effetti, esattamente come chi soffre di fegato o di cuore, e quindi va trattato con compassione. I problemi più gravi sono costituiti dai blocchi affettivi e dall'incapacità di esprimere le emozioni.  Tra coloro che non riescono ad aprirsi, a parlare delle proprie difficoltà, tra i più gravi notiamo gli autistici. Anche l'atteggiamento opposto: la logorrea e l'autoesaltazione, è però anch'esso sintomo di grave malessere psichico. 

Nevrotici e psicotici sono veri e propri divoratori di energie, proprie ed altrui perciò, nonostante abbiano un ruolo sociale, finiscono spesso per venire evitati da tutti sul piano umano e vivono in un deserto affettivo. La compagnia di persone sobrie, equilibrate, mature, spiritualmente elevate, in grado di dispensare affetto e conoscenza, risulta la migliore cura per loro, e più in genere, per qualsiasi disturbo della personalità.

Per una riarmonizzazione dei vari strati della personalità, gli antichi testi ayurvedici consigliano terapie particolari, non costose, ecologiche e soprattutto molto efficaci. In primo luogo sottolineano l'importanza di condurre una vita onesta (arjavam), nel senso più ampio del termine, rispettosa delle leggi di Dio e degli uomini; è fondamentale inoltre che ognuno crei nella propria dimora uno spazio dedicato al sacro, una stanza con immagini della Divinità e del Guru dove poter attuare pratiche che permettono di rigenerarsi, di ricaricarsi di energie positive, di riarmonizzarsi continuamente con l'ordine che sostiene l'intero universo.

Queste pratiche immensamente benefiche, sperimentate con successo per millenni, possono essere raggruppate in quattro categorie principali: arcanam, ovvero l'adorazione del Divino in una forma particolare detta Murti, japa o samkirtana, l'invocazione e la meditazione individuale o collettiva sui Nomi divini, svadhyaya, lo studio dei testi sacri attraverso cui approfondire l'introspezione e satsanga, la compagnia di persone profondamente religiose.

Gradualmente, assieme ad un retto comportamento, le suddette pratiche sgombrano il campo psichico da ogni infiltrazione negativa, consentendo un completo ripristino delle facoltà mentali ed intellettuali, e in generale della salute dell'individuo su tutti i piani.

Il saggio non si lascia coinvolgere in pensieri negativi, neanche in situazioni comunemente considerate drammatiche; ci riesce grazie ad una devozione ininterrotta che lo connette stabilmente al Supremo. 

Per ottenere il controllo emotivo di fronte agli eventi è essenziale lo sviluppo di due qualità fondamentali: abhyasa, la pratica spirituale costante, e vairagya, il distacco emotivo dal fenomenico. Ciò ovviamente non significa diventare emotivamente insensibili, simili a pietre, ma non lasciarsi più suggestionare dai fenomeni esterni, rimanendo continuamente collegati alla sfera della Realtà. 

Significa passare dal sentimentalismo al vero sentimento. Questo livello di coscienza non è facile da raggiungere, è tuttavia possibile attraverso la devozione a Dio; sono indispensabili onestà, tempo e impegno. Proprio come uno scienziato, il sadhaka può sperimentare su sé stesso, nel laboratorio della vita quotidiana, quanto sia diversa l'influenza esercitata da uno stato mentale piuttosto che da un altro. 

Secondo i Veda, occorre però che un Maestro realizzato nella scienza del Sé lo guidi nei suoi 'esperimenti', che gli indichi quali strumenti utilizzare e quali metodologie applicare, altrimenti le prove risulteranno inconcludenti, dolorose, talvolta costellate di amare sorprese. Occorre un Guru che sia presente con il suo esempio e i suoi insegnamenti e che orienti il discepolo verso la devozione a Dio, verso un pensiero di luce, verso la comprensione più elevata, quella di natura spirituale.

Lo studente applica la conoscenza spirituale ricevuta dal Maestro e a lui si rivolge ogni volta che incontra serie difficoltà,in modo da capire dove ha sbagliato e come potersi correggere. Affinché ciò sia possibile, Guru e discepolo devono conoscersi a fondo, devono aver sviluppato una profonda, autentica relazione personale, basata su reciproci stima, affetto, lealtà. 

Ciò solitamente non può avvenire senza una iniziale frequentazione assidua infatti, nella società vedica, il discepolo viveva un consistente periodo della sua vita nella casa-scuola del Guru (Gurukula). Come ad un medico risulterebbe difficile curare un paziente vivendo a migliaia di chilometri di distanza, così il Maestro spirituale, almeno in una fase preliminare, deve stare in contatto con il discepolo, stimolarlo ad applicare la cura e somministrare di volta in volta la 'medicina' di cui più necessita. 

In un secondo momento, quando la relazione spirituale è diventata solida, quando si è stabilita una forte empatia, la distanza fisica non rappresenta più un ostacolo: il discepolo ricorda e si accorda agli insegnamenti del guru; inoltre, in quello stadio, i messaggi arrivano anche per via telepatica. Il rapporto Guru-discepolo non deve quindi essere né virtuale né rigidamente gerarchico. 

Il Maestro corregge lo studente per il suo bene, per autentico affetto nei suoi confronti; non opera per ottenere una qualche ricompensa; la cura che offre è totalmente gratuita, ecologica ed olistica, volta interamente allo sviluppo della personalità del discepolo secondo le sue tendenze naturali. 

La salute spirituale ovvero, la consapevolezza del rapporto con Dio, genera tutte le altre: quella intellettuale, quella mentale, quella fisica, quella sociale, quella economica, illuminando ogni angolo buio della mente e sviluppando appieno la personalità. Nei Veda la luce è sempre sinonimo di illuminazione interiore, di intuizione, di conoscenza, e la suprema sorgente di luce è Dio. 

La fiaccola della fede e dei pensieri elevati, fondati su sat, dovrebbe essere protetta e alimentata ogni giorno. Perché ciò sia possibile è indispensabile l'aderenza ai principi del dharma, essenziali sia per la prevenzione che per la cura delle tante malattie mentali contratte a causa di avidya, la mancanza di consapevolezza spirituale. La salute del complesso mente-corpo non può venire altro che dalla presa di coscienza del paziente della propria natura spirituale, consapevolezza che conduce l'individuo ad un pronto recupero di armonia con sé stesso e con l'universo nel quale è inserito.

Secondo la medicina moderna, molto difficilmente si può guarire da certe gravi malattie fisiche e mentali; il modello bio-medico dominante purtroppo prende in scarsa considerazione le interattive dinamiche corpo-mente e spirito, per cui tende a minimizzarle, se non addirittura a negare l'importanza della consapevolezza spirituale nel processo di guarigione. 

Da molte malattie, anche gravi, secondo l'Ayurveda si può guarire ma occorre che il paziente lavori con onestà, costanza e profondo impegno sotto la guida di un esperto terapista, sottoponendosi con fiducia ad un sadhana rigoroso, e sempre ricercando Krishna prasadam.

Così come per entrare in possesso di denaro occorre lavorare, allo stesso modo, per avere una mente sana, che produca pensieri positivi, benefici, occorre coltivare la purezza: nel pensiero, nella parola e nell'azione, giungendo a stabilire una relazione armonica con il Cosmo e a vivere nel rispetto delle leggi divine. 

Il 'pensiero elevato' non fiorisce in maniera artificiale; i contenuti psichici sono autenticamente elevati quando la persona vive con coerenza i principi che governano l'universo, in armonia con essi. 

Quest'armonia, come una sorgente che sgorga senza sosta, è capace di rigenerare in continuazione pensieri, impressioni ed emozioni, togliendo quella polvere dell'illusione (maya) che nell'universo fenomenico tende a ricoprire ogni cosa. La saggezza orientale insegna, qual è l'utilità di cercare la luna nel pozzo, anziché ammirarla direttamente in cielo, in tutto il suo splendore? Similmente: qual è l'utilità di andare a cercare il fascino e la gioia nel mondo, se neanche conosciamo noi stessi e non siamo collegati a Dio, Sorgente di questo fascino? 

Per godere stabilmente di buona salute, nessuna delle nostre attività dovrebbe prescindere dal bene degli altri, dall'armonia con l'universo, dal contatto con l'Origine del tutto. L'autentica coscienza di Dio, la coscienza del supremo Creatore e Reggitor dei mondi, dell'infinitamente Affascinante, è garanzia di benessere in senso globale. In tale stato di coscienza tutte le cellule del corpo vengono nutrite non solo fisicamente ma anche psichicamente e spiritualmente, con pensieri nobili, puri, elevati.

I Veda spiegano che è possibile gestire il proprio corpo, l'economia, il lavoro, la vita familiare e religiosa senza sviluppare nevrosi, senza diventare depressi o eccitati, irresponsabili o quant'altro. Le richieste del complesso psicofisico non vanno negate o rimosse ma soddisfatte sublimandole, in maniera che non diventino di ostacolo alla realizzazione spirituale. In questo modo il corpo e la mente diventano strumenti estremamente preziosi, funzionali alla nostra crescita globale.

Dovremmo vivere con la consapevolezza che dal nostro attuale livello di coscienza dipenderà la nostra condizi one esistenziale futura. Lo scopo dell'esistenza è la realizzazione spirituale, il porsi nuovamente in contatto (yoga) con la Realtà, con l'origine, e con il sostegno supremo di tutto ciò che esiste: Dio. 

Realizzare Dio significa riscoprire anche noi stessi e la nostra ontologica natura di immortalità, conoscenza e beatitudine (sat, cit, ananda); significa trascendere l'ego illusorio ed entrare nuovamente in armonia con noi stessi, con Dio, con il creato e con le creature tutte.

La costituzione mentale in Ayurveda 

 Come il corpo, la mente presenta una propria costituzione. I tre tipi sono: sattvico, rajasico e tamasico.


La mente sattvica è molto rara.  

La mente sattvica è molto rara, senza contaminazione o negativismo, è lo stato più puro a cui la mente può aspirare, ed è molto raro. I tipi sattvici hanno solo pensieri puri e positivi, sia riguardo se stessi che gli altri. Hanno fiducia in se stessi ed un'elevata autostima, senza essere egoisti. Rispettano gli altri ma non si lasciano calpestare dagli altri.

Hanno una chiara idea riguardo a ciò che vogliono e si muovono per ottenerlo. Non causano sofferenza ad alcun essere vivente. Godono di eccellente salute fisica, preferendo una dieta pura e libera da stimolanti artificiali. Questo stato non viene naturale alla maggior parte delle persone; tuttavia, la pratica della meditazione e il nobile ottuplico sentiero del Buddismo ci aiutano a dirigerci in questa direzione.

L'Ayurveda assiste gli aspiranti sattvici con consigli per una dieta adatta, la meditazione, l'esercizio, il pensiero e la comprensione. Anche se -forse - non lo raggiungeremo mai, dovremmo tutti aspirare allo stato satirico.

La mente rajasica è appassionata ed irosa. 

Può essere violenta, parziale e soggetta a sbalzi di umore irrazionali. I tipi rajasici cercano stimoli di tutti i tipi, amano il cibo ricco e speziato, l'andare fuori a mangiare, il teatro, il cinema, i romanzi, l'alcol, i pettegolezzi e i comportamenti estroversi. Sono irrequieti, sempre alla ricerca di nuove sfide ed esperienze, e non sono mai soddisfatti. Sono spesso intelligenti e creativi, ma non sono mai in pace, né con se stessi, né col mondo.

La mente tamasica è bassa è ignorante.

I tipi tamasici amano i cibi trattati e poco sani e non hanno vitalità né vigore. Non mostrano intelligenza, sono ignoranti, irrazionali, ingordi e colmi di pensieri e di idee distruttive. Sia gli atteggiamenti rajasici che quelli tamasici sono considerati corrotti e possono essere causa di cattiva salute. Gli elementi rajasici e tamasici nelle nostre vite allontanano da noi lo stato sattvico.

Unicità dell'individuo 

 Affinché le cure ayurvediche abbiano successo, è essenziale che il medico ed il paziente riconoscano il tipo costituzionale di quest'ultimo. La costituzione di ognuno ha tre elementi principali: i dosha, l'eredità genetica ed il karma.

I dosha sono le energie predominanti che determinano il tipo basilare del corpo; dai genitori e dagli antecedenti ereditiamo caratteristiche e, in alcuni casi, una predisposizione ad alcune malattie e condizioni; similmente, attraverso il karma, ci portiamo appresso in questa esistenza aspetti e propensioni derivanti dalle incarnazioni precedenti.

I tre fattori interagiscono per dare ad ogni singolo individuo una costituzione con carattere di unicità, stabilita al momento della nostra nascita e immutabile. Con il passare del tempo, tuttavia, la costituzione può essere influenzata da fattori quali la dieta, le abitudini, lo stile di vita, l'ambiente, l'esercizio fisico, il lavoro, i cambiamenti ormonali e lo stress.

I marma 

 L'Ayurveda, inoltre, ci insegna che per essere sani in questa vita dobbiamo permettere all'energia vitale, o prana, di fluire senza impedimenti. Se la nostra condizione è inadeguata, o se indulgiamo su pensieri e atteggiamenti che incrinano il nostro stile di vita rendendoci pieni di risentimento e di rabbia, tale energia si blocca. Il nostro corpo e la nostra mente non riescono più a funzionare armoniosamente, rendendoci impossibile il vivere appieno la nostra vita.

L'Ayurveda considera dunque ogni singolo individuo come unico nel suo genere, con una costituzione individuale, sia fisica che psicologica, determinata da ereditarietà genetica, e influenza dei dosha e del karma.

Nonostante nel corso della vita si verifichino molti cambiamenti nel corpo e nella mente, nell'essenza, la persona rimane la stessa dalla nascita, a meno che non si imponga uno squilibrio di dosha con uno stile di vita insano.

L'Ayurveda identifica un fattore che collega i vari stadi delle nostre vite e mantiene la nostra identità individuale. Questo fattore si chiama smirti, che possiamo tradurre con "memoria", che permea ogni singola cellula del nostro corpo. 

La matrice dei punti di energia 

Nel corpo sono presenti numerosi punti di energia (107 in totale), che stimolano alcune delle sue funzioni e ne mantengono la salute. Sebbene questi punti (conosciuti come punti marma) non possano essere individuati utilizzando strumenti scientifici, si ritiene che vi siano prove sufficienti per poter affermare che se uno o l'altro non funziona o si blocca, si avrà l'insorgenza della malattia. 

La maggior parte di questi punti si trova in aree vitali come itendini, le maggiori arterie e vene, e le principali articolazioni. I testi ayurvedici suggeriscono che i punti marma sono parti del corpo dove due o più sistemi importanti s'incontrano, quali i nervi o i vasi sanguigni, le ossa e i nervi o i muscoli, i legamenti e le articolazioni.

Un punto marma è il sito dell'energia concentrata, e il danno a uno qualsiasi di questi punti può comportare serie malattie. Vi sono tre centri principali marma: la testa, il cuore e la vescica. Un ferimento violento a uno qualsiasi di questi centri marma può causare la morte. 

L'eredità delle vite passate 

 L'Ayurveda insegna che i punti marma possono essere usati per manipolare le forze di vata, pitta e kapha. In alcune persone, il flusso di prana attraverso questi punti può risultare bloccato dalle "memorie" provenienti dalle vite precedenti. 

La terapia marma

 La cura applicata ai punti marma (come anche il ReiKi) può influenzare le funzioni corporee in maniera molto simile a quanto fa l'agopuntura (marma puncture) o la digitopressione.